Ciak, si viaggia
Cinema e serie TV sempre più motore del turismo italiano. Intesa Sanpaolo, attraverso un desk specialistico Media & Cultura, è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009
Sempre più spesso il turismo nasce davanti a uno schermo. Sempre più spesso si parte per visitare il luogo in cui è stata girata una scena iconica di un film o di una serie TV che ci è rimasta impressa negli occhi e nel cuore. È il fenomeno, in costante crescita, del cineturismo.
L’Italia, con i suoi paesaggi, i borghi e le città d’arte, rappresenta da sempre un set di grande impatto. Negli ultimi anni, però, il rapporto tra industria audiovisiva e turismo si è rafforzato ulteriormente, generando importanti ricadute economiche e contribuendo alla valorizzazione anche di territori dal grande pregio ma magari meno frequentati.
Ne sanno qualcosa la Val di Noto di Montalbano e l’Umbria di don Matteo, che probabilmente – fatto salvo il grande cinema che ha portato l’Italia nel mondo – sono stati i pionieri del fenomeno a livello televisivo.
Le immagini di Firenze, Siena e della Val d’Orcia compaiono da decenni in produzioni cinematografiche internazionali. Film come Il paziente inglese, Sotto il sole della Toscana e numerose altre produzioni hanno consolidato nell’immaginario collettivo l’idea di una regione sinonimo di bellezza, arte e lifestyle. Sempre in Sicilia, oltre al fenomeno Montalbano, uno degli esempi più significativi è il successo internazionale della serie televisiva The white lotus, che ha acceso i riflettori su Taormina e sulla costa ionica, attirando visitatori desiderosi di vivere le atmosfere viste sullo schermo.
Matera ha consolidato la propria notorietà internazionale grazie a pellicole come The passion of the Christ di Mel Gibson e No time to die della saga di James Bond. Le immagini dei Sassi e delle strade scavate nella roccia hanno raggiunto centinaia di milioni di persone, contribuendo ad aumentare l’attrattività della città e dell’intera Basilicata.
Il fenomeno riguarda tutto lo Stivale. In Piemonte le colline delle Langhe hanno ottenuto una visibilità straordinaria grazie a film e fiction ambientati tra vigneti e castelli. In Trentino-Alto Adige e nelle Dolomiti, numerose produzioni televisive hanno contribuito a promuovere un turismo legato alla natura e agli sport all’aria aperta. La fiction Un passo dal cielo ha fatto conoscere a un vasto pubblico alcune delle aree più suggestive delle montagne italiane.
Le serie TV rappresentano oggi uno strumento promozionale forse ancora più potente rispetto al cinema tradizionale. Grazie alle piattaforme di streaming, una produzione può raggiungere contemporaneamente milioni di spettatori in decine di Paesi. La durata su più puntate permette inoltre di costruire un legame emotivo profondo con i luoghi raccontati.
I numeri confermano che il cineturismo non è una nicchia, ma una componente strutturale del settore Turismo. Secondo una ricerca presentata all’ultima Borsa Internazionale del Turismo da JFC Tourism & Management, nel nostro Paese il turismo legato a film e serie TV genera circa 600 milioni di euro l’anno, con oltre 1,3 milioni di pernottamenti direttamente collegati alle produzioni audiovisive e circa 11 milioni di visite giornaliere nei luoghi resi celebri dallo schermo. L’impatto economico non si limita ai visitatori. Le produzioni cinematografiche e televisive generano infatti un indotto immediato per alberghi, ristoranti, servizi logistici, trasporti e maestranze locali.
“Il cinema rappresenta un potente catalizzatore economico per numerosi settori produttivi – spiega Anna Roscio, responsabile Sales & Marketing Imprese Intesa Sanpaolo – ed è unico nel raccontare l’Italia per immagini, contribuendo a costruire la percezione del Paese nel mondo, della nostra offerta culturale, turistica e industriale e ad attrarre visitatori e operatori con ricadute sui territori e sulle economie locali. Facendo leva sui modelli operativi sinergici del nostro Gruppo, stiamo posizionandoci come banca di riferimento per il settore e sviluppiamo collaborazioni con primarie case di produzione sia autonomamente che in pool con altri intermediari. Attraverso il nostro desk specialistico, Media e Cultura, sosteniamo sia le produzioni italiane sia quelle straniere che vogliono girare film in Italia, con benefici sull’indotto per il nostro territorio in termini occupazionali, di promozione dell’Italia e del Made in Italy e di crescita del settore audiovisivo”.
Intesa Sanpaolo, attraverso la Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, ha infatti attivato un desk specialistico Media & Cultura, ed è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009.
La banca ha sostenuto finanziariamente la produzione di oltre 750 opere tra film e serie tv nazionali e internazionali, 220 tra spot pubblicitari, factual e format tv. Il primo gruppo bancario italiano rappresenta insomma, a oggi, un interlocutore fondamentale per gli operatori del settore e intende favorire il consolidamento di una forte industria audiovisiva italiana, accompagnando il comparto verso lo sviluppo internazionale, comunicando e valorizzando progetti in ambito cinematografico e supportando la crescita economica delle filiere dirette e indirette connesse all’intero settore audiovisivo.
Attraverso consolidate relazioni con primari operatori internazionali (Major, Studios indipendenti e OTT), la banca favorisce anche le produzioni esecutive estere da realizzare in Italia, un’importante attività di incoming che genera una positiva ricaduta sul territorio in termini occupazionali e sociali, oltre ad alimentare la crescita professionale del settore.
