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Il barometro del Turismo
Il barometro del Turismo
Analisi dei principali indicatori del settore della prima parte del 2025
di Anna Chiara Olini
I primi sette mesi del 2025 hanno registrato risultati positivi per gli alberghi e per il turismo in generale. Secondo l’Istat, le presenze alberghiere sono state complessivamente 164,4 milioni e hanno superato quelle del 2024 dell’1,6%.
La performance migliore è stata quella degli stranieri (89,9 milioni, +3,4%), mentre gli italiani, con 74,5 milioni di presenze, hanno registrato una leggera diminuzione rispetto all’anno scorso (-0,5%).
Guardando al turismo in generale (quindi considerando insieme alberghiero ed extralberghiero), invece, il periodo che va da gennaio a luglio ha avuto performance migliori del 2,2% sullo stesso periodo dell’anno precedente, con complessivamente 268,4 milioni di presenze. Di queste, il 56,6% è ascrivibile ai turisti stranieri, che sono stati il 3,8% in più rispetto al 2024. Il restante 43,4% di presenze degli italiani è rimasto sostanzialmente stabile (+0,2%).
La permanenza media ha sforato i 4 giorni (4,4 per l’esattezza) e anche qui ci sono andamenti differenziati per la provenienza dei turisti e la tipologia di alloggio: i soggiorni più lunghi sono ascrivibili agli stranieri (4,7 contro i 4,1 dei nostri connazionali) e ai soggiorni in strutture extra alberghiere (5,6 contro il 3,9 degli alberghi).
Fin qui abbiamo analizzato i dati sulla domanda turistica. Passando a quelli sull’offerta alberghiera (sempre rilevati dall’Istituto nazionale di statistica) si vede che è continuato anche nel 2024 il processo di rinnovamento delle strutture alberghiere. In un solo anno gli alberghi sono aumentati di 749 unità, passando da 32.194 a 32.943. In termini assoluti l’aumento è ascrivibile soprattutto ai 3 stelle (+285) e ai 4 stelle (+223), ma in termini percentuali, la performance migliore è stata quella della categoria più elevata, i 5 stelle, con un aumento del 12,4%.
La Banca d’Italia ha stimato che nel primo semestre di quest’anno la spesa dei turisti stranieri in Italia è stata di 24,9 miliardi di euro: il 5,9% in più rispetto all’anno precedente.
I viaggiatori stranieri alla frontiera sono stati 41,6 milioni: in aumento rispetto al 2024 del 3%. C’è da segnalare una crescita del 4,9% degli stranieri che pernottano, a fronte di una diminuzione di coloro che non pernottano dello 0,8%. I pernottamenti sono stati 174,1 milioni (+4,4%) e la permanenza media è rimasta stabile (6,2 giorni).
Sono positivi anche gli indicatori di performance degli alberghi rilevati da STR: dall’inizio del 2025 sino a luglio il tasso di occupazione è aumentato dello 0,7% sul 2024, il ricavo giornaliero medio per camera disponibile del 2,1%.
Per quanto riguarda il giro d’affari, secondo l’Istat, l’indice del fatturato dei servizi di alloggio nel primo semestre è aumentato del 4% rispetto al 2024, mentre il MEF nel primo trimestre ha riscontrato un aumento dell’imponibile IVA da fatturazione elettronica nelle attività di alloggio e ristorazione dell’1,8% per le persone fisiche e del 2,4% per i soggetti diversi dalle persone fisiche.
L’arte del safeguarding
L’arte del safeguarding
La qualità del servizio si realizza anche promuovendo e tutelando la sicurezza degli ospiti
di Peter Beer e Hans Zollner*
Il turismo rende la vita più bella. Relax, avventura, formazione, sport, benessere, arte, storia – tutto questo e molto altro ancora è reso accessibile dal turismo a tante persone nel periodo più bello dell’anno. Le motivazioni nella scelta della destinazione e nell’organizzazione delle vacanze sono tanto varie quanto le persone stesse. Su un punto, però, tutti sono d’accordo: durante le vacanze ci si aspetta di essere sicuri, per quanto umanamente possibile. Sicuri da truffe, avance sgradite, molestie, aggressioni, rapine, atti di violenza, incidenti.
Nel periodo delle vacanze la maggior parte delle persone è più vulnerabile che in altri momenti. Liberi dallo stress quotidiano e dalle routine lavorative, si diventa facilmente meno prudenti. Motivati dal desiderio di conoscere cose nuove e di vivere in un’atmosfera positiva, spesso si abbandonano i freni abituali. Al tempo stesso, i turisti si muovono in un ambiente a loro estraneo. Non conoscono regole, usi e costumi della convivenza locale e non dispongono di una rete sociale di riferimento (amici, famiglia, conoscenti) che li sostenga.
Tutto ciò rappresenta occasioni che possono essere facilmente sfruttate a loro svantaggio. Contribuire a prevenire simili situazioni fa parte di un’offerta turistica qualificata e di qualità. In questo contesto si parla di safeguarding. In sostanza, si tratta di quattro elementi fondamentali:
1) Analisi dei rischi
Gli operatori turistici, e in particolare tutti coloro che lavorano nelle strutture ricettive, devono valutare con attenzione i potenziali rischi a cui possono essere esposti gli ospiti durante il loro soggiorno. Tali rischi possono assumere forme diverse e includono in particolar modo quelli connessi alle interazioni sociali. Questi rischi possono essere i più vari: dai truffatori e borseggiatori fino a gruppi violenti che agiscono, ad esempio, di notte in alcuni quartieri o zone delle città.
