• Federalberghi

    Federalberghi è la principale organizzazione imprenditoriale del settore turistico-ricettivo in Italia.

     

    L'associazione rappresenta le istanze e gli interessi degli albergatori nei confronti delle istituzioni e delle organizzazioni politiche, economiche e sindacali.

     

    Aderiscono a Federalberghi oltre ventimila imprese su un totale di circa 32.000, attraverso 128 Associazioni territoriali.

     

    È socio fondatore di Hotrec, la Confederazione europea degli hotel, dei ristoranti e dei bar ed aderisce a Confcommercio, ove ha dato vita a Confturismo.

     

    Il Presidente è Bernabò Bocca, il Direttore Generale è Alessandro Massimo Nucara.

  • La partnership con Intesa Sanpaolo

                                                                                     Ciak, si viaggia

    Cinema e serie TV sempre più motore del turismo italiano. Intesa Sanpaolo, attraverso un desk specialistico Media & Cultura, è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009

    Sempre più spesso il turismo nasce davanti a uno schermo. Sempre più spesso si parte per visitare il luogo in cui è stata girata una scena iconica di un film o di una serie TV che ci è rimasta impressa negli occhi e nel cuore. È il fenomeno, in costante crescita, del cineturismo.

    L’Italia, con i suoi paesaggi, i borghi e le città d’arte, rappresenta da sempre un set di grande impatto. Negli ultimi anni, però, il rapporto tra industria audiovisiva e turismo si è rafforzato ulteriormente, generando importanti ricadute economiche e contribuendo alla valorizzazione anche di territori dal grande pregio ma magari meno frequentati.

    Ne sanno qualcosa la Val di Noto di Montalbano e l’Umbria di don Matteo, che probabilmente – fatto salvo il grande cinema che ha portato l’Italia nel mondo – sono stati i pionieri del fenomeno a livello televisivo.

    Le immagini di Firenze, Siena e della Val d’Orcia compaiono da decenni in produzioni cinematografiche internazionali. Film come Il paziente inglese, Sotto il sole della Toscana e numerose altre produzioni hanno consolidato nell’immaginario collettivo l’idea di una regione sinonimo di bellezza, arte e lifestyle. Sempre in Sicilia, oltre al fenomeno Montalbano, uno degli esempi più significativi è il successo internazionale della serie televisiva The white lotus, che ha acceso i riflettori su Taormina e sulla costa ionica, attirando visitatori desiderosi di vivere le atmosfere viste sullo schermo.

    Matera ha consolidato la propria notorietà internazionale grazie a pellicole come The passion of the Christ di Mel Gibson e No time to die della saga di James Bond. Le immagini dei Sassi e delle strade scavate nella roccia hanno raggiunto centinaia di milioni di persone, contribuendo ad aumentare l’attrattività della città e dell’intera Basilicata.

    Il fenomeno riguarda tutto lo Stivale. In Piemonte le colline delle Langhe hanno ottenuto una visibilità straordinaria grazie a film e fiction ambientati tra vigneti e castelli. In Trentino-Alto Adige e nelle Dolomiti, numerose produzioni televisive hanno contribuito a promuovere un turismo legato alla natura e agli sport all’aria aperta. La fiction Un passo dal cielo ha fatto conoscere a un vasto pubblico alcune delle aree più suggestive delle montagne italiane.

    Le serie TV rappresentano oggi uno strumento promozionale forse ancora più potente rispetto al cinema tradizionale. Grazie alle piattaforme di streaming, una produzione può raggiungere contemporaneamente milioni di spettatori in decine di Paesi. La durata su più puntate permette inoltre di costruire un legame emotivo profondo con i luoghi raccontati.

    I numeri confermano che il cineturismo non è una nicchia, ma una componente strutturale del settore Turismo. Secondo una ricerca presentata all’ultima Borsa Internazionale del Turismo da JFC Tourism & Management, nel nostro Paese il turismo legato a film e serie TV genera circa 600 milioni di euro l’anno, con oltre 1,3 milioni di pernottamenti direttamente collegati alle produzioni audiovisive e circa 11 milioni di visite giornaliere nei luoghi resi celebri dallo schermo. L’impatto economico non si limita ai visitatori. Le produzioni cinematografiche e televisive generano infatti un indotto immediato per alberghi, ristoranti, servizi logistici, trasporti e maestranze locali.

