Ciak, si viaggia
Cinema e serie TV sempre più motore del turismo italiano. Intesa Sanpaolo, attraverso un desk specialistico Media & Cultura, è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009
Sempre più spesso il turismo nasce davanti a uno schermo. Sempre più spesso si parte per visitare il luogo in cui è stata girata una scena iconica di un film o di una serie TV che ci è rimasta impressa negli occhi e nel cuore. È il fenomeno, in costante crescita, del cineturismo.
L’Italia, con i suoi paesaggi, i borghi e le città d’arte, rappresenta da sempre un set di grande impatto. Negli ultimi anni, però, il rapporto tra industria audiovisiva e turismo si è rafforzato ulteriormente, generando importanti ricadute economiche e contribuendo alla valorizzazione anche di territori dal grande pregio ma magari meno frequentati.
Ne sanno qualcosa la Val di Noto di Montalbano e l’Umbria di don Matteo, che probabilmente – fatto salvo il grande cinema che ha portato l’Italia nel mondo – sono stati i pionieri del fenomeno a livello televisivo.
Le immagini di Firenze, Siena e della Val d’Orcia compaiono da decenni in produzioni cinematografiche internazionali. Film come Il paziente inglese, Sotto il sole della Toscana e numerose altre produzioni hanno consolidato nell’immaginario collettivo l’idea di una regione sinonimo di bellezza, arte e lifestyle. Sempre in Sicilia, oltre al fenomeno Montalbano, uno degli esempi più significativi è il successo internazionale della serie televisiva The white lotus, che ha acceso i riflettori su Taormina e sulla costa ionica, attirando visitatori desiderosi di vivere le atmosfere viste sullo schermo.
Matera ha consolidato la propria notorietà internazionale grazie a pellicole come The passion of the Christ di Mel Gibson e No time to die della saga di James Bond. Le immagini dei Sassi e delle strade scavate nella roccia hanno raggiunto centinaia di milioni di persone, contribuendo ad aumentare l’attrattività della città e dell’intera Basilicata.
Il fenomeno riguarda tutto lo Stivale. In Piemonte le colline delle Langhe hanno ottenuto una visibilità straordinaria grazie a film e fiction ambientati tra vigneti e castelli. In Trentino-Alto Adige e nelle Dolomiti, numerose produzioni televisive hanno contribuito a promuovere un turismo legato alla natura e agli sport all’aria aperta. La fiction Un passo dal cielo ha fatto conoscere a un vasto pubblico alcune delle aree più suggestive delle montagne italiane.
Le serie TV rappresentano oggi uno strumento promozionale forse ancora più potente rispetto al cinema tradizionale. Grazie alle piattaforme di streaming, una produzione può raggiungere contemporaneamente milioni di spettatori in decine di Paesi. La durata su più puntate permette inoltre di costruire un legame emotivo profondo con i luoghi raccontati.
I numeri confermano che il cineturismo non è una nicchia, ma una componente strutturale del settore Turismo. Secondo una ricerca presentata all’ultima Borsa Internazionale del Turismo da JFC Tourism & Management, nel nostro Paese il turismo legato a film e serie TV genera circa 600 milioni di euro l’anno, con oltre 1,3 milioni di pernottamenti direttamente collegati alle produzioni audiovisive e circa 11 milioni di visite giornaliere nei luoghi resi celebri dallo schermo. L’impatto economico non si limita ai visitatori. Le produzioni cinematografiche e televisive generano infatti un indotto immediato per alberghi, ristoranti, servizi logistici, trasporti e maestranze locali.
“Il cinema rappresenta un potente catalizzatore economico per numerosi settori produttivi – spiega Anna Roscio, responsabile Sales & Marketing Imprese Intesa Sanpaolo – ed è unico nel raccontare l’Italia per immagini, contribuendo a costruire la percezione del Paese nel mondo, della nostra offerta culturale, turistica e industriale e ad attrarre visitatori e operatori con ricadute sui territori e sulle economie locali. Facendo leva sui modelli operativi sinergici del nostro Gruppo, stiamo posizionandoci come banca di riferimento per il settore e sviluppiamo collaborazioni con primarie case di produzione sia autonomamente che in pool con altri intermediari. Attraverso il nostro desk specialistico, Media e Cultura, sosteniamo sia le produzioni italiane sia quelle straniere che vogliono girare film in Italia, con benefici sull’indotto per il nostro territorio in termini occupazionali, di promozione dell’Italia e del Made in Italy e di crescita del settore audiovisivo”.
Intesa Sanpaolo, attraverso la Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, ha infatti attivato un desk specialistico Media & Cultura, ed è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009.
La banca ha sostenuto finanziariamente la produzione di oltre 750 opere tra film e serie tv nazionali e internazionali, 220 tra spot pubblicitari, factual e format tv. Il primo gruppo bancario italiano rappresenta insomma, a oggi, un interlocutore fondamentale per gli operatori del settore e intende favorire il consolidamento di una forte industria audiovisiva italiana, accompagnando il comparto verso lo sviluppo internazionale, comunicando e valorizzando progetti in ambito cinematografico e supportando la crescita economica delle filiere dirette e indirette connesse all’intero settore audiovisivo.
Attraverso consolidate relazioni con primari operatori internazionali (Major, Studios indipendenti e OTT), la banca favorisce anche le produzioni esecutive estere da realizzare in Italia, un’importante attività di incoming che genera una positiva ricaduta sul territorio in termini occupazionali e sociali, oltre ad alimentare la crescita professionale del settore.
