• Federalberghi

    Federalberghi è la principale organizzazione imprenditoriale del settore turistico-ricettivo in Italia.

     

    L'associazione rappresenta le istanze e gli interessi degli albergatori nei confronti delle istituzioni e delle organizzazioni politiche, economiche e sindacali.

     

    Aderiscono a Federalberghi oltre ventimila imprese su un totale di circa 32.000, attraverso 128 Associazioni territoriali.

     

    È socio fondatore di Hotrec, la Confederazione europea degli hotel, dei ristoranti e dei bar ed aderisce a Confcommercio, ove ha dato vita a Confturismo.

     

    Il Presidente è Bernabò Bocca, il Direttore Generale è Alessandro Massimo Nucara.

  • La partnership con Intesa Sanpaolo

                                                                                     Ciak, si viaggia

    Cinema e serie TV sempre più motore del turismo italiano. Intesa Sanpaolo, attraverso un desk specialistico Media & Cultura, è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009

    Sempre più spesso il turismo nasce davanti a uno schermo. Sempre più spesso si parte per visitare il luogo in cui è stata girata una scena iconica di un film o di una serie TV che ci è rimasta impressa negli occhi e nel cuore. È il fenomeno, in costante crescita, del cineturismo.

    L’Italia, con i suoi paesaggi, i borghi e le città d’arte, rappresenta da sempre un set di grande impatto. Negli ultimi anni, però, il rapporto tra industria audiovisiva e turismo si è rafforzato ulteriormente, generando importanti ricadute economiche e contribuendo alla valorizzazione anche di territori dal grande pregio ma magari meno frequentati.

    Ne sanno qualcosa la Val di Noto di Montalbano e l’Umbria di don Matteo, che probabilmente – fatto salvo il grande cinema che ha portato l’Italia nel mondo – sono stati i pionieri del fenomeno a livello televisivo.

    Le immagini di Firenze, Siena e della Val d’Orcia compaiono da decenni in produzioni cinematografiche internazionali. Film come Il paziente inglese, Sotto il sole della Toscana e numerose altre produzioni hanno consolidato nell’immaginario collettivo l’idea di una regione sinonimo di bellezza, arte e lifestyle. Sempre in Sicilia, oltre al fenomeno Montalbano, uno degli esempi più significativi è il successo internazionale della serie televisiva The white lotus, che ha acceso i riflettori su Taormina e sulla costa ionica, attirando visitatori desiderosi di vivere le atmosfere viste sullo schermo.

    Matera ha consolidato la propria notorietà internazionale grazie a pellicole come The passion of the Christ di Mel Gibson e No time to die della saga di James Bond. Le immagini dei Sassi e delle strade scavate nella roccia hanno raggiunto centinaia di milioni di persone, contribuendo ad aumentare l’attrattività della città e dell’intera Basilicata.

    Il fenomeno riguarda tutto lo Stivale. In Piemonte le colline delle Langhe hanno ottenuto una visibilità straordinaria grazie a film e fiction ambientati tra vigneti e castelli. In Trentino-Alto Adige e nelle Dolomiti, numerose produzioni televisive hanno contribuito a promuovere un turismo legato alla natura e agli sport all’aria aperta. La fiction Un passo dal cielo ha fatto conoscere a un vasto pubblico alcune delle aree più suggestive delle montagne italiane.

    Le serie TV rappresentano oggi uno strumento promozionale forse ancora più potente rispetto al cinema tradizionale. Grazie alle piattaforme di streaming, una produzione può raggiungere contemporaneamente milioni di spettatori in decine di Paesi. La durata su più puntate permette inoltre di costruire un legame emotivo profondo con i luoghi raccontati.

    I numeri confermano che il cineturismo non è una nicchia, ma una componente strutturale del settore Turismo. Secondo una ricerca presentata all’ultima Borsa Internazionale del Turismo da JFC Tourism & Management, nel nostro Paese il turismo legato a film e serie TV genera circa 600 milioni di euro l’anno, con oltre 1,3 milioni di pernottamenti direttamente collegati alle produzioni audiovisive e circa 11 milioni di visite giornaliere nei luoghi resi celebri dallo schermo. L’impatto economico non si limita ai visitatori. Le produzioni cinematografiche e televisive generano infatti un indotto immediato per alberghi, ristoranti, servizi logistici, trasporti e maestranze locali.

    “Il cinema rappresenta un potente catalizzatore economico per numerosi settori produttivi – spiega Anna Roscio, responsabile Sales & Marketing Imprese Intesa Sanpaolo – ed è unico nel raccontare l’Italia per immagini, contribuendo a costruire la percezione del Paese nel mondo, della nostra offerta culturale, turistica e industriale e ad attrarre visitatori e operatori con ricadute sui territori e sulle economie locali.  Facendo leva sui modelli operativi sinergici del nostro Gruppo, stiamo posizionandoci come banca di riferimento per il settore e sviluppiamo collaborazioni con primarie case di produzione sia autonomamente che in pool con altri intermediari. Attraverso il nostro desk specialistico, Media e Cultura, sosteniamo sia le produzioni italiane sia quelle straniere che vogliono girare film in Italia, con benefici sull’indotto per il nostro territorio in termini occupazionali, di promozione dell’Italia e del Made in Italy e di crescita del settore audiovisivo”.

    Intesa Sanpaolo, attraverso la Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, ha infatti attivato un desk specialistico Media & Cultura, ed è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009.

    La banca ha sostenuto finanziariamente la produzione di oltre 750 opere tra film e serie tv nazionali e internazionali, 220 tra spot pubblicitari, factual e format tv. Il primo gruppo bancario italiano rappresenta insomma, a oggi, un interlocutore fondamentale per gli operatori del settore e intende favorire il consolidamento di una forte industria audiovisiva italiana, accompagnando il comparto verso lo sviluppo internazionale, comunicando e valorizzando progetti in ambito cinematografico e supportando la crescita economica delle filiere dirette e indirette connesse all’intero settore audiovisivo.

    Attraverso consolidate relazioni con primari operatori internazionali (Major, Studios indipendenti e OTT), la banca favorisce anche le produzioni esecutive estere da realizzare in Italia, un’importante attività di incoming che genera una positiva ricaduta sul territorio in termini occupazionali e sociali, oltre ad alimentare la crescita professionale del settore.

    Diverse, non a caso, le produzioni esecutive estere assistite negli anni; tra le più recenti figurano il già citato The white lotus, Ferrari di Michael Mann, Those about to die, Ripley, The hand of Dante, Emily in Paris, The Decameron, The resurrection of the Christ, Eternity, Solo Mio e Young Sherlock 2, produzioni sostenute con le diverse soluzioni finanziarie proposte dalla banca, quali co-funding e syndicated loan, con banche americane, e smobilizzo del tax credit.

    Naturalmente il trend del cineturismo, per consolidarsi e garantire uno sviluppo nel tempo, comporta alcune sfide: da una opportuna politica di marketing e di valorizzazione ampia dei territori, con percorsi e pacchetti ad hoc, a una gestione organizzata dell’accoglienza che renda sostenibile la gestione dei flussi. Tuttavia, quando pianificato correttamente, il fenomeno può diventare, e anzi è già, un asset e un’opportunità per distribuire i visitatori su territori meno noti e favorire uno sviluppo diffuso. Una scena intensa ed evocativa di pochi minuti può trasformare una località semi sconosciuta in una destinazione internazionale.

    Cinema e televisione non sono insomma più soltanto forme di intrattenimento ma, ancor più che in passato, una vetrina per il territorio. Ogni inquadratura può trasformarsi in una irresistibile voglia di partire.

  • norme, tributi e incentivi

    Federalberghi, esprime “apprezzamento per il comunicato stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze che preannuncia il differimento, al 1° maggio, dell’entrata in vigore della nuova ritenuta sulle commissioni che gli alberghi pagano agli intermediari (portali di prenotazione, tour operator e agenzie di viaggio, etc.)”.

    “Confidiamo che i due mesi che ci separano dalla nuova scadenza siano utili al fine di fare chiarezza sulle modalità applicative e sull’individuazione dei destinatari, in specie con riferimento agli intermediari stranieri”.

    “Auspichiamo inoltre che si possa svolgere una riflessione sulla possibilità di riconsiderare l’applicazione dell’istituto nel settore turismo, che comporterà notevoli oneri amministrativi e gestionali per le imprese, a fronte dei quali le casse dello Stato trarranno modesti benefici”. 

