.
Trasformazione sostenibile
Trasformazione sostenibile
Tra Giornata mondiale e Giubileo del Turismo, il messaggio di mons. Rino Fisichella su un settore che può crescere meglio se è anche etico
Il prossimo 27 settembre si terrà la 46a Giornata mondiale del Turismo. L’argomento di quest’anno è “Turismo e trasformazione sostenibile”, tema scelto dall’Organizzazione Mondiale del Turismo.
Ma il 2025 è anche l’anno del Giubileo e in quest’ottica Roma ospiterà, dal 16 al 19 ottobre prossimo, il 9° Congresso mondiale della Pastorale del turismo, che “sarà un’occasione importante per riflettere insieme su queste tematiche e sull’impegno che la Chiesa vuole intraprendere, perché anche il turismo possa svilupparsi come strumento di evangelizzazione e di promozione umana”, scrive mons. Rino Fisichella nel Messaggio del Dicastero per l’Evangelizzazione in occasione della Giornata Mondiale del Turismo 2025, riguardante proprio il turismo e la sua etica. Certo, principalmente si rivolge ai credenti, ma alcuni temi sono condivisi da tutti coloro che hanno a cuore il futuro del pianeta, la sostenibilità, il risparmio e la distribuzione equa delle risorse naturali, la fame di giustizia. Argomenti importanti che vanno oltre ogni credo religioso.
Il Pro-prefetto vaticano cita l’Enciclica Laudato sì di Papa Francesco, che afferma: «La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale».
Questo atteggiamento di salvaguardia, osserva mons. Fischella, interessa anche il turismo: “Ogni anno aumenta, infatti, il numero di persone che si muovono da una parte all’altra del pianeta per gli scopi più disparati e con vari mezzi di trasporto. Questa mobilità globale richiede un impiego di risorse che ha un impatto notevole sulla salute delle persone e sulla natura. Mentre cresce la consapevolezza di abitare un mondo che diventa sempre più piccolo proprio in forza della mobilità, è importante entrare nell’orizzonte della trasformazione sostenibile anche per gli operatori del turismo...
D’altronde, il turista stesso valuta con favore quelle situazioni che rispettano la sostenibilità dell’ambiente. La preoccupazione e la cura per il creato richiedono, dunque, la responsabilità personale e collettiva, perché nulla vada perduto di quanto abbiamo ricevuto”.
Mettersi in viaggio “stimola a sviluppare una visione più ampia della realtà; favorisce la contemplazione della bellezza naturale e artistica presente in ogni angolo del mondo. Il turismo è anche occasione di incontro tra le persone e può consentire di rendere migliore la relazione tra i popoli favorendo il rispetto reciproco e la solidarietà. Non si può trascurare, quindi, il grande impatto relazionale che il turismo possiede e che assume aspetti ancora più profondi quando la meta è un luogo sacro. Mentre recuperano le forze del corpo e dello spirito, infatti, i turisti possono trovare speciale edificazione nei Santuari, meditando sia sul proprio cammino di fede, sia sull’impegno per la sostenibilità che abbraccia ormai grandi spazi della vita sociale”.
E come bene prezioso da tutelare viene citata l’acqua: “Chi ammira le grandi cascate, dovrebbe riflettere sul fatto che l’acqua non è nostra esclusiva proprietà: è un bene che ci è stato donato e come tale richiede rispetto e difesa. Auguriamo pertanto a quanti godranno qualche giorno di riposo al mare o in montagna di apprezzare il valore dell’acqua, considerando come essa sia un bene che non può essere sprecato o, peggio, inquinato. E possa tale consapevolezza indurre a stili di vita più saggi nell’uso quotidiano di questa risorsa.
L’uso sostenibile ovviamente non riguarda solo l’acqua, ma si estende a tanti altri elementi che permettono l’esistenza di un ecosistema: poiché tutti siamo ospiti, non possiamo delegare la cura dell’ambiente comune ai pochi che intuiscono la problematica della sua custodia e la drammaticità del momento storico. Occorre l’impegno di tutti, specialmente dei cristiani, che riconoscono nella natura l’espressione di un disegno di amore e di verità. Come scriveva Benedetto XVI nell’Enciclica Caritas in Veritate, la natura «Ci parla del Creatore e del suo amore per l’umanità». E di questo amore siamo testimoni anche come turisti, mentre beneficiamo di un mondo meraviglioso, che proprio per questo dobbiamo custodire intatto”, continua Fisichella.
Alla luce della sostenibilità, l’esperienza del turismo “fa emergere anche il tema della giustizia. È inevitabile che l’aumento dei viaggiatori debba trovare corrispondenza nelle offerte per loro disponibili. Gli operatori potrebbero allora cadere nella tentazione di fare del turismo un oggetto di speculazione. Gli esempi negativi, purtroppo, sono molti e suscitano non poche perplessità. La crescita sproporzionata dei turisti in alcuni luoghi ha portato le autorità a fissare dei limiti agli ingressi. Si riscontrano perfino contestazioni dei residenti che vorrebbero chiudere le porte ai turisti. Certo, il sovraffollamento di alcune località pone seri problemi, ma li si può prevenire attraverso opportuni interventi e avvalendosi anche degli strumenti che la tecnologia ci offre. Sono gli stessi turisti che chiedono di essere tutelati, mentre si studiano progetti per favorirne l’incremento”.