    “Il cinema rappresenta un potente catalizzatore economico per numerosi settori produttivi – spiega Anna Roscio, responsabile Sales & Marketing Imprese Intesa Sanpaolo – ed è unico nel raccontare l’Italia per immagini, contribuendo a costruire la percezione del Paese nel mondo, della nostra offerta culturale, turistica e industriale e ad attrarre visitatori e operatori con ricadute sui territori e sulle economie locali.  Facendo leva sui modelli operativi sinergici del nostro Gruppo, stiamo posizionandoci come banca di riferimento per il settore e sviluppiamo collaborazioni con primarie case di produzione sia autonomamente che in pool con altri intermediari. Attraverso il nostro desk specialistico, Media e Cultura, sosteniamo sia le produzioni italiane sia quelle straniere che vogliono girare film in Italia, con benefici sull’indotto per il nostro territorio in termini occupazionali, di promozione dell’Italia e del Made in Italy e di crescita del settore audiovisivo”.

    Intesa Sanpaolo, attraverso la Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, ha infatti attivato un desk specialistico Media & Cultura, ed è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009.

    La banca ha sostenuto finanziariamente la produzione di oltre 750 opere tra film e serie tv nazionali e internazionali, 220 tra spot pubblicitari, factual e format tv. Il primo gruppo bancario italiano rappresenta insomma, a oggi, un interlocutore fondamentale per gli operatori del settore e intende favorire il consolidamento di una forte industria audiovisiva italiana, accompagnando il comparto verso lo sviluppo internazionale, comunicando e valorizzando progetti in ambito cinematografico e supportando la crescita economica delle filiere dirette e indirette connesse all’intero settore audiovisivo.

    Attraverso consolidate relazioni con primari operatori internazionali (Major, Studios indipendenti e OTT), la banca favorisce anche le produzioni esecutive estere da realizzare in Italia, un’importante attività di incoming che genera una positiva ricaduta sul territorio in termini occupazionali e sociali, oltre ad alimentare la crescita professionale del settore.

    Diverse, non a caso, le produzioni esecutive estere assistite negli anni; tra le più recenti figurano il già citato The white lotus, Ferrari di Michael Mann, Those about to die, Ripley, The hand of Dante, Emily in Paris, The Decameron, The resurrection of the Christ, Eternity, Solo Mio e Young Sherlock 2, produzioni sostenute con le diverse soluzioni finanziarie proposte dalla banca, quali co-funding e syndicated loan, con banche americane, e smobilizzo del tax credit.

    Naturalmente il trend del cineturismo, per consolidarsi e garantire uno sviluppo nel tempo, comporta alcune sfide: da una opportuna politica di marketing e di valorizzazione ampia dei territori, con percorsi e pacchetti ad hoc, a una gestione organizzata dell’accoglienza che renda sostenibile la gestione dei flussi. Tuttavia, quando pianificato correttamente, il fenomeno può diventare, e anzi è già, un asset e un’opportunità per distribuire i visitatori su territori meno noti e favorire uno sviluppo diffuso. Una scena intensa ed evocativa di pochi minuti può trasformare una località semi sconosciuta in una destinazione internazionale.

    Cinema e televisione non sono insomma più soltanto forme di intrattenimento ma, ancor più che in passato, una vetrina per il territorio. Ogni inquadratura può trasformarsi in una irresistibile voglia di partire.

  • norme, tributi e incentivi

    Federalberghi, esprime “apprezzamento per il comunicato stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze che preannuncia il differimento, al 1° maggio, dell’entrata in vigore della nuova ritenuta sulle commissioni che gli alberghi pagano agli intermediari (portali di prenotazione, tour operator e agenzie di viaggio, etc.)”.

    “Confidiamo che i due mesi che ci separano dalla nuova scadenza siano utili al fine di fare chiarezza sulle modalità applicative e sull’individuazione dei destinatari, in specie con riferimento agli intermediari stranieri”.

