Cybersecurity, priorità per le imprese italiane
Tra i principali investimenti attesi per il 2026, la sicurezza informatica è tra le priorità, insieme all’intelligenza artificiale
di Serena Fumagalli e Martina Mannino*
Pochi dati sono sufficienti a mostrare quanto la sicurezza informatica sia oggi una priorità strategica per il Paese. Infatti, secondo il Rapporto Clusit 2025, nel primo semestre 2025 non è aumentato solo il numero degli incidenti cyber, ma anche la loro gravità media, confermando una tendenza ormai strutturale.
Già nel 2024, il 77% degli incidenti registrati aveva un impatto “critico” o “alto”, in forte crescita rispetto al 50% del 2020.
Nei primi sei mesi del 2025 la situazione è ulteriormente peggiorata: a livello globale, l’82% degli attacchi ha avuto un impatto “grave” o “critico”.
Il processo di digitalizzazione che sta caratterizzando il sistema economico, con una crescente pervasività di soluzioni ICT applicate in molteplici settori, dall’energia ai trasporti, dalla manifattura ai servizi, rende i processi più efficienti, ma allo stesso tempo anche più esposti agli attacchi informatici. Le organizzazioni si dovranno sempre più attrezzare per gestire eventuali attacchi, attraverso l’adozione di strategie diverse, tra cui ad esempio la separazione delle reti informatiche, l’aggiornamento continuo di tutti i dispositivi e software utilizzati, così come quello di programmi e sistemi. Sarà inoltre sempre più necessario progettare sistemi già pensati per resistere agli attacchi (resilienza “by design”), integrando la sicurezza fin dall’inizio e non solo come intervento successivo, con un ruolo crescente dell’intelligenza artificiale (IA).
Le statistiche Istat consentono di fare ulteriore luce sul fenomeno, distinguendo anche per dimensione aziendale ed evidenziando così significative differenze tra grandi e piccole imprese.
Nel 2024, il 15,8% delle imprese con almeno 10 addetti (considerando il totale delle attività economiche) ha avuto incidenti di sicurezza ICT con riflessi negativi sull’operatività delle stesse, come ad esempio l’indisponibilità dei servizi ICT, distruzione o danneggiamento dei dati o divulgazione di quelli riservati. Si tratta di una percentuale significativa, che sale addirittura al 22,6% tra le imprese con 100-249 addetti e al 29,9% tra quelle con almeno 250 addetti.
L’incidenza del fenomeno è quindi maggiore tra le imprese più grandi, anche perché è tra queste che gli investimenti in tecnologia sono più rilevanti. In queste realtà è inoltre più rilevante il tema della valutazione del rischio ICT: oltre l’80% delle imprese indicano infatti che viene effettuata questa particolare attività, quasi il doppio rispetto al totale delle attività, che conferma come i soggetti più colpiti siano anche quelli più attenti alla valutazione dei rischi stessi.
La complessità dello scenario dei rischi informatici e la gravità delle conseguenze degli attacchi impongono una sempre maggiore sensibilizzazione sul tema anche all’interno delle imprese stesse.
Negli ultimi anni è aumentata la quota di aziende che rende i propri addetti consapevoli dei loro obblighi in materia di sicurezza ICT tramite formazione obbligatoria (dal 22 al 26% tra il 2022 e il 2024).Tra queste, è cresciuta la quota di imprese prevede tale formazione per contratto (dal 23,5% al 37,4%), rendendo la consapevolezza degli obblighi in materia di sicurezza informatica un dovere contrattuale specifico.
Le imprese stanno affrontando la sfida imposta dagli attacchi cyber con un mix articolato di strategie, che coinvolge sia le imprese più grandi, che stanno rafforzando ulteriormente i loro meccanismi di autenticazione e le loro politiche di contrasto a questi rischi, che quelle più piccole che stanno provando a colmare i ritardi che le caratterizzano.
Tra il 2022 e il 2024, la quota di imprese che utilizza una combinazione di almeno due meccanismi di autenticazione è passata dal 27,1% al 37,4%, con un aumento che ha riguardato sia le grandi aziende che le PMI. In particolare, per le imprese con più di 250 addetti si è passati dal 58% al 73,2%, mentre per le altre si è osservato in media un aumento di circa 12 punti percentuali, dal 32% al 44%. Anche la quota di imprese che utilizza almeno 7 misure di sicurezza ICT, quindi con un’attenzione importante al tema cybersecurity, ha mostrato un incremento, passando dal 28% al 32,2%. Le grandi imprese hanno raggiunto l’85%, ma sono soprattutto le imprese con 50-99 dipendenti a mostrare l’incremento più significativo, passando dal 47,5% al 57,1%. Anche le piccole comunque mostrano marginali progressi.
La consapevolezza dell’importanza di aumentare la sicurezza informatica emerge anche dai risultati dell’indagine che Intesa Sanpaolo ha realizzato tra novembre e dicembre 2025, coinvolgendo un campione di colleghi Gestori imprese, che restituisce il sentiment del sistema produttivo su molteplici tematiche. È infatti emerso come tra i principali investimenti attesi per il 2026 la cybersecurity sia tra le priorità, insieme all’intelligenza artificiale.