La comunità cristiana, “non solo è direttamente partecipe del turismo, ma spesso ne è artefice attraverso una rete di servizi creati per esprimere l’accoglienza ai pellegrini e ai turisti. È dovere dei responsabili dei Santuari vigilare attentamente affinché questi luoghi rimangano sacri spazi di autentica spiritualità, attraverso il silenzio, la preghiera e il dialogo con uomini e donne di Dio. Ed è bene che, come i Santuari, così anche le comunità parrocchiali, soprattutto quelle che per tradizione sono luoghi di turismo, si aprano alle istanze di uno stile sostenibile, contribuendo a preparare un avvenire promettente per le giovani generazioni”.
In questo Anno giubilare, conclude mons. Fisichella, “auspichiamo dunque che quanti operano nel settore del turismo esprimano segni concreti, che rendano tangibile la speranza cristiana, investendo su un uso sostenibile delle risorse naturali e strutturali a nostra disposizione”.
La prova del fuoco
La prova del fuoco
Materiali ignifughi, resistenti alle fiamme e incombustibili: facciamo chiarezza
di Gioacchino Giomi
Nel settore alberghiero, la sicurezza dei clienti e del personale rappresenta un elemento imprescindibile, che influenza la qualità dell’accoglienza, la reputazione dell’hotel e, non meno importante, la conformità alle normative vigenti. Tra le molteplici misure preventive, la scelta dei materiali d’arredo e delle finiture riveste un ruolo fondamentale, soprattutto quando si tratta di garantirne la reazione al fuoco.
Probabilmente, a molti di voi sarà capitato di ascoltare un fornitore o un negoziante che esalta le caratteristiche di un tessuto, menzionando anche che è “ignifugo”. Si tratta di un termine molto diffuso, spesso usato nel settore delle attività ricettive, per indicare un materiale che può contribuire a contenere i rischi di un incendio. Tuttavia, è importante comprendere a fondo cosa significa realmente “ignifugo”, quali sono le caratteristiche tecniche dei materiali con questa proprietà e come sceglierli in modo consapevole per garantire la sicurezza di ospiti e staff, rispettando le normative italiane ed europee.
Nel linguaggio quotidiano e commerciale, termini come “ignifugo”, “incombustibile” e “resistente alle fiamme” vengono spesso utilizzati in modo intercambiabile, ma dal punto di vista tecnico e normativo esistono differenze sostanziali che è bene conoscere.
In generale, un tessuto o un materiale definito “ignifugo” o “resistente alle fiamme” è quello che ha subito trattamenti chimici o che presenta caratteristiche di composizione che ne rallentano o impediscono la combustione. Questo significa che, in caso d’incendio, il materiale tenderà a non partecipare alla combustione per un certo periodo, ritardando la propagazione del fuoco e contribuendo a creare condizioni di sicurezza più favorevoli. È importante sottolineare, però, che questi tipi di materiali prima o poi partecipano alla combustione, gli unici che non lo fanno sono gli “incombustibili”.
Per un gestore di alberghi, questa distinzione è cruciale. La scelta di materiali con buona reazione al fuoco può fare la differenza tra un incendio contenuto e un’emergenza grave. La normativa prevede, infatti, che tutti gli ambienti pubblici, ivi compresi quelli ricettivi, siano dotati di materiali conformi ai requisiti di sicurezza, e che questi siano correttamente certificati e classificati.
Il tema della reazione al fuoco in Italia ha radici profonde, legate a eventi tragici che hanno portato a una maggiore consapevolezza dei rischi. Due incendi emblematici hanno segnato la storia: quello avvenuto il 25 aprile 1982 a Todi, nel Palazzo del Vignola, in cui persero la vita 35 persone, e quello del 13 febbraio 1983 al cinema Statuto di Torino, che costò la vita a 64 persone. In entrambi i casi, le cause principali furono l’inalazione di vapori tossici sviluppatisi durante la combustione dei materiali presenti negli ambienti, come tendaggi, moquette, imbottiture e rivestimenti.
Questi eventi drammatici spinsero le autorità a intervenire, emanando, nel 1983, le prime norme sul comportamento al fuoco dei materiali utilizzati nei locali di pubblico spettacolo. L’obiettivo era chiaro: ridurre i rischi d’incendio e migliorare la sicurezza delle persone.
Nel 1984, furono introdotte le prime classificazioni sulla reazione al fuoco dei materiali, ancora oggi punto di riferimento per progettisti e gestori di strutture ricettive per gli arredi.
Negli anni successivi, le norme sono state aggiornate e armonizzate con gli standard europei, garantendo una maggiore uniformità e affidabilità dei sistemi di classificazione.
Oggi, l’obbligo di utilizzare materiali da costruzione e di arredo con adeguate caratteristiche di reazione al fuoco si applica non solo a locali di pubblico spettacolo, ma anche a tutti gli edifici civili con elevato affollamento di persone, comprese le strutture ricettive.
Per comprendere come effettuare scelte più idonee, è fondamentale capire cosa s’intende esattamente per “reazione al fuoco”. In parole semplici, si tratta della capacità di un materiale di partecipare alla combustione e di contribuire alla propagazione dell’incendio.
Alcuni materiali bruciano facilmente, aiutando a diffondere le fiamme e aumentando il calore sviluppato; altri sono invece meno suscettibili e tendono a limitare le fiamme, offrendo più tempo per l’evacuazione e l’intervento dei soccorsi.
Un aspetto fondamentale, spesso troppo sottovalutato, riguarda la tossicità dei vapori e dei gas emessi durante la combustione. Materiali classificati come “sicuri” devono anche essere valutati in base alla quantità e alla tossicità di fumi prodotti, poiché questi rappresentano un rischio grave in caso di incendio.