Diverse, non a caso, le produzioni esecutive estere assistite negli anni; tra le più recenti figurano il già citato The white lotus, Ferrari di Michael Mann, Those about to die, Ripley, The hand of Dante, Emily in Paris, The Decameron, The resurrection of the Christ, Eternity, Solo Mio e Young Sherlock 2, produzioni sostenute con le diverse soluzioni finanziarie proposte dalla banca, quali co-funding e syndicated loan, con banche americane, e smobilizzo del tax credit.
Naturalmente il trend del cineturismo, per consolidarsi e garantire uno sviluppo nel tempo, comporta alcune sfide: da una opportuna politica di marketing e di valorizzazione ampia dei territori, con percorsi e pacchetti ad hoc, a una gestione organizzata dell’accoglienza che renda sostenibile la gestione dei flussi. Tuttavia, quando pianificato correttamente, il fenomeno può diventare, e anzi è già, un asset e un’opportunità per distribuire i visitatori su territori meno noti e favorire uno sviluppo diffuso. Una scena intensa ed evocativa di pochi minuti può trasformare una località semi sconosciuta in una destinazione internazionale.
Cinema e televisione non sono insomma più soltanto forme di intrattenimento ma, ancor più che in passato, una vetrina per il territorio. Ogni inquadratura può trasformarsi in una irresistibile voglia di partire.
Una tariffa agevolata e unica per i bus turistici che portano i gruppi che pernottano nelle strutture ricettive di Sanremo.
È questo il risultato raggiunto da Federalberghi Sanremo al termine di un confronto con l'Amministrazione comunale e gli uffici competenti, “con l'obiettivo di rendere più sostenibile il costo di stazionamento dei mezzi utilizzati dai gruppi organizzati”.
Il nuovo sistema di tariffe riguarderà i bus che utilizzeranno il piazzale Dapporto, una delle aree individuate per la sosta dei mezzi turistici in città. “Un provvedimento particolarmente atteso dal comparto alberghiero, che potrà così contare su condizioni più favorevoli nell'organizzazione dei soggiorni di gruppi”.
La tariffa concordata è di 60 euro a notte per ogni bus, a fronte delle modalità di sosta previste per i mezzi collegati a gruppi ospitati negli alberghi cittadini. La nuova formula dovrebbe entrare in vigore dal prossimo 18 settembre, una volta completati gli aggiornamenti tecnici dei sistemi necessari per la gestione del servizio.
La procedura consentirà di associare direttamente la targa del mezzo alla struttura ricettiva che ospita il gruppo. Saranno infatti gli albergatori a provvedere all'inserimento della targa dei bus che trasportano i propri clienti e che utilizzeranno il parcheggio. Un sistema pensato per rendere più semplice anche la gestione operativa degli arrivi.
L'intesa rappresenta “un elemento di interesse per il settore turistico sanremese, soprattutto in considerazione del ruolo che i gruppi organizzati continuano ad avere per le strutture ricettive della città”. La possibilità di applicare una tariffa dedicata ai bus collegati a soggiorni alberghieri punta infatti a favorire l'organizzazione dei viaggi e, allo stesso tempo, a contenere una delle voci di costo che incidono sulla programmazione dei gruppi.
"Si tratta di un risultato importante ottenuto grazie al confronto portato avanti dall'Associazione", dichiarano da Federalberghi Sanremo. L'obiettivo è quello di creare condizioni più favorevoli per gli operatori e per le strutture che accolgono i visitatori.
La nuova procedura sarà quindi strettamente collegata alla prenotazione e al soggiorno dei gruppi nelle strutture ricettive cittadine, con l'inserimento preventivo delle targhe da parte degli alberghi interessati.
Federalberghi Sanremo seguirà l'avvio della misura e fornirà agli associati le indicazioni necessarie per utilizzare correttamente il nuovo meccanismo. L'introduzione della tariffa da 60 euro a notte rappresenta così un passo avanti nel rapporto tra comparto alberghiero, Amministrazione e servizi destinati al turismo organizzato.
"La nuova tariffazione consentirà di agevolare le strutture ricettive nell'organizzazione dei gruppi e di rendere più sostenibile il costo di stazionamento dei bus turistici", ha dichiarato il presidente di Federalberghi Sanremo Silvio Di Michele, per il quale l'accordo costituisce un risultato concreto del dialogo avviato con Palazzo Bellevue e con gli uffici comunali.
In vacanza camminando
All’insegna del turismo lento, i cammini su antichi sentieri diventano sempre più esperienza multisensoriale tra borghi riscoperti, ospitalità diffusa, gastronomia locale e natura incontaminata
Quello dei cammini è un fenomeno che da nicchia diventa sempre più di tendenza. Tra i più noti c’è quello di Santiago di Compostela, in Galizia, con le vie per raggiungerlo suddivise tra Francia, Portogallo e Spagna. Poi, negli ultimi vent’anni, anche in Italia abbiamo riscoperto gli antichi cammini dei pellegrini, in primis la Via Francigena, detta anche Romea, e dal nome si capisce che la destinazione finale era la Città Eterna. Nel nostro Paese, zaino in spalla e scarponcini da trekking, queste “passeggiate” sono parecchie e ogni tanto se ne aggiunge qualcuna: a oggi se ne contano oltre centocinquanta. Itinerari alla scoperta dei borghi meno conosciuti del territorio, della natura, dei luoghi della memoria o, semplicemente, della vita all’aria aperta e di quel senso di libertà che ci permette la disconnessione non solo da internet, ma dalla routine di tutti i giorni.