IA e cybersecurity sono tecnologie che sempre più risultano interconnesse e sinergiche. L’IA è ormai utilizzata sia in chiave offensiva sia difensiva. I cybercriminali la impiegano infatti per rendere più sofisticati phishing e malware e per automatizzare gli attacchi, mentre le imprese la sfruttano per migliorare il rilevamento delle minacce, velocizzare la risposta agli incidenti e ottimizzare le attività di sicurezza. L’IA si configura, quindi, come un potente acceleratore, capace di potenziare tanto le strategie di attacco quanto quelle di difesa.
Gli investimenti in tecnologia saranno fondamentali in tutti i settori dell’economia, anche in quello del turismo dove i processi sono sempre più digitalizzati. Non è un caso che, nell’ambito dell’ampia strategia complessiva a sostegno del settore, la banca ha rinnovato nell’estate del 2024 il proprio impegno per il turismo con 10 miliardi di euro di nuovo credito, che si sono andati ad aggiungere ai circa 9 miliardi di liquidità erogati al comparto nel triennio precedente. Un plafond volto a incentivare nuovi investimenti in competitività tecnologica, efficientamento energetico e sostenibilità lungo tre assi: digitalizzazione del modello di servizio, riqualificazione e aumento degli standard qualitativi delle strutture, sostenibilità ambientale dell’offerta.
*Intesa Sanpaolo Research Department
"Sebbene i dati evidenzino un calo degli annegamenti in piscina, ogni singola vita persa rimane una tragedia inaccettabile. E quando la vittima è un bambino, la tragedia è doppia.
L’unico obiettivo tollerabile per il futuro è raggiungere lo zero assoluto”.
Con queste parole Federalberghi commenta il rapporto realizzato dal Centro studi della federazione, che ha passato al setaccio le notizie riportate dagli organi di informazione nazionali e locali negli ultimi cinque anni.
“La corretta prevenzione nasce dalla sinergia tra una gestione rigorosa, la responsabilità degli ospiti e la vigilanza assoluta sui più piccoli".
In vista dell’apertura della stagione balneare, Federalberghi ha stilato un pacchetto di raccomandazioni, rivolto a turisti e operatori, per favorire la prevenzione degli incidenti e aiutare tutti a trascorre un’estate sicura e serena.
SINTESI DEL RAPPORTO
Il Centro studi di Federalberghi ha rilevato 63 annegamenti avvenuti nelle piscine italiane nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2022 e il 31 maggio 2026, con una media di circa 14 casi per anno.
Il dato è più che dimezzato rispetto alla media di 30 – 40 annegamenti per anno rilevata dall’Istituto Superiore di Sanità nel quinquennio precedente (2016 – 2021), ricorrendo a un’analoga metodologia.
L’indagine ha riguardato tutte le tipologie di piscine: quelle annesse alle abitazioni, gli impianti aperti al pubblico e le piscine riservate agli ospiti delle strutture ricettive.
Il 57% degli annegamenti (36) riguarda i bambini, con 17 casi tra i piccolissimi (sino a 4 anni di età) e 19 nella fascia tra 5 e 14 anni.
La principale causa di annegamento è il malore in acqua, con 28 casi su 63 (44,4%).
Seguono, con 23 casi (36,5%), gli episodi in cui un minore è sfuggito al controllo degli adulti.
Il 44,4% degli annegamenti (28) è avvenuto in piscine aperte al pubblico, quali i centri sportivi (12), i parchi acquatici (7), le piscine comunali (5), gli stabilimenti termali (2) e le piscine delle strutture ricettive aperte anche al pubblico esterno (2).
Il 28,6% dei casi (18) si è verificato in piscine annesse a private abitazioni (in proprietà o in affitto).
Un ulteriore 27% (17) è avvenuto in piscine riservate agli ospiti delle strutture ricettive, tra cui 9 in strutture extralberghiere (agriturismi, bed and breakfast, campeggi, etc.) e 8 in strutture alberghiere.
12 RACCOMANDAZIONI PER UN'ESTATE SICURA E SERENA
Una corretta prevenzione nasce dalla sinergia tra una gestione rigorosa, la responsabilità degli ospiti e la vigilanza assoluta sui più piccoli.
Per la direzione e lo staff
La prevenzione comincia da una gestione impeccabile e da un team preparato.
1. Conformità agli standard. Rispetta scrupolosamente le norme e le buone prassi in materia di sicurezza igienico-sanitaria e strutturale degli impianti natatori.
2. Controlli frequenti. Verifica costantemente l’efficienza di sistemi di sicurezza, impianti e attrezzature. Rivolgi particolare attenzione a sistemi di filtraggio, griglie e bocchettoni di aspirazione.
3. Formazione del team. Addestra i collaboratori sulle procedure di prevenzione del rischio di annegamento, primo soccorso e gestione delle emergenze.