La normativa europea di riferimento è la UNI EN 13501-1, che classifica i materiali in diverse categorie (A1, A2, B, C, D, E, F, materiali con reazione al fuoco molto scadente o non valutabile).
La classificazione aiuta i progettisti, i responsabili di struttura e i fornitori a individuare i prodotti più adeguati per ogni applicazione, garantendo un livello di sicurezza compatibile con le esigenze di tutela delle persone e delle proprietà.
Anche il miglior materiale può perdere le sue caratteristiche di reazione al fuoco, se installato in modo errato o sottoposto a usura. Per questo, è fondamentale affidarsi a professionisti qualificati per la posa in opera e prevedere un programma di manutenzione periodica. La pulizia e il controllo delle superfici trattate o rivestite sono essenziali per mantenere le proprietà di reazione al fuoco nel tempo.
In un mercato sempre più attento alla sicurezza, l’adozione di materiali certificati e conformi alle normative rappresenta anche un elemento di differenziazione per le strutture ricettive. Oltre a garantire la tutela degli ospiti e del personale, un ambiente in cui si adottano standard elevati di sicurezza attiva e passiva può diventare un punto di forza nella comunicazione e nel marketing, attirando clienti più consapevoli e attenti alla qualità e alla sicurezza.
In conclusione, la reazione al fuoco è un elemento centrale nel settore alberghiero. La scelta di materiali con buone caratteristiche e la corretta applicazione delle norme rappresentano un investimento che può fare la differenza tra un incidente contenuto e una tragedia. Pertanto, conoscere le proprietà dei prodotti, verificare le certificazioni e affidarsi a professionisti qualificati sono passi fondamentali per garantire ambienti sicuri, conformi e di qualità.
Il futuro delle prenotazioni con l’avvento dell’AI agentica
Il futuro delle prenotazioni con l’avvento dell’AI agentica
di Vinicio Borsi*
Il futuro delle prenotazioni alberghiere, con l’avvento dell’intelligenza artificiale agentica, si appresta a vivere una trasformazione epocale, non solo tecnologica ma anche culturale. Ecco i principali trend all’orizzonte.
Dalla ricerca al dialogo: la fine dei siti vetrina
Con gli agenti AI evoluti (es. ChatGPT con browsing e memoria), non si tratterà più di “navigare siti” o “confrontare OTA”, ma di parlare con un assistente personale e dire: “Organizza un weekend romantico sul Lago di Como, budget 400 €, con vista lago e Spa”. L’agente interrogherà tutte le fonti in qualche nanosecondo, confronterà le offerte, scarterà gli intermediari inutili e prenoterà direttamente con la struttura più adatta (via API o connessione diretta). Questo avviene già oggi.
Disintermediazione reale: OTA sotto pressione
Le OTA oggi dominano grazie a: potere pubblicitario, fiducia degli utenti, comodità del confronto. Ma un agente AI non ha bias né bisogno di pubblicità: se riceve un prompt “dammi la tariffa più conveniente e diretta”, scavalcherà automaticamente le OTA, proponendo l’opzione a minor costo e maggiore valore (es. sito ufficiale con vantaggi inclusi).
Personalizzazione radicale: esperienze su misura
L’AI agentica potrà conoscere gusti, viaggi passati, allergie, preferenze; suggerire hotel non solo disponibili, ma perfettamente allineati al profilo utente; agire come concierge predittivo, integrando servizi (es. navette, cene, escursioni).Strumenti come WeForGuest, o futuri ecosistemi proprietari degli hotel, potranno comunicare con l’AI del cliente creando un flusso conversazionale tra l’utente e la struttura prima, durante e dopo il soggiorno.
Hotel intelligenti: portali conversazionali proprietari
Gli hotel innovativi non punteranno più solo al miglior booking engine, ma a sviluppare: assistenti AI personalizzati per dialogare con clienti su sito, social e app; API conversazionali per connettersi ai grandi agenti (ChatGPT, Gemini, Alexa, ecc.); Data ownership per gestire direttamente la relazione e la fidelizzazione con il cliente.
Nuovi KPI per l’ospitalità
Il focus passerà da: “Quanti click ho ricevuto?” a: “Quanti agenti AI scelgono la mia struttura come miglior risposta?”. In pratica, l’hotel dovrà ottimizzare non solo per SEO/SEM, ma anche per gli algoritmi di ranking degli agenti AI. Dal SEO (Search Engine Optimization/Marketing) all’AEO (Answer Engine Optimization).
Il futuro sarà ultra conversazionale, personalizzato, e disintermediato. Chi saprà allearsi con l’intelligenza artificiale – integrandola nei propri flussi, nei propri CRM e nei propri canali – sarà protagonista. Chi resterà legato a logiche da portale statico o da pricing aggressivo, verrà progressivamente marginalizzato.
*Hospitality Innovation Manager DB STRATEGY
Sentinelle del mare, sostenibilità ambientale come componente del servizio turistico
Le sentinelle del mare
La sostenibilità ambientale diventa “componente” del servizio turistico
di Alberto Corti *
Non molti anni fa, il rappresentante di qualsiasi attività imprenditoriale che avesse tentato di coniugare le ragioni dell’impresa con quelle dell’ambiente avrebbe rischiato di essere tacciato di eresia.
Spesso, la contrapposizione era netta: ambiente – e soprattutto, “ambientalismo” – da un lato, economia dall’altro, con pochi spazi per la discussione e lo scambio di buone pratiche.
Una contrapposizione che ha bloccato a lungo qualsiasi approccio concretamente perseguibile di tutela dell’ambiente.