Diverse, non a caso, le produzioni esecutive estere assistite negli anni; tra le più recenti figurano il già citato The white lotus, Ferrari di Michael Mann, Those about to die, Ripley, The hand of Dante, Emily in Paris, The Decameron, The resurrection of the Christ, Eternity, Solo Mio e Young Sherlock 2, produzioni sostenute con le diverse soluzioni finanziarie proposte dalla banca, quali co-funding e syndicated loan, con banche americane, e smobilizzo del tax credit.
Naturalmente il trend del cineturismo, per consolidarsi e garantire uno sviluppo nel tempo, comporta alcune sfide: da una opportuna politica di marketing e di valorizzazione ampia dei territori, con percorsi e pacchetti ad hoc, a una gestione organizzata dell’accoglienza che renda sostenibile la gestione dei flussi. Tuttavia, quando pianificato correttamente, il fenomeno può diventare, e anzi è già, un asset e un’opportunità per distribuire i visitatori su territori meno noti e favorire uno sviluppo diffuso. Una scena intensa ed evocativa di pochi minuti può trasformare una località semi sconosciuta in una destinazione internazionale.
Cinema e televisione non sono insomma più soltanto forme di intrattenimento ma, ancor più che in passato, una vetrina per il territorio. Ogni inquadratura può trasformarsi in una irresistibile voglia di partire.
A Reggio Calabria, presso la sala Giuditta Levato del consiglio regionale, il presidente di Federalberghi Calabria Fabrizio D’Agostino è intervenuto nell’ambito della seconda sessione plenaria della Consulta regionale dei Calabresi nel mondo, durante il panel “La Calabria globale: turismo delle radici, identità e rappresentanza internazionale”.
D’Agostino ha partecipato insieme al prof. Tullio Romita (università della Calabria), all’on. Orlandino Greco, presidente delegato della Consulta, e a Giuseppe Varacalli, presidente di Aicotur.
Nel suo intervento, il presidente di Federalberghi ha portato al tavolo istituzionale “il punto di vista degli albergatori calabresi, richiamando l’attenzione sulla scala del fenomeno: secondo le stime di Aicotur, tra gli 80 e i 120 milioni di italo-discendenti vivono nel mondo, mentre la Calabria calcola in oltre otto milioni i calabresi nel mondo legati alla propria terra d’origine”.
Si tratta di un segmento di domanda, ha sottolineato D’Agostino, “caratterizzato da soggiorni più lunghi, viaggi destagionalizzati e una spesa nei piccoli comuni superiore a quella del turista balneare medio”.
Il presidente di Federalberghi Calabria ha inoltre richiamato i dati dello studio Teha Group, che stima per il turismo calabrese un impatto economico di 5,8 miliardi di euro nel triennio 2023-2025, pari al 14,1% del PIL regionale.
Pur riconoscendo la crescita del settore, D’Agostino ha invitato “a leggere con attenzione la componente legata alla diaspora, che ha un comportamento di spesa diverso da quello del turismo in concorrenza con altre destinazioni”.
“È un turismo identitario prezioso ma se lo confondiamo con il turismo competitivo rischiamo di non accorgerci che buona parte di quel valore, oggi, non passa ancora dalle strutture ricettive”, ha osservato.
“Il cuore della proposta di Federalberghi riguarda il passaggio dal rientro spontaneo — chi torna in Calabria alloggiando presso i familiari — a un vero e proprio incoming organizzato: raduni di famiglie allargate, percorsi genealogici e pacchetti che uniscano il soggiorno alla ricerca delle proprie origini”.
D’Agostino ha anche annunciato la volontà di Federalberghi di costruire un dialogo stabile con il settore Relazioni internazionali e comunità dei Calabresi nel mondo della regione, individuando tre priorità operative per la categoria: personale formato a un’accoglienza capace di raccontare il territorio; un collegamento strutturato tra strutture ricettive e archivi/anagrafi comunali; pacchetti che integrino soggiorno, ricerca genealogica ed esperienza nei borghi.
Con l’aeroporto di Lamezia Terme che può essere una porta d’ingresso della regione, visto il potenziamento dei collegamenti aerei con i Paesi delle comunità calabresi nel mondo, con gli gli alberghi dell’area, secondo D’Agostino, che possono diventare la prima accoglienza per chi rientra, facendo da cerniera tra lo sbarco in aeroporto e l’esperienza nei borghi d’origine.
Il presidente di Federalberghi Calabria ha infine collegato il tema turistico a una prospettiva più ampia, condivisa nel corso dei lavori anche dall’assessore Filippo Calabrese, ossia l’obiettivo della Consulta, che non è soltanto favorire il ritorno dei calabresi nel mondo come turisti, ma creare le condizioni perché scelgano di vivere o investire in Calabria.
“Prima di investire, prima di trasferirsi, c’è sempre un momento in cui una persona torna e ha bisogno di sentirsi accolta come a casa propria. È in quel momento che l’ospitalità alberghiera smette di essere un dettaglio logistico e diventa una leva strategica per tutto il sistema Calabria”, la conclusione di Fabrizio D’Agostino.