Cammini ormai non più solo spirituali e pauperistici: oggi parliamo di un viaggiatore che può disporre di varie opzioni per soggiornare una o più notti, che sia per riprendere la via o perché è arrivato a destinazione. E non sarà un caso se è nata persino una Fiera dei Grandi Cammini, un padiglione ad hoc inserito nella manifestazione nazionale “Fa’ la cosa giusta” a Milano Rho, dedicata agli stili di vita sostenibili e giunta, nel 2026, alla 22a edizione.
Del resto, come ha detto qualcuno, sebbene sul sentiero il passo sia lento, “i cammini corrono”, perché aumentano le proposte da parte di amministrazioni e associazioni, grazie anche ai sostegni governativi per le realtà locali. E così crescono gli utenti e, di conseguenza, l’indotto economico. I numeri sono abbastanza eloquenti: da stime di settore, nel 2025 oltre 300mila persone hanno percorso i cammini italiani, in tutto il territorio, un aumento del 56% sul 2024, con una spesa complessiva che supera i 336,4 milioni di euro. La media dei giorni impiegati su un itinerario, negli ultimi due anni, è la stessa, tra i cinque e i sette. Ma ad aumentare sono stati i viaggiatori e dunque sono cresciuti i pernottamenti, poco meno di 2 milioni e 500mila un anno fa.
Da statistiche sui camminatori, l’età media si aggira intorno ai 50 anni, ma stanno crescendo gli under 30; la maggior parte ha un lavoro, ma aumentano anche i pensionati, ben sopra il 20%. Molti i laureati e i diplomati.
Difficilmente ci si affida all’improvvisazione: prima di muoversi c’è chi consulta una guida oppure una startup, o si informa sui siti web delle località, a cui magari è arrivato attraverso il passaparola con chi c’è già stato. Altri, ancora, fanno la prima esperienza rivolgendosi ad associazioni o attraverso forme di volontariato. E non si va solo a piedi, ma anche in bicicletta o a cavallo.
Tra le principali motivazioni che spingono le persone a intraprendere un cammino, c’è la ricerca di spiritualità, circa il 28%, e sono quelli che partono con la Credenziale, di cui l’80% degli under 25 ha ritirato il Testimonium, l’attestazione religiosa del percorso ultimato. Seguono il desiderio del contatto con la natura e quello di vivere un’esperienza che possa essere anche una crescita personale. In gran parte ci si muove in gruppi, ma crescono le coppie e anche chi viaggia da solo. Tra coloro che arrivano alla meta, circa il 60% decide di prolungare il viaggio con qualche giorno di vacanza in più.
Di questa tendenza, che può contribuire persino, se ben organizzata, a evitare lo spopolamento di molti piccoli borghi d’Italia, oltre che a generare un indotto economico che rimane in loco, si è accorto anche il Parlamento che, sui cammini, ha approvato la Legge 13 febbraio 2026, n. 24.
L’Italia si dota, quindi, di un quadro normativo organico che promuove la valorizzazione del territorio, riconoscendo che i cammini sono vere e proprie “infrastrutture culturali e turistiche di valore strategico”: non soltanto percorsi naturalistici o vie spirituali, ma anche l’opportunità sia di sviluppare e valorizzare il patrimonio culturale locale, sia di sostenerne le economie. Uno strumento dunque che, se ben applicato, riuscirà a coniugare cultura, ambiente, enogastronomia e, nella ricerca costante di esperienze totalizzanti, anche il benessere personale dei turisti.
La legge prevede anche la nascita di un Registro nazionale dei cammini, cioé una banca dati per coordinarli e stabilire criteri comuni come accessibilità o sicurezza. E un tavolo permanente del turismo lento, dove istituzioni, operatori del settore e associazioni possano confrontarsi. I cammini sono tanti, disseminati in tutta Italia e ognuno è un unicum. È impossibile elencarli tutti, pertanto, ne abbiamo citati, come esempio, i più noti. Gi.Fe.
Previdenza complementare: nuove opportunità per imprese e lavoratori del Turismo
di Maurizio Grifoni*
Il 2026 segna un punto di svolta decisivo per la previdenza complementare. Con le novità in vigore dal 1 luglio (nella quasi totalità), l’orizzonte pensionistico si rinnova all’insegna della flessibilità. Per le aziende e i lavoratori del turismo, il Fondo Fon.Te. rappresenta l’alleato naturale per cogliere le opportunità di questa riforma.
Un primo vantaggio, già in vigore da gennaio, riguarda l’innalzamento degli incentivi fiscali. Il limite ordinario di deducibilità per tutti i lavoratori, ivi compresi gli autonomi e i liberi professionisti, sale da 5.164,57 a 5.300 euro annui.
Un’attenzione particolare, poi, è rivolta ai lavoratori di prima occupazione, assunti post 2007: per loro, la quota annua aggiuntiva deducibile – utile a recuperare eventuali contributi extra non dedotti nei primi cinque anni di adesione – arriva a 2.650 euro, portando il plafond massimo di deducibilità a ben 7.950 euro annui.