    “Auspichiamo inoltre che si possa svolgere una riflessione sulla possibilità di riconsiderare l’applicazione dell’istituto nel settore turismo, che comporterà notevoli oneri amministrativi e gestionali per le imprese, a fronte dei quali le casse dello Stato trarranno modesti benefici”. 

     

  • numeri del turismo

    VACANZE ESTIVE DEGLI ITALIANI: CHI PARTE E CHI RESTA NELLA FOTOGRAFIA DI FEDERALBERGHI e TECNE’

     LE PROPOSTE A SOSTEGNO DEI 24,2 MILIONI DI STAY-CATIONISTI

    Ad agosto saranno in vacanza 17,5 milioni di italiani, e 4,7 milioni lo saranno a settembre. Numeri importanti, che però raccontano solo una parte della storia: quasi un adulto su due (48,5%) non farà alcuna vacanza durante il periodo estivo.

    Sono infatti 24,2 milioni le persone che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa.

    Vengono definiti "stay-cationisti", neologismo coniato rielaborando il termine inglese "Staycation", fusione di stay (restare) e vacation (vacanza).

    Perché si rinuncia alla vacanza

    A pesare di più è la situazione economica familiare, indicata dal 52,8% degli intervistati come motivo principale della rinuncia. Seguono le difficoltà organizzative in famiglia (25,7%) e i motivi di salute (24,5%). L'11,2% ha dovuto fare i conti con l'aumento dei prezzi, mentre il 10,4% è stato condizionato da impegni lavorativi. C'è infine un 6,6% che non rinuncia alla vacanza, ma la sposterà in un altro periodo dell'anno.

    La ricerca, realizzata da Tecnè per Federalberghi, conferma quindi che la mancata vacanza è prima di tutto una questione sociale.

    Quello che per decenni è stato un appuntamento fisso del calendario, torna a essere percepito da molti come una spesa su cui si è costretti a fare economia.

    Colpisce inoltre il divario generazionale: i primi a rinunciare alla vacanza sono le persone più anziane (over 65) e i pensionati, categorie in cui la percentuale di chi resta a casa per tutta l’estate sale fino al 67%.

    Come si vive l'estate senza partire

    Chi resta a casa non rinuncia al desiderio di staccare dalla routine, ma lo fa reinventando l'idea stessa di riposo estivo, muovendosi lungo tre direttrici principali: restare in forma, coltivare le relazioni sociali e godersi eventi culturali. Una passeggiata o un bagno in piscina, una serata con gli amici, un concerto diventano così piccoli sostituti della vacanza classica, segno che il bisogno di svago e socialità non scompare, ma si adatta alle possibilità reali di ciascuno.

    Tenersi in forma

    L'attività più gettonata resta la classica passeggiata, scelta dal 33,8% di coloro che hanno risposto al sondaggio. Inoltre, per combattere il caldo, il 22,1% cercherà refrigerio in acqua: tra questi, il 12,4% farà il bagno in mare, lago, fiume o piscina, mentre il 9,7% si limiterà a godersi l'ambiente acquatico senza immergersi.

    Consolidare le relazioni sociali

    Non mancano le occasioni di socialità: serate con gli amici (21,7%), visite a parenti (9,8%), aperitivi (9,2%), serate in discoteca (6,0%) e pranzi o cene al ristorante (4,4%) saranno i modi scelti per rafforzare i legami affettivi durante l'estate.

    Dilettarsi con eventi culturali

    Una quota del tempo libero estivo sarà dedicata anche alla cultura: il 10,5% parteciperà a spettacoli musicali, mentre il 5,3% si dedicherà a eventi tradizionali e folkloristici.

    Cosa fare per invertire la tendenza

    Lo strumento più efficace per sostenere il diritto alle vacanze è probabilmente il welfare aziendale, sempre più diffuso nelle imprese di tutti i settori.

    Questa leva potrebbe essere utilizzata elevando le soglie di esenzione dai contributi e dalle tasse dei cosiddetti fringe benefit (attualmente pari a 1.000 euro per tutti i dipendenti e a 2.000 euro per i lavoratori con figli a carico) oppure creando una soglia ad hoc, come già avviene per i buoni pasto.

