• Federalberghi

    Federalberghi è la principale organizzazione imprenditoriale del settore turistico-ricettivo in Italia.

     

    L'associazione rappresenta le istanze e gli interessi degli albergatori nei confronti delle istituzioni e delle organizzazioni politiche, economiche e sindacali.

     

    Aderiscono a Federalberghi oltre ventimila imprese su un totale di circa 32.000, attraverso 128 Associazioni territoriali.

     

    È socio fondatore di Hotrec, la Confederazione europea degli hotel, dei ristoranti e dei bar ed aderisce a Confcommercio, ove ha dato vita a Confturismo.

     

    Il Presidente è Bernabò Bocca, il Direttore Generale è Alessandro Massimo Nucara.

  • La partnership con Intesa Sanpaolo

    Cybersecurity, priorità per le imprese italiane

    Tra i principali investimenti attesi per il 2026, la sicurezza informatica è tra le priorità, insieme all’intelligenza artificiale

    di Serena Fumagalli e Martina Mannino*

    Pochi dati sono sufficienti a mostrare quanto la sicurezza informatica sia oggi una priorità strategica per il Paese. Infatti, secondo il Rapporto Clusit 2025, nel primo semestre 2025 non è aumentato solo il numero degli incidenti cyber, ma anche la loro gravità media, confermando una tendenza ormai strutturale.

    Già nel 2024, il 77% degli incidenti registrati aveva un impatto “critico” o “alto”, in forte crescita rispetto al 50% del 2020.
    Nei primi sei mesi del 2025 la situazione è ulteriormente peggiorata: a livello globale, l’82% degli attacchi ha avuto un impatto “grave” o “critico”.

    Il processo di digitalizzazione che sta caratterizzando il sistema economico, con una crescente pervasività di soluzioni ICT applicate in molteplici settori, dall’energia ai trasporti, dalla manifattura ai servizi, rende i processi più efficienti, ma allo stesso tempo anche più esposti agli attacchi informatici. Le organizzazioni si dovranno sempre più attrezzare per gestire eventuali attacchi, attraverso l’adozione di strategie diverse, tra cui ad esempio la separazione delle reti informatiche, l’aggiornamento continuo di tutti i dispositivi e software utilizzati, così come quello di programmi e sistemi. Sarà inoltre sempre più necessario progettare sistemi già pensati per resistere agli attacchi (resilienza “by design”), integrando la sicurezza fin dall’inizio e non solo come intervento successivo, con un ruolo crescente dell’intelligenza artificiale (IA).

    Le statistiche Istat consentono di fare ulteriore luce sul fenomeno, distinguendo anche per dimensione aziendale ed evidenziando così significative differenze tra grandi e piccole imprese.

    Nel 2024, il 15,8% delle imprese con almeno 10 addetti (considerando il totale delle attività economiche) ha avuto incidenti di sicurezza ICT con riflessi negativi sull’operatività delle stesse, come ad esempio l’indisponibilità dei servizi ICT, distruzione o danneggiamento dei dati o divulgazione di quelli riservati. Si tratta di una percentuale significativa, che sale addirittura al 22,6% tra le imprese con  100-249 addetti e al 29,9% tra quelle con almeno 250 addetti.

    L’incidenza del fenomeno è quindi maggiore tra le imprese più grandi, anche perché è tra queste che gli investimenti in tecnologia sono più rilevanti. In queste realtà è inoltre più rilevante il tema della valutazione del rischio ICT: oltre l’80% delle imprese indicano infatti che viene effettuata questa particolare attività, quasi il doppio rispetto al totale delle attività, che conferma come i soggetti più colpiti siano anche quelli più attenti alla valutazione dei rischi stessi.

    La complessità dello scenario dei rischi informatici e la gravità delle conseguenze degli attacchi impongono una sempre maggiore sensibilizzazione sul tema anche all’interno delle imprese stesse.

    Negli ultimi anni è aumentata la quota di aziende che rende i propri addetti consapevoli dei loro obblighi in materia di sicurezza ICT tramite formazione obbligatoria (dal 22 al 26% tra il 2022 e il 2024).Tra queste, è cresciuta la quota di imprese prevede tale formazione per contratto (dal 23,5% al 37,4%), rendendo la consapevolezza degli obblighi in materia di sicurezza informatica un dovere contrattuale specifico.

    Le imprese stanno affrontando la sfida imposta dagli attacchi cyber con un mix articolato di strategie, che coinvolge sia le imprese più grandi, che stanno rafforzando ulteriormente i loro meccanismi di autenticazione e le loro politiche di contrasto a questi rischi, che quelle più piccole che stanno provando a colmare i ritardi che le caratterizzano.

    Tra il 2022 e il 2024, la quota di imprese che utilizza una combinazione di almeno due meccanismi di autenticazione è passata dal 27,1% al 37,4%, con un aumento che ha riguardato sia le grandi aziende che le PMI. In particolare, per le imprese con più di 250 addetti si è passati dal 58% al 73,2%, mentre per le altre si è osservato in media un aumento di circa 12 punti percentuali, dal 32% al 44%. Anche la quota di imprese che utilizza almeno 7 misure di sicurezza ICT, quindi con un’attenzione importante al tema cybersecurity, ha mostrato un incremento, passando dal 28% al 32,2%. Le grandi imprese hanno raggiunto l’85%, ma sono soprattutto le imprese con 50-99 dipendenti a mostrare l’incremento più significativo, passando dal 47,5% al 57,1%. Anche le piccole comunque mostrano marginali progressi.

    La consapevolezza dell’importanza di aumentare la sicurezza informatica emerge anche dai risultati dell’indagine che Intesa Sanpaolo ha realizzato tra novembre e dicembre 2025, coinvolgendo un campione di colleghi Gestori imprese, che restituisce il sentiment del sistema produttivo su molteplici tematiche. È infatti emerso come tra i principali investimenti attesi per il 2026 la cybersecurity sia tra le priorità, insieme all’intelligenza artificiale.

    IA e cybersecurity sono tecnologie che sempre più risultano interconnesse e sinergiche. L’IA è ormai utilizzata sia in chiave offensiva sia difensiva. I cybercriminali la impiegano infatti per rendere più sofisticati phishing e malware e per automatizzare gli attacchi, mentre le imprese la sfruttano per migliorare il rilevamento delle minacce, velocizzare la risposta agli incidenti e ottimizzare le attività di sicurezza. L’IA si configura, quindi, come un potente acceleratore, capace di potenziare tanto le strategie di attacco quanto quelle di difesa.

    Gli investimenti in tecnologia saranno fondamentali in tutti i settori dell’economia, anche in quello del turismo dove i processi sono sempre più digitalizzati. Non è un caso che, nell’ambito dell’ampia strategia complessiva a sostegno del settore, la banca ha rinnovato nell’estate del 2024 il proprio impegno per il turismo con 10 miliardi di euro di nuovo credito, che si sono andati ad aggiungere ai circa 9 miliardi di liquidità erogati al comparto nel triennio precedente. Un plafond volto a incentivare nuovi investimenti in competitività tecnologica, efficientamento energetico e sostenibilità lungo tre assi: digitalizzazione del modello di servizio, riqualificazione e aumento degli standard qualitativi delle strutture, sostenibilità ambientale dell’offerta.

    *Intesa Sanpaolo Research Department

  • norme, tributi e incentivi

    Federalberghi, esprime “apprezzamento per il comunicato stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze che preannuncia il differimento, al 1° maggio, dell’entrata in vigore della nuova ritenuta sulle commissioni che gli alberghi pagano agli intermediari (portali di prenotazione, tour operator e agenzie di viaggio, etc.)”.