4. Segnaletica chiara. Predisponi cartelli multilingue ben visibili che indichino gli orari di apertura, i livelli di profondità dell'acqua, il regolamento della vasca (es. divieto di tuffi e di apnea) e la presenza o meno degli assistenti ai bagnanti.
Per gli ospiti
Il divertimento è tale solo se vissuto con consapevolezza e responsabilità.
5. Rispetto delle regole. Utilizza la piscina esclusivamente durante gli orari di apertura consentiti. Attieniti diligentemente alle indicazioni della segnaletica e alle istruzioni del personale di vigilanza.
6. Autotutela. Se non sai nuotare, resta dove tocchi il fondo con i piedi. Prima di entrare in acqua, indossa ausili al galleggiamento (braccioli, salvagente, etc.).
7. Valutazione del proprio stato di salute. Non entrare in acqua se sei affaticato, infreddolito o sotto l'effetto di alcol/farmaci. Evita gli sbalzi termici improvvisi, specialmente dopo i pasti, dopo una lunga esposizione al sole o in presenza di cardiopatie. Fai una doccia prima di entrare in acqua per acclimatare gradualmente il corpo.
8. Pronti all'emergenza. All’arrivo in piscina, individua la posizione dei dispositivi di salvataggio e dei punti di chiamata. In caso di necessità, allerta immediatamente i bagnini o lo staff.
Per la tutela dei minori
I bambini non percepiscono il pericolo: la nostra attenzione deve essere assoluta.
9. Educazione all'acqua. Ricorda che insegnare ai bambini a nuotare fin da piccoli è la prima forma di prevenzione.
10. Sorveglianza attiva. Vigila sui minori costantemente, anche quando non sono in acqua. Evita distrazioni prolungate come smartphone, letture o conversazioni.
11. Contatto visivo costante. Mantieni sempre gli occhi sui bambini. Ricorda che è possibile annegare anche in poche decine di centimetri d’acqua e che chi si trova in difficoltà spesso non riesce a gridare per chiedere aiuto.
12. A portata di mano. Entra in acqua con i più piccoli e con chi non sa nuotare, rimanendo abbastanza vicino da poterli afferrare in caso di necessità. Non delegare mai la vigilanza su un bambino a un altro bambino.
Si parte il 20 giugno con Giovanni Allevi.
L’edizione 2026 di CapriStars, il progetto, alla terza edizione, che si propone di valorizzare personalità che rappresentano l’eccellenza italiana attraverso il loro contributo nel campo artistico, culturale e umano, sarà dedicata ai temi di rinascita e inclusione, con l’obiettivo “di affiancare al momento culturale una serie di iniziative concrete a favore del territorio e della qualità dell’accoglienza sull’isola”.
Tra le novità più significative, quest’anno ci sarà il lancio di Capri – l’isola che non isola, un progetto sviluppato insieme a Link@ut, realtà specializzata in percorsi formativi dedicati all’inclusione delle persone neurodivergenti.
L’iniziativa punta a coinvolgere strutture ricettive, operatori turistici e attività commerciali in un percorso di sensibilizzazione e formazione volto a promuovere modelli di accoglienza sempre più consapevoli e inclusivi. L’obiettivo è trasformare Capri in un esempio virtuoso di ospitalità accessibile, capace di rispondere alle esigenze di tutte le persone e di valorizzare la diversità come elemento di crescita per la comunità.
“L’evento porterà a Capri uno degli artisti più iconici del panorama pianistico mondiale, capace di donare non soltanto arte sublime, ma anche una straordinaria umanità. Questo appuntamento si inserisce nel programma degli eventi estivi con l’obiettivo di proporre una Capri sempre più legata all’arte, alla cultura e alle emozioni autentiche”, ha dichiarato il sindaco Paolo Falco.
“Nell’ampio programma di eventi culturali e turistici di quest’anno non poteva mancare la presenza di un grande maestro della musica, apprezzato da tutti per la sua bravura, il suo modo innovativo di interpretare la musica e, soprattutto, per la resilienza che continua a trasmettere al suo pubblico. Nella terza edizione di CapriStars ci sarà Giovanni Allevi, che saprà regalare forti emozioni attraverso le sue melodie di classica contemporanea, come lui stesso ama definirla, creando un’atmosfera magica nella splendida cornice della Certosa di San Giacomo. Anche quest’anno, come nella precedente edizione, l’organizzazione dell’evento si concentrerà su un importante messaggio sociale, attraverso un progetto dedicato alle persone neurodivergenti”, ha dichiarato l’assessore ai Grandi Eventi Salvatore Ciuccio.
“Come Federalberghi Isola di Capri desideriamo esprimere il nostro più sentito ringraziamento all’organizzazione di CapriStars e, in particolare, a Massimo Turturro, che da anni contribuisce in modo straordinario a valorizzare la nostra isola come meta di
assoluto spessore internazionale, sapendo coniugare intrattenimento di alto livello e profonde tematiche sociali e di accessibilità.