    Un ulteriore aiuto può venire dalle imprese del settore turismo, che sono pronte a fare la propria parte, applicando tariffe agevolate nei mesi di giugno e di settembre e, più in generale, durante i periodi di bassa stagione.

    Per coloro che non hanno un reddito da lavoro dipendente, inclusi i pensionati, e, più in generale, per tutte le persone a rischio di esclusione, si potrebbe attivare un sistema di buoni vacanze erogati in base al reddito e spendibili in strutture ricettive convenzionate. Si tratta di un modello utilizzato con successo in altri paesi europei, tra cui Francia e Spagna. Un’interessante sperimentazione è stata realizzata anche in Italia, a cura dell’associazione no-profit Buoni Vacanze Italia” (BVI), con il finanziamento del Ministero del Turismo e il supporto tecnico di Intesa Sanpaolo e Accor. L’associazione fu costituita nel 2005 da Federalberghi e FITUS (federazione del turismo sociale) e successivamente aderirono anche altre organizzazioni imprenditoriali.

     

    L’indagine è stata effettuata da Tecnè s.r.l. nel periodo compreso tra il 7 e il 15 luglio intervistando con il sistema mixed mode di cui c.a.t.i. (46%), c.a.m.i (39%) e c.a.w.i (15%) un campione di 4.003 italiani maggiorenni. Campione probabilistico, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, stratificato per regione e classe di ampiezza demografica dei comuni. Variabili di controllo: classe d’età, titolo di studio, occupazione.

  • organizzazione

    Federalberghi Varese ha rinnovato il proprio Consiglio direttivo per il mandato 2026-2029. L’organismo si è insediato giovedì 16 luglio e, nel corso della prima seduta, ha confermato Frederick Venturi alla presidenza dell’associazione.

    Venturi sarà coadiuvato dai vicepresidenti Lara Luz, Iacopo Perego e dal tesoriere Luciano Gorri.

  • risorse umane

                                                                                  “Entusiasmo e flessibilità”

    Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio, ci racconta come si svolge il suo lavoro e le qualità che servono per farlo al meglio

    di Angelo Candido

    Se, come si racconta, l’opinione che ci facciamo sulle cose avviene nei primi sette secondi, allora possiamo dire che il ricevimento, appena entriamo in un albergo, ci dà l’immagine che poi conserveremo più a lungo di quella stessa struttura. Quindi, il ricevimento è particolarmente importante in una struttura ricettiva, perché è come se fosse il suo biglietto da visita.

    Ne parliamo con Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio.

    Fabio, qual è stato il tuo percorso all’interno del mondo turistico-ricettivo-alberghiero?

    Una volta finita la scuola ho lavorato in più attività turistiche, non subito in albergo. Poi, dopo essere stato impegnato all’ufficio turistico di Madonna di Campiglio e Vinzolo, ho inviato il curriculum all’Hotel Bertelli. A essere sinceri, era un lavoro che non avevo mai fatto, ma mi era stato detto che cercavano del personale da uno dei capi dell’azienda del turismo di allora e ho provato. Era aprile 2018, ormai sono sei anni. Sono partito come normale impiegato alla ricezione e poi pian piano, nel tempo, sono diventato capo ricevimento.

    Qual è la cosa che ti appassiona di più del tuo lavoro?

    Sicuramente il fatto che si è a contatto con la gente, ogni giorno e con persone diverse. È anche bello conoscere tante culture: anche se solo per pochi giorni, mi piace avere un confronto con diversi tipi di turisti che arrivano da varie parti del mondo. Ed è bello perché ci sono momenti più formali e altri dove si scambia qualche parola, fino a diventare quasi “amici” degli ospiti. E questa è indubbiamente la cosa che mi piace di più.

    Per questo contatto giornaliero con persone anche lontane dalla nostra quotidianità, a tuo avviso quali competenze particolari bisogna avere? E su cosa bisogna puntare nella propria formazione?