    “Confidiamo che i due mesi che ci separano dalla nuova scadenza siano utili al fine di fare chiarezza sulle modalità applicative e sull’individuazione dei destinatari, in specie con riferimento agli intermediari stranieri”.

    “Auspichiamo inoltre che si possa svolgere una riflessione sulla possibilità di riconsiderare l’applicazione dell’istituto nel settore turismo, che comporterà notevoli oneri amministrativi e gestionali per le imprese, a fronte dei quali le casse dello Stato trarranno modesti benefici”. 

     

  • numeri del turismo

    L'Italia si conferma la destinazione turistica più attrattiva d'Europa. Il 54%, degli europei, infatti, la indica come meta preferita per le prossime vacanze estive, davanti a Spagna (51%), Grecia (46%), Francia (41%), Croazia (34%) e Regno Unito (30%). 

    La capacità dell'Italia di suscitare interesse supera ampiamente la media europea tra gli spagnoli, che esprimono un gradimento del 61%, tra i polacchi (60%), tra i cittadini dell'Europa meridionale (62%) e dell'Europa centro-orientale (60%). Questi dati emergono da un sondaggio su "Le vacanze estive degli europei" realizzato da Confturismo Confcommercio, in collaborazione con Swg&Polling Europe. 

    Dentro una lista ristretta di Paesi, l'Italia è considerata il posto più interessante da visitare, la Spagna il posto con il miglior clima, la Grecia il più autentico. L'Italia è considerata anche il secondo miglior Paese come qualità delle strutture ricettive e come destinazione più divertente per fare un viaggio. 

    Ad attrarre gli europei nel nostro Paese sono soprattutto le grandi città storiche (46%), ma anche siti archeologici e musei (31%). Ma non c’è solo storia e cultura al centro degli interessi dei potenziali turisti europei: più di uno su quattro vorrebbe avere una esperienza enogastronomica in un territorio tipico (28%) e visitare i piccoli borghi (27%). 

    Se arte e storia si confermano la principale attrattività dell'Italia, appare sempre più importante favorire la scoperta dei tanti siti fuori dai percorsi principali, per ridurre il rischio di overtourism sulle principali destinazioni e favorire esperienze più autentiche e di qualità, che consentano di intercettare il bisogno discoprire le tradizioni e il folklore italiano (tra le tre cose preferite dal 24% dei viaggiatori europei) e di immergersi nei cammini lenti all'interno della natura (22%). Più contenuto, invece, risulta l'interesse per le attività legate all'intrattenimento e ai consumi: solo il 12% degli europei associa una vacanza in Italia allo shopping o ai luoghi del divertimento, il 9% alla vita notturna e appena il 6% alle attività sportive.

    L'indagine conferma dunque la forza del brand turistico Italia in Europa. In un momento storico caratterizzato da forti incertezze economiche e geopolitiche, il nostro Paese continua a rappresentare il principale punto di riferimento per il turismo continentale grazie alla ricchezza del suo patrimonio culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico.

  • organizzazione

    La sede provinciale di Confcommercio Ragusa ha ospitato l’assemblea per il rinnovo delle cariche sociali di Federalberghi Ragusa, alla presenza del presidente regionale di Federalberghi Sicilia Nico Torrisi. 

    L’assemblea ha eletto Giovanni Occhipinti nuovo presidente, mentre Rosario Dibennardo, dopo oltre vent’anni di guida, assume il ruolo di presidente onorario e vicepresidente vicario.

    Il direttivo è completato da Rosa Chiaramonte (vicepresidente), Carlotta Schininà, Ciriaco Serafino Campus, Felice Di Donato, Daria Miccichè, Fabio Piccitto e Maria Chiara Magro.

    “Ringrazio tutta l’associazione per la fiducia che mi ha accordato. Un ringraziamento particolare va a Rosario Dibennardo per il lavoro straordinario che ha svolto in questi vent’anni: è una persona capace di sintesi, sempre disponibile e sempre pronta a spendersi per gli albergatori. Ringrazio anche Nico Torrisi per aver creduto in me e per aver sostenuto questa scelta”, ha dichiarato il nuovo presidente.

    Occhipinti ha spiegato che il nuovo direttivo è stato costruito coinvolgendo le realtà imprenditoriali più rappresentative della provincia: “Abbiamo dato il benvenuto al gruppo Mangia e al gruppo Minardo, entrambi inseriti nel direttivo con un rappresentante. Era importante includere chi sta investendo in modo significativo nel territorio, soprattutto nell’area modicana. L’obiettivo è lavorare insieme, con spirito propositivo, e stimolare la politica affinché questo territorio riceva l’attenzione che merita”.

    Il nuovo presidente ha poi delineato la fase di trasformazione che, a suo avviso, sta vivendo il turismo ibleo: “Siamo in un momento di svolta. Ci sono fondi internazionali che stanno investendo qui, il collegamento stradale, la Rg-Ct, con l’aeroporto di Catania ci renderà di fatto una città satellite di questo hub, e l’aeroporto di Comiso sarà riqualificato con 46 milioni di euro entro il 2030. Questo territorio è destinato a crescere molto nei prossimi tre anni. Dobbiamo farci trovare pronti, come accadde a Siracusa dopo l’autostrada: Ragusa avrà uno sviluppo simile”.

    “Federalberghi a Ragusa è un’associazione con una rappresentanza fortissima sul territorio. La squadra eletta dall’assemblea ha scelto come guida Giovanni Occhipinti, un imprenditore capace e appassionato che segue a una presidenza lunga e autorevole, quella di Rosario Dibennardo. A entrambi va la mia stima, certo di proseguire su un percorso che da anni ci vede procedere fianco a fianco”, il commento del presidente regionale Nico Torrisi.

    “Mi congratulo con Occhipinti che è stato sempre al mio fianco con passione e lealtà e il direttivo che ringrazio per avermi eletto vicepresidente vicario. Inoltre, ringrazio l’assemblea per avermi conferito la carica di presidente onorario per il lavoro svolto in questo 20 anni di presidenza”, ha sottolineato il presidente uscente Rosario Dibennardo.

    Il presidente provinciale di Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti, ha rivolto un messaggio di augurio al nuovo direttivo: “Auguro buon lavoro a Giovanni Occhipinti e a tutta la squadra. Il turismo oggi ha un ruolo centrale per la crescita economica della provincia e sono certo che questo gruppo saprà rappresentare al meglio le esigenze degli operatori”.

  • risorse umane

                                                                                  “Entusiasmo e flessibilità”

    Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio, ci racconta come si svolge il suo lavoro e le qualità che servono per farlo al meglio

    di Angelo Candido

    Se, come si racconta, l’opinione che ci facciamo sulle cose avviene nei primi sette secondi, allora possiamo dire che il ricevimento, appena entriamo in un albergo, ci dà l’immagine che poi conserveremo più a lungo di quella stessa struttura. Quindi, il ricevimento è particolarmente importante in una struttura ricettiva, perché è come se fosse il suo biglietto da visita.

    Ne parliamo con Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio.

    Fabio, qual è stato il tuo percorso all’interno del mondo turistico-ricettivo-alberghiero?

    Una volta finita la scuola ho lavorato in più attività turistiche, non subito in albergo. Poi, dopo essere stato impegnato all’ufficio turistico di Madonna di Campiglio e Vinzolo, ho inviato il curriculum all’Hotel Bertelli. A essere sinceri, era un lavoro che non avevo mai fatto, ma mi era stato detto che cercavano del personale da uno dei capi dell’azienda del turismo di allora e ho provato. Era aprile 2018, ormai sono sei anni. Sono partito come normale impiegato alla ricezione e poi pian piano, nel tempo, sono diventato capo ricevimento.