2) Comunicazione
I turisti ricevono adeguate informazioni, non discriminatorie e allarmistiche riguardo ai possibili rischi. L’approccio migliore è quello di fornire indicazioni positive di comportamento. Gli albergatori e gli operatori turistici – sia che offrano semplici servizi di pernottamento sia che propongano pacchetti più articolati – comunicano in modo chiaro la propria disponibilità e incoraggiano gli ospiti a rivolgersi a loro in caso di dubbi o situazioni di insicurezza.
3) Supporto e accompagnamento
Nel caso di eventi in cui gli ospiti subiscano danni (e qui la gamma può includere molestie sessuali, discriminazioni o esperienze di violenza), gli albergatori li assistono nella ricerca degli interlocutori competenti, affinché possano far valere i propri diritti. Ciò può avvenire nel modo più semplice, anche esponendo in un luogo visibile e facilmente accessibile della struttura un foglio informativo con i principali numeri di emergenza delle Forze dell’ordine (Polizia di Stato, Carabinieri) e dei servizi di assistenza sociale (come ad esempio il Telefono Azzurro e il Telefono Rosa). Nella migliore delle ipotesi, su questa lista compare anche il nominativo e i contatti di un dipendente dell’albergo incaricato di occuparsi delle richieste e delle urgenze in tali contesti, disponibile come referente personale in caso di necessità e adeguatamente formato.
4) Formazione e cooperazione
La miglior forma di protezione per gli ospiti si realizza quando tutti, con attenzione e buona volontà, si prendono cura l’uno dell’altro. La sicurezza degli ospiti non è l’esclusivo compito degli albergatori, ma il risultato anche della responsabilità individuale degli stessi turisti e della collaborazione di tutto il personale della struttura ricettiva. È quindi importante sensibilizzare e formare adeguatamente i collaboratori negli alberghi e, più in generale, nel settore turistico. Alcuni temi possibili: come comportarsi quando ci si accorge che alcuni ospiti insistono nel superare ripetutamente i limiti di distanza appropriata con altri ospiti? Cosa fare se si nota che un ospite maltratta la propria moglie? Bisogna intervenire se un collega intrattiene ripetutamente relazioni sessuali con ospiti? Come comportarsi se un cliente porta spesso in camera bambini non suoi, oppure se bambini ospiti rimangono a lungo incustoditi all’interno della struttura? Come agire nel contesto della sicurezza degli accessi quando ci si imbatte regolarmente in estranei che chiaramente non appartengono all’albergo?
Il corretto rapporto tra safeguarding e turismo è una sfida. Si tratta di trovare il giusto equilibrio tra intervento, assunzione di responsabilità e impegno per la sicurezza degli ospiti da un lato, e rispetto della privacy e discrezione dall’altro. Non è sempre semplice e non sempre riesce. Tanto più importante, quindi, è affrontare il tema e cercare opportunità di formazione adeguate.
Una cosa è certa: l’impegno per il safeguarding, per la sicurezza a 360 gradi e quindi anche per il benessere degli ospiti, è sempre un investimento che vale. Per gli ospiti, che possono sentirsi al sicuro e realmente protetti. Per gli albergatori, non solo perché quegli ospiti con grande probabilità torneranno, ma anche perché diventeranno essi stessi i migliori ambasciatori della struttura.
*IADC - Istituto di Antropologia. Studi interdisciplinari sulla Dignità umana e la cura delle persone vulnerabili della Pontificia Università Gregoriana, Roma
Contratti collettivi e dumping contrattuale
Contratti collettivi e dumping contrattuale
Tanti i rischi per le imprese che scelgono scorciatoie, adottando contratti collettivi non stipulati da organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale
di Angelo Candido
Il CCNL Turismo, sottoscritto da Federalberghi, Faita - Federcamping e dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, identificato dal codice CNEL H052, è il contratto collettivo nazionale più applicato dalle imprese turistico-ricettive del nostro Paese, con una percentuale di applicazione di circa l’80%, sia con riferimento alle imprese che lo applicano sia con riferimento alla percentuale di lavoratori il cui rapporto di lavoro è disciplinato dal contratto in questione.
CCNL pirata: un grave rischio per la regolarità dell’impresa
Nel Documento di programmazione dell’attività di vigilanza per il 2025, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) pone un accento deciso sul contrasto al fenomeno del “dumping contrattuale”, individuando tra le priorità delle ispezioni il controllo sulla corretta applicazione della contrattazione collettiva.
L’obiettivo dichiarato è la repressione dell’uso strumentale dei cosiddetti “contratti pirata” – ovvero quei contratti collettivi sottoscritti da soggetti privi di adeguata rappresentatività – che minano le tutele dei lavoratori e alterano la concorrenza nel mercato, esponendo le imprese che li utilizzano, in maniera consapevole o inconsapevole, a sanzioni di notevole entità.
Le imprese che decidono di adottare contratti collettivi non stipulati da organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale rischiano infatti molto più di una semplice irregolarità formale. Le implicazioni sono profonde, tanto sotto il profilo economico quanto sotto quello giuridico.