Una vera e propria rivoluzione interesserà poi le adesioni tramite l’introduzione del meccanismo di adesione automatica in vigore dal 1 luglio 2026. I giovani lavoratori di prima occupazione avranno 60 giorni per esprimere la scelta di destinazione del proprio TFR: in mancanza di indicazioni da parte del neoassunto, per chi applica il CCNL Turismo scatterà l’iscrizione automatica a Fon.Te.
La stessa regola vale anche per tutte le nuove assunzioni a far data dal 1 luglio 2026.
Questa novità coinvolgerà anche i dipendenti già in forza: i datori di lavoro dovranno fornire un’informativa sulla previdenza complementare e acquisire una dichiarazione formale sulle scelte pregresse. Durante i 60 giorni previsti per la scelta, l’azienda accantonerà internamente il TFR e i relativi contributi, provvedendo poi a versare l’intero maturato al Fondo allo scadere del termine.
Strettamente legata alle nuove adesioni automatiche è l’evoluzione delle strategie di investimento: superando il vecchio automatismo che destinava i contributi taciti esclusivamente alle linee garantite, la riforma introduce un approccio personalizzato. I versamenti saranno investiti tenendo conto dell’età e dell’orizzonte temporale del lavoratore, attraverso strategie di tipo “life cycle” (ciclo di vita), capaci di adeguare e ridurre automaticamente il livello di rischio man mano che si avvicina l’età pensionabile.
Infine, al momento della pensione, la gestione del capitale accumulato sarà più flessibile. La quota liquidabile in forma di capitale passerà dall’attuale 50% al 60% del montante. La restante parte potrà essere riscattata in forma di rendita.
Infine, a fianco alle classiche forme di rendita vitalizia, la legge di Bilancio ha previsto nuove forme di “uscita” flessibili. Il Fondo gestirà direttamente 3 nuove opzioni: una “Rendita a Durata Definita” calcolata sull’aspettativa di vita, la possibilità di richiedere dei prelievi liberi “a chiamata” sulle rate maturate e, infine, l’erogazione di una rendita frazionata per un minimo di cinque anni a partire dalla data del pensionamento.
Il Fondo Fon.Te. è già al lavoro per recepire queste novità, attivandosi nel gestire il nuovo flusso di adesioni e confermando la propria attitudine a proporsi come partner d’eccellenza per la costruzione del futuro previdenziale degli operatori del settore turistico.
*Presidente del Fondo Fon.Te.
“Raccontare Favignana partendo dal mare per arrivare alla tavola, attraversando la storia dei suoi pescatori, la creatività dei ristoratori, il lavoro degli artigiani, la qualità delle produzioni siciliane e la straordinaria bellezza di un’isola che può trasformare la propria identità in una leva di sviluppo sostenibile”.
È stato questo l’argomento della settima edizione di Fishtuna, dall’11 al 13 settembre all’ex stabilimento Florio e in piazza Madrice.
Il programma ha intrecciato blue economy, pesca sostenibile, ristorazione, artigianato, cooking show, vini, attività per bambini, escursioni e spettacoli. Con i Fishtuna Awards che hanno premiato coloro che, ogni giorno, contribuiscono a raccontare e valorizzare l’identità delle Egadi tra enogastronomia e cultura.
“Favignana e le Egadi si confermano un’icona del turismo sostenibile e Fishtuna, mettendo in rete enogastronomia, arte e tradizioni del mare e ponendo al centro anche la tutela dell’ambiente, incarna pienamente la visione e la programmazione dell’assessorato. La manifestazione non è solo una celebrazione del tonno, ma un vero e proprio tavolo di confronto e di collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità, con l’obiettivo di valorizzare lo straordinario patrimonio del nostro territorio.
Tra approfondimenti tecnici, cooking show, artigianato, sport all’aria aperta e spettacoli, Fishtuna dimostra concretamente come Favignana, le isole Egadi e la Sicilia tutta siano in grado di attrarre visitatori durante tutto l’anno, offrendo esperienze autentiche e legate all’identità dei luoghi. Una capacità di attrazione che si estende anche al mondo dell’audiovisivo: la destinazione Sicilia si impone sempre più come un autentico set naturale per il cinema e per le produzioni internazionali, grazie alla straordinaria varietà dei suoi paesaggi, alla ricchezza del patrimonio storico e culturale e alla forza evocativa dei suoi territori”, ha dichiarato l’assessore regionale al Turismo Elvira Amata.
Di una vetrina importante ha parlato l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamaio, “importante soprattutto per le nostre imprese, che ogni giorno trasformano tradizione, qualità e competenze in valore e occupazione. La Regione vuole sostenere chi investe e produce sul territorio, valorizzando le eccellenze locali e creando nuove opportunità di crescita. Eventi come questo dimostrano che identità, impresa e sostenibilità possono essere insieme un motore di sviluppo”.
“Valorizzare Favignana e le Egadi significa custodirne l’identità e creare opportunità di crescita per l’intera comunità. Accogliere ancora una volta Fishtuna, una manifestazione che cresce e consolida il legame con l’isola, rappresenta un’occasione importante per promuovere il nostro patrimonio ambientale, culturale e produttivo.
