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Arriva la Garda Veneto Guest Card, sistema integrato tra servizi turistici e trasporto pubblico
Arriva la “Garda Veneto Guest Card”, sistema integrato tra servizi turistici e trasporto pubblico, promosso da Destination Verona & Garda Foundation e sviluppato in sinergia con Atv.
Il progetto è stato presentato il 22 giugno alla Camera di Commercio di Verona dal presidente della Fondazione Paolo Artelio, dall’ad di Atv Massimo Bettarello e dal presidente di Federalberghi Garda Veneto Ivan De Beni.
La nuova card nasce per connettere musei, attrazioni culturali o percorsi naturalistici con la rete di trasporto pubblico del territorio, trasformando autobus e collegamenti locali in uno strumento di scoperta turistica. Il fine è quello di incentivare una mobilità sostenibile, quindi ridurre l’utilizzo dell'auto privata e offrire ai visitatori nuove opportunità per conoscere luoghi meno noti ma ricchi di storia e cultura.
È finanziata dal Bando per l'evoluzione delle destinazioni turistiche venete in “Smart Tourism Destination”, nell’ambito dell’iniziativa “Integrazioni con il Veneto, the Land of Venice Card”. È completamente digitale e basata su Qr code.
La Garda Veneto Guest Card sarà disponibile nelle formule da 3 e 7 giorni e consentirà di accedere a servizi e attrazioni attraverso un unico pass digitale.
Insieme alla Card sarà venduto il “Pass Atv”, ossia il titolo di viaggio che consente di muoversi sull'intera rete dei bus per il periodo di validità della card stessa, inizialmente acquistabile online attraverso i canali di Destination Verona & Garda Foundation e presso gli uffici Iat gestiti dalla Fondazione. L’obiettivo è quello di estenderne la distribuzione, progressivamente, all’intero territorio.
Ristoranti stellati in hotel
Ristoranti stellati in hotel
Cucina d’autore durante un soggiorno al top. Per una clientela sempre più preparata ed esigente
È sempre più di tendenza concedersi una cena, come clientela esterna ma soprattutto come graditi ospiti, in una struttura up level che, al suo interno, dispone anche di un ristorante stellato con uno chef famoso a livello internazionale.
Non si tratta solo del cibo fine a sé stesso, ma dell’esperienza multisensoriale che il cliente cerca e l’hotel offre: gustare un menu ad hoc in un contesto curato e accogliente, magari dopo un massaggio con oli essenziali o una gita alla scoperta del territorio. E non solo nelle grandi città: la tendenza, ormai, riguarda anche i centri più piccoli. La valorizzazione dei borghi, di cui si parla da tempo, parte anche da qui.
I clienti che cercano un’esperienza stellata si affidano spesso alla Guida Michelin, della cui autorità in materia si fidano.
Detta anche “la rossa” dal colore della copertina, la guida è nata in Francia nel 1900 come semplice vademecum per viaggiatori – l’editore è lo stesso dei famosi pneumatici – ma in Italia è apparsa per la prima volta nel 1956, molto diversa da come è strutturata ora.
Il nostro Paese oggi è al secondo posto nel mondo, dopo la Francia, per numero di stelle: per il 2026 ne conta 394, una in più rispetto al 2025. Di questi, i ristoranti stellati all’interno di hotel a cinque, ma anche a quattro stelle, sono circa 160, il 40% dei locali che hanno ottenuto da uno a tre macaron, altro nome del premio Michelin.
Sono tutti locali di alto livello, per location e cucina, diversi tra loro, apprezzati anche da ospiti stranieri.
Oggi un albergo non è solo un luogo dove ci si ritira per dormire, ma un presidio del territorio, tra natura, cultura, servizi aggiuntivi e, non ultima, la gastronomia con i prodotti freschi e locali. È un dialogo costruttivo e continuo tra hotel, ristorante, produttori locali e, naturalmente, clienti.
In molte strutture ricettive c’è la possibilità di provare più ristoranti, con cucina locale o internazionale, per una maggiore libertà di scelta.
L’attivazione di un ristorante stellato dentro un hotel, per vari motivi, può prestarsi meglio di altre location alla sperimentazione, alla ricerca e all’innovazione. Ma proprio per questo niente è lasciato al caso: ogni dettaglio è curato con precisione millimetrica, dagli ingredienti di prima scelta alla cucina con le infrastrutture ad hoc e i criteri di igiene rispettati al massimo, insieme alla capacità di soddisfare le esigenze degli ospiti.
Innalzare la qualità fa diventare il ristorante stellato quasi un brand a sé stante, l’attrazione principale che diventa anche una strategia di marketing per tutto l’hotel.
Ma cosa cerca quel cliente che vuole provare un’esperienza letteralmente immersiva in un ristorante stellato, all’interno di un hotel nel quale usufruisce anche di altri servizi up level?