Oggi le cose sono cambiate, come dimostra anche il progetto “Sentinelle del mare”, figlio di un’intuizione del Dipartimento di Biologia, Geologia e Scienze ambientali dell’Università di Bologna, che è diventata realtà grazie al sostegno del sistema turismo di Confcommercio e della rete territoriale di Federalberghi, Faita, Fiavet, Fipe e Fto.
L’iniziativa si basa su un concetto cardine: un semplice cittadino, un turista, senza alcuna cognizione di biologia, se dotato di strumenti semplici e adeguati (in questo caso fotografie e schede di riconoscimento), può raccogliere dati preziosi sullo stato di salute dell’ambiente: può diventare “biologo” per un giorno, incamerando ed elaborando, durante un periodo di riposo dalla sua attività abituale, concetti fondamentali di tutela dell’ambiente.
Dal 2018 ad oggi il progetto ha coinvolto oltre quattrocentomila italiani e stranieri lungo le coste di undici regioni italiane, in non meno di duecento località.
Giovani biologi, laureandi o ricercatori delegati dall’Università hanno chiamato a raccolta residenti e turisti, coinvolgendoli nella caccia delle specie che le schede fotografiche identificavano come indicatrici di biodiversità, che si concludeva con la compilazione di un semplice questionario.
Il team scientifico ha raccolto una gran quantità di elementi sullo stato di salute dell’area oggetto di studio, i turisti hanno incrementato il livello di consapevolezza ambientale e gli operatori turistici hanno misurato sul campo l’attenzione rivolta dalla clientela ai comportamenti a tutela dell’ambiente, facendo in molti casi diventare le pratiche sostenibili un elemento della loro offerta al cliente.
Ne vale la pena? Il mercato sembra dire proprio di sì. Un rapporto di Coherent Marketing Insights calcola in 2,61 miliardi di dollari nel 2024 il valore di mercato che il turismo sostenibile è in grado di generare autonomamente, valore che si proietta 8,73 miliardi di dollari nel 2031.
Ma c’è di più: da un’indagine sui consumatori di SWG condotta per Confcommercio pochi mesi fa risulta che per sei italiani su dieci applicare scelte sostenibili nella gestione di una struttura ricettiva, di un ristorante, un lido o qualsiasi altro servizio turistico, è una scelta che dovrebbe riguardare qualsiasi categoria di operatore, mentre il trenta per cento di loro sarebbe addirittura disposto a pagare fino al venti per cento in più pur di fruire di servizi sostenibili.
* responsabile settore Turismo di Confcommercio Imprese per l’Italia
Chiarimento dell'Agenzia delle Entrate sulle mance per i lavoratori di hotel e ristoranti
Chiarimento dell’Agenzia delle Entrate sulle mance per i lavoratori di hotel e ristoranti
Bocca: ringraziamo il ministro Santanché per aver perorato gli interessi dei nostri collaboratori
L’Agenzia delle Entrate, in risposta a una richiesta di parere formulata dal ministero del Turismo su istanza di Federalberghi, ha chiarito che possono beneficiare delle agevolazioni fiscali sulle mance (aliquota del 5%) sia i lavoratori dipendenti direttamente dalle strutture ricettive e dagli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, sia quelli dipendenti di fornitori esterni, impiegati presso le medesime strutture.
Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca ringrazia il ministro del Turismo, sen. Daniela Santanchè, “per aver perorato gli interessi dei nostri collaboratori, favorendo l’adozione di una decisione che gli consentirà di avere accesso a un’importante integrazione del reddito”.
“Non v’è infatti dubbio – secondo il presidente degli albergatori italiani – che anche i dipendenti dei fornitori esterni che lavorano in albergo concorrano, insieme ai loro colleghi assunti alle dirette dipendenze della struttura ricettiva, all’erogazione al servizio alla clientela. Ed è pertanto giusto che, quando l’ospite dell’hotel lascia una mancia, anch’essi ne siano destinatari e possano beneficiare della tassazione agevolata prevista dalla legge”.
Il petrolio d’Italia. I luoghi comuni che fanno male al turismo e al Paese, il libro di Antonio Preiti per Federalberghi
“Il petrolio d'Italia - I luoghi comuni che fanno male al turismo(e al Paese)”, è un libricino curato da Antonio Preiti per Federalberghi e Centro di formazione management del terziario.
Come da recensione riportata nel profilo X dell’autore, ““Il petrolio dell’Italia”: come i luoghi comuni fanno male al turismo e all’Italia, è un libro che smonta con dati e intelligenza le false credenze che bloccano il turismo. Perché il turismo non è folclore, ma cultura, lavoro, innovazione. E merita di più”.
Preiti, insieme al direttore generale di Federalberghi Alessandro Nucara, lo scorso 10 luglio ha spiegato, in un incontro con la stampa, il perché certi pregiudizi facciano male al settore.
Sono luoghi comuni come “turismo è un affare per pochi”, oppure “è tutto overtourism” o, ancora, “non possiamo essere un popolo di camerieri” e così via.
“Questo è un volume che nasce da un'insofferenza, quella di sentire sempre le stesse cose. Nei luoghi comuni c'è sempre un po' di verità, ma non così tanta come sembra. E hanno conseguenze negative”, ha spiegato Preiti.
Si tratta di pregiudizi a effetto, come la famosa frase “turismo mordi e fuggi”, che per Preiti sono “invenzioni tout court”. L’autore riposta alcuni dati interessanti: a Roma c'è una permanenza media di 3,8 notti, ma a Barcellona sono 2,6, a Parigi 2,3, a Firenze 2,2 e Milano e Venezia 2.