    Qual è la cosa che ti appassiona di più del tuo lavoro?

    Sicuramente il fatto che si è a contatto con la gente, ogni giorno e con persone diverse. È anche bello conoscere tante culture: anche se solo per pochi giorni, mi piace avere un confronto con diversi tipi di turisti che arrivano da varie parti del mondo. Ed è bello perché ci sono momenti più formali e altri dove si scambia qualche parola, fino a diventare quasi “amici” degli ospiti. E questa è indubbiamente la cosa che mi piace di più.

    Per questo contatto giornaliero con persone anche lontane dalla nostra quotidianità, a tuo avviso quali competenze particolari bisogna avere? E su cosa bisogna puntare nella propria formazione?

    Penso che bisogna essere anche un po’ portati caratterialmente per stare in mezzo alla gente, non tutti riescono a essere aperti. Bisogna essere il più possibile flessibili perché poi, logicamente, gli ospiti hanno tante richieste e magari alcune non rientrano nelle competenze di quello che è prettamente l’ambito lavorativo e, quindi, bisogna essere capaci di accontentare un po’ tutti. Di conseguenza, a volte è necessario avere anche tanta pazienza e cercare di far andare le cose nella migliore maniera possibile, sempre pensando alla soddisfazione del cliente.

    Pazienza e capacità di essere flessibili, cioè problem solving. Hai qualche aneddoto da raccontare, qualcosa di particolare o significativo che ti è capitato in questi anni?

    Non è proprio un racconto in sé, ma un insieme di piccoli aneddoti, nel senso che, con la moltitudine di persone che si conoscono bisogna essere, a mio avviso, anche capaci di captare un po’ le opportunità, magari conoscendo gente che lavora pure in diversi ambiti, con diverse passioni. Ma la capacità di crearsi contatti è una cosa secondo me molto interessante. Mi è successo di avere contatti anche al di fuori del lavoro, avere stretto delle amicizie oppure aver avuto delle opportunità lavorative anche in altri ambiti. Può piacere o meno, ma questo lavoro porta anche queste possibilità.

    Questa intervista è diretta principalmente a un pubblico di ragazzi che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro, che vogliono capire bene di cosa si tratti. Dalla tua esperienza – nonostante la giovane età sei un capo ricevimento – che consiglio daresti a un coetaneo per seguire la tua strada?

    Mi baso su quello che dicevo prima. Sicuramente, essere flessibile perché il mio non è un lavoro schematico, c’è sempre qualcosa di inaspettato. Ed essere capace di gestire soprattutto i tempi perché, anche se i due reparti possono essere separati, ci si occupa sia di front office che di back office e bisogna essere capaci di controllare le tempistiche perché poi, comunque, si sa che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Ed essere entusiasta e curioso e, se capita di doversi fermare al lavoro oltre il proprio orario, va fatto perché è importante. Ricapitolando: flessibilità, sorriso ed empatia sia tra colleghi sia con la clientela, per sé stessi e per la riuscita del lavoro, che è far stare bene l’ospite.

    Quindi, disponibilità. Se tu dovessi descrivere il tuo percorso, dagli inizi a oggi, come definiresti il tuo ruolo di capo ricevimento, molto importante nelle aziende alberghiere?

    La prima fase è sicuramente l’apprendimento: io ho cercato di imparare il più possibile da colleghi con molta più esperienza. E poi, molto semplicemente, come negli altri lavori, darsi da fare cercando di metterci passione. Come dicevo prima, è un lavoro per cui secondo me bisogna essere portati, non tutti riescono a stare in mezzo alla gente. E io anche con passione ed entusiasmo sono arrivato ad avere questo ruolo.

    Oggi ci sono nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, i software che vi aiutano a fare quello che prima erano mansioni svolte personalmente con il cartaceo e che ora necessitano di conoscenze informatiche. Pensi che il tuo lavoro, nell’era sempre più digitale, possa cambiare? E come?

    Parlando anche con il mio capo, che mi spiegava come si è evoluto il lavoro anche negli anni Novanta e decisamente dal Duemila in poi, c’è stato un bel cambiamento, a cominciare dall’invio dei preventivi rispetto a una volta, quando si faceva tutto al telefono. Ma anche il planning era tutto cartaceo. Lui mi ha sempre detto che, senza dubbio, è cambiato molto il modo di lavorare, però si creano nuovi compiti. Oggi, ad esempio, non c’è più bisogno di mandare le schedine manualmente alla questura però, comunque, ci sono altre mansioni che richiedono questi nuovi strumenti. E una figura come la nostra sarà sempre importante, perché il contatto umano, secondo me, è una di quelle cose che all’ospite resta più impresso una volta tornato a casa. Quelle quattro parole al check-in o in un momento della vacanza sono più incisive di quanto, magari, sia “tecnologico” l’albergo. Quindi, sicuramente e specialmente in località turistiche, una figura umana alla reception credo che rimarrà un punto fondamentale.

  • interviste

    Seconda Chance

    È il nome dell’associazione che ha costruito un ponte tra le carceri e le aziende, con cui viene data ai detenuti l’opportunità di ricominciare, entrando nel mondo del lavoro

    di Barbara Bonura

    Giornalista televisiva de La7, attiva nel mondo del terzo settore, Flavia Filippi si è fatta regista di un’iniziativa che, dall’inizio a oggi, sta dando straordinari risultati. In questa intervista ci racconta la nascita della sua “Seconda Chance”: dall’interno delle carceri, l’entusiasmo e il desiderio di integrare nel mondo del lavoro detenuti modello.

    Che cosa è Seconda Chance, com’è nata e su quali obiettivi è orientata?

    Io parto dalla mia professione di giornalista al Tg de La7. Cinque anni fa ho creato Seconda Chance e per lungo tempo sono andata avanti da sola. Nel 2022 ho poi fondato l’Associazione Seconda Chance, iscritta al RUNTS, ovvero il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. In sostanza, rappresentiamo un ponte tra le carceri italiane e le aziende. Dopo aver lavorato in solitaria, finalmente oggi sono riuscita a costituire un gruppo che opera nei vari territori, tra Lombardia,  Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, fino all’Emilia-Romagna, la Toscana e il Lazio, con una certa concentrazione a Roma. Nel Sud, purtroppo, la situazione è più critica: è difficile trovare dei collaboratori. L’obiettivo è creare una squadra di soggetti semiprofessionisti, che si dedichino intensamente all’attività dell’Associazione.

    Che cosa fanno sui territori i vari collaboratori coinvolti in Seconda Chance?

    Siamo una trentina di persone che, come dei globe-trotter, girano tra bar, ristoranti, alberghi, circoli sportivi, palestre, autofficine, parrucchieri, fabbriche, paninerie e quant’altro per far conoscere il nostro progetto. Un progetto sociale che mira a portare le aziende nelle carceri per valutare personale detenuto, tenendo anche conto del fatto che si può usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla Legge Smuraglia. In questo “scouting”, noi proponiamo anche la valutazione di ex detenuti o persone in detenzione domiciliare che molto spesso non hanno la possibilità di mantenere la propria famiglia. è personale selezionato dalla direzione del carcere e non da noi. Si tratta di individui meritevoli, che alle spalle non hanno nè sanzioni né richiami disciplinari. Gli imprenditori possono accedere al carcere con noi senza alcun impegno. Se poi si trova il profilo giusto, si può offrire un contratto di 4 mesi o 6 mesi, anche part-time, ovviamente previo periodo di prova. Va però ricordato che, una volta che l’imprenditore fa la sua offerta, trascorrerà diverso tempo prima che il magistrato di sorveglianza autorizzi il detenuto a uscire per poter lavorare.