Stop a contratti stagionali, apprendistato e agevolazioni negate
Come sottolineato dall’Ispettorato Nazionale, l’adozione di un contratto collettivo privo della necessaria rappresentatività impedisce all’impresa di utilizzare gli istituti normativi di mercato del lavoro (contratti a tempo determinato, apprendistato, ecc.) la cui disciplina è per legge riservata ai contratti cosiddetti “leader”, quale è quello sottoscritto da Federalberghi e dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.
Stesso ragionamento riguarda la disciplina dell’orario di lavoro e le diverse forme di flessibilità a esso connesse. In altri termini, qualsiasi clausola contrattuale che intenda modulare diritti o obblighi previsti dalla legge sarà da considerarsi inapplicabile, se non sostenuta da una contrattazione “qualificata”.
Inoltre, solo l’applicazione dei contratti collettivi leader consente la fruizione delle agevolazioni normative e contributive previste dalla legge nazionale o dalle legislazioni regionali. A fronte di un ipotetico beneficio derivante dall’applicazione di un contratto pirata, l’azienda si vedrebbe quindi precluso il riconoscimento di vantaggi di natura economica in alcuni casi assai rilevanti.
Appalti: obblighi rafforzati
Un’ulteriore fonte di rischio della quale l’impresa deve essere consapevole arriva dall’estensione operata dal legislatore con il nuovo comma 1-bis dell’articolo 29 del Decreto Legislativo n. 276 del 2003, introdotto per rafforzare la tutela dei lavoratori nel caso di appalto di servizi. è stato infatti chiarito che gli appaltatori sono obbligati a riconoscere ai lavoratori condizioni economiche e normative non inferiori a quelle previste dal contratto collettivo nazionale (e territoriale) stipulato da organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative.
Ciò comporta un duplice obbligo: da un lato, l’impresa è vincolata ad applicare i trattamenti previsti dal contratto leader del settore e della zona; dall’altro, il committente rischia di essere chiamato a rispondere in solido in caso di inadempienza. Anche solo per questo aspetto, l’utilizzo di un contratto pirata – pur formalmente sottoscritto – espone l’intera catena di fornitura a contestazioni ispettive, contenziosi e sanzioni.
Una concorrenza sleale che penalizza il sistema
L’utilizzo di contratti non rappresentativi, oltre a esporre le imprese a gravi rischi di contenzioso amministrativo e del lavoro, altera profondamente le dinamiche concorrenziali del mercato. Il fenomeno, come rilevato dall’INL, non è solo lesivo per i lavoratori, ma anche per l’intero sistema economico: erode le basi della contrattazione collettiva nazionale e genera una spirale di irregolarità che colpisce imprese, lavoratori e sollecita l’intervento delle autorità di controllo.
In un contesto di vigilanza rafforzata e di crescente attenzione alla qualità del lavoro, scegliere consapevolmente quale contratto collettivo applicare, e optare per la contrattazione leader rappresentata nel nostro settore dal CCNL Turismo, non è più solo una questione di convenienza economica, ma una decisione strategica che incide sulla sostenibilità giuridica dell’attività d’impresa.
Il rischio di sanzioni, esclusione da benefici e contenzioso rende sempre più evidente che l’adozione di contratti “non qualificati” non rappresenta una scorciatoia, ma un potenziale boomer
BWH Hotels Italia diventa BWH Hotels Italy e South-East Europe
BWH Hotels Italia & Malta annuncia l’espansione del proprio network in 13 nuovi mercati emergenti del Sud-Est Europa, assumendone la guida strategica e operativa sotto una nuova identità: “BWH Hotels Italy & South-East Europe”, che diventa così un’organizzazione responsabile di 15 Paesi.
Un’evoluzione che consolida il successo di un’azienda leader dell’ospitalità italiana e ne amplifica la portata internazionale. Si delinea così un insieme integrato e dinamico, composto da aree diversificate sotto il profilo geopolitico, turistico e culturale, dove l’hotellerie sta cambiando volto e aprendo nuove possibilità di sviluppo. I Paesi inclusi in questo nuovo assetto comprendono Albania, Grecia, Romania, Bulgaria, Montenegro, Serbia, Cipro e Macedonia del Nord, insieme all’Armenia, ritenuti di grande interesse per gli sviluppi in corso. A questi si aggiungono Bosnia Erzegovina, Libano, Siria e Kosovo, oltre ovviamente a Malta, sotto la guida italiana già dal 2024.
Con questa espansione, alle oltre 170 strutture già operative in più di 100 destinazioni Italiane, si aggiungeranno 30 nuovi hotel nei mercati coinvolti, per un totale di oltre 200 strutture: un ampliamento che è destinato ad accrescere il fatturato complessivo, con proiezioni che indicano un giro d’affari delle strutture affiliate superiore a 415 milioni di euro. Il piano di espansione prevede di incrementare la presenza nei territori SEE nei prossimi esercizi, partendo dai Paesi dove la crescita turistica è sostenuta da politiche governative, infrastrutture e investimenti significativi.
La guida strategica è affidata a Sara Digiesi, ora ceo di BWH Hotels Italy & South-East Europe, che ha commentato così l’operazione: “Questa espansione rappresenta per noi un’opportunità straordinaria e anche una grande responsabilità. Con BWH Hotels Italy & South-East Europe ci affermiamo come riferimento nell’ospitalità europea, portando il nostro know-how nella gestione di network e l’esperienza della ricettività italiana verso mercati in profonda trasformazione. Crediamo nel potenziale di questi territori e stiamo costruendo ponti culturali, commerciali e operativi, ampliando la nostra rete d’eccellenza e valorizzando al tempo stesso l’identità di ogni destinazione”.