“Nelle città è normale, le vacanze più lunghe sono al mare e in montagna. E un americano che viene in Italia sta per molto tempo, ma si ferma in più posti, l’osservazione di Preiti.
Poi, come riportato anche da Ansa, ci sono tutti i modi di dire riguardanti gli aspetti economici e sociali: dal turismo non è vero che “si arricchiscono pochi”, perché alberghi (18,6%) e ristorazione (13,1%) non costituiscono nemmeno la metà della spesa dei visitatori (dati Istat). Quanto al “non possiamo essere un popolo di camerieri”, intendendo servi, Preiti ribadisce che si tratta di un mestiere on una sua professionalità: le soft skills più richieste sono flessibilità (63%), team work (62%), autonomia (38%) e problem solving (34%).
Anche quello sull'overtourism è a sua volta un luogo comune. “Non abbiamo un dato statistico per rilevarlo. Ci sono sicuramente degli eccessi che inficiano la qualità della vita di abitanti e visitatori, ma il problema principale non è tanto il numero di turisti, quanto la capacità di gestione. A Firenze dal 2014 al 2023 il numero di camere d'albergo è diminuito, a Roma è cresciuto solo di 5mila unità”, continua l’autore.
“Ci vuole organizzazione. se si rompe l'equilibrio e spuntano i cartelli 'Tourist go home' come in Spagna, il Paese si pone in una situazione di autolesionismo", ha aggiunto Alessandro Nucara.
Preiti riconduce parte del problema anche agli affitti brevi, il cosiddetto “fenomeno extralberghiero". Dai dati Inside Airbnb, dal 2008 a 2022 gli annunci su Airbnb Italia sono passati da 52 a 503.612.
"Se gli hotel sono strutturati, questi appartamenti non lo sono e creano problemi pure nella raccolta, ad esempio, della spazzatura, quindi andrebbero regolamentati”. Ma, per guardare le cose sotto un’altra ottica, “c'è un concetto che è nato in Usa e Obama ha fatto proprio, si chiama “Nudge” ossia “spinta gentile”. Si tratta di un meccanismo persuasivo con cui convincere le persone a comportarsi meglio. Con Julia, l'assistente virtuale per esplorare Roma (di cui Preiti è ideatore, ndr), cerchiamo di fare questo. Se si cercano consigli non suggerisce solo il Colosseo, ma pure l'Appia Antica. Così spostiamo i flussi turistici offrendo nuove idee che guidano i comportamenti”.
Ma non finisce qui. “Chi sostiene che il settore sia il “petrolio d'Italia”, anche lui si sbaglia. Dicono che abbiamo Pompei, gli Uffizi, le Eolie e le colline toscane, che ci vuole a estrarre ricchezza? In questo abbaglio si cancella tutto, perché per trasformare la bellezza del patrimonio in un brulicare di visitatori ci vuole una trama di lavoro nei servizi dell'ospitalità che è essa stessa protagonista della qualità di una destinazione”, la conclusione di Antonio Preiti.
Il Lato Oscuro del DMA
Il Lato Oscuro del DMA
di Simone Puorto
Il Digital Markets Act (DMA) è nato con l’intento di limitare il potere delle grandi piattaforme digitali – i cosiddetti “gatekeeper” – e promuovere una maggiore equità competitiva. Tuttavia, la sua applicazione nel settore dei viaggi e dell’ospitalità ha rivelato contraddizioni che rischiano di compromettere gli obiettivi iniziali della normativa.
Da un lato, colossi come Google sono stati costretti a implementare cambiamenti significativi per rispettare i requisiti del DMA, tra cui oltre venti modifiche ai propri servizi europei. Dall’altro, alcune imprese sembrano aderire in modo formale e superficiale, evidenziando una frammentazione nell’applicazione della normativa. Questo scenario, anziché ridurre le disparità, sembra amplificarle.
Un caso emblematico è rappresentato dalle modifiche apportate da Google alle proprie funzionalità. Strumenti utili come mappe interattive e informazioni sui voli sono stati ridimensionati o relegati in aree meno accessibili della pagina dei risultati. Questi cambiamenti hanno penalizzato l’esperienza degli utenti e avvantaggiato in modo sproporzionato grandi aggregatori di viaggi, OTA e siti di comparazione. Al contrario, albergatori e piccole imprese del settore hanno visto diminuire la loro capacità di raggiungere i clienti in modo diretto.
Effetti collaterali sul settore alberghiero
Secondo uno studio di D-EDGE (https://www.d-edge.com/the-dma-is-changing-google-search-but-not-how-hoteliers-had-hoped/), l’introduzione del DMA ha generato alcune problematiche significative nel panorama della distribuzione digitale degli hotel.
Ecco i principali punti emersi:
- riduzione del traffico diretto organico: la quota di ricavi diretti derivanti da traffico organico e non a pagamento su Google è scesa dal 66% al 57%;
- declino del traffico organico: si è registrato un calo del 20% del traffico organico verso i siti web degli hotel, probabilmente a causa del posizionamento più basso dei link organici nei risultati di ricerca;
- diminuzione dei ricavi dai Free Booking Links: i ricavi generati dai Free Booking Links sono diminuiti del 32%;
- i costi diretti di distribuzione diretta sono cresciuti del 18%, passando da una media del 3,3% al 3,9%;
- la quota di ricavi da prenotazioni dirette è scesa del 4,3%, attestandosi in media al 28,1%;
- la quota di mercato delle OTA è aumentata, raggiungendo il 62,7%;
- le altre fonti indirette (principalmente Hotelbeds) hanno incrementato la loro quota al 9,1%.