    In questa vostra attività avete dei partner che vi supportano?

    Sì, abbiamo dei partner che vanno dal piccolo bar sotto casa ad Autogrill, Autostrade, Gruppo Cremonini, McDonald’s, Acqua Vera, Acqua San Pellegrino. Abbiamo anche il supporto del Vaticano, dell’Istituto Superiore di Sanità, Primark e dei negozi per animali Arcaplanet. Proprio di recente ci siamo accostati a Federalberghi.

    Come è nato questo contatto con la Federazione?

    Grazie al vicepresidente di Federalberghi Giuseppe Roscioli, il quale ha scelto di fare l’esperienza di venire presso il carcere con noi, richiedendo un colloquio per individuare una figura professionale necessaria alla sua azienda. Prima ancora, anche Massimo Bettoja aveva fatto lo stesso percorso, riuscendo poi a integrare nella sua struttura un profilo selezionato al nostro interno che attualmente sta svolgendo al meglio il suo lavoro. Va detto che abbiamo esempi virtuosi. Ad esempio, uno dei nostri ragazzi, finita la pena, si è  iscritto a Economia Aziendale ed è poi stato assunto a tempo indeterminato, con tanto di premio da parte dell’imprenditore che lo aveva scelto.

    Più recentemente, abbiamo partecipato alla riunione dei direttori e dei segretari delle organizzazioni aderenti a Federalberghi, insieme ai quali confidiamo di fare un bel percorso, anche e soprattutto sotto il profilo della formazione. è stato già messo a terra con l’Ente Bilaterale del Turismo del Lazio il progetto di un corso per camerieri nel carcere di Civitavecchia. Inoltre, la proposta che è stata fatta al Provveditore alle carceri di Lazio, Abruzzo e Molise è quella di impostare altri corsi di formazione nelle carceri di Velletri e Frosinone, entrambi territori con una grande vocazione turistica. L’obiettivo per noi è quello di valorizzare il capitale umano delle persone che stanno facendo il loro percorso nelle carceri. Qui si trovano individui di grande capacità, che sognano soltanto di avere una possibilità, appunto, una seconda chance, per dimostrare ciò che sanno fare.

    Secondo lei può nascere qualche difficoltà per gli imprenditori che iniziano un rapporto di lavoro con una persona che proviene dal carcere?

    Dopo la procedura che prevede il colloquio all’interno delle strutture penitenziarie, una volta che il detenuto arriva a ricoprire la mansione per la quale è stato scelto, è ovvio che ci sarà una fase di “atterraggio”, per così dire. Ci sono imprenditori che s’irrigidiscono, magari pentendosi della decisione presa; c’è chi invece considera un valore aggiunto l’ingresso di un detenuto all’interno del proprio team di lavoro, considerandolo come tutti gli altri e chiedendo al gruppo di mostrare massima accoglienza al nuovo collega.

    Qual è il bilancio che si potrebbe delineare oggi per Seconda Chance?

    Direi buono. Abbiamo posto in essere protocolli importanti, con Fipe Confcommercio, Ance e i costruttori edili di buona parte del Lazio, con la Biennale di Venezia, oltre che, naturalmente, con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Indubbiamente la cucina, la ristorazione e il mondo dell’ospitalità rappresentano il bacino più ampio e diretto per la valorizzazione di queste persone, così vogliose di migliorare e, soprattutto, di lavorare.

  • Imprese del turismo

    Sul numero 11/2026 della newsletter di Federalberghi si parla di vacanze degli italiani, di staff house, di trasparenza retributiva, di sicurezza in piscina e di tanto altro ancora.

  • Turismo d'Italia

    Turismo d'Italia è l'organo di stampa ufficiale di Federalberghi.

     

    La rivista, nata nel 1958, oltre a illustrare la posizione della federazione sugli argomenti di principale importanza per le imprese turistico ricettive, è ricca di articoli di design e di informazione tecnico professionale.

Cybersecurity, priorità per le imprese italiane

Tra i principali investimenti attesi per il 2026, la sicurezza informatica è tra le priorità, insieme all’intelligenza artificiale

di Serena Fumagalli e Martina Mannino*

Pochi dati sono sufficienti a mostrare quanto la sicurezza informatica sia oggi una priorità strategica per il Paese. Infatti, secondo il Rapporto Clusit 2025, nel primo semestre 2025 non è aumentato solo il numero degli incidenti cyber, ma anche la loro gravità media, confermando una tendenza ormai strutturale.

Già nel 2024, il 77% degli incidenti registrati aveva un impatto “critico” o “alto”, in forte crescita rispetto al 50% del 2020.
Nei primi sei mesi del 2025 la situazione è ulteriormente peggiorata: a livello globale, l’82% degli attacchi ha avuto un impatto “grave” o “critico”.

Il processo di digitalizzazione che sta caratterizzando il sistema economico, con una crescente pervasività di soluzioni ICT applicate in molteplici settori, dall’energia ai trasporti, dalla manifattura ai servizi, rende i processi più efficienti, ma allo stesso tempo anche più esposti agli attacchi informatici. Le organizzazioni si dovranno sempre più attrezzare per gestire eventuali attacchi, attraverso l’adozione di strategie diverse, tra cui ad esempio la separazione delle reti informatiche, l’aggiornamento continuo di tutti i dispositivi e software utilizzati, così come quello di programmi e sistemi. Sarà inoltre sempre più necessario progettare sistemi già pensati per resistere agli attacchi (resilienza “by design”), integrando la sicurezza fin dall’inizio e non solo come intervento successivo, con un ruolo crescente dell’intelligenza artificiale (IA).

Le statistiche Istat consentono di fare ulteriore luce sul fenomeno, distinguendo anche per dimensione aziendale ed evidenziando così significative differenze tra grandi e piccole imprese.

Nel 2024, il 15,8% delle imprese con almeno 10 addetti (considerando il totale delle attività economiche) ha avuto incidenti di sicurezza ICT con riflessi negativi sull’operatività delle stesse, come ad esempio l’indisponibilità dei servizi ICT, distruzione o danneggiamento dei dati o divulgazione di quelli riservati. Si tratta di una percentuale significativa, che sale addirittura al 22,6% tra le imprese con  100-249 addetti e al 29,9% tra quelle con almeno 250 addetti.

L’incidenza del fenomeno è quindi maggiore tra le imprese più grandi, anche perché è tra queste che gli investimenti in tecnologia sono più rilevanti. In queste realtà è inoltre più rilevante il tema della valutazione del rischio ICT: oltre l’80% delle imprese indicano infatti che viene effettuata questa particolare attività, quasi il doppio rispetto al totale delle attività, che conferma come i soggetti più colpiti siano anche quelli più attenti alla valutazione dei rischi stessi.

La complessità dello scenario dei rischi informatici e la gravità delle conseguenze degli attacchi impongono una sempre maggiore sensibilizzazione sul tema anche all’interno delle imprese stesse.

Negli ultimi anni è aumentata la quota di aziende che rende i propri addetti consapevoli dei loro obblighi in materia di sicurezza ICT tramite formazione obbligatoria (dal 22 al 26% tra il 2022 e il 2024).Tra queste, è cresciuta la quota di imprese prevede tale formazione per contratto (dal 23,5% al 37,4%), rendendo la consapevolezza degli obblighi in materia di sicurezza informatica un dovere contrattuale specifico.