A sottolineare la fiducia nel ruolo strategico del team italiano e la rilevanza europea del progetto, anche Larry Cuculic, Presidente e CEO global di BWH Hotels: “La crescita continua di BWH Hotels in Europa rappresenta un pilastro fondamentale della nostra strategia globale. La nomina di Sara e del suo team alla guida del Sud-Est Europa riflette la nostra fiducia nella loro capacità di coniugare visione strategica ed eccellenza operativa. Questa nuova struttura non solo rafforza la nostra presenza regionale, ma conferma al mondo che BWH Hotels è davvero un brand globale, in linea con le esigenze in continua evoluzione dei viaggiatori internazionali di oggi”.
Soddisfazione anche nelle parole del presidente di BWH Hotels Italy & South-East Europe, Walter Marcheselli: “Sono orgoglioso e soddisfatto dell’organizzazione che oggi presiedo e della nuova era che si apre: il nuovo assetto è stato meritato con i successi raggiunti fino ad oggi e sostenuto dai soci albergatori italiani, sempre pronti ad affrontare nuovi sviluppi, consapevoli che le opportunità vanno ricercate anche in direzioni prima inesplorate. L’estensione dei territori di nostra competenza si è attuata grazie all’affidamento e all’accordo dei territori da parte di BWH Hotels International per preservare il valore e le competenze costruite in oltre 35 anni di attività dall’organizzazione acquisita con sede ad Atene”.
Con questa nuova configurazione, BWH Hotels Italy & South-East Europe si propone come motore di crescita e innovazione nei mercati emergenti, rafforzando la leadership italiana. Da sempre parte integrante di un network globale, l’azienda BWH Hotels Italia – Società Benefit diventa un gruppo internazionale a pieno titolo, perseguendo il disegno già avviato nel 2024 con Malta e oggi consolidato con l’ingresso in nuovi mercati.
Il Tourism Digital Hub supera 35 mila adesioni e apre all’extralberghiero
Il Tourism Digital Hub (TDH) supera i 35mila operatori turistici registrati e raggiunge dunque, con largo anticipo, l’obiettivo fissato dal Pnrr per dicembre 2025.
È il risultato della digitalizzazione promossa dal ministero del Turismo, che ha illustrato i risultati raggiunti e le novità in arrivo nel corso del secondo tavolo interistituzionale con le principali associazioni di categoria del settore.
Il Tdh ora è aperto anche agli operatori turistici non iscritti al Registro Imprese, come guide turistiche, persone fisiche e strutture extra-alberghiere, “ampliando così in modo significativo la platea dei potenziali beneficiari della piattaforma. Un passo rilevante verso l’inclusione e la digitalizzazione diffusa dell’intero comparto”.
Il tavolo interistituzionale, presso la sede del Dicastero, ha coinvolto organizzazioni come Federalberghi, Assoturismo, Assohotel, Cna, Confindustria Alberghi, Confguide, Confturismo, Federagit, Federterme e Federturismo. L’incontro ha rappresentato “un momento di confronto operativo sullo stato di avanzamento del programma Tdh e ha consentito di condividere nuove progettualità strategiche legate all’intelligenza artificiale”.
Tra le principali innovazioni, i sistemi conversazionali avanzati a supporto degli operatori turistici; una piattaforma proprietaria per l’elaborazione dei contenuti e delle informazioni provenienti dal Portale Operatori e da Italia.it; dashboard predittive per l’analisi dei flussi e delle tendenze; integrazione dell’Academy di Italia.it nel portale Operatori, con percorsi di formazione e aggiornamento; servizi di assistenza migliorati per accreditamento, registrazione e accesso alla piattaforma.
Le associazioni presenti hanno espresso soddisfazione per il rapporto istituzionale con il ministero e per l’approccio collaborativo che ha reso possibile il superamento anticipato dei traguardi.
“Il raggiungimento di obiettivi importanti come questi, conseguiti in largo anticipo sulle scadenze, dimostra quanto la cooperazione sinergica e il gioco di squadra siano la chiave del successo. Il tavolo interistituzionale continuerà a essere uno spazio di condivisione di esperienze e buone pratiche, orientato alla crescita strutturale dell’intero settore”, il commento del ministro del Turismo Daniela Santanchè.
Il Tdh, previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, “rappresenta un progetto strategico per la digitalizzazione dell’ecosistema turistico italiano, puntando alla valorizzazione dei territori, al potenziamento della promozione digitale e all’ottimizzazione della gestione dei flussi turistici”.
Elezione comunali Aosta, ADAVA presenta le sue proposte per il turismo
In vista delle elezioni comunali della Città di Aosta, in programma il prossimo 28 settembre ADAVA ,– l’associazione degli albergatori e delle imprese turistiche della Valle d’Aosta, entra nel dibattito cittadino presentando un documento programmatico che raccoglie una serie di proposte strategiche per il futuro della città, con particolare attenzione allo sviluppo turistico, alla qualità della vita dei residenti e alla valorizzazione delle potenzialità del territorio.