Siamo profondamente orgogliosi di poter ospitare un maestro d’arte, e forse ancor più di vita, come Giovanni Allevi. Al tempo stesso, la possibilità di formare i nostri collaboratori all’assistenza delle persone neurodivergenti rappresenta una preziosa opportunità di crescita, che si tradurrà in un reale valore aggiunto per tutta la nostra comunità ospitante”, il commento del presidente di Federalberghi Capri Lorenzo Coppola.
E per Massimo Turturro, Ceo di 7Events, “CapriStars vuole essere molto più di un evento culturale. Sono profondamente grato a Capri, che dal 2007 mi accoglie con emozione e mi spinge ogni anno a lavorare con entusiasmo. Desidero fortemente che ogni edizione lasci un segno concreto, creando valore per il territorio, per la comunità e per le persone”.
HeyLight porta nel turismo la flessibilità che i clienti richiedono
Le vacanze a rate sono sempre di più una tendenza: prenotazioni più facili e incassi senza problemi
Nel turismo, sempre più digitale, cresce la richiesta di soluzioni che rendano la spesa più sostenibile. Con i costi in aumento, molti viaggiatori cercano modalità di pagamento più leggere: il 26% degli italiani vorrebbe pagare il viaggio a rate e il 60% sceglierebbe servizi superiori grazie alla dilazione (Osservatorio Travel Innovation - Politecnico di Milano - gennaio 2026).
Nel 2025 il comparto dell’ospitalità ha raggiunto 38,7 miliardi di euro e l’e-commerce rappresenta il 57% delle transazioni (HeyLight focus on Travel - ottobre 2025).
La destagionalizzazione sostiene la domanda: nel terzo trimestre 2025 le presenze sono salite del 2,5% e la saturazione online a dicembre ha raggiunto il 45,1%, +6,8% sul 2024 (Ministero del Turismo - Come va il turismo in Italia - dicembre 2025).
Una vacanza di pochi giorni supera i 1.233 euro a persona e un italiano su quattro preferisce dilazionare la spesa.
HeyLight, la soluzione Buy Now Pay Later di Compass, consente di suddividere importi fino a 5mila euro in 12 rate, con esito nella stessa sessione e prima rata dopo 30 giorni. Gli operatori incassano in 48 ore e migliorano conversioni e marginalità. Il servizio è multicanale: in agenzia, tramite SmartPOS o PC, online e con integrazione nel booking engine o a distanza tramite link inviato via e-mail o SMS.
La soluzione dedicata all’accomodation dà la possibilità al cliente di prenotare subito e pagare gradualmente fino al check-in. Riduce così la necessità di sconti da parte degli operatori e incentiva le prenotazioni anticipate, attirando anche clienti internazionali attenti al budget.
I risultati lo confermano: chi usa la rateizzazione spende fino al 40% in più e genera incrementi di fatturato tra il 10% e il 30%. Il 38% prenoterebbe solo grazie alla dilazione e il 94% è pronto a riutilizzare il servizio (Osservatorio Compass Buy Now Pay Later - aprile 2025).
Il 10, 11 e 12 aprile a Isnello, nel Parco delle Madonie, si è svolta la XIX edizione della Festa delle Verdure Tradizionali ed Antiche delle Madonie, accompagnata dalla conferenza “Le Verdure Spontanee delle Madonie”.
Si tratta di un appuntamento ormai consolidato che, anno dopo anno, rinnova il dialogo tra sapere scientifico, tradizione e sviluppo territoriale.
Ad aprire i lavori il sindaco di Isnello, Marcello Catanzaro, che ha sottolineato il valore identitario di una manifestazione capace di coniugare memoria e prospettiva.
I relatori sono state personalità del mondo accademico, sanitario e imprenditoriale: Rosario Schicchi, direttore dell’Orto Botanico dell’Università di Palermo; Francesca Cerami, presidente Idimed; Daniela Sclafani, imprenditrice e presidente della società cooperativa Florida; Rosa Di Stefano, presidente di Federalberghi Palermo; Andrea Arini, gastroenterologo; Piergiorgio Lo Verde, dietista ed il presidente dell’Ente Parco delle Madonie, Giuseppe Ferrarello, che ha posto al centro dell’attenzione il ruolo strategico delle verdure spontanee come espressione viva della biodiversità del territorio madonita.
"Queste non rappresentano soltanto un patrimonio botanico di straordinaria ricchezza, ma anche un elemento fondamentale nella relazione tra uomo e ambiente, capace di generare nuove forme di consapevolezza, aggregazione e valorizzazione territoriale - ha detto Ferrarello -
ll recupero e la valorizzazione delle verdure spontanee non è soltanto un atto di tutela ambientale, ma un investimento culturale e sociale, capace di rafforzare il senso di appartenenza e di promuovere un modello di sviluppo sostenibile fondato sulla conoscenza e sul rispetto della natura. L’iniziativa ha evidenziato, ancora una volta, come il patrimonio vegetale spontaneo delle Madonie possa diventare volano di turismo esperienziale, di educazione alimentare e di ricerca scientifica, contribuendo a delineare un modello virtuoso di integrazione tra tutela ambientale e sviluppo economico”.