Le imprese stanno affrontando la sfida imposta dagli attacchi cyber con un mix articolato di strategie, che coinvolge sia le imprese più grandi, che stanno rafforzando ulteriormente i loro meccanismi di autenticazione e le loro politiche di contrasto a questi rischi, che quelle più piccole che stanno provando a colmare i ritardi che le caratterizzano.

Tra il 2022 e il 2024, la quota di imprese che utilizza una combinazione di almeno due meccanismi di autenticazione è passata dal 27,1% al 37,4%, con un aumento che ha riguardato sia le grandi aziende che le PMI. In particolare, per le imprese con più di 250 addetti si è passati dal 58% al 73,2%, mentre per le altre si è osservato in media un aumento di circa 12 punti percentuali, dal 32% al 44%. Anche la quota di imprese che utilizza almeno 7 misure di sicurezza ICT, quindi con un’attenzione importante al tema cybersecurity, ha mostrato un incremento, passando dal 28% al 32,2%. Le grandi imprese hanno raggiunto l’85%, ma sono soprattutto le imprese con 50-99 dipendenti a mostrare l’incremento più significativo, passando dal 47,5% al 57,1%. Anche le piccole comunque mostrano marginali progressi.

La consapevolezza dell’importanza di aumentare la sicurezza informatica emerge anche dai risultati dell’indagine che Intesa Sanpaolo ha realizzato tra novembre e dicembre 2025, coinvolgendo un campione di colleghi Gestori imprese, che restituisce il sentiment del sistema produttivo su molteplici tematiche. È infatti emerso come tra i principali investimenti attesi per il 2026 la cybersecurity sia tra le priorità, insieme all’intelligenza artificiale.

IA e cybersecurity sono tecnologie che sempre più risultano interconnesse e sinergiche. L’IA è ormai utilizzata sia in chiave offensiva sia difensiva. I cybercriminali la impiegano infatti per rendere più sofisticati phishing e malware e per automatizzare gli attacchi, mentre le imprese la sfruttano per migliorare il rilevamento delle minacce, velocizzare la risposta agli incidenti e ottimizzare le attività di sicurezza. L’IA si configura, quindi, come un potente acceleratore, capace di potenziare tanto le strategie di attacco quanto quelle di difesa.

Gli investimenti in tecnologia saranno fondamentali in tutti i settori dell’economia, anche in quello del turismo dove i processi sono sempre più digitalizzati. Non è un caso che, nell’ambito dell’ampia strategia complessiva a sostegno del settore, la banca ha rinnovato nell’estate del 2024 il proprio impegno per il turismo con 10 miliardi di euro di nuovo credito, che si sono andati ad aggiungere ai circa 9 miliardi di liquidità erogati al comparto nel triennio precedente. Un plafond volto a incentivare nuovi investimenti in competitività tecnologica, efficientamento energetico e sostenibilità lungo tre assi: digitalizzazione del modello di servizio, riqualificazione e aumento degli standard qualitativi delle strutture, sostenibilità ambientale dell’offerta.

*Intesa Sanpaolo Research Department

La presidente di Federalberghi Napoli Francesca Pagliari, ai microfini de LaPresse, ha fatto il punto sul turismo in città e sull’importanza di destagionalizzare i flussi.

“Napoli sta vivendo un momento di grandissima attrattività a livello internazionale ed è sicuramente meta di un numero sempre maggiore di visitatori e turisti. Sui numeri, però, bisogna fare chiarezza: bisogna distinguere tra le presenze nelle strutture ricettive, alberghiere ed extralberghiere, che generano un determinato indotto, e gli escursionisti che arrivano la mattina e vanno via la sera senza generare un particolare indotto",  ha osservato Pagliari.

"Noi albergatori lavoriamo soprattutto nei mesi da aprile a ottobre. Per questo i flussi vanno gestiti: puntiamo alla destagionalizzazione e anche alla delocalizzazione, così da garantire una distribuzione degli ospiti in città nel tempo e nello spazio.

Napoli è stata per anni una città low cost. Oggi bisogna puntare a un'offerta ricettiva di alto livello, capace di attrarre turisti alto spendenti. Occorre investire nelle infrastrutture, nel decoro e nella gestione della città. Per questo chiediamo che l'imposta di soggiorno venga destinata alle attività correlate al turismo.

L'aeroporto è saturo, purtroppo è una questione strutturale. A Capodichino atterra un aereo ogni due minuti, quindi si tratta di un nodo che va gestito anche con la delocalizzazione. Ben venga l'aeroporto di Salerno, che può diventare un altro hub per distribuire i flussi in maniera più equilibrata.

L'America’s Cup invece è sicuramente una grande sfida per la nostra città, ma soprattutto è l'occasione per restituire alla città un luogo per anni abbandonato. La restituzione di Bagnoli ai cittadini e ai turisti è una grande opportunità che auspichiamo venga sfruttata nel miglior modo possibile, garantendo continuità e stabilità nel tempo nella fruizione di questo territorio”, la conclusione di Pagliari.

Arriva la “Garda Veneto Guest Card”, sistema integrato tra servizi turistici e trasporto pubblico, promosso da Destination Verona & Garda Foundation e sviluppato in sinergia con Atv.

Il progetto è stato presentato il 22 giugno alla Camera di Commercio di Verona dal presidente della Fondazione Paolo Artelio, dall’ad di Atv Massimo Bettarello e dal presidente di Federalberghi Garda Veneto Ivan De Beni.

La nuova card nasce per connettere musei, attrazioni culturali o percorsi naturalistici con la rete di trasporto pubblico del territorio, trasformando autobus e collegamenti locali in uno strumento di scoperta turistica. Il fine è quello di incentivare una mobilità sostenibile, quindi ridurre l’utilizzo dell'auto privata e offrire ai visitatori nuove opportunità per conoscere luoghi meno noti ma ricchi di storia e cultura.

 È finanziata dal Bando per l'evoluzione delle destinazioni turistiche venete in “Smart Tourism Destination”, nell’ambito dell’iniziativa “Integrazioni con il Veneto, the Land of Venice Card”.  È completamente digitale e basata su Qr code.        

La Garda Veneto Guest Card sarà disponibile nelle formule da 3 e 7 giorni e consentirà di accedere a servizi e attrazioni attraverso un unico pass digitale.

Insieme alla Card sarà venduto il “Pass Atv”, ossia il titolo di viaggio che consente di muoversi sull'intera rete dei bus per il periodo di validità della card stessa, inizialmente acquistabile online attraverso i canali di Destination Verona & Garda Foundation e presso gli uffici Iat gestiti dalla Fondazione. L’obiettivo è quello di estenderne la distribuzione, progressivamente, all’intero territorio.

HeyLight porta nel turismo la flessibilità che i clienti richiedono

Le vacanze a rate sono sempre di più una tendenza: prenotazioni più facili e incassi senza problemi

Nel turismo, sempre più digitale, cresce la richiesta di soluzioni che rendano la spesa più sostenibile. Con i costi in aumento, molti viaggiatori cercano modalità di pagamento più leggere: il 26% degli italiani vorrebbe pagare il viaggio a rate e il 60% sceglierebbe servizi superiori grazie alla dilazione (Osservatorio Travel Innovation - Politecnico di Milano - gennaio 2026).

Nel 2025 il comparto dell’ospitalità ha raggiunto 38,7 miliardi di euro e l’e-commerce rappresenta il 57% delle transazioni (HeyLight focus on Travel - ottobre 2025).

La destagionalizzazione sostiene la domanda: nel terzo trimestre 2025 le presenze sono salite del 2,5% e la saturazione online a dicembre ha raggiunto il 45,1%, +6,8% sul 2024 (Ministero del Turismo - Come va il turismo in Italia - dicembre 2025).