In realtà non esiste una risposta univoca, richieste e aspettative sono variegate, così come lo sono le proposte delle varie strutture alberghiere. Dipende dal territorio e dalla percezione che ognuno ha del buon relax, dal contesto naturale al piccolo borgo al centro città.
Le stelle si guadagnano, si perdono, si mantengono o si raddoppiano. Quel che non cambia è il fatto che si tratta di strutture ricettive e ristoranti che, seppure diversi per tipologia, investono continuamente per un’offerta sempre al top, tra tradizione e innovazione. Qualunque sia il numero di macaron, dietro la sua conquista c’è sempre un grande lavoro di squadra e una visione lungimirante.
In tutta Italia si parte dal territorio per esplorare nuovi mondi sensoriali, dei quali l’alta cucina di un albergo è un veicolo importante. Parliamo di strutture di livello molto alto di cui sarebbe difficile fare un elenco completo, ne citiamo qualcuna quale esempio per contestualizzare i vari tipi di offerta a una clientela sempre più alla ricerca di emozioni integrate.
Partiamo da I Portici Hotel di Bologna, l’ex Palazzo Maccaferri di fine Ottocento, dove dopo un attento restauro sono tornati alla luce oltre 1.500 mq di pitture Liberty nei saloni e sui soffitti dei cinque piani dell’edificio. Oggi il ristorante Portici, una stella Michelin, ha al comando lo chef Nicola Annunziata. Oltre ai “menu esperienza”, con l’iniziativa “Bologna in Natura” Annunziata, insieme all’etnobotanico Carmine Lupia, propone il foraging, ossia la ricerca intorno alla città di erbe, foglie e frutti spontanei da raccogliere e reinterpretare: un percorso che, dalle colline bolognesi, unisce natura e cucina, sapere antico e tecniche contemporanee.
Altro esempio è la stella conquistata nel 2026 dal ristorante Ineo all’interno dell’Anantara Palazzo Naiadi, affacciato su piazza della Repubblica a Roma. L’hotel, architettura in marmo risalente a fine Ottocento, sorge su quelle che erano le terme di Diocleziano, III sec. d.C., le cui fondamenta con mosaici e piscine sono visibili al piano inferiore. Qui lo chef Heros De Agostinis propone agli ospiti il menu degustazione “Roma e dintorni”, antiche ricette romane rivisitate e realizzate partendo dai prodotti del territorio.
Ristoranti stellati si trovano anche dentro ottimi alberghi a quattro stelle.
Un caso per tutti: Milano Verticale di Una Esperienze, dallo stile architettonico elegantemente urban-design. Uno dei suoi ristoranti, Anima, aperto da Enrico Bartolini e gestito dallo chef Michele Cobuzzi, detiene una stella Michelin. Cobuzzi è pugliese, cresciuto in campagna, e reinventa con il suo staff la cucina italiana con due percorsi di degustazione, attraverso la stagionalità degli ingredienti, tra sapori nostrani e incursioni in Oriente.
Oltre alle rosse, Michelin conferisce anche le stelle verdi, il premio alla sostenibilità per quei ristoranti che pongono particolare attenzione all’ambiente. Nella premiazione 2026, per il terzo anno, è tornato anche Passion Dessert, riconoscimento per quei ristoranti che propongono dolci di altissima qualità.
E visto che parliamo di strutture stellate negli alberghi, va ricordato che Michelin premia questi ultimi con le chiavi, da una a tre, per quegli hotel che offrono soggiorni al top. Anche qui gli ispettori in incognito valutano secondo cinque criteri: l’hotel come porta d’accesso alla destinazione; l’eccellenza nel design e nell’architettura; qualità e coerenza del servizio, comfort e manutenzione; coerenza tra livello dell’esperienza e prezzo pagato; unicità, autenticità e personalità.
Nel mondo gli hotel con chiavi sono oltre 7mila, di cui 2.457 in Italia: oggi nel nostro Paese gli alberghi che hanno ricevuto una chiave sono 1.742, 572 due chiavi e 143 tre chiavi. Al momento ci sono quattro hotel italiani con tre chiavi che ospitano un ristorante stellato, undici con due chiavi e ventidue con una chiave.
Un mondo variegato, in continua evoluzione: c’è chi ha solo stelle, chi solo chiavi, chi entrambi.
Sull’isola di Ischia, ad esempio, il Botania Relais & Spa offre ai clienti un percorso relax tra erbe officinali, alberi da frutto e olivi. La struttura è stata insignita di una chiave Michelin nel 2024.