L’enogastronomia è parte integrante di questo percorso: racconta la storia del territorio, valorizza il lavoro di pescatori, produttori e ristoratori e permette ai visitatori di conoscere più da vicino le nostre tradizioni. L’amministrazione comunale sostiene iniziative capaci di rafforzare l’economia locale e qualificare l’offerta turistica, favorendo presenze anche oltre i mesi di maggiore affluenza. Il nostro obiettivo è tradurre la visibilità di questi appuntamenti in benefici duraturi per le Egadi, attraverso la collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini e nel rispetto delle risorse che rendono unico il nostro arcipelago”, l’osservazione del sindaco Giuseppe Pagoto.
L’evento gode anche delle ormai consolidate collaborazioni con l’Associazione Strada del Vino di Marsala e con Idimed, l’Istituto per la promozione e la valorizzazione della dieta mediterranea.
“Il tonno non è soltanto un prodotto della pesca, ma parte della storia e della cultura delle nostre isole. Fishtuna può trasformare questo patrimonio in un’opportunità di sviluppo, mettendo in rete pesca, ristorazione, ospitalità e imprese locali.
Un turismo autentico nasce dall’identità dei luoghi e può favorire la destagionalizzazione, tutelando al tempo stesso il mare e sostenendo una pesca responsabile e sostenibile.
Perché valorizzare Favignana significa non soltanto mostrarne la bellezza, ma raccontare le persone che la custodiscono, sostenere le attività che ne mantengono viva l’identità e creare le condizioni affinché tradizione, turismo e innovazione possano generare nuove opportunità”, il commento della vicepresidente di Federalberghi Sicilia Rosa Di Stefano.
Il progetto Fishtuna–International Art Tourism Food Festival è stato cofinanziato dal comune di Favignana e dal Funt, Fondo unico nazionale per il turismo, e gestito dagli assessorati regionali del Turismo e delle Attività produttive, nell’ambito dell’iniziativa “Sicilia che Piace 2026”.
Federalberghi, esprime “apprezzamento per il comunicato stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze che preannuncia il differimento, al 1° maggio, dell’entrata in vigore della nuova ritenuta sulle commissioni che gli alberghi pagano agli intermediari (portali di prenotazione, tour operator e agenzie di viaggio, etc.)”.
“Confidiamo che i due mesi che ci separano dalla nuova scadenza siano utili al fine di fare chiarezza sulle modalità applicative e sull’individuazione dei destinatari, in specie con riferimento agli intermediari stranieri”.
“Auspichiamo inoltre che si possa svolgere una riflessione sulla possibilità di riconsiderare l’applicazione dell’istituto nel settore turismo, che comporterà notevoli oneri amministrativi e gestionali per le imprese, a fronte dei quali le casse dello Stato trarranno modesti benefici”.
VACANZE ESTIVE DEGLI ITALIANI: CHI PARTE E CHI RESTA NELLA FOTOGRAFIA DI FEDERALBERGHI e TECNE’
LE PROPOSTE A SOSTEGNO DEI 24,2 MILIONI DI STAY-CATIONISTI
Ad agosto saranno in vacanza 17,5 milioni di italiani, e 4,7 milioni lo saranno a settembre. Numeri importanti, che però raccontano solo una parte della storia: quasi un adulto su due (48,5%) non farà alcuna vacanza durante il periodo estivo.
Sono infatti 24,2 milioni le persone che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa.
Vengono definiti "stay-cationisti", neologismo coniato rielaborando il termine inglese "Staycation", fusione di stay (restare) e vacation (vacanza).
Perché si rinuncia alla vacanza
A pesare di più è la situazione economica familiare, indicata dal 52,8% degli intervistati come motivo principale della rinuncia. Seguono le difficoltà organizzative in famiglia (25,7%) e i motivi di salute (24,5%). L'11,2% ha dovuto fare i conti con l'aumento dei prezzi, mentre il 10,4% è stato condizionato da impegni lavorativi. C'è infine un 6,6% che non rinuncia alla vacanza, ma la sposterà in un altro periodo dell'anno.
La ricerca, realizzata da Tecnè per Federalberghi, conferma quindi che la mancata vacanza è prima di tutto una questione sociale.
Quello che per decenni è stato un appuntamento fisso del calendario, torna a essere percepito da molti come una spesa su cui si è costretti a fare economia.
Colpisce inoltre il divario generazionale: i primi a rinunciare alla vacanza sono le persone più anziane (over 65) e i pensionati, categorie in cui la percentuale di chi resta a casa per tutta l’estate sale fino al 67%.
Come si vive l'estate senza partire
Chi resta a casa non rinuncia al desiderio di staccare dalla routine, ma lo fa reinventando l'idea stessa di riposo estivo, muovendosi lungo tre direttrici principali: restare in forma, coltivare le relazioni sociali e godersi eventi culturali. Una passeggiata o un bagno in piscina, una serata con gli amici, un concerto diventano così piccoli sostituti della vacanza classica, segno che il bisogno di svago e socialità non scompare, ma si adatta alle possibilità reali di ciascuno.
Tenersi in forma
L'attività più gettonata resta la classica passeggiata, scelta dal 33,8% di coloro che hanno risposto al sondaggio. Inoltre, per combattere il caldo, il 22,1% cercherà refrigerio in acqua: tra questi, il 12,4% farà il bagno in mare, lago, fiume o piscina, mentre il 9,7% si limiterà a godersi l'ambiente acquatico senza immergersi.