In vacanza camminando
All’insegna del turismo lento, i cammini su antichi sentieri diventano sempre più esperienza multisensoriale tra borghi riscoperti, ospitalità diffusa, gastronomia locale e natura incontaminata
Quello dei cammini è un fenomeno che da nicchia diventa sempre più di tendenza. Tra i più noti c’è quello di Santiago di Compostela, in Galizia, con le vie per raggiungerlo suddivise tra Francia, Portogallo e Spagna. Poi, negli ultimi vent’anni, anche in Italia abbiamo riscoperto gli antichi cammini dei pellegrini, in primis la Via Francigena, detta anche Romea, e dal nome si capisce che la destinazione finale era la Città Eterna. Nel nostro Paese, zaino in spalla e scarponcini da trekking, queste “passeggiate” sono parecchie e ogni tanto se ne aggiunge qualcuna: a oggi se ne contano oltre centocinquanta. Itinerari alla scoperta dei borghi meno conosciuti del territorio, della natura, dei luoghi della memoria o, semplicemente, della vita all’aria aperta e di quel senso di libertà che ci permette la disconnessione non solo da internet, ma dalla routine di tutti i giorni.
Cammini ormai non più solo spirituali e pauperistici: oggi parliamo di un viaggiatore che può disporre di varie opzioni per soggiornare una o più notti, che sia per riprendere la via o perché è arrivato a destinazione. E non sarà un caso se è nata persino una Fiera dei Grandi Cammini, un padiglione ad hoc inserito nella manifestazione nazionale “Fa’ la cosa giusta” a Milano Rho, dedicata agli stili di vita sostenibili e giunta, nel 2026, alla 22a edizione.
Del resto, come ha detto qualcuno, sebbene sul sentiero il passo sia lento, “i cammini corrono”, perché aumentano le proposte da parte di amministrazioni e associazioni, grazie anche ai sostegni governativi per le realtà locali. E così crescono gli utenti e, di conseguenza, l’indotto economico. I numeri sono abbastanza eloquenti: da stime di settore, nel 2025 oltre 300mila persone hanno percorso i cammini italiani, in tutto il territorio, un aumento del 56% sul 2024, con una spesa complessiva che supera i 336,4 milioni di euro. La media dei giorni impiegati su un itinerario, negli ultimi due anni, è la stessa, tra i cinque e i sette. Ma ad aumentare sono stati i viaggiatori e dunque sono cresciuti i pernottamenti, poco meno di 2 milioni e 500mila un anno fa.
Da statistiche sui camminatori, l’età media si aggira intorno ai 50 anni, ma stanno crescendo gli under 30; la maggior parte ha un lavoro, ma aumentano anche i pensionati, ben sopra il 20%. Molti i laureati e i diplomati.
Difficilmente ci si affida all’improvvisazione: prima di muoversi c’è chi consulta una guida oppure una startup, o si informa sui siti web delle località, a cui magari è arrivato attraverso il passaparola con chi c’è già stato. Altri, ancora, fanno la prima esperienza rivolgendosi ad associazioni o attraverso forme di volontariato. E non si va solo a piedi, ma anche in bicicletta o a cavallo.
Tra le principali motivazioni che spingono le persone a intraprendere un cammino, c’è la ricerca di spiritualità, circa il 28%, e sono quelli che partono con la Credenziale, di cui l’80% degli under 25 ha ritirato il Testimonium, l’attestazione religiosa del percorso ultimato. Seguono il desiderio del contatto con la natura e quello di vivere un’esperienza che possa essere anche una crescita personale. In gran parte ci si muove in gruppi, ma crescono le coppie e anche chi viaggia da solo. Tra coloro che arrivano alla meta, circa il 60% decide di prolungare il viaggio con qualche giorno di vacanza in più.
Di questa tendenza, che può contribuire persino, se ben organizzata, a evitare lo spopolamento di molti piccoli borghi d’Italia, oltre che a generare un indotto economico che rimane in loco, si è accorto anche il Parlamento che, sui cammini, ha approvato la Legge 13 febbraio 2026, n. 24.
L’Italia si dota, quindi, di un quadro normativo organico che promuove la valorizzazione del territorio, riconoscendo che i cammini sono vere e proprie “infrastrutture culturali e turistiche di valore strategico”: non soltanto percorsi naturalistici o vie spirituali, ma anche l’opportunità sia di sviluppare e valorizzare il patrimonio culturale locale, sia di sostenerne le economie. Uno strumento dunque che, se ben applicato, riuscirà a coniugare cultura, ambiente, enogastronomia e, nella ricerca costante di esperienze totalizzanti, anche il benessere personale dei turisti.
La legge prevede anche la nascita di un Registro nazionale dei cammini, cioé una banca dati per coordinarli e stabilire criteri comuni come accessibilità o sicurezza. E un tavolo permanente del turismo lento, dove istituzioni, operatori del settore e associazioni possano confrontarsi. I cammini sono tanti, disseminati in tutta Italia e ognuno è un unicum. È impossibile elencarli tutti, pertanto, ne abbiamo citati, come esempio, i più noti. Gi.Fe.
Pagamenti digitali e turismo: il BNPL accelera le prenotazioni
Digitalizzazione e omnicanalità ridefiniscono il settore del turismo: i sistemi di pagamento guidano la nuova esperienza di booking
Nel turismo, la trasformazione digitale coinvolge anche i pagamenti. La crescente richiesta di flessibilità, unita alla maturità dei processi online, ridefinisce il ruolo del pagamento lungo tutta la customer journey e influenza le decisioni di acquisto.