Federalberghi, esprime “apprezzamento per il comunicato stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze che preannuncia il differimento, al 1° maggio, dell’entrata in vigore della nuova ritenuta sulle commissioni che gli alberghi pagano agli intermediari (portali di prenotazione, tour operator e agenzie di viaggio, etc.)”.
“Confidiamo che i due mesi che ci separano dalla nuova scadenza siano utili al fine di fare chiarezza sulle modalità applicative e sull’individuazione dei destinatari, in specie con riferimento agli intermediari stranieri”.
“Auspichiamo inoltre che si possa svolgere una riflessione sulla possibilità di riconsiderare l’applicazione dell’istituto nel settore turismo, che comporterà notevoli oneri amministrativi e gestionali per le imprese, a fronte dei quali le casse dello Stato trarranno modesti benefici”.
Secondo lo studio “Travel Trends 2026 - Italy Inbound”, il 51% dei viaggiatori provenienti da UK, USA, Cina ed Emirati Arabi sono turisti che ritornano nel nostro Paese.
La ricerca è stata commissionata da Visa e realizzata da Payment Innovation Hub su un campione di 1.962 adulti (18-65 anni) in USA, UK, Cina ed Emirati Arabi Uniti tra febbraio e marzo 2026.
Lo studio ha evidenziato come il Lazio sia la regione più visitata dai viaggiatori statunitensi, mentre la Lombardia è la preferita dai turisti cinesi. La Toscana è invece la prima scelta per i visitatori britannici.
Secondo l’indagine, i visitatori dall’estero si affidano ai pagamenti digitali per alloggio, trasporti e shopping, indicando sicurezza, praticità e ampia accettazione come fattori determinanti.
Quasi la metà dei viaggiatori intervistati (47%) utilizza già l’intelligenza artificiale per pianificare e organizzare il proprio viaggio e oltre un terzo è disponibile, in futuro, a pagare tramite AI.
Tra i dati che emergono dallo studio Travel Trends 2026, l’Italia continua ad attrarre visitatori internazionali grazie al suo ricco patrimonio culturale e alle città iconiche, che rimangono le principali motivazioni di viaggio per oltre la metà dei visitatori intervistati (62% e 55%). Inoltre, più di un turista su due afferma di aver già visitato il Paese in passato.
Anche le abitudini di soggiorno stanno cambiando, con vacanze più brevi che diventano sempre più comuni: i viaggi compresi tra i 4 e i 7 giorni rappresentano il 48% delle visite tra gli intervistati, mentre quelli di oltre una settimana si attestano al 39%.
Parte di questo cambio è dovuto al nuovo ruolo dell’Italia, vista non più come meta finale, ma come località inserita all’interno di itinerari più ampi in Europa. In tal senso, la Francia si afferma come la destinazione più abbinata (45%), seguita da Regno Unito e Germania (31%), Spagna (24%) e Turchia (22%).
Fra le regioni preferite da statunitensi ed emiratini, il Lazio domina la classifica, in linea con i dati dell’anno scorso. Lo studio dimostra inoltre che i turisti cinesi privilegiano la Lombardia mentre i viaggiatori britannici preferiscono la Toscana.
Spesa stabile con in testa gli USA e crescente domanda di esperienze di lusso personalizzate
Lo studio mostra che il budget destinato ai viaggi rimane complessivamente stabile. Il 63% dei viaggiatori intervistati dichiara di voler mantenere la propria disponibilità in linea con i livelli dell’anno precedente, mentre il 29% intende aumentarla. La spesa media varia tra i 1.680 (UK) e i 2.905 euro (USA) a persona, rappresentando, secondo l’indagine Visa, rispettivamente il 10% e il 14% del reddito annuale.
Nel segmento dei servizi premium, permane l’interesse per esperienze esclusive e personalizzate. Tra queste rientrano accesso privato a siti e musei (51%), ristorazione stellata (47%), attività di personal shopping (40%) e biglietti VIP per eventi sportivi (30%). I turisti alto spendenti si concentrano principalmente su soggiorni in hotel a 5 stelle (21%), tour privati ed esperienze su misura (10%), servizi di personal shopping (10%) e proposte legate al benessere, come spa e trattamenti luxury (9%).
Pagamenti: si consolida il digitale
Il 44% dei turisti intervistati prevede di utilizzare le stesse modalità di pagamento del proprio Paese d’origine. In generale, le carte di credito o debito e i mobile payment rappresentano l’opzione preferita per coprire le spese più rilevanti, quali i costi dell’alloggio (81%), i trasporti a lunga distanza (78%) e gli acquisti nei grandi negozi (78%).