Consolidare le relazioni sociali
Non mancano le occasioni di socialità: serate con gli amici (21,7%), visite a parenti (9,8%), aperitivi (9,2%), serate in discoteca (6,0%) e pranzi o cene al ristorante (4,4%) saranno i modi scelti per rafforzare i legami affettivi durante l'estate.
Dilettarsi con eventi culturali
Una quota del tempo libero estivo sarà dedicata anche alla cultura: il 10,5% parteciperà a spettacoli musicali, mentre il 5,3% si dedicherà a eventi tradizionali e folkloristici.
Cosa fare per invertire la tendenza
Lo strumento più efficace per sostenere il diritto alle vacanze è probabilmente il welfare aziendale, sempre più diffuso nelle imprese di tutti i settori.
Questa leva potrebbe essere utilizzata elevando le soglie di esenzione dai contributi e dalle tasse dei cosiddetti fringe benefit (attualmente pari a 1.000 euro per tutti i dipendenti e a 2.000 euro per i lavoratori con figli a carico) oppure creando una soglia ad hoc, come già avviene per i buoni pasto.
Un ulteriore aiuto può venire dalle imprese del settore turismo, che sono pronte a fare la propria parte, applicando tariffe agevolate nei mesi di giugno e di settembre e, più in generale, durante i periodi di bassa stagione.
Per coloro che non hanno un reddito da lavoro dipendente, inclusi i pensionati, e, più in generale, per tutte le persone a rischio di esclusione, si potrebbe attivare un sistema di buoni vacanze erogati in base al reddito e spendibili in strutture ricettive convenzionate. Si tratta di un modello utilizzato con successo in altri paesi europei, tra cui Francia e Spagna. Un’interessante sperimentazione è stata realizzata anche in Italia, a cura dell’associazione no-profit Buoni Vacanze Italia” (BVI), con il finanziamento del Ministero del Turismo e il supporto tecnico di Intesa Sanpaolo e Accor. L’associazione fu costituita nel 2005 da Federalberghi e FITUS (federazione del turismo sociale) e successivamente aderirono anche altre organizzazioni imprenditoriali.
L’indagine è stata effettuata da Tecnè s.r.l. nel periodo compreso tra il 7 e il 15 luglio intervistando con il sistema mixed mode di cui c.a.t.i. (46%), c.a.m.i (39%) e c.a.w.i (15%) un campione di 4.003 italiani maggiorenni. Campione probabilistico, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, stratificato per regione e classe di ampiezza demografica dei comuni. Variabili di controllo: classe d’età, titolo di studio, occupazione.
Federalberghi Varese ha rinnovato il proprio Consiglio direttivo per il mandato 2026-2029. L’organismo si è insediato giovedì 16 luglio e, nel corso della prima seduta, ha confermato Frederick Venturi alla presidenza dell’associazione.
Venturi sarà coadiuvato dai vicepresidenti Lara Luz, Iacopo Perego e dal tesoriere Luciano Gorri.
Passione e condivisione
Claudia Polloni, sales director del Savoy Hotel di Londra, ci trasmette la passione per il suo lavoro, tra grande impegno e altrettante soddisfazioni
di Andrea Serra
Il responsabile vendite di un albergo è una delle figure di back office, il cosiddetto “dietro le quinte”, che svolge un ruolo cruciale e strategico per l’impresa. Per comprendere meglio questa professionalità abbiamo un ospite davvero eccezionale, la director of sales del Savoy Hotel di Londra, Claudia Polloni.
Claudia, com’è che una ragazza di Sirmione arriva a diventare director of sales di uno degli hotel più prestigiosi non solo di Londra e dell’Europa ma, direi, del mondo?
Penso che un pizzico di fortuna serva sempre: essere al posto giusto nel momento giusto è fondamentale. Ma in questo settore, forse più che altrove, è essenziale la passione, il desiderio di farcela e di realizzare qualcosa di diverso. Sentiamo spesso parlare di grandi carriere in altri ambiti, come avvocati, dottori, ma poco di alberghi. Questo avviene perché, semplicemente, non se ne parla, ma ci sono tante belle storie. E la mia, posso dire umilmente, potrebbe essere una di quelle.
Verrebbe da dire, Claudia, che alla fine non è così difficile vendere il Savoy. Eppure, il tuo è un lavoro complicato. Qual è la cosa che più ti appassiona del ruolo che ricopri?
Sono due, fondamentalmente, le cose che mi appassionano nel mio lavoro. Una è che, per le persone ambiziose, questo ruolo, ogni mese, rende l’idea di quanto si possa crescere, anche perché, soprattutto dopo la pandemia, il turismo non è mai stato così forte. In particolare quello di lusso, che rappresento.
E la seconda cosa sono le persone con cui mi trovo a confrontarmi ogni giorno: appassionate del mondo, della cultura, del viaggio e delle relazioni sociali. Il lavoro del direttore commerciale, come dicevi, è un po’ “nascosto”, ma non su certe cose: la maggior parte dei miei contratti e dei miei clienti più interessanti deriva, comunque, da relazioni personali.
Conoscendoti, so che la tua professionalità poggia su solide basi di conoscenza. Ma il lavoro nel turismo significa anche avere tantissime attitudini e competenze che non si apprendono a scuola o sui libri. Secondo te quali abilità bisogna possedere per la tua professione?