Al Netcomm Forum e nel progetto Travel Re-Code di BIT emerge un cambio di paradigma: modelli e processi evolvono verso ecosistemi omnicanale, data driven e integrati tra fisico e digitale. In Italia i pagamenti digitali hanno raggiunto 518 miliardi nel 2025, confermando una crescita strutturale1.
In questo scenario il Buy Now Pay Later si afferma come driver chiave: il mercato vale 9,9 miliardi2, con 42 milioni di transazioni e il 5% dell’e-commerce3. Dopo il retail, il BNPL entra anche nel turismo, sostenendo la domanda e favorendo la conversione, soprattutto nelle fasi finali della prenotazione.
HeyLight, ecosistema di pagamento e credito di Compass, porta questo modello nella filiera travel. Permette di dilazionare la spesa mantenendo l’incasso immediato per il merchant, rendendo il viaggio più accessibile senza impattare sulla liquidità degli operatori e migliorando esperienza.
In un settore sempre più fluido, i pagamenti devono integrarsi in tutti i touchpoint. Il BNPL consente di aumentare prenotazioni, migliorare il ticket medio e intercettare nuovi target, in particolare tra le fasce più digitali.
In questo contesto, i pagamenti diventano parte della strategia: il BNPL si conferma leva per sostenere la crescita e rendere il viaggio più accessibile.
Fonti: 1- PoliMI Osservatorio Innnovative Payment 2025
2 - PoliMI Osservatorio Innnovative Payment marzo 2026
3 - Global Payments Report aprile 2026
Per approfondire le soluzioni
di pagamento HeyLight
per il settore del turismo
inquadra il Qr code
Messaggio Pubblicitario con finalità promozionale. HeyLight è un marchio registrato di Compass Banca S.p.A. e identifica diverse soluzioni di pagamento rateale: A) La dilazione di pagamento gratuita concessa ai consumatori, previa valutazione, da venditori di beni e servizi con cui Compass Banca S.p.A. abbia stipulato un accordo per la cessione dei crediti pro-soluto (factoring). Le condizioni complete applicabili alla dilazione sono disponibili presso i venditori di beni e servizi. I Fogli Informativi relativi al contratto di factoring disponibili su www.compass.it, www.heylight.com, presso le Filiali Compass Banca S.p.A. o presso gli agenti in attività finanziaria che operano in qualità di intermediari del credito monomandatari o con mandato in esclusiva di prodotto di Compass Banca S.p.A. Salvo approvazione di Compass Banca S.p.A. B) Il prestito finalizzato concesso ai consumatori, salvo approvazione, direttamente da Compass Banca S.p.A. Condizioni economiche e contrattuali disponibili sul sito www.compass.it, www.heylight.com e presso i venditori, convenzionati senza o in esclusiva con Compass Banca S.p.A. C) Il marchio HeyLight è stato concesso in licenza d’uso a Holipay S.r.l., società italiana con sede in viale Ortigara 7/9, Milano Marittima (RA), Registro Imprese di RA, Codice Fiscale e Partita Iva 16090851003. Il servizio tecnologico offerto da Holipay è pensato per le esigenze degli albergatori, al fine di automatizzare e ripartire calendarizzando il flusso degli incassi delle caparre attraverso un sofware as a service integrato con un servizio di gateway di pagamento. L’utilizzo del servizio è soggetto a termini e condizioni www.heylight.com/it/it/viaggi-turismo.
“Raccontare Favignana partendo dal mare per arrivare alla tavola, attraversando la storia dei suoi pescatori, la creatività dei ristoratori, il lavoro degli artigiani, la qualità delle produzioni siciliane e la straordinaria bellezza di un’isola che può trasformare la propria identità in una leva di sviluppo sostenibile”.
È stato questo l’argomento della settima edizione di Fishtuna, dall’11 al 13 settembre all’ex stabilimento Florio e in piazza Madrice.
Il programma ha intrecciato blue economy, pesca sostenibile, ristorazione, artigianato, cooking show, vini, attività per bambini, escursioni e spettacoli. Con i Fishtuna Awards che hanno premiato coloro che, ogni giorno, contribuiscono a raccontare e valorizzare l’identità delle Egadi tra enogastronomia e cultura.
“Favignana e le Egadi si confermano un’icona del turismo sostenibile e Fishtuna, mettendo in rete enogastronomia, arte e tradizioni del mare e ponendo al centro anche la tutela dell’ambiente, incarna pienamente la visione e la programmazione dell’assessorato. La manifestazione non è solo una celebrazione del tonno, ma un vero e proprio tavolo di confronto e di collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità, con l’obiettivo di valorizzare lo straordinario patrimonio del nostro territorio.
Tra approfondimenti tecnici, cooking show, artigianato, sport all’aria aperta e spettacoli, Fishtuna dimostra concretamente come Favignana, le isole Egadi e la Sicilia tutta siano in grado di attrarre visitatori durante tutto l’anno, offrendo esperienze autentiche e legate all’identità dei luoghi. Una capacità di attrazione che si estende anche al mondo dell’audiovisivo: la destinazione Sicilia si impone sempre più come un autentico set naturale per il cinema e per le produzioni internazionali, grazie alla straordinaria varietà dei suoi paesaggi, alla ricchezza del patrimonio storico e culturale e alla forza evocativa dei suoi territori”, ha dichiarato l’assessore regionale al Turismo Elvira Amata.