Inoltre, il 22% prevede di estendere l’uso dei pagamenti digitali durante il viaggio, spinto da ragioni di sicurezza (57%), comodità d’uso (55%) e ampia accettazione (48%). In espansione anche il ricorso a carte di viaggio dedicate, adottate dal 58% dei turisti (in crescita rispetto al 53% del 2025). Fra i turisti che prevedono di ridurre l’uso del contante, i viaggiatori cinesi sono i più propensi a ricorrere a metodi di pagamento alternativi, con un punteggio medio record di 8,0 (il 70% di loro ha registrato un punteggio compreso tra 8 e 10).
“I pagamenti digitali continuano a essere un elemento abilitante dell’esperienza turistica: non solo semplificano le transazioni lungo tutto il viaggio, ma permettono anche maggiore sicurezza, controllo della spesa e integrazione con strumenti avanzati come l’AI. Questa evoluzione riflette una trasformazione più ampia, in cui il pagamento non è più solo un momento transazionale, ma parte di un iter sempre più fluido, immediato e senza attriti”, ha dichiarato Stefano M. Stoppani, Country Manager di Visa Italia.
L’AI aiuta nell’organizzazione del viaggio
Non più solo una fonte di ispirazione: nel 2026, l’intelligenza artificiale accompagna i turisti lungo tutto il percorso di viaggio. Quasi la metà degli intervistati (47%) la usa o la userebbe per organizzare il proprio soggiorno, mentre l’82% la considera uno strumento affidabile. Il vero salto è a livello operativo: le persone la scelgono soprattutto per ottimizzare il tempo (57%), scovare mete poco conosciute (47%), ricevere suggerimenti per destinazioni non considerate (46%) e trovare offerte economicamente vantaggiose (43%).
Oltre un terzo degli intervistati (36%), inoltre, si dice disponibile a effettuare in futuro pagamenti tramite AI. L’adozione è particolarmente elevata tra i turisti provenienti dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Cina (49%), mentre la fiducia nei confronti di questa tecnologia gode di un consenso ancora più ampio, con i viaggiatori di Emirati Arabi Uniti (fino al 61%) e dagli Stati Uniti (50%) in testa.
“In alcune delle destinazioni più visitate d’Europa, come l’Italia, la Spagna e la Grecia, stiamo assistendo all’arrivo di viaggiatori con aspettative ben precise: le esperienze vengono al primo posto e i pagamenti devono funzionare senza intoppi. I pagamenti digitali sono diventati una parte invisibile ma essenziale del modo in cui le persone viaggiano e compiono acquisti. Mettendo in contatto i visitatori con milioni di esercizi commerciali attraverso pagamenti digitali sicuri, Visa aiuta le destinazioni europee a trasformare tali aspettative in un’esperienza sul posto affidabile e più fluida”, il commento di Bea Larregle, SVP and Group Country Manager Southern Europe di Visa.
Il 25 maggio 2026 si è riunita l’Assemblea dei soci di Federalberghi Rieti, che ha rinnovato all’unanimità la fiducia al Presidente Michele Casadei, confermandolo alla guida dell’Associazione per il prossimo mandato.
“Entusiasmo e flessibilità”
Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio, ci racconta come si svolge il suo lavoro e le qualità che servono per farlo al meglio
di Angelo Candido
Se, come si racconta, l’opinione che ci facciamo sulle cose avviene nei primi sette secondi, allora possiamo dire che il ricevimento, appena entriamo in un albergo, ci dà l’immagine che poi conserveremo più a lungo di quella stessa struttura. Quindi, il ricevimento è particolarmente importante in una struttura ricettiva, perché è come se fosse il suo biglietto da visita.
Ne parliamo con Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio.
Fabio, qual è stato il tuo percorso all’interno del mondo turistico-ricettivo-alberghiero?
Una volta finita la scuola ho lavorato in più attività turistiche, non subito in albergo. Poi, dopo essere stato impegnato all’ufficio turistico di Madonna di Campiglio e Vinzolo, ho inviato il curriculum all’Hotel Bertelli. A essere sinceri, era un lavoro che non avevo mai fatto, ma mi era stato detto che cercavano del personale da uno dei capi dell’azienda del turismo di allora e ho provato. Era aprile 2018, ormai sono sei anni. Sono partito come normale impiegato alla ricezione e poi pian piano, nel tempo, sono diventato capo ricevimento.
Qual è la cosa che ti appassiona di più del tuo lavoro?
Sicuramente il fatto che si è a contatto con la gente, ogni giorno e con persone diverse. È anche bello conoscere tante culture: anche se solo per pochi giorni, mi piace avere un confronto con diversi tipi di turisti che arrivano da varie parti del mondo. Ed è bello perché ci sono momenti più formali e altri dove si scambia qualche parola, fino a diventare quasi “amici” degli ospiti. E questa è indubbiamente la cosa che mi piace di più.
Per questo contatto giornaliero con persone anche lontane dalla nostra quotidianità, a tuo avviso quali competenze particolari bisogna avere? E su cosa bisogna puntare nella propria formazione?