Una vacanza di pochi giorni supera i 1.233 euro a persona e un italiano su quattro preferisce dilazionare la spesa.

HeyLight, la soluzione Buy Now Pay Later di Compass, consente di suddividere importi fino a 5mila euro in 12 rate, con esito nella stessa sessione e prima rata dopo 30 giorni. Gli operatori incassano in 48 ore e migliorano conversioni e marginalità. Il servizio è multicanale: in agenzia, tramite SmartPOS o PC, online e con integrazione nel booking engine o a distanza tramite link inviato via e-mail o SMS.

La soluzione dedicata all’accomodation dà la possibilità al cliente di prenotare subito e pagare gradualmente fino al check-in. Riduce così la necessità di sconti da parte degli operatori e incentiva le prenotazioni anticipate, attirando anche clienti internazionali attenti al budget.

I risultati lo confermano: chi usa la rateizzazione spende fino al 40% in più e genera incrementi di fatturato tra il 10% e il 30%. Il 38% prenoterebbe solo grazie alla dilazione e il 94% è pronto a riutilizzare il servizio (Osservatorio Compass Buy Now Pay Later - aprile 2025).

È stata inaugurata, il 18 giugno a Lamezia Terme, la Calabria Food & Tourism Academy, un nuovo polo multidimensionale per la formazione professionale e la promozione della cucina identitaria calabrese. Presente, a rappresentare l’Amministrazione comunale, l’assessore alle Attività Produttive Salvatore Pirelli.

L’intervento ha comportato la completa riqualificazione di un’area di 750 metri quadrati ed è stato interamente finanziato con 1,5 milioni di euro dalla dalla regione Calabria (assessorato al Turismo) attraverso i fondi Cipe gestiti dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, il tutto con una sinergia esemplare tra istituzioni e partner tecnici: dalla gestione degli spazi a cura di Lameziaeuropa, al prestigioso patrocinio della Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, fino al coinvolgimento di associazioni di categoria quali Federalberghi Calabria, Arsac, Confartigianato Imprese Calabria, Compait, Apar e altri  partner tecnici come Electrolux e Arreda Impianti.

“É stata una giornata storica per la nostra comunità e per l’intera regione, perché prende avvio una visione di sviluppo economico e culturale a lungo termine. Grazie a una straordinaria alleanza tra settore pubblico e privato, dimostriamo che la Calabria è in grado di esprimere eccellenze di standard internazionale”, ha commentato l’assessore Salvatore Pirelli.

L’Academy, già operativa, si inserisce organicamente all’interno del brand regionale “Calabria Straordinaria”. L’obiettivo strategico è quello di “definire nuovi standard di qualità per il comparto Ho.Re.Ca., supportando gli operatori locali, valorizzando i prodotti a chilometro zero e le comunità del cibo”.

“La sfida della nostra terra si vince puntando sulla professionalità e sulle nostre unicità. Il cibo è memoria, ma è soprattutto economia. La centralità geografica e logistica di Lamezia Terme la rende lo snodo naturale di questa rivoluzione del gusto. Il nostro obiettivo principale è fare in modo che i giovani talenti calabresi non debbano più abbandonare il territorio per apprendere l’arte dell’alta ristorazione e dell’accoglienza, ma possano trovare qui, nella propria terra, un trampolino di lancio d’eccellenza per il loro futuro professionale”, la conclusione di Pirelli.

Federalberghi, esprime “apprezzamento per il comunicato stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze che preannuncia il differimento, al 1° maggio, dell’entrata in vigore della nuova ritenuta sulle commissioni che gli alberghi pagano agli intermediari (portali di prenotazione, tour operator e agenzie di viaggio, etc.)”.

“Confidiamo che i due mesi che ci separano dalla nuova scadenza siano utili al fine di fare chiarezza sulle modalità applicative e sull’individuazione dei destinatari, in specie con riferimento agli intermediari stranieri”.

“Auspichiamo inoltre che si possa svolgere una riflessione sulla possibilità di riconsiderare l’applicazione dell’istituto nel settore turismo, che comporterà notevoli oneri amministrativi e gestionali per le imprese, a fronte dei quali le casse dello Stato trarranno modesti benefici”. 

 

L'Italia si conferma la destinazione turistica più attrattiva d'Europa. Il 54%, degli europei, infatti, la indica come meta preferita per le prossime vacanze estive, davanti a Spagna (51%), Grecia (46%), Francia (41%), Croazia (34%) e Regno Unito (30%). 

La capacità dell'Italia di suscitare interesse supera ampiamente la media europea tra gli spagnoli, che esprimono un gradimento del 61%, tra i polacchi (60%), tra i cittadini dell'Europa meridionale (62%) e dell'Europa centro-orientale (60%). Questi dati emergono da un sondaggio su "Le vacanze estive degli europei" realizzato da Confturismo Confcommercio, in collaborazione con Swg&Polling Europe. 

Dentro una lista ristretta di Paesi, l'Italia è considerata il posto più interessante da visitare, la Spagna il posto con il miglior clima, la Grecia il più autentico. L'Italia è considerata anche il secondo miglior Paese come qualità delle strutture ricettive e come destinazione più divertente per fare un viaggio. 

Ad attrarre gli europei nel nostro Paese sono soprattutto le grandi città storiche (46%), ma anche siti archeologici e musei (31%). Ma non c’è solo storia e cultura al centro degli interessi dei potenziali turisti europei: più di uno su quattro vorrebbe avere una esperienza enogastronomica in un territorio tipico (28%) e visitare i piccoli borghi (27%). 

Se arte e storia si confermano la principale attrattività dell'Italia, appare sempre più importante favorire la scoperta dei tanti siti fuori dai percorsi principali, per ridurre il rischio di overtourism sulle principali destinazioni e favorire esperienze più autentiche e di qualità, che consentano di intercettare il bisogno discoprire le tradizioni e il folklore italiano (tra le tre cose preferite dal 24% dei viaggiatori europei) e di immergersi nei cammini lenti all'interno della natura (22%). Più contenuto, invece, risulta l'interesse per le attività legate all'intrattenimento e ai consumi: solo il 12% degli europei associa una vacanza in Italia allo shopping o ai luoghi del divertimento, il 9% alla vita notturna e appena il 6% alle attività sportive.

L'indagine conferma dunque la forza del brand turistico Italia in Europa. In un momento storico caratterizzato da forti incertezze economiche e geopolitiche, il nostro Paese continua a rappresentare il principale punto di riferimento per il turismo continentale grazie alla ricchezza del suo patrimonio culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico.

La sede provinciale di Confcommercio Ragusa ha ospitato l’assemblea per il rinnovo delle cariche sociali di Federalberghi Ragusa, alla presenza del presidente regionale di Federalberghi Sicilia Nico Torrisi. 

L’assemblea ha eletto Giovanni Occhipinti nuovo presidente, mentre Rosario Dibennardo, dopo oltre vent’anni di guida, assume il ruolo di presidente onorario e vicepresidente vicario.

Il direttivo è completato da Rosa Chiaramonte (vicepresidente), Carlotta Schininà, Ciriaco Serafino Campus, Felice Di Donato, Daria Miccichè, Fabio Piccitto e Maria Chiara Magro.

“Ringrazio tutta l’associazione per la fiducia che mi ha accordato. Un ringraziamento particolare va a Rosario Dibennardo per il lavoro straordinario che ha svolto in questi vent’anni: è una persona capace di sintesi, sempre disponibile e sempre pronta a spendersi per gli albergatori. Ringrazio anche Nico Torrisi per aver creduto in me e per aver sostenuto questa scelta”, ha dichiarato il nuovo presidente.