La passione, il desiderio di soddisfare il cliente e di lavorare in team, l’essere carismatico, l’essere leader, ispirare i propri collaboratori. Sono tutte qualità che si apprendono e, per quanto mi riguarda, dopo dieci anni che lavoro negli alberghi, ancora oggi, ogni giorno, imparo tantissimo. Dallo stagista al direttore che è qui da 40 anni, è bello perché, in questo mondo, c’è il desiderio di condividere, anche con i colleghi, con gli hotel competitor. E questo desiderio di condividere le cose belle e le difficoltà, fa sì che ogni giorno sia un continuum del percorso formativo.
Una delle caratteristiche del tuo lavoro è quella di viaggiare spesso e avrai vissuto tante esperienze. C’è un aneddoto che è stato significativo per te e per la tua esperienza professionale?
Sì, quella dei viaggi è una parte importantissima del mio lavoro. Il direttore commerciale di un albergo deve anche cercare di massimizzare i mercati che lavorano di più: nel nostro caso ovviamente i mercati più importanti sono quello europeo e quello americano. Ma ci sono altri che stanno crescendo: negli ultimi anni sicuramente il Medio Oriente. Quest’ultimo è uno dei mercati che seguo e, forse tra gli aneddoti più simpatici, ci sono quelli accaduti lì; ne avrei tanti da raccontare.
Per far capire il mondo dei 5S nella versione europea e in quella mediorientale, quando vieni al Savoy e mi chiedi un transfert per l’aeroporto, verrò con una normalissima vettura. Quando ai miei clienti, a Dubai, ho chiesto di venire a prendermi in aeroporto, sono arrivati con una Limousine enorme. All’inizio ho pensato fosse un errore, invece è proprio parte della loro bellissima ospitalità. Quando noi accogliamo le persone nel nostro Paese abbiamo il nostro senso di ospitalità conosciuto a livello mondiale. Però è anche molto bello vedere come gli altri popoli ti accolgono nel loro Stato. E questo il mondo alberghiero te lo permette.
C’è invece un episodio che ricordi che ha determinato il tuo ingresso e la tua carriera nel mondo del turismo?
È proprio un aneddoto che ha determinato la mia scelta di entrare nel mondo degli alberghi. Io lavoravo in azienda, con un ottimo stipendio e benefit. Alla soglia dei 30 anni ho ricevuto un’importantissima offerta dal gruppo Fairmont, l’azienda per cui lavoro oggi e, leggendo il contratto, mi sono resa conto che le condizioni erano diverse e, devo essere onesta, un po’ ho dubitato. In quel periodo lavoravo con le università di hotel management in Svizzera e uno dei nostri professori era Anton Mosimann, chef famosissimo che ha cucinato anche per i reali d’Inghilterra. Quel giorno l’ho incontrato, gli parlai dei miei dubbi e lui mi disse: “Questa è un’opportunità meravigliosa, anche se le condizioni non sono le stesse che hai ora. E anche se oggi sembra che stai facendo un passo indietro, ti porterà a farne dieci in avanti”. Ed è stato così. Lo ringrazierò per sempre, perchè ho scelto di aprire quella porta e oggi il mio lavoro è gratificante. A volte faccio gli straordinari o prendo cinque aerei a settimana, però ogni giorno sono felice di andare a lavorare.
Il turismo è un settore in continua evoluzione e oggi anche gli alberghi 4S non sono più in competizione con l’hotel accanto o nella stessa città, ma con tutto il mondo, compreso il Savoy dove lavori tu. Secondo te, come evolverà la tua professione nel prossimo futuro?
È giustissimo quello che dici: il nostro concorrente non è più il vicino. Oggi è importantissimo vendere non solo il proprio albergo, ma l’intera destinazione con tutto quello che c’è in quella meta, dalle attrazioni alla tipologia di offerta, ai servizi, a tutto quello che attrae una certa fetta di mercato. è importante osservare quello che hanno fatto gli altri Paesi, attirando nuovi mercati. Penso che l’Italia faccia un lavoro magnifico: ovunque io vada, in qualsiasi conferenza internazionale io sia, l’Italia è sempre una destinazione top. Come dicevi, oggi anche gli hotel 3 e 4S utilizzano strategie che una volta erano appannaggio solo di grandi aziende. È fondamentale, per essere competitivi sul mercato, tenersi informati su quello che succede e utilizzare tutto quello che oggi abbiamo a disposizione, dai software all’intelligenza artificiale, che sta entrando prepotentemente in questo settore. Non credo che tanti posti di lavoro cambino: verranno sicuramente migliorati, perchè oggi c’è il modo di raggiungere ovunque le persone nel mondo per comunicare il nostro messaggio. Possiamo utilizzare l’intelligenza artificiale per fare cose diverse, creative, per centrare gli obiettivi che ci siamo fissati.
Fuksas, la visione del futuro
di Barbara Bonura
Nato da padre medico lituano e di religione ebraica e da madre insegnante di filosofia cattolica, italiana di origini francesi e austriache, architetto e designer a tutti gli effetti italiano ma di fama mondiale, Massimiliano Fuksas ha il profilo dell’uomo contemporaneo: un fuoriclasse che ha raggiunto il vertice dell’architettura internazionale, generatore di modernità e attento osservatore delle esigenze e dei nuovi confini delle grandi capitali del XXI secolo. In questa intervista emerge la visione di un personaggio divenuto centrale nell’universo dell’architettura moderna.
Architetto Fuksas, quando ha scoperto la sua passione per l’architettura?