Penso che bisogna essere anche un po’ portati caratterialmente per stare in mezzo alla gente, non tutti riescono a essere aperti. Bisogna essere il più possibile flessibili perché poi, logicamente, gli ospiti hanno tante richieste e magari alcune non rientrano nelle competenze di quello che è prettamente l’ambito lavorativo e, quindi, bisogna essere capaci di accontentare un po’ tutti. Di conseguenza, a volte è necessario avere anche tanta pazienza e cercare di far andare le cose nella migliore maniera possibile, sempre pensando alla soddisfazione del cliente.
Pazienza e capacità di essere flessibili, cioè problem solving. Hai qualche aneddoto da raccontare, qualcosa di particolare o significativo che ti è capitato in questi anni?
Non è proprio un racconto in sé, ma un insieme di piccoli aneddoti, nel senso che, con la moltitudine di persone che si conoscono bisogna essere, a mio avviso, anche capaci di captare un po’ le opportunità, magari conoscendo gente che lavora pure in diversi ambiti, con diverse passioni. Ma la capacità di crearsi contatti è una cosa secondo me molto interessante. Mi è successo di avere contatti anche al di fuori del lavoro, avere stretto delle amicizie oppure aver avuto delle opportunità lavorative anche in altri ambiti. Può piacere o meno, ma questo lavoro porta anche queste possibilità.
Questa intervista è diretta principalmente a un pubblico di ragazzi che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro, che vogliono capire bene di cosa si tratti. Dalla tua esperienza – nonostante la giovane età sei un capo ricevimento – che consiglio daresti a un coetaneo per seguire la tua strada?
Mi baso su quello che dicevo prima. Sicuramente, essere flessibile perché il mio non è un lavoro schematico, c’è sempre qualcosa di inaspettato. Ed essere capace di gestire soprattutto i tempi perché, anche se i due reparti possono essere separati, ci si occupa sia di front office che di back office e bisogna essere capaci di controllare le tempistiche perché poi, comunque, si sa che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Ed essere entusiasta e curioso e, se capita di doversi fermare al lavoro oltre il proprio orario, va fatto perché è importante. Ricapitolando: flessibilità, sorriso ed empatia sia tra colleghi sia con la clientela, per sé stessi e per la riuscita del lavoro, che è far stare bene l’ospite.
Quindi, disponibilità. Se tu dovessi descrivere il tuo percorso, dagli inizi a oggi, come definiresti il tuo ruolo di capo ricevimento, molto importante nelle aziende alberghiere?
La prima fase è sicuramente l’apprendimento: io ho cercato di imparare il più possibile da colleghi con molta più esperienza. E poi, molto semplicemente, come negli altri lavori, darsi da fare cercando di metterci passione. Come dicevo prima, è un lavoro per cui secondo me bisogna essere portati, non tutti riescono a stare in mezzo alla gente. E io anche con passione ed entusiasmo sono arrivato ad avere questo ruolo.
Oggi ci sono nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, i software che vi aiutano a fare quello che prima erano mansioni svolte personalmente con il cartaceo e che ora necessitano di conoscenze informatiche. Pensi che il tuo lavoro, nell’era sempre più digitale, possa cambiare? E come?
Parlando anche con il mio capo, che mi spiegava come si è evoluto il lavoro anche negli anni Novanta e decisamente dal Duemila in poi, c’è stato un bel cambiamento, a cominciare dall’invio dei preventivi rispetto a una volta, quando si faceva tutto al telefono. Ma anche il planning era tutto cartaceo. Lui mi ha sempre detto che, senza dubbio, è cambiato molto il modo di lavorare, però si creano nuovi compiti. Oggi, ad esempio, non c’è più bisogno di mandare le schedine manualmente alla questura però, comunque, ci sono altre mansioni che richiedono questi nuovi strumenti. E una figura come la nostra sarà sempre importante, perché il contatto umano, secondo me, è una di quelle cose che all’ospite resta più impresso una volta tornato a casa. Quelle quattro parole al check-in o in un momento della vacanza sono più incisive di quanto, magari, sia “tecnologico” l’albergo. Quindi, sicuramente e specialmente in località turistiche, una figura umana alla reception credo che rimarrà un punto fondamentale.
Seconda Chance
È il nome dell’associazione che ha costruito un ponte tra le carceri e le aziende, con cui viene data ai detenuti l’opportunità di ricominciare, entrando nel mondo del lavoro
di Barbara Bonura
Giornalista televisiva de La7, attiva nel mondo del terzo settore, Flavia Filippi si è fatta regista di un’iniziativa che, dall’inizio a oggi, sta dando straordinari risultati. In questa intervista ci racconta la nascita della sua “Seconda Chance”: dall’interno delle carceri, l’entusiasmo e il desiderio di integrare nel mondo del lavoro detenuti modello.
Che cosa è Seconda Chance, com’è nata e su quali obiettivi è orientata?