Di una vetrina importante ha parlato l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamaio, “importante soprattutto per le nostre imprese, che ogni giorno trasformano tradizione, qualità e competenze in valore e occupazione. La Regione vuole sostenere chi investe e produce sul territorio, valorizzando le eccellenze locali e creando nuove opportunità di crescita. Eventi come questo dimostrano che identità, impresa e sostenibilità possono essere insieme un motore di sviluppo”.
“Valorizzare Favignana e le Egadi significa custodirne l’identità e creare opportunità di crescita per l’intera comunità. Accogliere ancora una volta Fishtuna, una manifestazione che cresce e consolida il legame con l’isola, rappresenta un’occasione importante per promuovere il nostro patrimonio ambientale, culturale e produttivo.
L’enogastronomia è parte integrante di questo percorso: racconta la storia del territorio, valorizza il lavoro di pescatori, produttori e ristoratori e permette ai visitatori di conoscere più da vicino le nostre tradizioni. L’amministrazione comunale sostiene iniziative capaci di rafforzare l’economia locale e qualificare l’offerta turistica, favorendo presenze anche oltre i mesi di maggiore affluenza. Il nostro obiettivo è tradurre la visibilità di questi appuntamenti in benefici duraturi per le Egadi, attraverso la collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini e nel rispetto delle risorse che rendono unico il nostro arcipelago”, l’osservazione del sindaco Giuseppe Pagoto.
L’evento gode anche delle ormai consolidate collaborazioni con l’Associazione Strada del Vino di Marsala e con Idimed, l’Istituto per la promozione e la valorizzazione della dieta mediterranea.
“Il tonno non è soltanto un prodotto della pesca, ma parte della storia e della cultura delle nostre isole. Fishtuna può trasformare questo patrimonio in un’opportunità di sviluppo, mettendo in rete pesca, ristorazione, ospitalità e imprese locali.
Un turismo autentico nasce dall’identità dei luoghi e può favorire la destagionalizzazione, tutelando al tempo stesso il mare e sostenendo una pesca responsabile e sostenibile.
Perché valorizzare Favignana significa non soltanto mostrarne la bellezza, ma raccontare le persone che la custodiscono, sostenere le attività che ne mantengono viva l’identità e creare le condizioni affinché tradizione, turismo e innovazione possano generare nuove opportunità”, il commento della vicepresidente di Federalberghi Sicilia Rosa Di Stefano.
Il progetto Fishtuna–International Art Tourism Food Festival è stato cofinanziato dal comune di Favignana e dal Funt, Fondo unico nazionale per il turismo, e gestito dagli assessorati regionali del Turismo e delle Attività produttive, nell’ambito dell’iniziativa “Sicilia che Piace 2026”.
Federalberghi, esprime “apprezzamento per il comunicato stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze che preannuncia il differimento, al 1° maggio, dell’entrata in vigore della nuova ritenuta sulle commissioni che gli alberghi pagano agli intermediari (portali di prenotazione, tour operator e agenzie di viaggio, etc.)”.
“Confidiamo che i due mesi che ci separano dalla nuova scadenza siano utili al fine di fare chiarezza sulle modalità applicative e sull’individuazione dei destinatari, in specie con riferimento agli intermediari stranieri”.
“Auspichiamo inoltre che si possa svolgere una riflessione sulla possibilità di riconsiderare l’applicazione dell’istituto nel settore turismo, che comporterà notevoli oneri amministrativi e gestionali per le imprese, a fronte dei quali le casse dello Stato trarranno modesti benefici”.
VACANZE ESTIVE DEGLI ITALIANI: CHI PARTE E CHI RESTA NELLA FOTOGRAFIA DI FEDERALBERGHI e TECNE’
LE PROPOSTE A SOSTEGNO DEI 24,2 MILIONI DI STAY-CATIONISTI
Ad agosto saranno in vacanza 17,5 milioni di italiani, e 4,7 milioni lo saranno a settembre. Numeri importanti, che però raccontano solo una parte della storia: quasi un adulto su due (48,5%) non farà alcuna vacanza durante il periodo estivo.
Sono infatti 24,2 milioni le persone che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa.
Vengono definiti "stay-cationisti", neologismo coniato rielaborando il termine inglese "Staycation", fusione di stay (restare) e vacation (vacanza).
Perché si rinuncia alla vacanza
A pesare di più è la situazione economica familiare, indicata dal 52,8% degli intervistati come motivo principale della rinuncia. Seguono le difficoltà organizzative in famiglia (25,7%) e i motivi di salute (24,5%). L'11,2% ha dovuto fare i conti con l'aumento dei prezzi, mentre il 10,4% è stato condizionato da impegni lavorativi. C'è infine un 6,6% che non rinuncia alla vacanza, ma la sposterà in un altro periodo dell'anno.
La ricerca, realizzata da Tecnè per Federalberghi, conferma quindi che la mancata vacanza è prima di tutto una questione sociale.
Quello che per decenni è stato un appuntamento fisso del calendario, torna a essere percepito da molti come una spesa su cui si è costretti a fare economia.
Colpisce inoltre il divario generazionale: i primi a rinunciare alla vacanza sono le persone più anziane (over 65) e i pensionati, categorie in cui la percentuale di chi resta a casa per tutta l’estate sale fino al 67%.
Come si vive l'estate senza partire
Chi resta a casa non rinuncia al desiderio di staccare dalla routine, ma lo fa reinventando l'idea stessa di riposo estivo, muovendosi lungo tre direttrici principali: restare in forma, coltivare le relazioni sociali e godersi eventi culturali. Una passeggiata o un bagno in piscina, una serata con gli amici, un concerto diventano così piccoli sostituti della vacanza classica, segno che il bisogno di svago e socialità non scompare, ma si adatta alle possibilità reali di ciascuno.