Come racconto nel mio libro È stato un caso, non è stata una scelta costruita. È nato tutto in modo quasi accidentale. Dovevo dire a mia madre, che era una professoressa di filosofia, cosa volevo fare nella vita. Per impressionarla dissi “architettura”, quasi a caso, senza sapere davvero cosa significasse. Lei rimase in silenzio, ci pensò e poi, con mia grande sorpresa, approvò. È stato un momento decisivo, quasi paradossale: una parola detta d’impulso che ha segnato tutto il resto. A volte le scelte più importanti non sono il risultato di un piano, ma di un’intuizione. Da lì è iniziato un percorso che è diventato via via necessario. L’architettura, in fondo, non si decide: ti accade.
Qual è stata la visione che l’ha guidata nella progettazione delle sue opere?
Non ho mai creduto nello stile come schema da ripetere. Ogni progetto è una storia a sé. Mi interessa un’architettura libera, capace di emozionare e sorprendere.
Quello che mi guida è la ricerca: evitare il già visto, il già risolto. L’architettura deve essere un atto contemporaneo, capace di interpretare il presente senza nostalgia e senza paura del futuro.
Lei ha dedicato gran parte del suo lavoro alla ideazione di spazi che dialogassero con realtà urbane. Pensa che l’opera di un architetto possa creare identità?
Sì, ed è una responsabilità enorme. L’architettura non è mai neutra: costruisce identità, crea relazioni, trasforma i luoghi.
Nel caso dell’ospitalità questo è ancora più evidente: gli alberghi sono oggi veri dispositivi urbani. Possono essere chiusi oppure diventare luoghi aperti, attraversabili, capaci di generare relazioni. È lì che si costruisce l’identità.
L’intelligenza artificiale cambierà davvero il mestiere dell’architetto?
Lo sta già cambiando. È uno strumento potente, accelera i processi e apre nuove possibilità. Ma non sostituisce la visione. L’architettura nasce da intuizioni e da una sensibilità che resta umana. Il rischio non è la tecnologia, ma l’omologazione. Sta a noi mantenere la libertà del progetto.
Il suo nucleo familiare è in qualche modo anche la base operativa del suo studio. Sembrerebbe un brand nel brand. In famiglia condividete la stessa visione?
Con Doriana (la moglie, ndr) c’è un confronto continuo. Non si tratta di essere sempre d’accordo, ma di costruire una visione attraverso il dialogo. Lei ha una sensibilità molto forte, diversa dalla mia e proprio per questo indispensabile. Riesce a vedere aspetti che a volte mi sfuggono: l’emozione di uno spazio, il modo in cui le persone lo vivranno davvero. Ha portato nello studio una dimensione più narrativa, più umana, che per me è fondamentale. Non lavoriamo per affermare un “brand familiare”. Lavoriamo perché esistono fiducia reciproca, libertà di dirci la verità e una curiosità che, dopo tanti anni, è ancora viva. Credo che sia questo il vero motore del nostro studio: non l’idea di essere uguali, ma la capacità di restare diversi continuando però a parlare la stessa lingua.
Il vostro studio ha progettato molti hotel e spazi per l’ospitalità. Oggi, in questo secolo così accelerato e digitale, come dovrebbe essere concepito lo spazio dell’accoglienza?
Abbiamo lavorato in contesti molto diversi: dal Business Garden Hotel di Varsavia ai paesaggi mediterranei dell’Is Molas Resort in Sardegna e della Voile Blanche ,fino al Castelluccio Bifolchi Resort and Winery, senza dimenticare progetti urbani complessi come l’Euromed Center di Marsiglia e l’Hilton Rome EUR “La Lama”. Luoghi lontani tra loro per cultura e geografia, ma attraversati da una stessa idea: l’ospitalità non è una formula, è un’esperienza. L’hotel deve essere autentico, profondamente legato al contesto in cui nasce. In un mondo sempre più digitale, lo spazio dell’accoglienza deve tornare a essere relazione, identità e racconto.
Nella progettazione di un albergo, qual è secondo lei l’elemento essenziale per evitare di cadere nello standard della globalizzazione dell’hospitality?
Il punto di partenza è sempre il luogo. Un albergo deve nascere dal contesto, dalla luce, dai materiali, dalla memoria. La globalizzazione tende a uniformare; l’architettura, invece, deve creare differenze. Il vero lusso oggi è l’unicità.
Come immagina gli spazi dedicati all’accoglienza tra 50 anni?
Li immagino come spazi fluidi, ibridi, senza confini rigidi. Non ci sarà più una netta distinzione tra hotel, casa e spazio pubblico. Saranno luoghi di relazione, di lavoro di cultura. E saranno necessariamente sostenibili. Ma una cosa non cambierà: il bisogno umano di sentirsi accolti. Ed è lì che l’architettura continuerà ad avere un ruolo fondamentale.
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Datatur, realizzato da Federalberghi e dall’Ente Bilaterale Nazionale del settore Turismo con il supporto tecnico scientifico di Incipit consulting, illustra le dinamiche dell’economia turistica, con particolare attenzione a quelle del comparto alberghiero, descrivendone, in modo semplice e sintetico, i principali indicatori.
L'aggiornamento di luglio riguarda i capitoli 3 e 4, che mostrano i dati Istat sulla capacità degli esercizi ricettivi e il movimento dei turisti in Italia nel 2025.
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