Il documento, illustrato dalle delegate del Comprensorio di Aosta Jeannette Bondaz ed Erika Galassi, è al centro di una serie di incontri con i candidati sindaci.
Alla prima riunione i candidati Raffaele Rocco e Valeria Fadda, ha partecipato anche il presidente di ADAVA Luigi Fosson che, introducendo gli interventi delle due delegate, ha evidenziato come gli eventi organizzati nel capoluogo regionale abbiano spesso un ritorno sull’intera proposta turistica valdostana, citando ad esempio i Mercatini di Natale.
Il calendario prevede un nuovo appuntamento lunedì 15 settembre con i candidati Giovanni Girardini e Sonia Furci.
“Il nostro obiettivo – sottolineano le delegate Bondaz e Galassi – è stimolare un confronto serio e costruttivo con i candidati sindaci, perché Aosta deve diventare non solo una città da visitare, ma soprattutto una città in cui vivere bene. Turismo e qualità della vita non sono due concetti distinti: sono il cuore dello sviluppo futuro del capoluogo. Con queste proposte e con gli incontri programmati, la nostra associazione vuole candidarsi come interlocutore attivo del dibattito elettorale, mettendo a disposizione idee, esperienze e competenze per una Aosta più attrattiva, sostenibile e accogliente”.
Il documento consegnato ai candidati, infatti, non si limita a una mera lista di desiderata, ma individua azioni concrete e misurabili. Al centro vi è la convinzione che turismo e qualità della vita siano due facce della stessa medaglia: una città che sa offrire spazi curati, servizi moderni ed eventi di rilievo diventa automaticamente più attrattiva sia per i residenti sia per i visitatori. Tra le proposte contenute e presentate in questi giorni dalle delegate ADAVA trovano spazio alcune priorità:
Decoro urbano
La prima impressione conta, e Aosta non può permettersi di accogliere turisti e cittadini con aree trascurate. ADAVA chiede maggiore attenzione alla pulizia delle vie, delle piazze e dei parchi pubblici, all’aumento dei cestini e a una gestione più ordinata dei rifiuti. Non meno importante è il tema degli ingressi della città: le “porte” Est e Ovest di Aosta, la stazione dei treni e degli autobus, il piazzale della funivia di Pila, così come le rotonde principali, devono essere curati con interventi estetici e funzionali che trasmettano un’immagine accogliente e decorosa.
Verde e spazi pubblici
Il progetto del parco cittadino Puchoz è una priorità per la nostra comunità, ma da solo non è sufficiente. A questo progetto, urgente e necessario, vanno affiancati nel breve termine anche altri parchi cittadini perché tutti i principali studi a livello internazionale dimostrano che più verde significa non solo qualità della vita, ma anche strumenti per destagionalizzare il turismo e ampliare l’offerta outdoor.
Sicurezza e accoglienza
Una città ospitale è prima di tutto una città sicura. Occorre rafforzare il presidio del territorio e migliorare la percezione di sicurezza con azioni mirate contro microcriminalità e degrado. Pulizia e sicurezza vanno di pari passo con il concetto stesso di ospitalità.
Viabilità e mobilità
Ridurre il traffico veicolare e migliorare l’accesso alla città. Poche decine di metri separano i punti della nostra circonvallazione cittadina dai luoghi di maggior concentrazione di servizi. Chi si reca ad Aosta per lavoro o per una visita giornaliera deve essere incentivato a lasciare l’auto in uno dei numerosi parcheggi esterni, con l’opzione di poter utilizzare una navetta gratuita che percorra nelle due direzioni tutto il tragitto circolare esterno.
Aosta e Pila
Il collegamento tra la città di Aosta e la sua stazione sciistica rappresenta un punto strategico per il turismo. È necessario potenziare l’utilizzo della telecabina anche durante la stagione estiva, con l’auspicio che in futuro venga realizzato il collegamento intervallivo con Cogne, così da creare un’area turistica ancora più ampia e integrata. In inverno, invece, sarebbe opportuno attivare navette dedicate – realizzate in sinergia tra pubblico e privato – che accompagnino i visitatori direttamente dalle strutture ricettive alla partenza della telecabina. In questo modo Aosta e Pila verrebbero promosse come un’unica destinazione, “città + montagna”, capace di offrire un pacchetto completo e competitivo per il turismo sia invernale sia estivo.
Tradizione e giovani
La città di Aosta possiede un patrimonio di tradizioni e di identità culturale che non deve andare perduto, ma anzi rafforzato e tramandato alle nuove generazioni. Per questo è fondamentale dare spazio, nelle manifestazioni e negli eventi cittadini, ai gruppi folkloristici, ai cori e alle bande musicali, che rappresentano l’anima autentica del territorio. Parallelamente, occorre investire su percorsi educativi dedicati alle scuole elementari e medie: grazie al coinvolgimento delle guide turistiche, i ragazzi potranno scoprire i personaggi storici che hanno segnato la città e conoscere da vicino i luoghi simbolo di Aosta. Si tratta di un modo concreto per costruire consapevolezza e senso di appartenenza, rafforzando l’identità collettiva e preparando nuove generazioni capaci di custodire e trasmettere l’eredità culturale, diventando al contempo cittadini e futuri operatori dell’accoglienza.