L’anno prima un suo ristorante, il Mirto, con cucina prettamente vegetariana e vegana, ha ottenuto la stella verde Michelin grazie allo chef Tommaso Luongo. Il resort è stato realizzato dagli stessi imprenditori del Therasia Resort Sea & Spa che, alle Eolie, sull’isola di Vulcano, vanta ben due ristoranti stellati: il Cappero con una stella e i Tenerumi, con due stelle Michelin rosse e una verde. La cucina vegetale è curata dallo chef Davide Guidara, che segue il motto: “Cook More Plants”, verdure in tavola con drink fermentati e analcolici.
A Serralunga d’Alba, nel cuore delle Langhe patrimonio Unesco, il Boscareto Resort, immerso tra i vigneti, ospita il ristorante La Rei Natura, la new entry tre stelle Michelin del 2026, guidato da Michelangelo Mammoliti. Un percorso nel territorio attraverso spezie, radici, erbe aromatiche e vegetali coltivate personalmente dallo chef insieme al suo staff nell’orto e nella serra. Il fine è far rivivere, attraverso la natura, una memoria gustativa lontana, un ricordo da rielaborare.
Sul lago d’Orta, nello stile moresco unico di Villa Crespi, tre stelle confermate per lo chef Antonino Cannavacciuolo, che nel ristorante dell’hotel combina odori e sapori dal nord al sud, dal Piemonte alla Campania, proponendo ai clienti, tra innovazione e tradizione, un viaggio in Italia come fosse un Gran Tour.
Altra tipologia è l’hotel Eala a Limone del Garda, che nel 2026 ha ottenuto due chiavi Michelin e il cui ristorante Senso, gestito dallo chef Alfio Ghezzi, sempre quest’anno è stato insignito di una stella e del premio Passion Dessert per la pasticceria.
E, per terminare la panoramica con un solo altro esempio, tre chiavi per il San Domenico Palace di Taormina, un ex convento restaurato che detiene anche una stella con il ristorante Principe Cerami, dove lo chef Massimo Mantarro rielabora piatti della tradizione siciliana con tecniche avanguardistiche.
Tante le tipologie proposte, per tutte le sensibilità, ma un solo fine: tra soggiorno e cibo, quello dell’esperienza assoluta. Gi.Fe.
Autonomia in Azione, a Mesagne presentato il progetto di inclusione lavorativa
Si è tenuta al Palazzo di Città di Mesagne la conferenza di presentazione del progetto “Autonomia in Azione – Modelli diffusi per la vita indipendente”, promosso dall’Ambito territoriale sociale BR4 (ATS BR4), il consorzio che rappresenta l’ambito socio-sanitario comprendente i comuni di Mesagne (capofila), Cellino San Marco, Erchie, Latiano, San Donaci, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, Torre Santa Susanna e Torchiarolo.
L’iniziativa è finanziata pubblicamente attraverso i fondi del Pnrr, Missione 5 “Inclusione e Coesione”, Componente 2, Sub-investimento 1.2, dedicato ai percorsi di autonomia per persone con disabilità.
La conferenza stampa ha ufficializzato “un percorso dedicato all’autonomia personale, sociale e lavorativa di persone con disabilità, attraverso esperienze educative individualizzate, attività pratiche e azioni di accompagnamento al lavoro tra Mesagne, nella sede di Apulia Tourism & Food APS, e Torre Santa Susanna, presso l’Azienda Agricola Stasi”.
Il programma coinvolge 24 beneficiari dei territori di Mesagne e Torre Santa Susanna, presenti alla conferenza stampa, impegnati in laboratori educativi, attività formative ed esperienze pratiche seguite da figure professionali specializzate, educatrici e psicologiche, in preparazione a un possibile ingresso nel mondo del lavoro.
L’organico dei soggetti privati costituiti in ATS (Associazione Temporanea di Scopo) per la gestione del progetto è composto da: Cooperativa Sociale “Il Giglio” (ente capofila), Cooperativa Sociale San Bernardo, Associazione Apulia Tourism and Food, AIPD (Associazione Italiana Persone Down) sezione di Brindisi e Consorzio Leader.
A fare gli onori di casa è stato il neo eletto sindaco di Mesagne, Francesco Rogoli, che si è detto “orgoglioso di ospitare il progetto di Autonomia in Azione nel territorio di Mesagne”.
All’incontro ha preso parte il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Toni Matarrelli: “È un’azione meritoria dell’Ambito di Mesagne. Mette al centro l’autonomia attraverso l’indipendenza, esperienze di co-housing e opportunità lavorative future per soggetti con difficoltà. I Comuni, l’Ambito e la Regione Puglia hanno il dovere di sostenere queste iniziative”, ha commentato.
Tra i tanti relatori anche Pierangelo Argentieri, presidente di Federalberghi Brindisi, in rappresentanza del comparto ricettivo locale che ha già fissato un legame di collaborazione con il progetto socio-sanitario.