A peggiorare il quadro, l’eliminazione del modello pay-per-stay per le campagne metasearch di Google, avvenuta lo scorso febbraio, a favore di campagne pay-per-click più onerose, aggraverà ulteriormente la situazione, aumentando i costi di distribuzione per i piccoli operatori.
Le OTA, in questo contesto, risultano le principali beneficiarie, mentre i piccoli hotel indipendenti affrontano un calo di traffico diretto e un incremento dei costi operativi. Questo paradosso mette a rischio l’obiettivo principale del DMA: favorire trasparenza e concorrenza.
Il punto di vista di Google
Google ha ufficialmente dichiarato: “Riconosciamo che il DMA richiede cambiamenti significativi ai nostri servizi online in Europa, ma non crediamo che l’obiettivo finale sia impedire ai motori di ricerca di innovare e competere.
Questo approccio ridurrebbe il valore dei nostri servizi per gli utenti e le aziende, impedendoci di mostrare informazioni utili come prezzi e recensioni. Alla fine, ciò ostacolerebbe l’esperienza degli utenti e aumenterebbe i costi per i consumatori”.
Il test in Europa: un ritorno al passato
In Germania, Belgio ed Estonia, Google ha testato la rimozione di funzionalità avanzate dai risultati di ricerca, tornando al modello “dieci link blu” degli anni 2000. I risultati?
- Insoddisfazione degli utenti: più ricerche per trovare hotel adatti, con molti potenziali clienti che hanno abbandonato senza successo;
- calo del traffico verso gli hotel: le strutture alberghiere europee hanno subito un calo superiore al 10%, mentre il traffico verso le OTA è rimasto stabile.
In risposta, Google ha sospeso il test, sottolineando i rischi di un’applicazione troppo rigida della normativa.
Conclusione
Il Digital Markets Act, sebbene benintenzionato, sta mostrando limiti significativi. Un approccio disomogeneo e troppo rigido rischia di trasformarlo da strumento di equità a causa di nuovi squilibri nel mercato. Insomma, come abbiamo ripetuto in pù di un’occasione, il DMA si sta sempre più rivelando, più che un Digital Markets Act, un vero e proprio Disaster Marketing Act.
Didattica innovativa
Didattica innovativa
Formazione e lavoro s’incontrano grazie alla collaborazione tra Fondazione ITS Academy Turismo Veneto e il Comitato Regionale Giovani Albergatori Veneto
Un’iniziativa che ha portato in aula i giovani professionisti dell’hôtellerie per condividere esperienze, visioni e prospettive con gli studenti, offrendo loro un’opportunità unica di dialogo con il mondo del lavoro.
L’ITS Academy Turismo Veneto si conferma una realtà d’eccellenza nella formazione di professionisti del turismo, grazie a un’offerta didattica innovativa e in continua evoluzione. Con dieci corsi biennali attivi in nove sedi del Veneto, l’Academy integra teoria e pratica attraverso laboratori, project work e stage, offrendo agli studenti un’esperienza concreta e orientata al mondo del lavoro.
In questo contesto si è inserito il progetto FederalberghiGiovani@ITSTurismoVeneto, un’iniziativa nata per avvicinare il mondo della formazione a quello dell’ospitalità attraverso un ciclo di incontri svolti tra febbraio e marzo nelle sedi dell’ITS Academy Turismo Veneto.
Un tour formativo tra le eccellenze del Veneto
L’iniziativa ha toccato le sedi ITS Academy da Jesolo ad Abano Terme, da Verona a Bardolino, coinvolgendo centinaia di studenti e numerosi rappresentanti di Federalberghi territoriale, realtà profondamente radicate nei loro contesti locali e consapevoli delle esigenze specifiche del settore. Ogni tappa è stata un’occasione preziosa di scambio e confronto sulle competenze necessarie per affrontare le sfide dell’ospitalità e del turismo, arricchendo il percorso formativo con testimonianze dirette dal mondo del lavoro.
Il tour ha preso il via il 3 febbraio, presso la sede ITS Academy di Jesolo, per poi proseguire con tappe ad Abano Terme, Verona e Bardolino, dove gli studenti hanno potuto confrontarsi con giovani albergatori, esperti del settore e rappresentanti del CRGA Veneto e Federalberghi. Gli incontri hanno toccato temi chiave come innovazione, digitalizzazione, strategie di accoglienza e nuove esigenze del mercato, con particolare attenzione alla sostenibilità e alle evoluzioni delle destinazioni turistiche.
Dal confronto alla crescita professionale
Il valore di questa iniziativa non risiede solo nei contenuti trasmessi, ma soprattutto nelle opportunità di dialogo e networking che ha generato. Il confronto diretto con professionisti del settore ha permesso agli studenti di ampliare la propria visione sulle prospettive lavorative, comprendere meglio le dinamiche dell’ospitalità e sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio futuro professionale.
Grazie alla sinergia tra ITS Turismo Veneto e Federalberghi, questo progetto ha rafforzato il legame tra formazione e realtà professionale, contribuendo a rendere gli studenti protagonisti attivi del proprio percorso di crescita.
Maggiori informazioni sulle attività dell’ITS Academy Turismo Veneto sono disponibili sul sito www.itsturismo.it.
Il controllo di gestione
Il controllo di gestione
Programmare, preventivare, misurare e valutare: sono le quattro fasi operative per una corretta analisi delle performance di tutte le attività, soprattutto nel F&B negli hotel
di Giacomo Pini
Se per la parte camere, tra revenue, gestionali e altro, gli albergatori hanno più dimestichezza con i numeri e il loro controllo, la ristorazione, e più in generale il comparto F&B, rimane spesso un punto nevralgico.