     

  • numeri del turismo

    VACANZE ESTIVE DEGLI ITALIANI: CHI PARTE E CHI RESTA NELLA FOTOGRAFIA DI FEDERALBERGHI e TECNE’

     LE PROPOSTE A SOSTEGNO DEI 24,2 MILIONI DI STAY-CATIONISTI

    Ad agosto saranno in vacanza 17,5 milioni di italiani, e 4,7 milioni lo saranno a settembre. Numeri importanti, che però raccontano solo una parte della storia: quasi un adulto su due (48,5%) non farà alcuna vacanza durante il periodo estivo.

    Sono infatti 24,2 milioni le persone che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa.

    Vengono definiti "stay-cationisti", neologismo coniato rielaborando il termine inglese "Staycation", fusione di stay (restare) e vacation (vacanza).

    Perché si rinuncia alla vacanza

    A pesare di più è la situazione economica familiare, indicata dal 52,8% degli intervistati come motivo principale della rinuncia. Seguono le difficoltà organizzative in famiglia (25,7%) e i motivi di salute (24,5%). L'11,2% ha dovuto fare i conti con l'aumento dei prezzi, mentre il 10,4% è stato condizionato da impegni lavorativi. C'è infine un 6,6% che non rinuncia alla vacanza, ma la sposterà in un altro periodo dell'anno.

    La ricerca, realizzata da Tecnè per Federalberghi, conferma quindi che la mancata vacanza è prima di tutto una questione sociale.

    Quello che per decenni è stato un appuntamento fisso del calendario, torna a essere percepito da molti come una spesa su cui si è costretti a fare economia.

    Colpisce inoltre il divario generazionale: i primi a rinunciare alla vacanza sono le persone più anziane (over 65) e i pensionati, categorie in cui la percentuale di chi resta a casa per tutta l’estate sale fino al 67%.

    Come si vive l'estate senza partire

    Chi resta a casa non rinuncia al desiderio di staccare dalla routine, ma lo fa reinventando l'idea stessa di riposo estivo, muovendosi lungo tre direttrici principali: restare in forma, coltivare le relazioni sociali e godersi eventi culturali. Una passeggiata o un bagno in piscina, una serata con gli amici, un concerto diventano così piccoli sostituti della vacanza classica, segno che il bisogno di svago e socialità non scompare, ma si adatta alle possibilità reali di ciascuno.

    Tenersi in forma

    L'attività più gettonata resta la classica passeggiata, scelta dal 33,8% di coloro che hanno risposto al sondaggio. Inoltre, per combattere il caldo, il 22,1% cercherà refrigerio in acqua: tra questi, il 12,4% farà il bagno in mare, lago, fiume o piscina, mentre il 9,7% si limiterà a godersi l'ambiente acquatico senza immergersi.

    Consolidare le relazioni sociali

    Non mancano le occasioni di socialità: serate con gli amici (21,7%), visite a parenti (9,8%), aperitivi (9,2%), serate in discoteca (6,0%) e pranzi o cene al ristorante (4,4%) saranno i modi scelti per rafforzare i legami affettivi durante l'estate.

    Dilettarsi con eventi culturali

    Una quota del tempo libero estivo sarà dedicata anche alla cultura: il 10,5% parteciperà a spettacoli musicali, mentre il 5,3% si dedicherà a eventi tradizionali e folkloristici.

    Cosa fare per invertire la tendenza

    Lo strumento più efficace per sostenere il diritto alle vacanze è probabilmente il welfare aziendale, sempre più diffuso nelle imprese di tutti i settori.

    Questa leva potrebbe essere utilizzata elevando le soglie di esenzione dai contributi e dalle tasse dei cosiddetti fringe benefit (attualmente pari a 1.000 euro per tutti i dipendenti e a 2.000 euro per i lavoratori con figli a carico) oppure creando una soglia ad hoc, come già avviene per i buoni pasto.

    Un ulteriore aiuto può venire dalle imprese del settore turismo, che sono pronte a fare la propria parte, applicando tariffe agevolate nei mesi di giugno e di settembre e, più in generale, durante i periodi di bassa stagione.

    Per coloro che non hanno un reddito da lavoro dipendente, inclusi i pensionati, e, più in generale, per tutte le persone a rischio di esclusione, si potrebbe attivare un sistema di buoni vacanze erogati in base al reddito e spendibili in strutture ricettive convenzionate. Si tratta di un modello utilizzato con successo in altri paesi europei, tra cui Francia e Spagna. Un’interessante sperimentazione è stata realizzata anche in Italia, a cura dell’associazione no-profit Buoni Vacanze Italia” (BVI), con il finanziamento del Ministero del Turismo e il supporto tecnico di Intesa Sanpaolo e Accor. L’associazione fu costituita nel 2005 da Federalberghi e FITUS (federazione del turismo sociale) e successivamente aderirono anche altre organizzazioni imprenditoriali.

     

    L’indagine è stata effettuata da Tecnè s.r.l. nel periodo compreso tra il 7 e il 15 luglio intervistando con il sistema mixed mode di cui c.a.t.i. (46%), c.a.m.i (39%) e c.a.w.i (15%) un campione di 4.003 italiani maggiorenni. Campione probabilistico, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, stratificato per regione e classe di ampiezza demografica dei comuni. Variabili di controllo: classe d’età, titolo di studio, occupazione.

  • organizzazione

    Federalberghi Varese ha rinnovato il proprio Consiglio direttivo per il mandato 2026-2029. L’organismo si è insediato giovedì 16 luglio e, nel corso della prima seduta, ha confermato Frederick Venturi alla presidenza dell’associazione.

    Venturi sarà coadiuvato dai vicepresidenti Lara Luz, Iacopo Perego e dal tesoriere Luciano Gorri.

  • risorse umane

                                                                                 Passione e condivisione

    Claudia Polloni, sales director del Savoy Hotel di Londra, ci trasmette la passione per il suo lavoro, tra grande impegno e altrettante soddisfazioni

    di Andrea Serra

    Il responsabile vendite di un albergo è una delle figure di back office, il cosiddetto “dietro le quinte”, che svolge un ruolo cruciale e strategico per l’impresa. Per comprendere meglio questa professionalità abbiamo un ospite davvero eccezionale, la director of sales del Savoy Hotel di Londra, Claudia Polloni.

    Claudia, com’è che una ragazza di Sirmione arriva a diventare director of sales di uno degli hotel più prestigiosi non solo di Londra e dell’Europa ma, direi, del mondo?

    Penso che un pizzico di fortuna serva sempre: essere al posto giusto nel momento giusto è fondamentale. Ma in questo settore, forse più che altrove, è essenziale la passione, il desiderio di farcela e di realizzare qualcosa di diverso. Sentiamo spesso parlare di grandi carriere in altri ambiti, come avvocati, dottori, ma poco di alberghi. Questo avviene perché, semplicemente, non se ne parla, ma ci sono tante belle storie. E la mia, posso dire umilmente, potrebbe essere una di quelle.

    Verrebbe da dire, Claudia, che alla fine non è così difficile vendere il Savoy. Eppure, il tuo è un lavoro complicato. Qual è la cosa che più ti appassiona del ruolo che ricopri?

    Sono due, fondamentalmente, le cose che mi appassionano nel mio lavoro. Una è che, per le persone ambiziose, questo ruolo, ogni mese, rende l’idea di quanto si possa crescere, anche perché, soprattutto dopo la pandemia, il turismo non è mai stato così forte. In particolare quello di lusso, che rappresento.

    E la seconda cosa sono le persone con cui mi trovo a confrontarmi ogni giorno: appassionate del mondo, della cultura, del viaggio e delle relazioni sociali. Il lavoro del direttore commerciale, come dicevi, è un po’ “nascosto”, ma non su certe cose: la maggior parte dei miei contratti e dei miei clienti più interessanti deriva, comunque, da relazioni personali.

    Conoscendoti, so che la tua professionalità poggia su solide basi di conoscenza. Ma il lavoro nel turismo significa anche avere tantissime attitudini e competenze che non si apprendono a scuola o sui libri. Secondo te quali abilità bisogna possedere per la tua professione?