L’edizione 2026 di CapriStars tra cultura e inclusione
Si parte il 20 giugno con Giovanni Allevi.
L’edizione 2026 di CapriStars, il progetto, alla terza edizione, che si propone di valorizzare personalità che rappresentano l’eccellenza italiana attraverso il loro contributo nel campo artistico, culturale e umano, sarà dedicata ai temi di rinascita e inclusione, con l’obiettivo “di affiancare al momento culturale una serie di iniziative concrete a favore del territorio e della qualità dell’accoglienza sull’isola”.
Tra le novità più significative, quest’anno ci sarà il lancio di Capri – l’isola che non isola, un progetto sviluppato insieme a Link@ut, realtà specializzata in percorsi formativi dedicati all’inclusione delle persone neurodivergenti.
L’iniziativa punta a coinvolgere strutture ricettive, operatori turistici e attività commerciali in un percorso di sensibilizzazione e formazione volto a promuovere modelli di accoglienza sempre più consapevoli e inclusivi. L’obiettivo è trasformare Capri in un esempio virtuoso di ospitalità accessibile, capace di rispondere alle esigenze di tutte le persone e di valorizzare la diversità come elemento di crescita per la comunità.
“L’evento porterà a Capri uno degli artisti più iconici del panorama pianistico mondiale, capace di donare non soltanto arte sublime, ma anche una straordinaria umanità. Questo appuntamento si inserisce nel programma degli eventi estivi con l’obiettivo di proporre una Capri sempre più legata all’arte, alla cultura e alle emozioni autentiche”, ha dichiarato il sindaco Paolo Falco.
“Nell’ampio programma di eventi culturali e turistici di quest’anno non poteva mancare la presenza di un grande maestro della musica, apprezzato da tutti per la sua bravura, il suo modo innovativo di interpretare la musica e, soprattutto, per la resilienza che continua a trasmettere al suo pubblico. Nella terza edizione di CapriStars ci sarà Giovanni Allevi, che saprà regalare forti emozioni attraverso le sue melodie di classica contemporanea, come lui stesso ama definirla, creando un’atmosfera magica nella splendida cornice della Certosa di San Giacomo. Anche quest’anno, come nella precedente edizione, l’organizzazione dell’evento si concentrerà su un importante messaggio sociale, attraverso un progetto dedicato alle persone neurodivergenti”, ha dichiarato l’assessore ai Grandi Eventi Salvatore Ciuccio.
“Come Federalberghi Isola di Capri desideriamo esprimere il nostro più sentito ringraziamento all’organizzazione di CapriStars e, in particolare, a Massimo Turturro, che da anni contribuisce in modo straordinario a valorizzare la nostra isola come meta di
assoluto spessore internazionale, sapendo coniugare intrattenimento di alto livello e profonde tematiche sociali e di accessibilità.
Siamo profondamente orgogliosi di poter ospitare un maestro d’arte, e forse ancor più di vita, come Giovanni Allevi. Al tempo stesso, la possibilità di formare i nostri collaboratori all’assistenza delle persone neurodivergenti rappresenta una preziosa opportunità di crescita, che si tradurrà in un reale valore aggiunto per tutta la nostra comunità ospitante”, il commento del presidente di Federalberghi Capri Lorenzo Coppola.
E per Massimo Turturro, Ceo di 7Events, “CapriStars vuole essere molto più di un evento culturale. Sono profondamente grato a Capri, che dal 2007 mi accoglie con emozione e mi spinge ogni anno a lavorare con entusiasmo. Desidero fortemente che ogni edizione lasci un segno concreto, creando valore per il territorio, per la comunità e per le persone”.
Turismo e trasporto locale
Turismo e trasporto locale
La Commissione Trasporti della Camera dei Deputati ha avviato un’indagine conoscitiva sul trasporto pubblico locale non di linea
di Federica Bonafaccia
Nel mondo del trasporto pubblico locale non di linea convivono diversi modelli organizzativi e modalità di accesso: il servizio taxi, fruibile su strada, presso posteggi, mediante radiotaxi o applicazioni digitali, e il servizio NCC, erogato su prenotazione, con logiche operative e vincoli di esercizio specifici.
La complementarità rispetto al trasporto di linea è particolarmente evidente nei collegamenti di primo e ultimo miglio, negli spostamenti notturni e nelle aree a domanda rarefatta o variabile nel tempo e nello spazio.
Il settore riveste un ruolo strategico nei collegamenti con i principali nodi della mobilità (stazioni ferroviarie, aeroporti, porti e nodi urbani) e nei contesti interessati da flussi turistici, grandi eventi e picchi stagionali di domanda. In tali situazioni, la capacità di risposta e la trasparenza economica incidono sulla qualità complessiva dell’esperienza di viaggio, sulla competitività dei territori e sulla gestione della congestione urbana e della sicurezza nelle aree di accesso ai nodi infrastrutturali.