Hotrec, come l’I.A sta trasformando il settore alberghiero in tutta Europa
“Un nuovo studio sull'adozione dell'IA nel settore alberghiero europeo, condotto dal Dr. Roland Schegg, Professore ed esperto di turismo presso l'HES-SO Valais fornisce importanti spunti su come l'IA stia e non stia trasformando il settore alberghiero in tutta Europa, con insegnamenti sia per le PMI che per le grandi catene alberghiere.
Lo rende noto in una lettera ai soci il responsabile Media e comunicazione di Hotrec Jasper Dober.
“Questa ricerca - scrive Dober - fa parte dell'iniziativa faro Resilient Tourism, finanziata da Innosuisse e condotta dall'Istituto di Turismo della Scuola Universitaria Applicata della Svizzera Occidentale - Vallese (HES-SO Valais) in collaborazione con l'EHL Hospitality Business School e diverse associazioni alberghiere nazionali, tra cui quelle di Austria, Francia, Germania, Grecia, Italia e Svizzera.
Il sondaggio ha raccolto le risposte di oltre 1.500 hotel tra gennaio e aprile 2025, basandosi su una prima edizione condotta nel 2023. L'attenzione si concentra sull'intelligenza artificiale (IA): percezioni, livelli di adozione, aree di applicazione, vantaggi e ostacoli.
Dallo studio risulta che:
Il 41% degli hotel intervistati utilizza l'intelligenza artificiale, mentre un altro 16% prevede di adottarla a breve.
Principali applicazioni: generazione di contenuti (74%), analisi delle recensioni online (44%), revenue management (42%).
I principali ostacoli includono la scarsa conoscenza degli strumenti di intelligenza artificiale (39%), costi di installazione elevati e competenze tecniche limitate.
Nonostante le difficoltà, la maggior parte degli utenti segnala chiari vantaggi, in particolare in termini di risparmio di tempo, comunicazione ed efficienza”.
Espresso Communication, anche in Italia esempi virtuosi di A.I nel mondo dell’hotellerie
Nell’hotellerie, c’è un fattore che, insieme alla voglia di spensieratezza e relax da parte di turisti di tutte le età, si sta prendendo la scena. Si tratta della tecnologia e, nello specifico, dell’intelligenza artificiale.
Conferme in merito giungono da una serie di ricerche condotte sulle principali testate internazionali del settore da Espresso Communication per conto di QuestIT, tech company appartenente al gruppo Vection Technologies. A questo proposito, spunti interessanti sul tema arrivano dal mondo dei mercati e, nel dettaglio, da InsightAce Analytic: a livello globale, la business unit dell’AI applicata al mondo del turismo e della cosiddetta hospitality registrerà una crescita senza precedenti in vista dei prossimi anni. Infatti, dopo aver sfiorato i 3 miliardi di euro di ricavi nel 2024, l’asset prevede di raggiungere quota 36 miliardi entro i prossimi 9 anni (+1100%) con un CAGR del 29% nel periodo preso in analisi.
All’interno di questo scenario in grande evoluzione emerge un aspetto interessante: gli utenti finali, o “end user”, che stanno utilizzando e che utilizzeranno maggiormente la tecnologia del momento sono i resort e gli hotel. Arrivati a questo punto: in che modo l’AI può essere applicata a supporto degli addetti ai lavori e degli ospiti presenti all’interno di una determinata struttura? Una prima soluzione viene fornita in maniera precisa e dettagliata da Hospitality Today: in maniera più dettagliata si parla di una serie di catene e grandi brand del settore che, al fine di automatizzare il tortuoso processo di assegnazione delle camere d'albergo, stanno utilizzando algoritmi di ultima generazione capaci di assegnare fino a 1,2 milioni di camere in lassi di tempo relativamente brevi. In questo modo, non solo gli utenti risultano più soddisfatti, ma vengono risparmiate energie e ore di lavoro ai dipendenti che possono concentrarsi su altre mansioni.
Un ulteriore esempio virtuoso arriva dall’Italia e, nello specifico, dalla Puglia dove l’Hotel ApuliaRè ha messo a terra, grazie al coinvolgimento della tech company QuestIT specializzata nella realizzazione di tecnologie proprietarie d’intelligenza artificiale, un “virtual concierge”, ovvero un avatar conversazionale, denominato Regina, a disposizione 24/7 grazie al quale viene offerta ai visitatori un’esperienza da ricordare.
Indicazioni più precise in merito al funzionamento dell’innovazione vengono offerte da Ernesto Di Iorio, CEO di QuestIT by Vection Technologies: “In quanto realtà di spicco del settore, siamo chiamati ad offrire ogni anno nuove e brillanti soluzioni a supporto di associazioni, aziende, istituti e, in questo caso specifico, hotel del territorio. Il mondo del turismo, come già specificato dalle ricerche sopra argomentate, sarà uno dei settori più «influenzati» dall’utilizzo dell’artificial intelligence e, proprio per questo, sta a noi professionisti del settore aiutare le principali industrie italiane e, perché no, europee a rimanere al passo con i tempi”.
Dagli avatar si passa ai robot. Infatti, stando ad ulteriori ricerche, i cosiddetti “AI robot” saranno, insieme ai gemelli virtuali, i veri e propri tratti distintivi del mondo del turismo e dell’hotellerie nel corso delle prossime annate. Anzi già da adesso. A questo proposito, risalta e non poso il recente approfondimento a cura della testata spagnola El Paìs, secondo cui i cosiddetti “assistance robot” accolgono i nuovi arrivati e offrono assistenza agli ospiti sia in fase di check-in sia di check-out. Ma non solo, alcune catene d’alberghi si affidano persino a robot capaci di effettuare le pulizie in maniera 100% autonoma, rilevando, grazie a scanner di ultima generazione, il livello di sporco all’interno delle singole stanze o appartamenti.