Occhipinti ha spiegato che il nuovo direttivo è stato costruito coinvolgendo le realtà imprenditoriali più rappresentative della provincia: “Abbiamo dato il benvenuto al gruppo Mangia e al gruppo Minardo, entrambi inseriti nel direttivo con un rappresentante. Era importante includere chi sta investendo in modo significativo nel territorio, soprattutto nell’area modicana. L’obiettivo è lavorare insieme, con spirito propositivo, e stimolare la politica affinché questo territorio riceva l’attenzione che merita”.

Il nuovo presidente ha poi delineato la fase di trasformazione che, a suo avviso, sta vivendo il turismo ibleo: “Siamo in un momento di svolta. Ci sono fondi internazionali che stanno investendo qui, il collegamento stradale, la Rg-Ct, con l’aeroporto di Catania ci renderà di fatto una città satellite di questo hub, e l’aeroporto di Comiso sarà riqualificato con 46 milioni di euro entro il 2030. Questo territorio è destinato a crescere molto nei prossimi tre anni. Dobbiamo farci trovare pronti, come accadde a Siracusa dopo l’autostrada: Ragusa avrà uno sviluppo simile”.

“Federalberghi a Ragusa è un’associazione con una rappresentanza fortissima sul territorio. La squadra eletta dall’assemblea ha scelto come guida Giovanni Occhipinti, un imprenditore capace e appassionato che segue a una presidenza lunga e autorevole, quella di Rosario Dibennardo. A entrambi va la mia stima, certo di proseguire su un percorso che da anni ci vede procedere fianco a fianco”, il commento del presidente regionale Nico Torrisi.

“Mi congratulo con Occhipinti che è stato sempre al mio fianco con passione e lealtà e il direttivo che ringrazio per avermi eletto vicepresidente vicario. Inoltre, ringrazio l’assemblea per avermi conferito la carica di presidente onorario per il lavoro svolto in questo 20 anni di presidenza”, ha sottolineato il presidente uscente Rosario Dibennardo.

Il presidente provinciale di Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti, ha rivolto un messaggio di augurio al nuovo direttivo: “Auguro buon lavoro a Giovanni Occhipinti e a tutta la squadra. Il turismo oggi ha un ruolo centrale per la crescita economica della provincia e sono certo che questo gruppo saprà rappresentare al meglio le esigenze degli operatori”.

                                                                              “Entusiasmo e flessibilità”

Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio, ci racconta come si svolge il suo lavoro e le qualità che servono per farlo al meglio

di Angelo Candido

Se, come si racconta, l’opinione che ci facciamo sulle cose avviene nei primi sette secondi, allora possiamo dire che il ricevimento, appena entriamo in un albergo, ci dà l’immagine che poi conserveremo più a lungo di quella stessa struttura. Quindi, il ricevimento è particolarmente importante in una struttura ricettiva, perché è come se fosse il suo biglietto da visita.

Ne parliamo con Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio.

Fabio, qual è stato il tuo percorso all’interno del mondo turistico-ricettivo-alberghiero?

Una volta finita la scuola ho lavorato in più attività turistiche, non subito in albergo. Poi, dopo essere stato impegnato all’ufficio turistico di Madonna di Campiglio e Vinzolo, ho inviato il curriculum all’Hotel Bertelli. A essere sinceri, era un lavoro che non avevo mai fatto, ma mi era stato detto che cercavano del personale da uno dei capi dell’azienda del turismo di allora e ho provato. Era aprile 2018, ormai sono sei anni. Sono partito come normale impiegato alla ricezione e poi pian piano, nel tempo, sono diventato capo ricevimento.

Qual è la cosa che ti appassiona di più del tuo lavoro?

Sicuramente il fatto che si è a contatto con la gente, ogni giorno e con persone diverse. È anche bello conoscere tante culture: anche se solo per pochi giorni, mi piace avere un confronto con diversi tipi di turisti che arrivano da varie parti del mondo. Ed è bello perché ci sono momenti più formali e altri dove si scambia qualche parola, fino a diventare quasi “amici” degli ospiti. E questa è indubbiamente la cosa che mi piace di più.

Per questo contatto giornaliero con persone anche lontane dalla nostra quotidianità, a tuo avviso quali competenze particolari bisogna avere? E su cosa bisogna puntare nella propria formazione?

Penso che bisogna essere anche un po’ portati caratterialmente per stare in mezzo alla gente, non tutti riescono a essere aperti. Bisogna essere il più possibile flessibili perché poi, logicamente, gli ospiti hanno tante richieste e magari alcune non rientrano nelle competenze di quello che è prettamente l’ambito lavorativo e, quindi, bisogna essere capaci di accontentare un po’ tutti. Di conseguenza, a volte è necessario avere anche tanta pazienza e cercare di far andare le cose nella migliore maniera possibile, sempre pensando alla soddisfazione del cliente.

Pazienza e capacità di essere flessibili, cioè problem solving. Hai qualche aneddoto da raccontare, qualcosa di particolare o significativo che ti è capitato in questi anni?

Non è proprio un racconto in sé, ma un insieme di piccoli aneddoti, nel senso che, con la moltitudine di persone che si conoscono bisogna essere, a mio avviso, anche capaci di captare un po’ le opportunità, magari conoscendo gente che lavora pure in diversi ambiti, con diverse passioni. Ma la capacità di crearsi contatti è una cosa secondo me molto interessante. Mi è successo di avere contatti anche al di fuori del lavoro, avere stretto delle amicizie oppure aver avuto delle opportunità lavorative anche in altri ambiti. Può piacere o meno, ma questo lavoro porta anche queste possibilità.

Questa intervista è diretta principalmente a un pubblico di ragazzi che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro, che vogliono capire bene di cosa si tratti. Dalla tua esperienza – nonostante la giovane età sei un capo ricevimento – che consiglio daresti a un coetaneo per seguire la tua strada?

Mi baso su quello che dicevo prima. Sicuramente, essere flessibile perché il mio non è un lavoro schematico, c’è sempre qualcosa di inaspettato. Ed essere capace di gestire soprattutto i tempi perché, anche se i due reparti possono essere separati, ci si occupa sia di front office che di back office e bisogna essere capaci di controllare le tempistiche perché poi, comunque, si sa che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Ed essere entusiasta e curioso e, se capita di doversi fermare al lavoro oltre il proprio orario, va fatto perché è importante. Ricapitolando: flessibilità, sorriso ed empatia sia tra colleghi sia con la clientela, per sé stessi e per la riuscita del lavoro, che è far stare bene l’ospite.

Quindi, disponibilità. Se tu dovessi descrivere il tuo percorso, dagli inizi a oggi, come definiresti il tuo ruolo di capo ricevimento, molto importante nelle aziende alberghiere?

La prima fase è sicuramente l’apprendimento: io ho cercato di imparare il più possibile da colleghi con molta più esperienza. E poi, molto semplicemente, come negli altri lavori, darsi da fare cercando di metterci passione. Come dicevo prima, è un lavoro per cui secondo me bisogna essere portati, non tutti riescono a stare in mezzo alla gente. E io anche con passione ed entusiasmo sono arrivato ad avere questo ruolo.

Oggi ci sono nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, i software che vi aiutano a fare quello che prima erano mansioni svolte personalmente con il cartaceo e che ora necessitano di conoscenze informatiche. Pensi che il tuo lavoro, nell’era sempre più digitale, possa cambiare? E come?