I fornitori di servizi taxi e NCC sono partner indispensabili per le imprese ricettive rappresentate, specialmente per il turismo di qualità, gli eventi business e il turismo sostenibile delle aree interne, nei tanti borghi e centri minori.
Federalberghi, nel corso di un’audizione presso la Commissione Trasporti, ha però evidenziato come il settore risulti interessato da un processo di progressivo irrigidimento normativo, che tende a mantenere, o addirittura a rafforzare, ingiustificate restrizioni concorrenziali, che finiscono per danneggiare sia i turisti sia i residenti.
Per far fronte alla cronica carenza nell’offerta di trasporto locale, le imprese ricettive fanno sempre più spesso ricorso alla possibilità, riconosciuta dal Ministero delle Infrastrutture, di effettuare per i propri clienti un servizio gratuito di navetta per il trasporto da e verso aeroporti, stazioni e porti. Poiché tale possibilità è frutto di una interpretazione del Codice della strada, per prevenire contenziosi abbiamo chiesto di integrare la normativa, prevedendo espressamente la possibilità per le imprese ricettive di effettuare tale servizio per i propri clienti.
Si tratta di un servizio, in molti casi, essenziale per i clienti d’albergo, considerato dalla normativa europea sui pacchetti turistici come “integrativo” del servizio di alloggio, indispensabile soprattutto nelle città in cui, in determinate fascie orarie, risulta quasi impossibile trovare un taxi disponibile.
Inoltre, in considerazione della necessità di fornire il servizio in modo non occasionale ma strutturato, e dei costi connessi non compatibili con la fruizione gratuita, Federalberghi ha chiesto di consentire agli alberghi di fornire il servizio anche dietro corrispettivo, previo rilascio di una specifica autorizzazione non soggetta a pubblico concorso.
L’impresa ricettiva, intestataria di tale specifica autorizzazione, dovrebbe poter fornire il servizio con veicoli nella propria disponibilità, esclusivamente per i clienti alloggiati o da alloggiare nella struttura ricettiva, le cui generalità, come noto, vengono comunicate alle questure competenti entro 24 ore dall’arrivo.
IL Paese che conta, il saggio di Linda Laura Sabbadini
Troppo spesso si pensa ai numeri come a qualcosa di freddo, astratto e alieno. Quando si parla di statistiche, in tanti reagiscono dicendo: “Per carità, non fanno per me”.
Un bel saggio di Linda Laura Sabbadini, pioniera nella statistica sociale e di genere, ribalta questo pregiudizio e ci porta dentro il mondo affascinante dei dati, svelandone il ruolo cruciale nella nostra società.
I numeri possono brillare, irradiare luce su aspetti rilevanti e oscuri della nostra vita e di quella del nostro Paese.
Eppure, quando si parla di statistiche, molti si ritraggono impauriti, immaginando tabelle sterili e grafici indecifrabili.
Inoltre, la scienza dei numeri è di importanza vitale per le decisioni politiche e istituzionali.
I numeri non sono mai neutrali: possono rendere visibile l’invisibile, rivelare ingiustizie, smascherare luoghi comuni.
Il decisore pubblico ha bisogno di dati per poter basare le proprie scelte su elementi concreti. E chi intende perorare una causa deve a sua volta fornire dati a supporto delle proprie istanze.
“Misurare significa riconoscere – scrive Sabbadini – e ciò che non si misura, spesso non esiste nel dibattito pubblico. Non entra nelle agende politiche. Non viene visto, non viene ascoltato. Ho creduto, ogni giorno, che la statistica dovesse essere uno strumento di giustizia, cittadinanza e democrazia”.
Con scrittura brillante e coinvolgente, l’autrice – che è stata direttrice dell’Istituto Nazionale di Statistica – ricostruisce la storia recente dell’Italia da una prospettiva unica, restituendoci il ritratto di un Paese per molti aspetti diverso da quello che immaginavamo di conoscere: dove gli uomini si dilettano nel ricamo e le donne preferiscono l’enigmistica, ma anche dove più di sei milioni di italiane hanno subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita.
Percentuali alla mano, ci mostra come la statistica non sia affatto una fredda disciplina, ma una bussola per orientarsi nel presente, un’arma per tutelare i diritti dei più deboli, il pilastro di una democrazia da difendere contro chi utilizza “fake numbers” per piegare la verità ai propri interessi.
è il racconto, visto dall’interno, di una delle più autorevoli istituzioni del Paese, l’ISTAT; è la testimonianza di una vita dedicata a dare voce alla realtà che si scopre con i dati; è un invito a superare le diffidenze e a comprendere che dietro ogni numero c’è una storia che merita di essere conosciuta. Perché i numeri sono il riflesso di chi siamo e di chi possiamo diventare.