Sulla stessa lunghezza d’onda si conferma anche un’altra fonte autorevole, vale a dire la Swiss Hotel Management School che descrive, anzi propone dei robot utilizzati, per lo più, in ottica delivery. Nel dettaglio, le innovazioni portano nelle camere e agli ospiti in questione quello che viene ordinato in tempi relativamente brevi e in tutta sicurezza.
Virtuoso Global Awards, Claudio Meli è Albergatore dell’Anno
Nell’ambito del Virtuoso Global Awards Claudio Meli, direttore generale di The Place Firenze, è stato nuovamente designato l’Albergatore dell'Anno per il 2025.
Si tratta di un prestigioso riconoscimento, conferito a soli 5 albergatori in tutto il mondo.
Aromaterapia in hotel
Aromaterapia in hotel
Nelle strutture ricettive l’esperienza multisensoriale attraverso gli aromi è sempre più proposta dagli albergatori e molto apprezzata da una clientela che sa cosa vuole
di Giusy Federici
Bagno turco aromaterapico per entrare in connessione profonda con se stessi, magari abbinato a una doccia cromatica, acqua che cambia i colori per rimuovere lo stress. Oppure, odori particolari per equilibrare di nuovo i campi energetici. O, ancora, un massaggio aromatico capace, allo stesso tempo, di alleviare le tensioni muscolari, migliorare la circolazione linfatica e sanguigna e lavorare sui conflitti interiori.
Un tempo in un albergo si chiedeva l’odore di pulito o, dove proposta, un’esperienza naturale come il fango curativo o un bagno di fieno. Oggi, l’approccio a tutto quello che ruota intorno alla percezione olfattiva è cambiato, tanto da essere diventato un servizio aggiunto per un target ben definito. E questo target di clienti che vogliono, insieme al servizio di alto livello, anche quello emozionale legato agli odori, è sempre più vasto e variegato.
Non a caso parliamo direttamente di Aromaterapia, la disciplina di cura fisica e soprattutto psichica attraverso gli oli essenziali ricavati dalle piante e del loro rilascio di sostanze odorose.
La scienza aromaterapica, perché di scienza si tratta, esiste almeno dal tempo dei Babilonesi, presa e rivisitata dagli Egizi: è quel che sappiamo dai testi cuneiformi o dai papiri. Usavano le piante come medicina e come afrodisiaco, oltre che come offerta alle divinità. Senza dimenticare l’apporto fondamentale dei monasteri, nel corso dei secoli e fino a pochi decenni fa, per la cura delle malattie con le erbe anche aromatiche.
Tutti noi abbiamo un profumo preferito, un aroma che ci riporta all’infanzia o che non sopportiamo perché ci evoca brutti ricordi. Odore e psiche, quindi.
La differenza tra ieri e oggi è che il marketing si è accorto di questo grande potenziale e gli alberghi cominciano a offrire, sempre più, un’esperienza immersiva negli oli essenziali come servizio aggiunto nella proposta di soggiorno.
Ma cosa sono gli oli essenziali e perché incidono così profondamente in noi?
Solo quelli ottenuti per spremitura, se si tratta di agrumi o di piante trattate in corrente di vapore, possono essere definiti oli essenziali, altrimenti parliamo di prodotti di sintesi, cioè chimici.
Naturalmente non è questo il luogo né lo spazio per una lectio magistralis sulla materia, ma per capire cosa odoriamo nell’ambiente o cosa abbiamo sulla pelle durante un massaggio, è bello sapere che ogni pianta ha le sue essenze peculiari, che siano i fiori come le rose, le foglie come la menta piperita, i frutti come gli agrumi, i legni come il cedro, la corteccia come la cannella o le resine come l’incenso.
Gli oli essenziali sono innumerevoli, ma ci sono alcuni al top tra le proposte relative al benessere da parte dell’hotel e le preferenze della clientela, che in genere già li conosce.
Per fare alcuni esempi, tra le fragranze in pole position, l’olio essenziale di lavanda è tra i più noti e usati, essendo un famoso calmante degli stati d’ansia. È considerato un po’ una panacea, la madre di tutte le essenze. L’olio essenziale di menta piperita, invece, è un antisettico e tranquillizza. È ritenuto un buon rimedio contro la nausea. L’olio essenziale di arancio dolce, dal punto di vista emotivo, rallegra e alleggerisce l’umore. L’olio essenziale di eucalipto si usa sia per purificare l’aria che per proteggere l’apparato respiratorio. È considerato uno stimolante intellettuale per facilitare la concentrazione. L’olio essenziale di camomilla viene usato anche come componente di creme per pelli sensibili alle scottature e come calmante del nervosismo. Il sandalo è già noto come incenso. Il suo olio essenziale è adatto al rilassamento e come riequilibrante degli stati di stress. Dell’olio essenziale di geranio è invece nota la funzione contro le punture di insetto. In aromaterapia è un ottimo normalizzante degli stati d’animo.