    La passione, il desiderio di soddisfare il cliente e di lavorare in team, l’essere carismatico, l’essere leader, ispirare i propri collaboratori. Sono tutte qualità che si apprendono e, per quanto mi riguarda, dopo dieci anni che lavoro negli alberghi, ancora oggi, ogni giorno, imparo tantissimo. Dallo stagista al direttore che è qui da 40 anni, è bello perché, in questo mondo, c’è il desiderio di condividere, anche con i colleghi, con gli hotel competitor. E questo desiderio di condividere le cose belle e le difficoltà, fa sì che ogni giorno sia un continuum del percorso formativo.

    Una delle caratteristiche del tuo lavoro è quella di viaggiare spesso e avrai vissuto tante esperienze. C’è un aneddoto che è stato significativo per te e per la tua esperienza professionale?

    Sì, quella dei viaggi è una parte importantissima del mio lavoro. Il direttore commerciale di un albergo deve anche cercare di massimizzare i mercati che lavorano di più: nel nostro caso ovviamente i mercati più importanti sono quello europeo e quello americano. Ma ci sono altri che stanno crescendo: negli ultimi anni sicuramente il Medio Oriente. Quest’ultimo è uno dei mercati che seguo e, forse tra gli aneddoti più simpatici, ci sono quelli accaduti lì; ne avrei tanti da raccontare.

    Per far capire il mondo dei 5S nella versione europea e in quella mediorientale, quando vieni al Savoy e mi chiedi un transfert per l’aeroporto, verrò con una normalissima vettura. Quando ai miei clienti, a Dubai, ho chiesto di venire a prendermi in aeroporto, sono arrivati con una Limousine enorme. All’inizio ho pensato fosse un errore, invece è proprio parte della loro bellissima ospitalità. Quando noi accogliamo le persone nel nostro Paese abbiamo il nostro senso di ospitalità conosciuto a livello mondiale. Però è anche molto bello vedere come gli altri popoli ti accolgono nel loro Stato. E questo il mondo alberghiero te lo permette.

    C’è invece un episodio che ricordi che ha determinato il tuo ingresso e la tua carriera nel mondo del turismo?

    È proprio un aneddoto che ha determinato la mia scelta di entrare nel mondo degli alberghi. Io lavoravo in azienda, con un ottimo stipendio e benefit. Alla soglia dei 30 anni ho ricevuto un’importantissima offerta dal gruppo Fairmont, l’azienda per cui lavoro oggi e, leggendo il contratto, mi sono resa conto che le condizioni erano diverse e, devo essere onesta, un po’ ho dubitato. In quel periodo lavoravo con le università di hotel management in Svizzera e uno dei nostri professori era Anton Mosimann, chef famosissimo che ha cucinato anche per i reali d’Inghilterra. Quel giorno l’ho incontrato, gli parlai dei miei dubbi e lui mi disse: “Questa è un’opportunità meravigliosa, anche se le condizioni non sono le stesse che hai ora. E anche se oggi sembra che stai facendo un passo indietro, ti porterà a farne dieci in avanti”. Ed è stato così. Lo ringrazierò per sempre, perchè ho scelto di aprire quella porta e oggi il mio lavoro è gratificante. A volte faccio gli straordinari o prendo cinque aerei a settimana, però ogni giorno sono felice di andare a lavorare.

    Il turismo è un settore in continua evoluzione e oggi anche gli alberghi 4S non sono più in competizione con l’hotel accanto o nella stessa città, ma con tutto il mondo, compreso il Savoy dove lavori tu. Secondo te, come evolverà la tua professione nel prossimo futuro?

    È giustissimo quello che dici: il nostro concorrente non è più il vicino. Oggi è importantissimo vendere non solo il proprio albergo, ma l’intera destinazione con tutto quello che c’è in quella meta, dalle attrazioni alla tipologia di offerta, ai servizi, a tutto quello che attrae una certa fetta di mercato. è importante osservare quello che hanno fatto gli altri Paesi, attirando nuovi mercati. Penso che l’Italia faccia un lavoro magnifico: ovunque io vada, in qualsiasi conferenza internazionale io sia, l’Italia è sempre una destinazione top. Come dicevi, oggi anche gli hotel 3 e 4S utilizzano strategie che una volta erano appannaggio solo di grandi aziende. È fondamentale, per essere competitivi sul mercato, tenersi informati su quello che succede e utilizzare tutto quello che oggi abbiamo a disposizione, dai software all’intelligenza artificiale, che sta entrando prepotentemente in questo settore. Non credo che tanti posti di lavoro cambino: verranno sicuramente migliorati, perchè oggi c’è il modo di raggiungere ovunque le persone nel mondo per comunicare il nostro messaggio. Possiamo utilizzare l’intelligenza artificiale per fare cose diverse, creative, per centrare gli obiettivi che ci siamo fissati.

  • interviste

    Fuksas, la visione del futuro

    di Barbara Bonura

    Nato da padre medico lituano e di religione ebraica e da madre insegnante di filosofia cattolica, italiana di origini francesi e austriache, architetto e designer a tutti gli effetti italiano ma di fama mondiale, Massimiliano Fuksas ha il profilo dell’uomo contemporaneo: un fuoriclasse che ha raggiunto il vertice dell’architettura internazionale, generatore di modernità e attento osservatore delle esigenze e dei nuovi confini delle grandi capitali del XXI secolo. In questa intervista emerge la visione di un personaggio divenuto centrale nell’universo dell’architettura moderna.

    Architetto Fuksas, quando ha scoperto la sua passione per l’architettura?

    Come racconto nel mio libro È stato un caso, non è stata una scelta costruita. È nato tutto in modo quasi accidentale. Dovevo dire a mia madre, che era una professoressa di filosofia, cosa volevo fare nella vita. Per impressionarla dissi “architettura”, quasi a caso, senza sapere davvero cosa significasse. Lei rimase in silenzio, ci pensò  e poi, con mia grande sorpresa, approvò. È stato un momento decisivo, quasi paradossale: una parola detta d’impulso che ha segnato tutto il resto. A volte le scelte più importanti non sono il risultato di un piano, ma di un’intuizione. Da lì è iniziato un percorso che è diventato via via necessario. L’architettura, in fondo, non si decide: ti accade.

    Qual è stata la visione che l’ha guidata nella progettazione delle sue opere?

    Non ho mai creduto nello stile come schema da ripetere. Ogni progetto è una storia a sé. Mi interessa un’architettura libera, capace di emozionare e sorprendere.

    Quello che mi guida è la ricerca: evitare il già visto, il già risolto. L’architettura deve essere un atto contemporaneo, capace di interpretare il presente senza nostalgia e senza paura del futuro.

    Lei ha dedicato gran parte del suo lavoro alla ideazione di spazi che dialogassero con realtà urbane. Pensa che l’opera di un architetto possa creare identità?

    Sì, ed è una responsabilità enorme. L’architettura non è mai neutra: costruisce identità, crea relazioni, trasforma i luoghi.

    Nel caso dell’ospitalità questo è ancora più evidente: gli alberghi sono oggi veri dispositivi urbani. Possono essere chiusi oppure diventare luoghi aperti, attraversabili, capaci di generare relazioni. È lì che si costruisce l’identità.

    L’intelligenza artificiale cambierà davvero il mestiere dell’architetto?

    Lo sta già cambiando. È uno strumento potente, accelera i processi e apre nuove possibilità. Ma non sostituisce la visione. L’architettura nasce da intuizioni e da una sensibilità che resta umana. Il rischio non è la tecnologia, ma l’omologazione. Sta a noi mantenere la libertà del progetto.

    Il suo nucleo familiare è in qualche modo anche la base operativa del suo studio. Sembrerebbe un brand nel brand. In famiglia condividete la stessa visione?

    Con Doriana (la moglie, ndr) c’è un confronto continuo. Non si tratta di essere sempre d’accordo, ma di costruire una visione attraverso il dialogo. Lei ha una sensibilità molto forte, diversa dalla mia e proprio per questo indispensabile. Riesce a vedere aspetti che a volte mi sfuggono: l’emozione di uno spazio, il modo in cui le persone lo vivranno davvero. Ha portato nello studio una dimensione più narrativa, più umana, che per me è fondamentale. Non lavoriamo per affermare un “brand familiare”. Lavoriamo perché esistono fiducia reciproca, libertà di dirci la verità e una curiosità che, dopo tanti anni, è ancora viva. Credo che sia questo il vero motore del nostro studio: non l’idea di essere uguali, ma la capacità di restare diversi continuando però a parlare la stessa lingua.

    Il vostro studio ha progettato molti hotel e spazi per l’ospitalità. Oggi, in questo secolo così accelerato e digitale, come dovrebbe essere concepito lo spazio dell’accoglienza?