Tra le tante storie raccontate ce n’è anche una che ci riguarda da vicino, iniziata negli anni Sessanta: quella delle grandi trasformazioni nel campo delle vacanze, inizialmente un lusso riservato ai ricchi, poi diventato accessibile anche al ceto medio, con una crescita continua del numero di italiani che hanno avuto accesso al mercato del turismo e una progressiva riduzione dei divari tra il Nord e il Sud del Paese.
Il nuovo sistema degli incentivi per le imprese
Il nuovo sistema degli incentivi per le imprese
L’ultima Legge di bilancio contiene un ampio ventaglio di misure agevolative per le imprese turistico-ricettive e termali
di Antonio Griesi
Il settore turistico rappresenta uno dei principali motori dell’economia nazionale, sia in termini di contributo al prodotto interno lordo sia per l’impatto occupazionale e territoriale.
Negli ultimi anni, il comparto ha evidenziato la necessità di un rafforzamento strutturale degli strumenti di sostegno agli investimenti, in grado di favorire non solo la ripresa quantitativa dei flussi turistici, ma anche un’evoluzione qualitativa dell’offerta, orientata alla destagionalizzazione, alla digitalizzazione e alla sostenibilità.
In tale contesto, sono molteplici gli interventi sul fronte delle agevolazioni previsti dalla manovra finanziaria per l’anno 2026. Scopriamoli.
Bonus edilizi
Per quanto riguarda i bonus edilizi, nello specifico ecobonus e sismabonus (anche per gli acquisti), sono confermate per il 2026 le aliquote di detrazione del 50% in vigore nel 2025.
Nel 2026, pertanto, non ci sarà nessun taglio delle percentuali agevolative, come invece previsto dalla precedente Legge di bilancio. La riduzione slitta al 2027.
Iperammortamento
è stato, inoltre, reintrodotto l’iperammortamento per gli investimenti in nuovi beni strumentali, destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, in sostituzione dei crediti di imposta 4.0 e Transizione 5.0.
La maggiorazione è riconosciuta in relazione agli investimenti per beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, effettuati dal 1 gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Zes unica mezzogiorno
Vengono estesi il credito d’imposta ZES Unica Mezzogiorno (che comprende le regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e le zone assistite delle regioni Abruzzo, Umbria e Marche) e il credito di imposta ZLS agli investimenti realizzati dal 1 gennaio 2026 al 31 dicembre 2028.
La nuova Sabatini
Il rifinanziamento della Nuova Sabatini, con 200 milioni di euro per l’anno 2026 e 450 milioni di euro per l’anno 2027, assicura continuità a uno dei principali strumenti agevolativi nazionali, che si è rivelato efficace, anche in chiave anticongiunturale, per la crescita e il rilancio degli investimenti produttivi delle micro, piccole e medie imprese.
Le altre novità
- rifinanziamento dei contratti di sviluppo;
- incremento delle risorse per il credito di imposta 4.0.
- nuovo Conto Termico 3.0: è già attivo il portale GSE per la richiesta dei contributi per interventi di efficienza energetica e produzione di energia termica da fonti rinnovabili;
- fondo di garanzia per le PMI, le cui modalità di funzionamento in vigore nel 2025 sono prorogate per tutto il 2026.
I rischi del dumping contrattuale
I rischi del dumping contrattuale
Alle aziende che applicano “contratti pirata”, sanzioni per oltre 40mila euro annui
Da tempo si discute della crescita patologica del numero dei contratti collettivi in Italia. Anche il settore turistico è esposto a questo problema: sono oltre 70 i contratti collettivi per le imprese turistiche depositati nell’archivio nazionale istituito presso il CNEL.
Eppure, gran parte di questi, oltre a essere sottoscritti da organizzazioni scarsamente o per nulla rappresentative, non trova applicazione se non a un numero limitato di aziende e datori di lavoro. Si tratta di contratti che stabiliscono trattamenti retributivi e normativi peggiorativi per i lavoratori rispetto a quelli definiti dal CCNL leader del settore, sottoscritto da Federalberghi, Faita e dalle organizzazioni sindacali Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs, identificato dal codice ufficiale H052.
Il rapporto “Il dumping contrattuale nel settore turismo: quali rischi per le imprese?”, realizzato da Federalberghi in collaborazione con l’Ente bilaterale nazionale del settore turismo e con ADAPT, l’Associazione per gli studi sul diritto del lavoro fondata dal professor Marco Biagi, evidenzia concretamente i rischi economici e contabili a cui le imprese si espongono applicando la contrattazione pirata, attraverso una simulazione su oltre venti figure professionali del settore.