Parlando anche con il mio capo, che mi spiegava come si è evoluto il lavoro anche negli anni Novanta e decisamente dal Duemila in poi, c’è stato un bel cambiamento, a cominciare dall’invio dei preventivi rispetto a una volta, quando si faceva tutto al telefono. Ma anche il planning era tutto cartaceo. Lui mi ha sempre detto che, senza dubbio, è cambiato molto il modo di lavorare, però si creano nuovi compiti. Oggi, ad esempio, non c’è più bisogno di mandare le schedine manualmente alla questura però, comunque, ci sono altre mansioni che richiedono questi nuovi strumenti. E una figura come la nostra sarà sempre importante, perché il contatto umano, secondo me, è una di quelle cose che all’ospite resta più impresso una volta tornato a casa. Quelle quattro parole al check-in o in un momento della vacanza sono più incisive di quanto, magari, sia “tecnologico” l’albergo. Quindi, sicuramente e specialmente in località turistiche, una figura umana alla reception credo che rimarrà un punto fondamentale.

Seconda Chance

È il nome dell’associazione che ha costruito un ponte tra le carceri e le aziende, con cui viene data ai detenuti l’opportunità di ricominciare, entrando nel mondo del lavoro

di Barbara Bonura

Giornalista televisiva de La7, attiva nel mondo del terzo settore, Flavia Filippi si è fatta regista di un’iniziativa che, dall’inizio a oggi, sta dando straordinari risultati. In questa intervista ci racconta la nascita della sua “Seconda Chance”: dall’interno delle carceri, l’entusiasmo e il desiderio di integrare nel mondo del lavoro detenuti modello.

Che cosa è Seconda Chance, com’è nata e su quali obiettivi è orientata?

Io parto dalla mia professione di giornalista al Tg de La7. Cinque anni fa ho creato Seconda Chance e per lungo tempo sono andata avanti da sola. Nel 2022 ho poi fondato l’Associazione Seconda Chance, iscritta al RUNTS, ovvero il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. In sostanza, rappresentiamo un ponte tra le carceri italiane e le aziende. Dopo aver lavorato in solitaria, finalmente oggi sono riuscita a costituire un gruppo che opera nei vari territori, tra Lombardia,  Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, fino all’Emilia-Romagna, la Toscana e il Lazio, con una certa concentrazione a Roma. Nel Sud, purtroppo, la situazione è più critica: è difficile trovare dei collaboratori. L’obiettivo è creare una squadra di soggetti semiprofessionisti, che si dedichino intensamente all’attività dell’Associazione.

Che cosa fanno sui territori i vari collaboratori coinvolti in Seconda Chance?

Siamo una trentina di persone che, come dei globe-trotter, girano tra bar, ristoranti, alberghi, circoli sportivi, palestre, autofficine, parrucchieri, fabbriche, paninerie e quant’altro per far conoscere il nostro progetto. Un progetto sociale che mira a portare le aziende nelle carceri per valutare personale detenuto, tenendo anche conto del fatto che si può usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla Legge Smuraglia. In questo “scouting”, noi proponiamo anche la valutazione di ex detenuti o persone in detenzione domiciliare che molto spesso non hanno la possibilità di mantenere la propria famiglia. è personale selezionato dalla direzione del carcere e non da noi. Si tratta di individui meritevoli, che alle spalle non hanno nè sanzioni né richiami disciplinari. Gli imprenditori possono accedere al carcere con noi senza alcun impegno. Se poi si trova il profilo giusto, si può offrire un contratto di 4 mesi o 6 mesi, anche part-time, ovviamente previo periodo di prova. Va però ricordato che, una volta che l’imprenditore fa la sua offerta, trascorrerà diverso tempo prima che il magistrato di sorveglianza autorizzi il detenuto a uscire per poter lavorare.

In questa vostra attività avete dei partner che vi supportano?

Sì, abbiamo dei partner che vanno dal piccolo bar sotto casa ad Autogrill, Autostrade, Gruppo Cremonini, McDonald’s, Acqua Vera, Acqua San Pellegrino. Abbiamo anche il supporto del Vaticano, dell’Istituto Superiore di Sanità, Primark e dei negozi per animali Arcaplanet. Proprio di recente ci siamo accostati a Federalberghi.

Come è nato questo contatto con la Federazione?

Grazie al vicepresidente di Federalberghi Giuseppe Roscioli, il quale ha scelto di fare l’esperienza di venire presso il carcere con noi, richiedendo un colloquio per individuare una figura professionale necessaria alla sua azienda. Prima ancora, anche Massimo Bettoja aveva fatto lo stesso percorso, riuscendo poi a integrare nella sua struttura un profilo selezionato al nostro interno che attualmente sta svolgendo al meglio il suo lavoro. Va detto che abbiamo esempi virtuosi. Ad esempio, uno dei nostri ragazzi, finita la pena, si è  iscritto a Economia Aziendale ed è poi stato assunto a tempo indeterminato, con tanto di premio da parte dell’imprenditore che lo aveva scelto.

Più recentemente, abbiamo partecipato alla riunione dei direttori e dei segretari delle organizzazioni aderenti a Federalberghi, insieme ai quali confidiamo di fare un bel percorso, anche e soprattutto sotto il profilo della formazione. è stato già messo a terra con l’Ente Bilaterale del Turismo del Lazio il progetto di un corso per camerieri nel carcere di Civitavecchia. Inoltre, la proposta che è stata fatta al Provveditore alle carceri di Lazio, Abruzzo e Molise è quella di impostare altri corsi di formazione nelle carceri di Velletri e Frosinone, entrambi territori con una grande vocazione turistica. L’obiettivo per noi è quello di valorizzare il capitale umano delle persone che stanno facendo il loro percorso nelle carceri. Qui si trovano individui di grande capacità, che sognano soltanto di avere una possibilità, appunto, una seconda chance, per dimostrare ciò che sanno fare.

Secondo lei può nascere qualche difficoltà per gli imprenditori che iniziano un rapporto di lavoro con una persona che proviene dal carcere?

Dopo la procedura che prevede il colloquio all’interno delle strutture penitenziarie, una volta che il detenuto arriva a ricoprire la mansione per la quale è stato scelto, è ovvio che ci sarà una fase di “atterraggio”, per così dire. Ci sono imprenditori che s’irrigidiscono, magari pentendosi della decisione presa; c’è chi invece considera un valore aggiunto l’ingresso di un detenuto all’interno del proprio team di lavoro, considerandolo come tutti gli altri e chiedendo al gruppo di mostrare massima accoglienza al nuovo collega.

Qual è il bilancio che si potrebbe delineare oggi per Seconda Chance?

Direi buono. Abbiamo posto in essere protocolli importanti, con Fipe Confcommercio, Ance e i costruttori edili di buona parte del Lazio, con la Biennale di Venezia, oltre che, naturalmente, con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Indubbiamente la cucina, la ristorazione e il mondo dell’ospitalità rappresentano il bacino più ampio e diretto per la valorizzazione di queste persone, così vogliose di migliorare e, soprattutto, di lavorare.

Sul numero 11/2026 della newsletter di Federalberghi si parla di vacanze degli italiani, di staff house, di trasparenza retributiva, di sicurezza in piscina e di tanto altro ancora.

La 10a Commissione attività produttive della Camera, nella seduta del 9 giugno 2026, ha svolto l'audizione di Federalberghi nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla capacità competitiva del sistema Italia, sulle dinamiche del PIL nel periodo 1992-2025 in rapporto alla media UE e sulle leve di intervento sui settori produttivi per sostenere la crescita economica.

Turismo d'Italia è l'organo di stampa ufficiale di Federalberghi.

 

La rivista, nata nel 1958, oltre a illustrare la posizione della federazione sugli argomenti di principale importanza per le imprese turistico ricettive, è ricca di articoli di design e di informazione tecnico professionale.