    Abbiamo lavorato in contesti molto diversi: dal Business Garden Hotel di Varsavia ai paesaggi mediterranei dell’Is Molas Resort in Sardegna e della Voile Blanche ,fino al Castelluccio Bifolchi Resort and Winery, senza dimenticare progetti urbani complessi come l’Euromed Center di Marsiglia e l’Hilton Rome EUR “La Lama”. Luoghi lontani tra loro per cultura e geografia, ma attraversati da una stessa idea: l’ospitalità non è una formula, è un’esperienza. L’hotel deve essere autentico, profondamente legato al contesto in cui nasce. In un mondo sempre più digitale, lo spazio dell’accoglienza deve tornare a essere relazione, identità e racconto.

    Nella progettazione di un albergo, qual è secondo lei l’elemento essenziale per evitare di cadere nello standard della globalizzazione dell’hospitality?

    Il punto di partenza è sempre il luogo. Un albergo deve nascere dal contesto, dalla luce, dai materiali, dalla memoria. La globalizzazione tende a uniformare; l’architettura, invece, deve creare differenze. Il vero lusso oggi è l’unicità.

    Come immagina gli spazi dedicati all’accoglienza tra 50 anni?

    Li immagino come spazi fluidi, ibridi, senza confini rigidi. Non ci sarà più una netta distinzione tra hotel, casa e spazio pubblico. Saranno luoghi di relazione, di lavoro di cultura. E saranno necessariamente sostenibili. Ma una cosa non cambierà: il bisogno umano di sentirsi accolti. Ed è lì che l’architettura continuerà ad avere un ruolo fondamentale.

  • Imprese del turismo

    Sul numero 18/2026 della newsletter di Federalberghi si parla della convenzione con UnipolRental, di finanziamenti per la sicurezza, di InOut the Hospitality Community e di tanto altro ancora.

  • Turismo d'Italia

    Turismo d'Italia è l'organo di stampa ufficiale di Federalberghi.

     

    La rivista, nata nel 1958, oltre a illustrare la posizione della federazione sugli argomenti di principale importanza per le imprese turistico ricettive, è ricca di articoli di design e di informazione tecnico professionale.

                                                                                 Ciak, si viaggia

Cinema e serie TV sempre più motore del turismo italiano. Intesa Sanpaolo, attraverso un desk specialistico Media & Cultura, è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009

Sempre più spesso il turismo nasce davanti a uno schermo. Sempre più spesso si parte per visitare il luogo in cui è stata girata una scena iconica di un film o di una serie TV che ci è rimasta impressa negli occhi e nel cuore. È il fenomeno, in costante crescita, del cineturismo.

L’Italia, con i suoi paesaggi, i borghi e le città d’arte, rappresenta da sempre un set di grande impatto. Negli ultimi anni, però, il rapporto tra industria audiovisiva e turismo si è rafforzato ulteriormente, generando importanti ricadute economiche e contribuendo alla valorizzazione anche di territori dal grande pregio ma magari meno frequentati.

Ne sanno qualcosa la Val di Noto di Montalbano e l’Umbria di don Matteo, che probabilmente – fatto salvo il grande cinema che ha portato l’Italia nel mondo – sono stati i pionieri del fenomeno a livello televisivo.

Le immagini di Firenze, Siena e della Val d’Orcia compaiono da decenni in produzioni cinematografiche internazionali. Film come Il paziente inglese, Sotto il sole della Toscana e numerose altre produzioni hanno consolidato nell’immaginario collettivo l’idea di una regione sinonimo di bellezza, arte e lifestyle. Sempre in Sicilia, oltre al fenomeno Montalbano, uno degli esempi più significativi è il successo internazionale della serie televisiva The white lotus, che ha acceso i riflettori su Taormina e sulla costa ionica, attirando visitatori desiderosi di vivere le atmosfere viste sullo schermo.

Matera ha consolidato la propria notorietà internazionale grazie a pellicole come The passion of the Christ di Mel Gibson e No time to die della saga di James Bond. Le immagini dei Sassi e delle strade scavate nella roccia hanno raggiunto centinaia di milioni di persone, contribuendo ad aumentare l’attrattività della città e dell’intera Basilicata.

Il fenomeno riguarda tutto lo Stivale. In Piemonte le colline delle Langhe hanno ottenuto una visibilità straordinaria grazie a film e fiction ambientati tra vigneti e castelli. In Trentino-Alto Adige e nelle Dolomiti, numerose produzioni televisive hanno contribuito a promuovere un turismo legato alla natura e agli sport all’aria aperta. La fiction Un passo dal cielo ha fatto conoscere a un vasto pubblico alcune delle aree più suggestive delle montagne italiane.

Le serie TV rappresentano oggi uno strumento promozionale forse ancora più potente rispetto al cinema tradizionale. Grazie alle piattaforme di streaming, una produzione può raggiungere contemporaneamente milioni di spettatori in decine di Paesi. La durata su più puntate permette inoltre di costruire un legame emotivo profondo con i luoghi raccontati.

I numeri confermano che il cineturismo non è una nicchia, ma una componente strutturale del settore Turismo. Secondo una ricerca presentata all’ultima Borsa Internazionale del Turismo da JFC Tourism & Management, nel nostro Paese il turismo legato a film e serie TV genera circa 600 milioni di euro l’anno, con oltre 1,3 milioni di pernottamenti direttamente collegati alle produzioni audiovisive e circa 11 milioni di visite giornaliere nei luoghi resi celebri dallo schermo. L’impatto economico non si limita ai visitatori. Le produzioni cinematografiche e televisive generano infatti un indotto immediato per alberghi, ristoranti, servizi logistici, trasporti e maestranze locali.

“Il cinema rappresenta un potente catalizzatore economico per numerosi settori produttivi – spiega Anna Roscio, responsabile Sales & Marketing Imprese Intesa Sanpaolo – ed è unico nel raccontare l’Italia per immagini, contribuendo a costruire la percezione del Paese nel mondo, della nostra offerta culturale, turistica e industriale e ad attrarre visitatori e operatori con ricadute sui territori e sulle economie locali.  Facendo leva sui modelli operativi sinergici del nostro Gruppo, stiamo posizionandoci come banca di riferimento per il settore e sviluppiamo collaborazioni con primarie case di produzione sia autonomamente che in pool con altri intermediari. Attraverso il nostro desk specialistico, Media e Cultura, sosteniamo sia le produzioni italiane sia quelle straniere che vogliono girare film in Italia, con benefici sull’indotto per il nostro territorio in termini occupazionali, di promozione dell’Italia e del Made in Italy e di crescita del settore audiovisivo”.

Intesa Sanpaolo, attraverso la Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, ha infatti attivato un desk specialistico Media & Cultura, ed è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009.

La banca ha sostenuto finanziariamente la produzione di oltre 750 opere tra film e serie tv nazionali e internazionali, 220 tra spot pubblicitari, factual e format tv. Il primo gruppo bancario italiano rappresenta insomma, a oggi, un interlocutore fondamentale per gli operatori del settore e intende favorire il consolidamento di una forte industria audiovisiva italiana, accompagnando il comparto verso lo sviluppo internazionale, comunicando e valorizzando progetti in ambito cinematografico e supportando la crescita economica delle filiere dirette e indirette connesse all’intero settore audiovisivo.

Attraverso consolidate relazioni con primari operatori internazionali (Major, Studios indipendenti e OTT), la banca favorisce anche le produzioni esecutive estere da realizzare in Italia, un’importante attività di incoming che genera una positiva ricaduta sul territorio in termini occupazionali e sociali, oltre ad alimentare la crescita professionale del settore.

Diverse, non a caso, le produzioni esecutive estere assistite negli anni; tra le più recenti figurano il già citato The white lotus, Ferrari di Michael Mann, Those about to die, Ripley, The hand of Dante, Emily in Paris, The Decameron, The resurrection of the Christ, Eternity, Solo Mio e Young Sherlock 2, produzioni sostenute con le diverse soluzioni finanziarie proposte dalla banca, quali co-funding e syndicated loan, con banche americane, e smobilizzo del tax credit.