Secondo la ricerca, che si basa sui dati dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro del CNEL, sull’analisi approfondita della normativa vigente e della giurisprudenza, i rischi connessi all’utilizzo di contratti collettivi di lavoro stipulati da soggetti non rappresentativi sono quantificabili in diverse decine di migliaia di euro annui.
Infatti, il costo per un’impresa alberghiera di medie dimensioni (14 dipendenti) che si veda contestata l’applicazione di un “contratto pirata” può facilmente superare i 40mila euro annui, cui si aggiungono le ricadute in termini d’impossibilità di ricorrere agli istituti contrattuali (contratti a termine, apprendistato, flessibilità dell’orario di lavoro, ecc.), ai benefici contributivi e agli incentivi occupazionali che il legislatore riserva ai cosiddetti contratti leader, come il CCNL Turismo sottoscritto da Federalberghi, applicato da oltre l’80% delle imprese e dei dipendenti del settore.
Secondo Giuseppe Roscioli, vicepresidente vicario di Federalberghi e presidente della Commissione sindacale della stessa organizzazione: “Lo studio chiarisce una volta per tutte quali siano i rischi che le imprese corrono affidandosi a soggetti privi di ogni legittimazione e rappresentatività, esponendosi a ricadute economiche, normative e di immagine assai gravi. Oltre al maggior costo dovuto al recupero dei crediti retributivi e dei contributi non versati, si pensi al contenzioso e alla perdita di incentivi e benefici: uno scenario da incubo che giustifica la massima prudenza. Inoltre, la contrattazione pirata rappresenta un ostacolo allo sviluppo economico, poiché mina i presupposti della competitività del sistema sotto l’aspetto della capacità di attrarre, trattenere e remunerare risorse professionali in grado di sostenerne la crescita”. A.C.
Da giugno i corsi gratuiti, 60 posti, per management del turismo di Universitas Mercatorum e Federalberghi
Partiranno tra giugno e settembre 2026 i primi corsi di formazione per il management del turismo, dedicati ai profili più richiesti dal mercato ma che ancora non ci sono: sono “commis di cucina” e “revenue manager” nel marketing management.
Come riportato anche da Ansa, sono stati messi a punto da Universitas Mercatorum, ateneo digitale fondato dal sistema delle camere di commercio, in collaborazione con Federalberghi e Campus Principe di Napoli. Sono 60 i posti disponibili gratuiti e che sono finanziati con i fondi del ministero del Turismo.
I corsi sono rivolti a occupati e disoccupati su scala nazionale, diplomati o laureati, con attività di didattica a distanza e in presenza e residenza presso il campus stesso.
"Il progetto risponde in modo strutturato al crescente bisogno di figure professionali qualificate favorendo un allineamento tra offerta formativa, domanda di lavoro e vocazione dei territori", ha spiegato Giovanni Cannata, rettore di Universitas Mercatorum, alla conferenza di presentazione dei corsi di formazione svoltasi il 28 aprile a Roma.
"Con il progetto "formazione per il management nel turismo", Universitas Mercatorum riafferma la propria missione di ponte tra l'alta formazione e le reali esigenze del mercato del lavoro, - ha proseguito Cannata - Siamo l'unico progetto ammesso al finanziamento ministeriale e ciò testimonia la qualità della nostra offerta.
Attraverso il rilascio di crediti formativi, i cfu, e la collaborazione con Federalberghi, offriamo competenze d'avanguardia e una reale garanzia di occupabilità, contribuendo a innalzare la competitività del turismo italiano in un'ottica di sviluppo sostenibile".
“Il mercato del settore turistico alberghiero è cambiato profondamente e in Italia c'è carenza di molte figure professionali mentre la richiesta da parte del mercato è alta", ha spiegato il vice presidente di Federalberghi nazionale Giuseppe Roscioli.
"L'Italia fornisce anche all'estero alcune professionalità d'eccellenza, mi riferisco ad esempio ai direttori di alberghi o ai capitani di navi, dove abbiamo una grande tradizione, poi però ci sono delle figure emergenti e che saranno sempre più necessarie ma che non abbiamo e per le quali ancora non c'è un percorso professionale storico.
Mi riferisco al “revenue manager” alberghiero che include quelle figure che gestiscono la domanda di camere, massimizzandole e facendo da punto di congiunzione con le piattaforme online come booking, expedia, eccetera. Inoltre, mancano i “food and beverage manager”, che coordinano e gestiscono la qualità e i servizi della ristorazione.
Manca anche il personale di front desk e la manodopera non specializzata ma a contatto col pubblico. Mi riferisco alle cameriere ai piani e gli addetti alle pulizie delle camere, i facchini che accompagnano i clienti con le valigie. Si fa molta fatica a trovare personale qualificato, che oggi deve parlare almeno 2 o 3 lingue a tutti i livelli.