Tenersi in forma
L'attività più gettonata resta la classica passeggiata, scelta dal 33,8% di coloro che hanno risposto al sondaggio. Inoltre, per combattere il caldo, il 22,1% cercherà refrigerio in acqua: tra questi, il 12,4% farà il bagno in mare, lago, fiume o piscina, mentre il 9,7% si limiterà a godersi l'ambiente acquatico senza immergersi.
Consolidare le relazioni sociali
Non mancano le occasioni di socialità: serate con gli amici (21,7%), visite a parenti (9,8%), aperitivi (9,2%), serate in discoteca (6,0%) e pranzi o cene al ristorante (4,4%) saranno i modi scelti per rafforzare i legami affettivi durante l'estate.
Dilettarsi con eventi culturali
Una quota del tempo libero estivo sarà dedicata anche alla cultura: il 10,5% parteciperà a spettacoli musicali, mentre il 5,3% si dedicherà a eventi tradizionali e folkloristici.
Cosa fare per invertire la tendenza
Lo strumento più efficace per sostenere il diritto alle vacanze è probabilmente il welfare aziendale, sempre più diffuso nelle imprese di tutti i settori.
Questa leva potrebbe essere utilizzata elevando le soglie di esenzione dai contributi e dalle tasse dei cosiddetti fringe benefit (attualmente pari a 1.000 euro per tutti i dipendenti e a 2.000 euro per i lavoratori con figli a carico) oppure creando una soglia ad hoc, come già avviene per i buoni pasto.
Un ulteriore aiuto può venire dalle imprese del settore turismo, che sono pronte a fare la propria parte, applicando tariffe agevolate nei mesi di giugno e di settembre e, più in generale, durante i periodi di bassa stagione.
Per coloro che non hanno un reddito da lavoro dipendente, inclusi i pensionati, e, più in generale, per tutte le persone a rischio di esclusione, si potrebbe attivare un sistema di buoni vacanze erogati in base al reddito e spendibili in strutture ricettive convenzionate. Si tratta di un modello utilizzato con successo in altri paesi europei, tra cui Francia e Spagna. Un’interessante sperimentazione è stata realizzata anche in Italia, a cura dell’associazione no-profit Buoni Vacanze Italia” (BVI), con il finanziamento del Ministero del Turismo e il supporto tecnico di Intesa Sanpaolo e Accor. L’associazione fu costituita nel 2005 da Federalberghi e FITUS (federazione del turismo sociale) e successivamente aderirono anche altre organizzazioni imprenditoriali.
L’indagine è stata effettuata da Tecnè s.r.l. nel periodo compreso tra il 7 e il 15 luglio intervistando con il sistema mixed mode di cui c.a.t.i. (46%), c.a.m.i (39%) e c.a.w.i (15%) un campione di 4.003 italiani maggiorenni. Campione probabilistico, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, stratificato per regione e classe di ampiezza demografica dei comuni. Variabili di controllo: classe d’età, titolo di studio, occupazione.
Federalberghi Varese ha rinnovato il proprio Consiglio direttivo per il mandato 2026-2029. L’organismo si è insediato giovedì 16 luglio e, nel corso della prima seduta, ha confermato Frederick Venturi alla presidenza dell’associazione.
Venturi sarà coadiuvato dai vicepresidenti Lara Luz, Iacopo Perego e dal tesoriere Luciano Gorri.
“Entusiasmo e flessibilità”
Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio, ci racconta come si svolge il suo lavoro e le qualità che servono per farlo al meglio
di Angelo Candido
Se, come si racconta, l’opinione che ci facciamo sulle cose avviene nei primi sette secondi, allora possiamo dire che il ricevimento, appena entriamo in un albergo, ci dà l’immagine che poi conserveremo più a lungo di quella stessa struttura. Quindi, il ricevimento è particolarmente importante in una struttura ricettiva, perché è come se fosse il suo biglietto da visita.
Ne parliamo con Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio.
Fabio, qual è stato il tuo percorso all’interno del mondo turistico-ricettivo-alberghiero?
Una volta finita la scuola ho lavorato in più attività turistiche, non subito in albergo. Poi, dopo essere stato impegnato all’ufficio turistico di Madonna di Campiglio e Vinzolo, ho inviato il curriculum all’Hotel Bertelli. A essere sinceri, era un lavoro che non avevo mai fatto, ma mi era stato detto che cercavano del personale da uno dei capi dell’azienda del turismo di allora e ho provato. Era aprile 2018, ormai sono sei anni. Sono partito come normale impiegato alla ricezione e poi pian piano, nel tempo, sono diventato capo ricevimento.
Qual è la cosa che ti appassiona di più del tuo lavoro?
Sicuramente il fatto che si è a contatto con la gente, ogni giorno e con persone diverse. È anche bello conoscere tante culture: anche se solo per pochi giorni, mi piace avere un confronto con diversi tipi di turisti che arrivano da varie parti del mondo. Ed è bello perché ci sono momenti più formali e altri dove si scambia qualche parola, fino a diventare quasi “amici” degli ospiti. E questa è indubbiamente la cosa che mi piace di più.