Naturalmente il trend del cineturismo, per consolidarsi e garantire uno sviluppo nel tempo, comporta alcune sfide: da una opportuna politica di marketing e di valorizzazione ampia dei territori, con percorsi e pacchetti ad hoc, a una gestione organizzata dell’accoglienza che renda sostenibile la gestione dei flussi. Tuttavia, quando pianificato correttamente, il fenomeno può diventare, e anzi è già, un asset e un’opportunità per distribuire i visitatori su territori meno noti e favorire uno sviluppo diffuso. Una scena intensa ed evocativa di pochi minuti può trasformare una località semi sconosciuta in una destinazione internazionale.

Cinema e televisione non sono insomma più soltanto forme di intrattenimento ma, ancor più che in passato, una vetrina per il territorio. Ogni inquadratura può trasformarsi in una irresistibile voglia di partire.

Ha fatto tappa ad Ayas il percorso “Connaître pour accueillir”, promosso dai Jeunes Hôteliers Valdôtains dell’ADAVA per accompagnare i giovani imprenditori dell’ospitalità alla scoperta delle eccellenze culturali, produttive e alberghiere della Valle d’Aosta.

L’appuntamento di martedì 22 settembre, dedicato al tema “Ressource”, ha posto al centro l’acqua: elemento fondamentale del patrimonio naturale alpino, ma anche risorsa capace di generare energia, lavoro e sviluppo per il territorio.

La giornata ha preso avvio alle 9.45 presso la centrale idroelettrica di Isollaz, a Challand-Saint-Victor, dove una ventina di giovani albergatori hanno potuto conoscere da vicino il processo attraverso il quale l’acqua viene trasformata in energia e approfondire il ruolo strategico della produzione idroelettrica e del Gruppo C.V.A. nell’economia valdostana. Il programma è proseguito alle 11.30 con la visita allo sbarramento del bacino di Brusson, offrendo un’ulteriore occasione per comprendere il funzionamento del sistema idroelettrico e riflettere sul rapporto tra utilizzo delle risorse naturali, sostenibilità e sviluppo economico.

Poi il gruppo ha raggiunto Mascognaz, dove si sono svolti il pranzo e la visita all’Hostellerie de Mascognaz, struttura inserita in un contesto alpino di particolare valore paesaggistico e identitario. La giornata si è conclusa con un’attività di team building curata dal presidente dell’ADAVA Luigi Fosson, pensata per rafforzare la collaborazione, lo spirito di gruppo e il confronto tra i giovani albergatori.

La tappa di Ayas ha rappresentato così un nuovo capitolo di un progetto fondato su tre direttrici: conoscere il territorio, le imprese e le persone che lo animano; condividere esperienze e competenze tra generazioni; accogliere con maggiore consapevolezza.

“Con “Connaître pour accueillir” – ha spiegato il presidente dei Jeunes Hôteliers Valdôtains, Pietro Imbimbo Roullet – vogliamo creare un percorso concreto di crescita e confronto tra colleghi, mettendo al centro la conoscenza del territorio, delle imprese e delle persone che lo vivono ogni giorno. Crediamo fortemente che solo attraverso la condivisione e il dialogo tra generazioni sia possibile costruire un’accoglienza sempre più consapevole, autentica e competitiva”.

Il percorso aveva già fatto tappa ad Aosta, Cogne e Courmayeur, affrontando rispettivamente i temi dell’identità, della storia e dell’apertura. Ad Aosta, i partecipanti avevano visitato la mostra Ad Atto di Chicco Margaroli e Andrea Carlotto, il Caffè Nazionale dello chef Paolo Griffa e l’OMAMA Social Hotel. La giornata era stata anche l’occasione per presentare il nuovo logo del gruppo giovani, realizzato da Chicco Margaroli. A Cogne, la visita alle miniere di Costa del Pino e al Bellevue Hotel & Spa aveva permesso di approfondire il valore della memoria e il legame tra storia locale e accoglienza. A Courmayeur, invece, la visita al Tunnel del Monte Bianco e l’incontro con Alessandra Garin all’Auberge de la Maison avevano posto l’attenzione sull’apertura della Valle d’Aosta verso l’Europa e sulle sfide del passaggio generazionale nelle imprese alberghiere.

“Il progetto – ha sottolineato il presidente dell’ADAVA, Luigi Fosson – si propone di rafforzare il senso di appartenenza, stimolare il confronto tra generazioni e contribuire alla crescita qualitativa del sistema turistico regionale. L’Associazione continuerà a sostenere le iniziative del gruppo giovani, che rappresenta una vera e propria palestra per coloro che in futuro saranno chiamati a guidare l’ADAVA e le imprese alberghiere valdostane”.

Dopo la tappa di Ayas, “Connaître pour accueillir” si concluderà il 6 ottobre in Bassa Valle con un appuntamento dedicato al “Savoir-faire” e alla scoperta di alcune realtà capaci di trasformare, attraverso competenze, creatività e lavoro, le risorse offerte dal territorio.

La Rome Future Week, il festival diffuso dedicato all’innovazione, alla tecnologia e al futuro, ha inaugurato l’edizione 2026 con centinaia di eventi organizzati in tutta la capitale.

Nel giorno di apertura del festival, rappresentanti del settore alberghiero, hotelier ed esperti di tecnologia si sono riuniti presso Villa Spalletti Trivelli, a pochi passi dal palazzo del Quirinale.

In questo scenario particolarmente evocativo, “Humans-as-Luxury: Il valore umano nell’era dell’AI” ha affrontato una delle domande fondamentali per il futuro dell’ospitalità nell’epoca dell’intelligenza artificiale: quando le macchine saranno in grado di fare quasi tutto, che cosa resterà di esclusivamente umano e quanto varrà?

L’evento è stato sponsorizzato da Hoxell, una piattaforma intuitiva per la gestione delle operazioni alberghiere, che collega in tempo reale i diversi reparti dell’hotel, semplifica i flussi di lavoro quotidiani e consente al personale di dedicare più tempo alla creazione di esperienze personalizzate per gli ospiti.

L’incontro si è aperto con un keynote di Simone Puorto, techno-filosofo, consulente strategico nel settore dell’ospitalità, autore, Head of Emerging Trends & Strategic Innovation di Hospitality Net e fondatore di Travel Singularity ed Elegia.

Puorto ha presentato la sua tesi Humans-as-Luxury: in un mondo in cui un numero crescente di attività operative può essere automatizzato, l’interazione umana autentica potrebbe diventare così rara da acquisire un nuovo valore economico e simbolico.

Anziché considerare la completa automazione come un destino inevitabile, Puorto ha proposto tre modelli possibili per il futuro dell’ospitalità:

1)   Gli hotel tecnocentrici adotteranno un’automazione estesa e soluzioni self-service, riducendo al minimo l’interazione umana e competendo principalmente sul terreno dell’efficienza, della convenienza e del prezzo.

2)   Gli hotel ibridi, destinati probabilmente a rappresentare una parte significativa del settore, utilizzeranno l’intelligenza artificiale e l’automazione per le attività ripetitive, amministrative e operative, consentendo ai dipendenti di dedicare più tempo alle interazioni significative con gli ospiti.

3)   Gli hotel antropocentrici compiranno una scelta radicalmente diversa: preservare la presenza umana anche quando l’automazione sarebbe tecnicamente in grado di svolgere lo stesso compito in modo più efficiente. In questo modello, l’interazione umana diventa parte integrante della proposta di lusso.

Al keynote è seguito un panel moderato da Puorto, al quale hanno partecipato Alessandro Massimo Nucara, direttore generale di Federalberghi; Davide Bernasconi, co-founder e CEO di Hoxell; Michela Mola, proprietaria del Singer Palace Hotel e Andrea Spalletti Trivelli di Villa Spalletti Trivelli.

Alessandro Massimo Nucara, direttore generale di Federalberghi, ha ampliato il dibattito affrontando le implicazioni istituzionali, etiche e sociali dell’intelligenza artificiale.

La discussione ha toccato i temi dell’occupazione, della regolamentazione, della responsabilità e del rischio di delegare ai sistemi di intelligenza artificiale non soltanto le attività, ma anche il pensiero stesso.

Con l’accelerazione dell’adozione di queste tecnologie, le istituzioni e le associazioni di categoria avranno un ruolo sempre più importante nell’aiutare il settore a sviluppare modelli responsabili per il loro utilizzo.

Previdenza complementare: nuove opportunità per imprese e  lavoratori del Turismo

di Maurizio Grifoni*

Il 2026 segna un punto di svolta decisivo per la previdenza complementare. Con le novità in vigore dal 1 luglio (nella quasi totalità), l’orizzonte pensionistico si rinnova all’insegna della flessibilità. Per le aziende e i lavoratori del turismo, il Fondo Fon.Te. rappresenta l’alleato naturale per cogliere le opportunità di questa riforma.