Gli italiani non ci sono, ci rivolgiamo così agli stranieri ma anche in questo caso non sempre sono figure professionali. Anche nelle figure tradizionali del campo turistico alberghiero non abbiamo l'eccellenza”, la conclusione di Roscioli.
Informazioni sul bando e domanda per partecipare su:
https://www.unimercatorum.it/progetto-formazione-per-il-management-nel-turismo
Crans-Montana, una lezione da ricordare
Crans-Montana: una lezione da ricordare
di Gioacchino Giomi
La tragedia di Crans-Montana, che ha causato la morte di 41 giovani e ha coinvolto circa 110 feriti, rappresenta un evento di eccezionale gravità che impone una riflessione seria e duratura sul tema della sicurezza nei luoghi aperti al pubblico, comprese le strutture ricettive.
Cominciamo col dire che non si è trattato di un evento imprevedibile. Un episodio analogo si era infatti già verificato, nel 2024 in un locale similare situato a Lens, ma l’assenza di conseguenze per le persone presenti aveva impedito che venissero tratti i dovuti insegnamenti.
Il drammatico incendio di Capodanno ha, quindi, riportato il tema all’attenzione generale, ma il rischio è che l’interesse si esaurisca rapidamente. L’attenzione mediatica verso grandi incidenti è generalmente intensa, ma di breve durata, soprattutto per chi non è coinvolto direttamente. L’esperienza indiretta tende a dissolversi velocemente e difficilmente si traduce in una consapevolezza stabile del rischio. Per questo è fondamentale che eventi di tale portata diventino occasione di crescita collettiva e di rafforzamento della cultura della prevenzione, coinvolgendo istituzioni, operatori economici, associazioni di categoria e cittadini. La sicurezza non è mai acquisita una volta per tutte: richiede attenzione continua, aggiornamento e responsabilità condivisa.
Nel settore dell’ospitalità, la sicurezza rappresenta un elemento essenziale della qualità del servizio. Le scelte dell’imprenditore – dalla progettazione degli spazi all’organizzazione della gestione, dalla manutenzione degli impianti alla formazione del personale – hanno un impatto diretto sulla tutela degli ospiti e dei lavoratori.
La protezione della vita e dell’incolumità delle persone deve essere considerata un valore prioritario, che precede e accompagna ogni valutazione economica. In questo senso, la sicurezza non è un costo, ma un investimento strutturale nella reputazione e nella sostenibilità dell’impresa.
Le associazioni di categoria svolgono un ruolo strategico nel promuovere una cultura della prevenzione che vada oltre il semplice rispetto formale delle norme. Informazione, formazione continua e diffusione delle buone pratiche sono strumenti fondamentali per supportare gli operatori del settore. Parallelamente, è importante che anche gli ospiti, in particolare i più giovani, siano informati sui comportamenti corretti da adottare in caso di emergenza, affinché la sicurezza diventi un obiettivo condiviso.
All’indomani dell’incendio di Crans-Montana si è diffusa l’idea che un evento simile non avrebbe potuto verificarsi nel nostro Paese, grazie a un quadro normativo avanzato e a controlli rigorosi. Pur riconoscendo l’elevato livello del sistema italiano di prevenzione incendi, questa convinzione rischia di essere fuorviante e potrebbe portare ad abbassare il livello di attenzione.
In questo contesto è da valutare positivamente l’intervento del Ministero dell’Interno, che ha richiamato gli organi di controllo – Prefetture, Questure e Comandi dei Vigili del Fuoco – a una rigorosa applicazione delle norme di sicurezza, non solo nei locali di pubblico spettacolo ma anche negli esercizi pubblici. Infatti, norme efficaci e controlli rigorosi funzionano solo se accompagnati da una reale cultura della sicurezza.
Nei giorni successivi alla tragedia, termini come flash-over, reazione al fuoco dei materiali, tossicità dei fumi di combustione, vie di esodo e addetti antincendio sono entrati, seppur temporaneamente, nel linguaggio comune.
Il rischio è che, con il passare del tempo, anche queste conoscenze tornino nell’oblio. È invece importante, quindi necessario, che l’attenzione generata da eventi drammatici come quest’ultimo venga trasformata in conoscenza stabile e in comportamenti concreti.
Le più recenti direttive del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco in materia di locali di pubblico spettacolo e di esercizi aperti al pubblico offrono indicazioni di grande interesse anche per le strutture turistico-alberghiere, pur essendo queste disciplinate da una normativa specifica.
Richiamare e valorizzare tali indicazioni significa rafforzare un approccio proattivo alla sicurezza, orientato al miglioramento continuo degli standard e alla piena tutela di ospiti e operatori.