Affinché una realtà produttiva sia redditizia e duratura nel tempo, è necessario programmare le fasi in cui si articola l’attività d’impresa, così da ottenere il massimo risultato con un impiego ottimale del tempo e delle altre risorse a disposizione. Questo vale in generale per tutte le aziende e, nello specifico, per la ristorazione dentro gli hotel ancora di più: in molti casi si tratta di aziende nelle aziende, non solo dal punto di vista societario o non necessariamente, ma certamente nella gestione diretta sì.
Al contempo, quindi, è d’obbligo prevenire e attenuare l’impatto di circostanze sfavorevoli che sfuggono al diretto controllo del management.
Le tecniche per rilevare l’efficienza della gestione
Ma cosa intendiamo, esattamente, per controllo di gestione?
è l’insieme di tecniche volte a migliorare il processo decisionale, una serie di attività che, avvalendosi di strumenti contabili, rilevano se la gestione si sta svolgendo in modo efficiente in relazione agli obiettivi strategici. Più precisamente, il controllo di gestione è un processo vero e proprio, fatto di fasi strettamente interconnesse tra loro.
Spesso si tende a confondere il controllo di gestione con qualcuno degli strumenti che lo compongono o che sono necessari per la sua realizzazione. Ad esempio, è comune che venga identificato con la contabilità analitica che, invece, costituisce esclusivamente uno strumento per le imprese che hanno la necessità di applicare la disciplina del controllo di gestione. Accade, inoltre, che il controllo di gestione venga identificato con l’analisi dei costi, ovvero quell’attività di gestione sui costi di tipo efficientistico, che avviene come conseguenza dell’analisi dei costi, anch’essa una componente importante del controllo di gestione, rispetto al quale costituisce però solo una minima parte.
Le quattro fasi operative del controllo di gestione
Le diverse fasi del controllo di gestione sono:
- Programmazione;
- Budgeting;
- Misurazione e reporting;
- Valutazione.
La programmazione è il processo mediante il quale vengono individuati i programmi di azione da attuare negli anni più ravvicinati e le risorse necessarie per la loro realizzazione.
La redazione del budget, invece, è uno strumento contabile di tipo preventivo che rileva determinate grandezze economiche dell’azienda e confronta i dati preventivi con i dati consuntivi.
Mentre la misurazione e reporting costituiscono l’insieme delle attività mediante le quali sono rilevati, misurati e comunicati i risultati raggiunti, utili per la programmazione dei centri di responsabilità.
La valutazione, infine, costituisce l’ultima fase del processo di controllo. Essa ha inizio con l’analisi dei risultati evidenziati e descritti nei report formali di controllo. La valutazione deve essere effettuata mediante il confronto fra quanto pianificato e quanto raggiunto.
Tale analisi, che costituisce l’essenza del meccanismo di feedback, consente di analizzare le cause che hanno determinato eventuali scostamenti da quanto previsto. Ma anche valutare l’efficienza e l’efficacia delle attività svolte.
è importante sapere che ogni fase deve essere considerata in relazione alle altre.
Ciascuna fase, pur con le proprie finalità e modalità di attuazione, deve essere considerata in maniera unitaria in quanto l’efficacia del controllo di gestione dipende dalla coerenza e dalla compatibilità dei singoli momenti che lo compongono.
è un dato rilevante, infatti, la correlazione esistente fra le diverse fasi che costituiscono il processo di controllo.
Gli obiettivi di budget devono essere definiti coerentemente con i piani di azioni individuati in sede di programmazione e con le risorse disponibili, presenti e future, all’interno dell’azienda. Soltanto in questo modo, i risultati conseguiti dai titolari delle singole unità organizzative possono consentire la soddisfazione delle finalità aziendali.
La valutazione delle performance dei responsabili aziendali deve essere effettuata mediante l’attivazione del processo di feedback e cioè il risultato fra i risultati raggiunti e quelli previsti. A tal fine, i criteri utilizzati per la misurazione devono coincidere con quelli adottati nella definizione degli obiettivi di budget. Le informazioni derivanti da tali attività risulterebbero, altrimenti, non attendibili e significative.
Infine, le informazioni ottenute mediante la rilevazione e la valutazione dei risultati intermedi e finali conseguiti, oltre a costruire la base per la pianificazione dell’attività futura, possono evidenziare incoerenze nei comportamenti assunti dai manager o errori nell’attività di programmazione.
Oltre al meccanismo di feedback, esistono anche altri metodi per la valutazione dei risultati. Quelli raggiunti in un determinato periodo possono essere confrontati con quelli conseguiti in intervalli di tempo precedenti. È necessario sottolineare, tuttavia, che tale tipo di controllo, pur evidenziando l’andamento nel tempo delle prestazioni, non risulta sufficiente per valutare le performance conseguite dai singoli responsabili aziendali.
I centri di responsabilità
“I centri di responsabilità sono quelle unità organizzative il cui titolare è ritenuto responsabile del conseguimento di uno specifico insieme di risultati e/o dell’uso di determinati fattori produttivi” (Merchant K.A., 2001).
Pertanto, insieme al processo di controllo e alla struttura tecnica di supporto, costituiscono un elemento essenziale della dimensione materiale del controllo.
L’insieme dei centri di responsabilità costituisce la mappa delle responsabilità.
I centri di responsabilità finanziaria si distinguono, in base alle grandezze contabili sulle quali i manager sono responsabilizzati, in: centri di costo, centri di ricavo, centri di profitto, centri di investimento.