Per questo contatto giornaliero con persone anche lontane dalla nostra quotidianità, a tuo avviso quali competenze particolari bisogna avere? E su cosa bisogna puntare nella propria formazione?
Penso che bisogna essere anche un po’ portati caratterialmente per stare in mezzo alla gente, non tutti riescono a essere aperti. Bisogna essere il più possibile flessibili perché poi, logicamente, gli ospiti hanno tante richieste e magari alcune non rientrano nelle competenze di quello che è prettamente l’ambito lavorativo e, quindi, bisogna essere capaci di accontentare un po’ tutti. Di conseguenza, a volte è necessario avere anche tanta pazienza e cercare di far andare le cose nella migliore maniera possibile, sempre pensando alla soddisfazione del cliente.
Pazienza e capacità di essere flessibili, cioè problem solving. Hai qualche aneddoto da raccontare, qualcosa di particolare o significativo che ti è capitato in questi anni?
Non è proprio un racconto in sé, ma un insieme di piccoli aneddoti, nel senso che, con la moltitudine di persone che si conoscono bisogna essere, a mio avviso, anche capaci di captare un po’ le opportunità, magari conoscendo gente che lavora pure in diversi ambiti, con diverse passioni. Ma la capacità di crearsi contatti è una cosa secondo me molto interessante. Mi è successo di avere contatti anche al di fuori del lavoro, avere stretto delle amicizie oppure aver avuto delle opportunità lavorative anche in altri ambiti. Può piacere o meno, ma questo lavoro porta anche queste possibilità.
Questa intervista è diretta principalmente a un pubblico di ragazzi che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro, che vogliono capire bene di cosa si tratti. Dalla tua esperienza – nonostante la giovane età sei un capo ricevimento – che consiglio daresti a un coetaneo per seguire la tua strada?
Mi baso su quello che dicevo prima. Sicuramente, essere flessibile perché il mio non è un lavoro schematico, c’è sempre qualcosa di inaspettato. Ed essere capace di gestire soprattutto i tempi perché, anche se i due reparti possono essere separati, ci si occupa sia di front office che di back office e bisogna essere capaci di controllare le tempistiche perché poi, comunque, si sa che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Ed essere entusiasta e curioso e, se capita di doversi fermare al lavoro oltre il proprio orario, va fatto perché è importante. Ricapitolando: flessibilità, sorriso ed empatia sia tra colleghi sia con la clientela, per sé stessi e per la riuscita del lavoro, che è far stare bene l’ospite.
Quindi, disponibilità. Se tu dovessi descrivere il tuo percorso, dagli inizi a oggi, come definiresti il tuo ruolo di capo ricevimento, molto importante nelle aziende alberghiere?
La prima fase è sicuramente l’apprendimento: io ho cercato di imparare il più possibile da colleghi con molta più esperienza. E poi, molto semplicemente, come negli altri lavori, darsi da fare cercando di metterci passione. Come dicevo prima, è un lavoro per cui secondo me bisogna essere portati, non tutti riescono a stare in mezzo alla gente. E io anche con passione ed entusiasmo sono arrivato ad avere questo ruolo.
Oggi ci sono nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, i software che vi aiutano a fare quello che prima erano mansioni svolte personalmente con il cartaceo e che ora necessitano di conoscenze informatiche. Pensi che il tuo lavoro, nell’era sempre più digitale, possa cambiare? E come?
Parlando anche con il mio capo, che mi spiegava come si è evoluto il lavoro anche negli anni Novanta e decisamente dal Duemila in poi, c’è stato un bel cambiamento, a cominciare dall’invio dei preventivi rispetto a una volta, quando si faceva tutto al telefono. Ma anche il planning era tutto cartaceo. Lui mi ha sempre detto che, senza dubbio, è cambiato molto il modo di lavorare, però si creano nuovi compiti. Oggi, ad esempio, non c’è più bisogno di mandare le schedine manualmente alla questura però, comunque, ci sono altre mansioni che richiedono questi nuovi strumenti. E una figura come la nostra sarà sempre importante, perché il contatto umano, secondo me, è una di quelle cose che all’ospite resta più impresso una volta tornato a casa. Quelle quattro parole al check-in o in un momento della vacanza sono più incisive di quanto, magari, sia “tecnologico” l’albergo. Quindi, sicuramente e specialmente in località turistiche, una figura umana alla reception credo che rimarrà un punto fondamentale.
Fuksas, la visione del futuro
di Barbara Bonura
Nato da padre medico lituano e di religione ebraica e da madre insegnante di filosofia cattolica, italiana di origini francesi e austriache, architetto e designer a tutti gli effetti italiano ma di fama mondiale, Massimiliano Fuksas ha il profilo dell’uomo contemporaneo: un fuoriclasse che ha raggiunto il vertice dell’architettura internazionale, generatore di modernità e attento osservatore delle esigenze e dei nuovi confini delle grandi capitali del XXI secolo. In questa intervista emerge la visione di un personaggio divenuto centrale nell’universo dell’architettura moderna.
Architetto Fuksas, quando ha scoperto la sua passione per l’architettura?
Come racconto nel mio libro È stato un caso, non è stata una scelta costruita. È nato tutto in modo quasi accidentale. Dovevo dire a mia madre, che era una professoressa di filosofia, cosa volevo fare nella vita. Per impressionarla dissi “architettura”, quasi a caso, senza sapere davvero cosa significasse. Lei rimase in silenzio, ci pensò e poi, con mia grande sorpresa, approvò. È stato un momento decisivo, quasi paradossale: una parola detta d’impulso che ha segnato tutto il resto. A volte le scelte più importanti non sono il risultato di un piano, ma di un’intuizione. Da lì è iniziato un percorso che è diventato via via necessario. L’architettura, in fondo, non si decide: ti accade.