Un primo vantaggio, già in vigore da  gennaio, riguarda l’innalzamento degli incentivi fiscali. Il limite ordinario di deducibilità per tutti i lavoratori, ivi compresi gli autonomi e i liberi professionisti, sale da 5.164,57 a 5.300 euro annui.

Un’attenzione particolare, poi, è rivolta ai lavoratori di prima occupazione, assunti post 2007: per loro, la quota annua aggiuntiva deducibile – utile a recuperare eventuali contributi extra non dedotti nei primi cinque anni di adesione – arriva a 2.650 euro, portando il plafond massimo di deducibilità a ben 7.950 euro annui.

Una vera e propria rivoluzione interesserà poi le adesioni tramite l’introduzione del meccanismo di adesione automatica in vigore dal 1 luglio 2026. I giovani lavoratori di prima occupazione avranno 60 giorni per esprimere la scelta di destinazione del proprio TFR: in mancanza di indicazioni da parte del neoassunto, per chi applica il CCNL Turismo scatterà l’iscrizione automatica a Fon.Te.

La stessa regola vale anche per tutte le nuove assunzioni a far data dal 1 luglio 2026.

Questa novità coinvolgerà anche i dipendenti già in forza: i datori di lavoro dovranno fornire un’informativa sulla previdenza complementare e acquisire una dichiarazione formale sulle scelte pregresse. Durante i 60 giorni previsti per la scelta, l’azienda accantonerà internamente il TFR e i relativi contributi, provvedendo poi a versare l’intero maturato al Fondo allo scadere del termine.

Strettamente legata alle nuove adesioni automatiche è l’evoluzione delle strategie di investimento: superando il vecchio automatismo che destinava i contributi taciti esclusivamente alle linee garantite, la riforma introduce un approccio personalizzato. I versamenti saranno investiti tenendo conto dell’età e dell’orizzonte temporale del lavoratore, attraverso strategie di tipo “life cycle” (ciclo di vita), capaci di adeguare e ridurre automaticamente il livello di rischio man mano che si avvicina l’età pensionabile.

Infine, al momento della pensione, la gestione del capitale accumulato sarà più flessibile. La quota liquidabile in forma di capitale passerà dall’attuale 50% al 60% del montante. La restante parte potrà essere riscattata in forma di rendita.

Infine, a fianco alle classiche forme di rendita vitalizia, la legge di Bilancio ha previsto nuove forme di “uscita” flessibili. Il Fondo gestirà direttamente 3 nuove opzioni: una “Rendita a Durata Definita” calcolata sull’aspettativa di vita, la possibilità di richiedere dei prelievi liberi “a chiamata” sulle rate maturate e, infine, l’erogazione di una rendita frazionata per un minimo di cinque anni a partire dalla data del pensionamento.

Il Fondo Fon.Te. è già al lavoro per recepire queste novità, attivandosi nel gestire il nuovo flusso di adesioni e confermando la propria attitudine a proporsi come partner d’eccellenza per la costruzione del futuro previdenziale degli operatori del settore turistico.       

*Presidente del Fondo Fon.Te.

Da venerdì 9 a domenica 11 ottobre a Palermo torna Wine Sicily, appuntamento giunto all’ottava edizione. Filo conduttore, “Una, nessuna, centomila. Una Sicilia”.

Forte del successo da record registrato lo scorso anno, con oltre 12mila visitatori tra gli stand, la manifestazione amplia la propria offerta passando da due a tre giorni di programmazione, aprendo le porte al pubblico già dal pomeriggio di venerdì.

in questa edizione sono oltre cento le cantine presenti, per mostrare la straordinaria biodiversità di un territorio dove paesaggi, suoli e microclimi cambiano a distanza di pochissimi chilometri. Obiettivo degli organizzatori, quello di “offrire un'esperienza capace di restituire la complessa identità del vino siciliano, fatta di tradizioni e visioni differenti ma accomunate dalla medesima eccellenza”.

E anche quest’anno al centro dell’evento c’è Villa Trabia, la storica dimora palermitana che ospiterà i banchi d'assaggio e anche un fitto calendario di masterclass dedicate ad alcune delle realtà più rappresentative della regione: si comincia venerdì con il focus su Tasca d'Almerita, per poi proseguire sabato con i vini dell’Etna e concludere la domenica con il doc Monreale.

Ci sarà anche un’area talk per dibattiti e approfondimenti e, al termine della 3 giorni, verrà assegnato il premio Wine Sicily, attribuito alla migliore cantina partecipante da una giuria di dieci wine blogger guidata dal brand ambassador Ugo Cosentino.

La manifestazione è organizzata in partnership con CoopCulture, main partner Mangia's.

E gode del il patrocinio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, degli assessorati regionali al Turismo e alle Attività Produttive e del comune di Palermo, assieme al sostegno di Federalberghi, Confcommercio, Fipe, Donne del Vino Sicilia e Le Strade del Vino e dei Sapori del Monrealese.

I banchi di degustazione sono accessibili dalle 17.00 alle 21.00 (ultimo ingresso alle 20.00). I biglietti per le degustazioni a Villa Trabia sono disponibili sulla piattaforma CoopCulture, mentre i tagliandi per le serate del "Wine Sicily Off" sono disponibili su TicketSms, con la possibilità di acquistare un titolo d'ingresso combinato per entrambe le tipologie di evento.

Federalberghi, esprime “apprezzamento per il comunicato stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze che preannuncia il differimento, al 1° maggio, dell’entrata in vigore della nuova ritenuta sulle commissioni che gli alberghi pagano agli intermediari (portali di prenotazione, tour operator e agenzie di viaggio, etc.)”.

“Confidiamo che i due mesi che ci separano dalla nuova scadenza siano utili al fine di fare chiarezza sulle modalità applicative e sull’individuazione dei destinatari, in specie con riferimento agli intermediari stranieri”.

“Auspichiamo inoltre che si possa svolgere una riflessione sulla possibilità di riconsiderare l’applicazione dell’istituto nel settore turismo, che comporterà notevoli oneri amministrativi e gestionali per le imprese, a fronte dei quali le casse dello Stato trarranno modesti benefici”. 

 

VACANZE ESTIVE DEGLI ITALIANI: CHI PARTE E CHI RESTA NELLA FOTOGRAFIA DI FEDERALBERGHI e TECNE’

 LE PROPOSTE A SOSTEGNO DEI 24,2 MILIONI DI STAY-CATIONISTI

Ad agosto saranno in vacanza 17,5 milioni di italiani, e 4,7 milioni lo saranno a settembre. Numeri importanti, che però raccontano solo una parte della storia: quasi un adulto su due (48,5%) non farà alcuna vacanza durante il periodo estivo.

Sono infatti 24,2 milioni le persone che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa.

Vengono definiti "stay-cationisti", neologismo coniato rielaborando il termine inglese "Staycation", fusione di stay (restare) e vacation (vacanza).

Perché si rinuncia alla vacanza

A pesare di più è la situazione economica familiare, indicata dal 52,8% degli intervistati come motivo principale della rinuncia. Seguono le difficoltà organizzative in famiglia (25,7%) e i motivi di salute (24,5%). L'11,2% ha dovuto fare i conti con l'aumento dei prezzi, mentre il 10,4% è stato condizionato da impegni lavorativi. C'è infine un 6,6% che non rinuncia alla vacanza, ma la sposterà in un altro periodo dell'anno.

La ricerca, realizzata da Tecnè per Federalberghi, conferma quindi che la mancata vacanza è prima di tutto una questione sociale.

Quello che per decenni è stato un appuntamento fisso del calendario, torna a essere percepito da molti come una spesa su cui si è costretti a fare economia.

Colpisce inoltre il divario generazionale: i primi a rinunciare alla vacanza sono le persone più anziane (over 65) e i pensionati, categorie in cui la percentuale di chi resta a casa per tutta l’estate sale fino al 67%.

Come si vive l'estate senza partire

Chi resta a casa non rinuncia al desiderio di staccare dalla routine, ma lo fa reinventando l'idea stessa di riposo estivo, muovendosi lungo tre direttrici principali: restare in forma, coltivare le relazioni sociali e godersi eventi culturali. Una passeggiata o un bagno in piscina, una serata con gli amici, un concerto diventano così piccoli sostituti della vacanza classica, segno che il bisogno di svago e socialità non scompare, ma si adatta alle possibilità reali di ciascuno.