In realtà, noi viviamo immersi negli odori di oli essenziali. Abbiamo citato quelli puri, ma anche e soprattutto quelli più o meno di sintesi sono utilizzati ovunque, dall’industria dei profumi ai modificatori di sapori ai prodotti farmaceutici. E sono regolati per legge, quindi possiamo essere abbastanza sicuri che, anche se non bio, provengono comunque da filiere controllate.
A dire il vero, l’olfatto è sempre stato considerato un po’ la Cenerentola dei sensi, ma si tratta di un concetto sbagliato e comunque ormai superato perché, seppure a livello spesso inconscio, è proprio attraverso l’odorato che noi abbiamo la percezione del mondo, la memoria profonda, le associazioni di stati d’animo (quella persona a pelle – quindi a odore – non mi piace…) e la consapevolezza di chi e dove siamo: se sentiamo un odore di menta, quella è menta e non è rosmarino. Ce ne rendiamo conto solo quando, per vari motivi, perdiamo la facoltà olfattiva e quella che subiamo è una vera sofferenza.
Per tutto quello di cui sopra, è chiara l’importanza del valore aggiunto dell’esperienza olfattivo-sensoriale. Oggi si parla direttamente di progettazione olfattiva e non solo in un’offerta alberghiera, ma anche nelle fiere o nelle aziende: ormai l’odorato è un brand che riguarda anche il design.
Questo tipo di esperienza è “la storia che si vuole che il cliente ricordi oppure che lo stesso hotel vuole raccontare”, scegliendo tra le varie tipologie di fragranze, dalla legnosa alla fiorita, dall’orientale all’agrumata, ma anche fieno o cacao.
È un concetto di vacanza wellness allargata, una tendenza al benessere totale che sempre più clienti chiedono e che sempre più strutture ricettive propongono. Lo stile di vita sano, che implica equilibrio mentale e fisico, oggi lo si pratica a casa propria e lo si insegue in vacanza. E non è più soltanto l’attenzione al cibo con le proposte di chef stellati o la palestra dell’albergo con i consigli del trainer: oggi l’ospite vuole, insieme a tutto questo, anche quello che qualcuno ha chiamato arricchimento emozionale. E sempre più Spa, ormai, suggeriscono un’esperienza personalizzata, magari con l’aromaterapia spesso abbinata a cromoterapia e anche in formato digitale, con la realtà virtuale che propone percorsi di meditazione o pilates.
Naturalmente vale anche il contrario, ossia la sottrazione: dove un profumo risulti troppo forte lo si alleggerisce, non per niente parliamo di esperienza personalizzata. E questo non riguarda solo i percorsi benessere, ma anche gli ambienti: sempre più alberghi utilizzano detergenti e ammorbidenti profumati con oli essenziali che, oltre alla piacevolezza del profumo, hanno anche funzione battericida e non irritano né occhi né apparato respiratorio di chi li usa.
Un mercato in evoluzione, che cresce e ormai è diventato un trend interessante, come dimostrano diversi studi di settore.
Destination Analysts, ad esempio, ha rilevato come oltre il 60% di chi pianifica un viaggio scelga destinazioni e strutture ricettive con un focus particolare sul relax.
Per il Global Wellness Institute, le spese per questo tipo di attività turistica hanno visto un incremento annuale del 30%.
I dati sono dal 2020 al 2022, ma le previsioni di crescita, per i prossimi anni, sono ancora più accentuate.
Un dato confermato da Skift.com, che ha sottolineato come le proiezioni economiche siano passate da 651 miliardi di dollari nel 2022 a 1,4 trilioni di dollari entro il 2027.
Quella di oggi è la società delle immagini per definizione, eppure l’esplorazione degli altri sensi, oltre la vista, riserva delle piacevoli sorprese. Da uno studio condotto dalla Rockfeller University pare che le persone riescano a ricordare il 35% delle cose che hanno annusato rispetto al 5% di quello che hanno visto. Un dato importante che fa riflettere.
E non sarà un caso, per fare un solo esempio, se lo scorso febbraio, al concept store 10 Corso Como di Milano si è svolta la prima edizione di Olfactory Signals 0, esplorando il profumo come mezzo artistico oltre che esperienza sensoriale, dove hanno partecipato molti brand all’avanguardia in questo senso. Stare bene con l’essenza scelta porta a quel benessere che cerchiamo quando soggiorniamo in un albergo, che sia un aroma discreto in camera o più intenso nella Spa, diversificato nei vari ambienti. Ma qui sono andati oltre la percezione convenzionale di un odore, portando quest’ultimo a essere una narrazione di un linguaggio artistico fatto di connessioni tra profumo, emozione e memoria. Un progetto nuovo e ambizioso che prevede installazioni anche negli Stati Uniti e in Asia.
Durante un soggiorno, ormai, sempre più l’ospite viene coccolato nei 5 sensi, attraverso il gusto con piatti tipici del territorio o quelli di un grande chef, il tatto con i massaggi ad hoc, la vista con colori o panorami mozzafiato, l’udito con musica di sottofondo o a scelta della clientela e l’odorato, con una serie di aromi per un benessere sensoriale e allo stesso tempo profondo. È la nuova tendenza dell’ospitalità alberghiera. In un vecchio film Humphrey Bogart parlava della stampa... parafrasandolo, riguardo soprattutto l’aromaterapia, potremmo dire: l’esperienza immersiva totale? È il futuro, bellezza!