Qual è stata la visione che l’ha guidata nella progettazione delle sue opere?
Non ho mai creduto nello stile come schema da ripetere. Ogni progetto è una storia a sé. Mi interessa un’architettura libera, capace di emozionare e sorprendere.
Quello che mi guida è la ricerca: evitare il già visto, il già risolto. L’architettura deve essere un atto contemporaneo, capace di interpretare il presente senza nostalgia e senza paura del futuro.
Lei ha dedicato gran parte del suo lavoro alla ideazione di spazi che dialogassero con realtà urbane. Pensa che l’opera di un architetto possa creare identità?
Sì, ed è una responsabilità enorme. L’architettura non è mai neutra: costruisce identità, crea relazioni, trasforma i luoghi.
Nel caso dell’ospitalità questo è ancora più evidente: gli alberghi sono oggi veri dispositivi urbani. Possono essere chiusi oppure diventare luoghi aperti, attraversabili, capaci di generare relazioni. È lì che si costruisce l’identità.
L’intelligenza artificiale cambierà davvero il mestiere dell’architetto?
Lo sta già cambiando. È uno strumento potente, accelera i processi e apre nuove possibilità. Ma non sostituisce la visione. L’architettura nasce da intuizioni e da una sensibilità che resta umana. Il rischio non è la tecnologia, ma l’omologazione. Sta a noi mantenere la libertà del progetto.
Il suo nucleo familiare è in qualche modo anche la base operativa del suo studio. Sembrerebbe un brand nel brand. In famiglia condividete la stessa visione?
Con Doriana (la moglie, ndr) c’è un confronto continuo. Non si tratta di essere sempre d’accordo, ma di costruire una visione attraverso il dialogo. Lei ha una sensibilità molto forte, diversa dalla mia e proprio per questo indispensabile. Riesce a vedere aspetti che a volte mi sfuggono: l’emozione di uno spazio, il modo in cui le persone lo vivranno davvero. Ha portato nello studio una dimensione più narrativa, più umana, che per me è fondamentale. Non lavoriamo per affermare un “brand familiare”. Lavoriamo perché esistono fiducia reciproca, libertà di dirci la verità e una curiosità che, dopo tanti anni, è ancora viva. Credo che sia questo il vero motore del nostro studio: non l’idea di essere uguali, ma la capacità di restare diversi continuando però a parlare la stessa lingua.
Il vostro studio ha progettato molti hotel e spazi per l’ospitalità. Oggi, in questo secolo così accelerato e digitale, come dovrebbe essere concepito lo spazio dell’accoglienza?
Abbiamo lavorato in contesti molto diversi: dal Business Garden Hotel di Varsavia ai paesaggi mediterranei dell’Is Molas Resort in Sardegna e della Voile Blanche ,fino al Castelluccio Bifolchi Resort and Winery, senza dimenticare progetti urbani complessi come l’Euromed Center di Marsiglia e l’Hilton Rome EUR “La Lama”. Luoghi lontani tra loro per cultura e geografia, ma attraversati da una stessa idea: l’ospitalità non è una formula, è un’esperienza. L’hotel deve essere autentico, profondamente legato al contesto in cui nasce. In un mondo sempre più digitale, lo spazio dell’accoglienza deve tornare a essere relazione, identità e racconto.
Nella progettazione di un albergo, qual è secondo lei l’elemento essenziale per evitare di cadere nello standard della globalizzazione dell’hospitality?
Il punto di partenza è sempre il luogo. Un albergo deve nascere dal contesto, dalla luce, dai materiali, dalla memoria. La globalizzazione tende a uniformare; l’architettura, invece, deve creare differenze. Il vero lusso oggi è l’unicità.
Come immagina gli spazi dedicati all’accoglienza tra 50 anni?
Li immagino come spazi fluidi, ibridi, senza confini rigidi. Non ci sarà più una netta distinzione tra hotel, casa e spazio pubblico. Saranno luoghi di relazione, di lavoro di cultura. E saranno necessariamente sostenibili. Ma una cosa non cambierà: il bisogno umano di sentirsi accolti. Ed è lì che l’architettura continuerà ad avere un ruolo fondamentale.
Sul numero 16/2026 della newsletter di Federalberghi si parla di azione legale collettiva contro Booking.com, di diritti fonografici, di imposta di soggiorno, di sicurezza nelle piscine e di tanto altro ancora.
Datatur, realizzato da Federalberghi e dall’Ente Bilaterale Nazionale del settore Turismo con il supporto tecnico scientifico di Incipit consulting, illustra le dinamiche dell’economia turistica, con particolare attenzione a quelle del comparto alberghiero, descrivendone, in modo semplice e sintetico, i principali indicatori.
L'aggiornamento di luglio riguarda i capitoli 3 e 4, che mostrano i dati Istat sulla capacità degli esercizi ricettivi e il movimento dei turisti in Italia nel 2025.
Turismo d'Italia è l'organo di stampa ufficiale di Federalberghi.
La rivista, nata nel 1958, oltre a illustrare la posizione della federazione sugli argomenti di principale importanza per le imprese turistico ricettive, è ricca di articoli di design e di informazione tecnico professionale.