Tenersi in forma

L'attività più gettonata resta la classica passeggiata, scelta dal 33,8% di coloro che hanno risposto al sondaggio. Inoltre, per combattere il caldo, il 22,1% cercherà refrigerio in acqua: tra questi, il 12,4% farà il bagno in mare, lago, fiume o piscina, mentre il 9,7% si limiterà a godersi l'ambiente acquatico senza immergersi.

Consolidare le relazioni sociali

Non mancano le occasioni di socialità: serate con gli amici (21,7%), visite a parenti (9,8%), aperitivi (9,2%), serate in discoteca (6,0%) e pranzi o cene al ristorante (4,4%) saranno i modi scelti per rafforzare i legami affettivi durante l'estate.

Dilettarsi con eventi culturali

Una quota del tempo libero estivo sarà dedicata anche alla cultura: il 10,5% parteciperà a spettacoli musicali, mentre il 5,3% si dedicherà a eventi tradizionali e folkloristici.

Cosa fare per invertire la tendenza

Lo strumento più efficace per sostenere il diritto alle vacanze è probabilmente il welfare aziendale, sempre più diffuso nelle imprese di tutti i settori.

Questa leva potrebbe essere utilizzata elevando le soglie di esenzione dai contributi e dalle tasse dei cosiddetti fringe benefit (attualmente pari a 1.000 euro per tutti i dipendenti e a 2.000 euro per i lavoratori con figli a carico) oppure creando una soglia ad hoc, come già avviene per i buoni pasto.

Un ulteriore aiuto può venire dalle imprese del settore turismo, che sono pronte a fare la propria parte, applicando tariffe agevolate nei mesi di giugno e di settembre e, più in generale, durante i periodi di bassa stagione.

Per coloro che non hanno un reddito da lavoro dipendente, inclusi i pensionati, e, più in generale, per tutte le persone a rischio di esclusione, si potrebbe attivare un sistema di buoni vacanze erogati in base al reddito e spendibili in strutture ricettive convenzionate. Si tratta di un modello utilizzato con successo in altri paesi europei, tra cui Francia e Spagna. Un’interessante sperimentazione è stata realizzata anche in Italia, a cura dell’associazione no-profit Buoni Vacanze Italia” (BVI), con il finanziamento del Ministero del Turismo e il supporto tecnico di Intesa Sanpaolo e Accor. L’associazione fu costituita nel 2005 da Federalberghi e FITUS (federazione del turismo sociale) e successivamente aderirono anche altre organizzazioni imprenditoriali.

 

L’indagine è stata effettuata da Tecnè s.r.l. nel periodo compreso tra il 7 e il 15 luglio intervistando con il sistema mixed mode di cui c.a.t.i. (46%), c.a.m.i (39%) e c.a.w.i (15%) un campione di 4.003 italiani maggiorenni. Campione probabilistico, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, stratificato per regione e classe di ampiezza demografica dei comuni. Variabili di controllo: classe d’età, titolo di studio, occupazione.

Federalberghi Varese ha rinnovato il proprio Consiglio direttivo per il mandato 2026-2029. L’organismo si è insediato giovedì 16 luglio e, nel corso della prima seduta, ha confermato Frederick Venturi alla presidenza dell’associazione.

Venturi sarà coadiuvato dai vicepresidenti Lara Luz, Iacopo Perego e dal tesoriere Luciano Gorri.

                                                                             Passione e condivisione

Claudia Polloni, sales director del Savoy Hotel di Londra, ci trasmette la passione per il suo lavoro, tra grande impegno e altrettante soddisfazioni

di Andrea Serra

Il responsabile vendite di un albergo è una delle figure di back office, il cosiddetto “dietro le quinte”, che svolge un ruolo cruciale e strategico per l’impresa. Per comprendere meglio questa professionalità abbiamo un ospite davvero eccezionale, la director of sales del Savoy Hotel di Londra, Claudia Polloni.

Claudia, com’è che una ragazza di Sirmione arriva a diventare director of sales di uno degli hotel più prestigiosi non solo di Londra e dell’Europa ma, direi, del mondo?

Penso che un pizzico di fortuna serva sempre: essere al posto giusto nel momento giusto è fondamentale. Ma in questo settore, forse più che altrove, è essenziale la passione, il desiderio di farcela e di realizzare qualcosa di diverso. Sentiamo spesso parlare di grandi carriere in altri ambiti, come avvocati, dottori, ma poco di alberghi. Questo avviene perché, semplicemente, non se ne parla, ma ci sono tante belle storie. E la mia, posso dire umilmente, potrebbe essere una di quelle.

Verrebbe da dire, Claudia, che alla fine non è così difficile vendere il Savoy. Eppure, il tuo è un lavoro complicato. Qual è la cosa che più ti appassiona del ruolo che ricopri?

Sono due, fondamentalmente, le cose che mi appassionano nel mio lavoro. Una è che, per le persone ambiziose, questo ruolo, ogni mese, rende l’idea di quanto si possa crescere, anche perché, soprattutto dopo la pandemia, il turismo non è mai stato così forte. In particolare quello di lusso, che rappresento.

E la seconda cosa sono le persone con cui mi trovo a confrontarmi ogni giorno: appassionate del mondo, della cultura, del viaggio e delle relazioni sociali. Il lavoro del direttore commerciale, come dicevi, è un po’ “nascosto”, ma non su certe cose: la maggior parte dei miei contratti e dei miei clienti più interessanti deriva, comunque, da relazioni personali.

Conoscendoti, so che la tua professionalità poggia su solide basi di conoscenza. Ma il lavoro nel turismo significa anche avere tantissime attitudini e competenze che non si apprendono a scuola o sui libri. Secondo te quali abilità bisogna possedere per la tua professione?

La passione, il desiderio di soddisfare il cliente e di lavorare in team, l’essere carismatico, l’essere leader, ispirare i propri collaboratori. Sono tutte qualità che si apprendono e, per quanto mi riguarda, dopo dieci anni che lavoro negli alberghi, ancora oggi, ogni giorno, imparo tantissimo. Dallo stagista al direttore che è qui da 40 anni, è bello perché, in questo mondo, c’è il desiderio di condividere, anche con i colleghi, con gli hotel competitor. E questo desiderio di condividere le cose belle e le difficoltà, fa sì che ogni giorno sia un continuum del percorso formativo.

Una delle caratteristiche del tuo lavoro è quella di viaggiare spesso e avrai vissuto tante esperienze. C’è un aneddoto che è stato significativo per te e per la tua esperienza professionale?

Sì, quella dei viaggi è una parte importantissima del mio lavoro. Il direttore commerciale di un albergo deve anche cercare di massimizzare i mercati che lavorano di più: nel nostro caso ovviamente i mercati più importanti sono quello europeo e quello americano. Ma ci sono altri che stanno crescendo: negli ultimi anni sicuramente il Medio Oriente. Quest’ultimo è uno dei mercati che seguo e, forse tra gli aneddoti più simpatici, ci sono quelli accaduti lì; ne avrei tanti da raccontare.

Per far capire il mondo dei 5S nella versione europea e in quella mediorientale, quando vieni al Savoy e mi chiedi un transfert per l’aeroporto, verrò con una normalissima vettura. Quando ai miei clienti, a Dubai, ho chiesto di venire a prendermi in aeroporto, sono arrivati con una Limousine enorme. All’inizio ho pensato fosse un errore, invece è proprio parte della loro bellissima ospitalità. Quando noi accogliamo le persone nel nostro Paese abbiamo il nostro senso di ospitalità conosciuto a livello mondiale. Però è anche molto bello vedere come gli altri popoli ti accolgono nel loro Stato. E questo il mondo alberghiero te lo permette.

C’è invece un episodio che ricordi che ha determinato il tuo ingresso e la tua carriera nel mondo del turismo?