Io parto dalla mia professione di giornalista al Tg de La7. Cinque anni fa ho creato Seconda Chance e per lungo tempo sono andata avanti da sola. Nel 2022 ho poi fondato l’Associazione Seconda Chance, iscritta al RUNTS, ovvero il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. In sostanza, rappresentiamo un ponte tra le carceri italiane e le aziende. Dopo aver lavorato in solitaria, finalmente oggi sono riuscita a costituire un gruppo che opera nei vari territori, tra Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, fino all’Emilia-Romagna, la Toscana e il Lazio, con una certa concentrazione a Roma. Nel Sud, purtroppo, la situazione è più critica: è difficile trovare dei collaboratori. L’obiettivo è creare una squadra di soggetti semiprofessionisti, che si dedichino intensamente all’attività dell’Associazione.
Che cosa fanno sui territori i vari collaboratori coinvolti in Seconda Chance?
Siamo una trentina di persone che, come dei globe-trotter, girano tra bar, ristoranti, alberghi, circoli sportivi, palestre, autofficine, parrucchieri, fabbriche, paninerie e quant’altro per far conoscere il nostro progetto. Un progetto sociale che mira a portare le aziende nelle carceri per valutare personale detenuto, tenendo anche conto del fatto che si può usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla Legge Smuraglia. In questo “scouting”, noi proponiamo anche la valutazione di ex detenuti o persone in detenzione domiciliare che molto spesso non hanno la possibilità di mantenere la propria famiglia. è personale selezionato dalla direzione del carcere e non da noi. Si tratta di individui meritevoli, che alle spalle non hanno nè sanzioni né richiami disciplinari. Gli imprenditori possono accedere al carcere con noi senza alcun impegno. Se poi si trova il profilo giusto, si può offrire un contratto di 4 mesi o 6 mesi, anche part-time, ovviamente previo periodo di prova. Va però ricordato che, una volta che l’imprenditore fa la sua offerta, trascorrerà diverso tempo prima che il magistrato di sorveglianza autorizzi il detenuto a uscire per poter lavorare.
In questa vostra attività avete dei partner che vi supportano?
Sì, abbiamo dei partner che vanno dal piccolo bar sotto casa ad Autogrill, Autostrade, Gruppo Cremonini, McDonald’s, Acqua Vera, Acqua San Pellegrino. Abbiamo anche il supporto del Vaticano, dell’Istituto Superiore di Sanità, Primark e dei negozi per animali Arcaplanet. Proprio di recente ci siamo accostati a Federalberghi.
Come è nato questo contatto con la Federazione?
Grazie al vicepresidente di Federalberghi Giuseppe Roscioli, il quale ha scelto di fare l’esperienza di venire presso il carcere con noi, richiedendo un colloquio per individuare una figura professionale necessaria alla sua azienda. Prima ancora, anche Massimo Bettoja aveva fatto lo stesso percorso, riuscendo poi a integrare nella sua struttura un profilo selezionato al nostro interno che attualmente sta svolgendo al meglio il suo lavoro. Va detto che abbiamo esempi virtuosi. Ad esempio, uno dei nostri ragazzi, finita la pena, si è iscritto a Economia Aziendale ed è poi stato assunto a tempo indeterminato, con tanto di premio da parte dell’imprenditore che lo aveva scelto.
Più recentemente, abbiamo partecipato alla riunione dei direttori e dei segretari delle organizzazioni aderenti a Federalberghi, insieme ai quali confidiamo di fare un bel percorso, anche e soprattutto sotto il profilo della formazione. è stato già messo a terra con l’Ente Bilaterale del Turismo del Lazio il progetto di un corso per camerieri nel carcere di Civitavecchia. Inoltre, la proposta che è stata fatta al Provveditore alle carceri di Lazio, Abruzzo e Molise è quella di impostare altri corsi di formazione nelle carceri di Velletri e Frosinone, entrambi territori con una grande vocazione turistica. L’obiettivo per noi è quello di valorizzare il capitale umano delle persone che stanno facendo il loro percorso nelle carceri. Qui si trovano individui di grande capacità, che sognano soltanto di avere una possibilità, appunto, una seconda chance, per dimostrare ciò che sanno fare.
Secondo lei può nascere qualche difficoltà per gli imprenditori che iniziano un rapporto di lavoro con una persona che proviene dal carcere?
Dopo la procedura che prevede il colloquio all’interno delle strutture penitenziarie, una volta che il detenuto arriva a ricoprire la mansione per la quale è stato scelto, è ovvio che ci sarà una fase di “atterraggio”, per così dire. Ci sono imprenditori che s’irrigidiscono, magari pentendosi della decisione presa; c’è chi invece considera un valore aggiunto l’ingresso di un detenuto all’interno del proprio team di lavoro, considerandolo come tutti gli altri e chiedendo al gruppo di mostrare massima accoglienza al nuovo collega.
Qual è il bilancio che si potrebbe delineare oggi per Seconda Chance?
Direi buono. Abbiamo posto in essere protocolli importanti, con Fipe Confcommercio, Ance e i costruttori edili di buona parte del Lazio, con la Biennale di Venezia, oltre che, naturalmente, con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Indubbiamente la cucina, la ristorazione e il mondo dell’ospitalità rappresentano il bacino più ampio e diretto per la valorizzazione di queste persone, così vogliose di migliorare e, soprattutto, di lavorare.
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