Il controllo di gestione spiegato dagli esperti di Gpstudios
“In breve, il controllo di gestione richiede di trasformare i propri obiettivi in programmi e di gestire il proprio locale facendo attenzione ai tempi necessari per raggiungere ogni singolo obiettivo”.
“è necessario misurare i dati che abbiamo a disposizione, gli obiettivi di lungo termine e le decisioni strategiche devono potersi tradurre in programmi di breve termine, dettagliati e operativi. Così che tutto lo staff, dai vertici in giù, sia aggiornato e agisca nella stessa direzione. Coordinare le risorse umane e i capi dipartimento può essere difficile. Per questo motivo si deve prestare attenzione alle tempistiche nell’attuazione dei programmi: è una catena di montaggio. Se la cucina rimane indietro, anche la sala faticherà a progredire! La verità sta sempre dietro ai numeri. è importante monitorare gli indici di performance per avere un’idea precisa di ciò che sta accadendo nel nostro ristorante. Così come è importante rilevare i dati con costanza rendendo le nostre misurazioni comparabili con altre rilevazioni interne e con il mercato”.
“In tema di controllo di gestione, l’abitudine del ristoratore è quella di considerare esclusivamente tre macro aree: materia prima, personale e altri costi. Di fatto non è così vero. è reale che ci siano queste tre macro aree, ma la suddivisione all’interno delle stesse deve essere funzionale agli obiettivi dell’azienda. Quindi è troppo semplice definire la materia prima come 1/3 del nostro costo totale. Bisogna capire se la proposta di ristoratore è funzionale con quello che è il risultato. Stesso discorso vale per il costo del personale. Possiamo definire una determinata soglia, ma dobbiamo poi valutare se è funzionale con il business plan dell’azienda. Per approfondire questa tematica Gpstudios ha creato Risto Boom School (https://lp.gpstudios.it/landing-ristoboom/). Durante le giornate di formazione di Risto Boom avremo modo di analizzare diversi casi specifici e indicatori pratici che permettono di verificare se state raggiungendo gli obiettivi che vi siete preposti a monte”.
Integrazione nel mondo del lavoro di lavoratori stranieri in situazioni di vulnerabilità
L’ENTE BILATERALE NAZIONALE DEL TURISMO E TRE MINISTERI SIGLANO UN PROTOCOLLO PER FAVORIRE L’INSERIMENTO SOCIO LAVORATIVO DEI TITOLARI DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE
LA RETE DEGLI ENTI BILATERALI TERRITORIALI OFFRIRA’ PERCORSI FORMATIVI E FAVORIRA’ L’INSERIMENTO NELLE AZIENDE DEL SETTORE
L’Ente Bilaterale Nazionale del settore Turismo (EBNT), il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero dell'Interno e il Ministero del Turismo hanno siglato un protocollo per favorire l'inserimento socio lavorativo di persone titolari di protezione internazionale e temporanea e di altri cittadini stranieri in condizioni di vulnerabilità.
“Abbiamo promosso quest’intesa - ha dichiarato Alessandro Nucara, presidente di EBNT - con l’obiettivo di coniugare le esigenze del mercato del lavoro con l’esercizio di una responsabilità volta a facilitare e sostenere processi di inclusione sociale e lavorativa.”
“Siamo fortemente convinti – ha detto Stefano Franzoni, vicepresidente di EBNT – che un mercato del lavoro più equo e inclusivo non solo favorisca la crescita economica, ma contribuisca anche a costruire comunità più coese e resilienti”.
La rete degli enti bilaterali del turismo, in sinergia con i tre Ministeri, offrirà percorsi formativi dedicati e altre misure di politica attiva del lavoro e promuoverà esperienze nelle aziende del settore, con l’obiettivo di un successivo inserimento lavorativo.
Inoltre, gli interventi formativi previsti dal protocollo potranno beneficiare del sostegno del fondo interprofessionale per la formazione continua nel settore terziario (For.Te.).
FOCUS SUI LAVORATORI STRANIERI NEL SETTORE TURISMO
Nel 2024, i lavoratori dipendenti stranieri nelle imprese italiane del settore turismo sono stati 420.528 in media d’anno, ovvero il 28,1% del totale.
Il dato è in costante aumento, con una variazione positiva del +12,4% rispetto all’anno precedente e del +29,5% rispetto al 2019. Merita sottolineare che il tasso di crescita è superiore a quello medio del settore, che si è attestato rispettivamente al +7,4% e +15,1%.
Il 44,8% dei lavoratori stranieri del turismo è di sesso femminile. I giovani sotto i 40 anni sono quasi il 60% (59,7%). Più della metà (51,2%) ha un contratto a tempo indeterminato.
Se si considerano i dati in valore assoluto, la regione con il maggior numero di lavoratori stranieri è la Lombardia (84.914), seguita dal Lazio (47.499), dal Veneto (44.658) e dall’Emilia-Romagna (44.578).
In termini percentuali, gli stranieri rappresentano il 40,7% dei lavoratori dipendenti da aziende del turismo in Trentino-Alto Adige, il 34,9% in Liguria, il 33,4% in Friuli-Venezia Giulia e il 32,5% in Toscana.
Se si guarda alla provenienza geografica dei lavoratori, al primo posto troviamo la Romania, seguita nell’ordine da Albania, Bangladesh, Cina, Marocco, Ucraina, Filippine, Moldova e Pakistan.
fonte: Osservatorio sul mercato del lavoro nel settore turismo di EBNT (elaborazioni su dati INPS, fondo FAST e fondo EST)