È proprio un aneddoto che ha determinato la mia scelta di entrare nel mondo degli alberghi. Io lavoravo in azienda, con un ottimo stipendio e benefit. Alla soglia dei 30 anni ho ricevuto un’importantissima offerta dal gruppo Fairmont, l’azienda per cui lavoro oggi e, leggendo il contratto, mi sono resa conto che le condizioni erano diverse e, devo essere onesta, un po’ ho dubitato. In quel periodo lavoravo con le università di hotel management in Svizzera e uno dei nostri professori era Anton Mosimann, chef famosissimo che ha cucinato anche per i reali d’Inghilterra. Quel giorno l’ho incontrato, gli parlai dei miei dubbi e lui mi disse: “Questa è un’opportunità meravigliosa, anche se le condizioni non sono le stesse che hai ora. E anche se oggi sembra che stai facendo un passo indietro, ti porterà a farne dieci in avanti”. Ed è stato così. Lo ringrazierò per sempre, perchè ho scelto di aprire quella porta e oggi il mio lavoro è gratificante. A volte faccio gli straordinari o prendo cinque aerei a settimana, però ogni giorno sono felice di andare a lavorare.

Il turismo è un settore in continua evoluzione e oggi anche gli alberghi 4S non sono più in competizione con l’hotel accanto o nella stessa città, ma con tutto il mondo, compreso il Savoy dove lavori tu. Secondo te, come evolverà la tua professione nel prossimo futuro?

È giustissimo quello che dici: il nostro concorrente non è più il vicino. Oggi è importantissimo vendere non solo il proprio albergo, ma l’intera destinazione con tutto quello che c’è in quella meta, dalle attrazioni alla tipologia di offerta, ai servizi, a tutto quello che attrae una certa fetta di mercato. è importante osservare quello che hanno fatto gli altri Paesi, attirando nuovi mercati. Penso che l’Italia faccia un lavoro magnifico: ovunque io vada, in qualsiasi conferenza internazionale io sia, l’Italia è sempre una destinazione top. Come dicevi, oggi anche gli hotel 3 e 4S utilizzano strategie che una volta erano appannaggio solo di grandi aziende. È fondamentale, per essere competitivi sul mercato, tenersi informati su quello che succede e utilizzare tutto quello che oggi abbiamo a disposizione, dai software all’intelligenza artificiale, che sta entrando prepotentemente in questo settore. Non credo che tanti posti di lavoro cambino: verranno sicuramente migliorati, perchè oggi c’è il modo di raggiungere ovunque le persone nel mondo per comunicare il nostro messaggio. Possiamo utilizzare l’intelligenza artificiale per fare cose diverse, creative, per centrare gli obiettivi che ci siamo fissati.

Fuksas, la visione del futuro

di Barbara Bonura

Nato da padre medico lituano e di religione ebraica e da madre insegnante di filosofia cattolica, italiana di origini francesi e austriache, architetto e designer a tutti gli effetti italiano ma di fama mondiale, Massimiliano Fuksas ha il profilo dell’uomo contemporaneo: un fuoriclasse che ha raggiunto il vertice dell’architettura internazionale, generatore di modernità e attento osservatore delle esigenze e dei nuovi confini delle grandi capitali del XXI secolo. In questa intervista emerge la visione di un personaggio divenuto centrale nell’universo dell’architettura moderna.

Architetto Fuksas, quando ha scoperto la sua passione per l’architettura?

Come racconto nel mio libro È stato un caso, non è stata una scelta costruita. È nato tutto in modo quasi accidentale. Dovevo dire a mia madre, che era una professoressa di filosofia, cosa volevo fare nella vita. Per impressionarla dissi “architettura”, quasi a caso, senza sapere davvero cosa significasse. Lei rimase in silenzio, ci pensò  e poi, con mia grande sorpresa, approvò. È stato un momento decisivo, quasi paradossale: una parola detta d’impulso che ha segnato tutto il resto. A volte le scelte più importanti non sono il risultato di un piano, ma di un’intuizione. Da lì è iniziato un percorso che è diventato via via necessario. L’architettura, in fondo, non si decide: ti accade.

Qual è stata la visione che l’ha guidata nella progettazione delle sue opere?

Non ho mai creduto nello stile come schema da ripetere. Ogni progetto è una storia a sé. Mi interessa un’architettura libera, capace di emozionare e sorprendere.

Quello che mi guida è la ricerca: evitare il già visto, il già risolto. L’architettura deve essere un atto contemporaneo, capace di interpretare il presente senza nostalgia e senza paura del futuro.

Lei ha dedicato gran parte del suo lavoro alla ideazione di spazi che dialogassero con realtà urbane. Pensa che l’opera di un architetto possa creare identità?

Sì, ed è una responsabilità enorme. L’architettura non è mai neutra: costruisce identità, crea relazioni, trasforma i luoghi.

Nel caso dell’ospitalità questo è ancora più evidente: gli alberghi sono oggi veri dispositivi urbani. Possono essere chiusi oppure diventare luoghi aperti, attraversabili, capaci di generare relazioni. È lì che si costruisce l’identità.

L’intelligenza artificiale cambierà davvero il mestiere dell’architetto?

Lo sta già cambiando. È uno strumento potente, accelera i processi e apre nuove possibilità. Ma non sostituisce la visione. L’architettura nasce da intuizioni e da una sensibilità che resta umana. Il rischio non è la tecnologia, ma l’omologazione. Sta a noi mantenere la libertà del progetto.

Il suo nucleo familiare è in qualche modo anche la base operativa del suo studio. Sembrerebbe un brand nel brand. In famiglia condividete la stessa visione?

Con Doriana (la moglie, ndr) c’è un confronto continuo. Non si tratta di essere sempre d’accordo, ma di costruire una visione attraverso il dialogo. Lei ha una sensibilità molto forte, diversa dalla mia e proprio per questo indispensabile. Riesce a vedere aspetti che a volte mi sfuggono: l’emozione di uno spazio, il modo in cui le persone lo vivranno davvero. Ha portato nello studio una dimensione più narrativa, più umana, che per me è fondamentale. Non lavoriamo per affermare un “brand familiare”. Lavoriamo perché esistono fiducia reciproca, libertà di dirci la verità e una curiosità che, dopo tanti anni, è ancora viva. Credo che sia questo il vero motore del nostro studio: non l’idea di essere uguali, ma la capacità di restare diversi continuando però a parlare la stessa lingua.

Il vostro studio ha progettato molti hotel e spazi per l’ospitalità. Oggi, in questo secolo così accelerato e digitale, come dovrebbe essere concepito lo spazio dell’accoglienza?

Abbiamo lavorato in contesti molto diversi: dal Business Garden Hotel di Varsavia ai paesaggi mediterranei dell’Is Molas Resort in Sardegna e della Voile Blanche ,fino al Castelluccio Bifolchi Resort and Winery, senza dimenticare progetti urbani complessi come l’Euromed Center di Marsiglia e l’Hilton Rome EUR “La Lama”. Luoghi lontani tra loro per cultura e geografia, ma attraversati da una stessa idea: l’ospitalità non è una formula, è un’esperienza. L’hotel deve essere autentico, profondamente legato al contesto in cui nasce. In un mondo sempre più digitale, lo spazio dell’accoglienza deve tornare a essere relazione, identità e racconto.

Nella progettazione di un albergo, qual è secondo lei l’elemento essenziale per evitare di cadere nello standard della globalizzazione dell’hospitality?

Il punto di partenza è sempre il luogo. Un albergo deve nascere dal contesto, dalla luce, dai materiali, dalla memoria. La globalizzazione tende a uniformare; l’architettura, invece, deve creare differenze. Il vero lusso oggi è l’unicità.

Come immagina gli spazi dedicati all’accoglienza tra 50 anni?

Li immagino come spazi fluidi, ibridi, senza confini rigidi. Non ci sarà più una netta distinzione tra hotel, casa e spazio pubblico. Saranno luoghi di relazione, di lavoro di cultura. E saranno necessariamente sostenibili. Ma una cosa non cambierà: il bisogno umano di sentirsi accolti. Ed è lì che l’architettura continuerà ad avere un ruolo fondamentale.

Sul numero 18/2026 della newsletter di Federalberghi si parla della convenzione con UnipolRental, di finanziamenti per la sicurezza, di InOut the Hospitality Community e di tanto altro ancora.

L’Osservatorio sul mercato del lavoro nel settore turismo, realizzato da Federalberghi in collaborazione con Fipe e con l’Ente bilaterale nazionale del turismo sulla base di dati forniti dall’INPS, fornisce un quadro completo e aggiornato dell’occupazione dipendente nel settore, articolata a livello territoriale e di comparto.

Turismo d'Italia è l'organo di stampa ufficiale di Federalberghi.

 

La rivista, nata nel 1958, oltre a illustrare la posizione della federazione sugli argomenti di principale importanza per le imprese turistico ricettive, è ricca di articoli di design e di informazione tecnico professionale.