    Penso che bisogna essere anche un po’ portati caratterialmente per stare in mezzo alla gente, non tutti riescono a essere aperti. Bisogna essere il più possibile flessibili perché poi, logicamente, gli ospiti hanno tante richieste e magari alcune non rientrano nelle competenze di quello che è prettamente l’ambito lavorativo e, quindi, bisogna essere capaci di accontentare un po’ tutti. Di conseguenza, a volte è necessario avere anche tanta pazienza e cercare di far andare le cose nella migliore maniera possibile, sempre pensando alla soddisfazione del cliente.

    Pazienza e capacità di essere flessibili, cioè problem solving. Hai qualche aneddoto da raccontare, qualcosa di particolare o significativo che ti è capitato in questi anni?

    Non è proprio un racconto in sé, ma un insieme di piccoli aneddoti, nel senso che, con la moltitudine di persone che si conoscono bisogna essere, a mio avviso, anche capaci di captare un po’ le opportunità, magari conoscendo gente che lavora pure in diversi ambiti, con diverse passioni. Ma la capacità di crearsi contatti è una cosa secondo me molto interessante. Mi è successo di avere contatti anche al di fuori del lavoro, avere stretto delle amicizie oppure aver avuto delle opportunità lavorative anche in altri ambiti. Può piacere o meno, ma questo lavoro porta anche queste possibilità.

    Questa intervista è diretta principalmente a un pubblico di ragazzi che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro, che vogliono capire bene di cosa si tratti. Dalla tua esperienza – nonostante la giovane età sei un capo ricevimento – che consiglio daresti a un coetaneo per seguire la tua strada?

    Mi baso su quello che dicevo prima. Sicuramente, essere flessibile perché il mio non è un lavoro schematico, c’è sempre qualcosa di inaspettato. Ed essere capace di gestire soprattutto i tempi perché, anche se i due reparti possono essere separati, ci si occupa sia di front office che di back office e bisogna essere capaci di controllare le tempistiche perché poi, comunque, si sa che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Ed essere entusiasta e curioso e, se capita di doversi fermare al lavoro oltre il proprio orario, va fatto perché è importante. Ricapitolando: flessibilità, sorriso ed empatia sia tra colleghi sia con la clientela, per sé stessi e per la riuscita del lavoro, che è far stare bene l’ospite.

    Quindi, disponibilità. Se tu dovessi descrivere il tuo percorso, dagli inizi a oggi, come definiresti il tuo ruolo di capo ricevimento, molto importante nelle aziende alberghiere?

    La prima fase è sicuramente l’apprendimento: io ho cercato di imparare il più possibile da colleghi con molta più esperienza. E poi, molto semplicemente, come negli altri lavori, darsi da fare cercando di metterci passione. Come dicevo prima, è un lavoro per cui secondo me bisogna essere portati, non tutti riescono a stare in mezzo alla gente. E io anche con passione ed entusiasmo sono arrivato ad avere questo ruolo.

    Oggi ci sono nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, i software che vi aiutano a fare quello che prima erano mansioni svolte personalmente con il cartaceo e che ora necessitano di conoscenze informatiche. Pensi che il tuo lavoro, nell’era sempre più digitale, possa cambiare? E come?

    Parlando anche con il mio capo, che mi spiegava come si è evoluto il lavoro anche negli anni Novanta e decisamente dal Duemila in poi, c’è stato un bel cambiamento, a cominciare dall’invio dei preventivi rispetto a una volta, quando si faceva tutto al telefono. Ma anche il planning era tutto cartaceo. Lui mi ha sempre detto che, senza dubbio, è cambiato molto il modo di lavorare, però si creano nuovi compiti. Oggi, ad esempio, non c’è più bisogno di mandare le schedine manualmente alla questura però, comunque, ci sono altre mansioni che richiedono questi nuovi strumenti. E una figura come la nostra sarà sempre importante, perché il contatto umano, secondo me, è una di quelle cose che all’ospite resta più impresso una volta tornato a casa. Quelle quattro parole al check-in o in un momento della vacanza sono più incisive di quanto, magari, sia “tecnologico” l’albergo. Quindi, sicuramente e specialmente in località turistiche, una figura umana alla reception credo che rimarrà un punto fondamentale.

  • interviste

    Seconda Chance

    È il nome dell’associazione che ha costruito un ponte tra le carceri e le aziende, con cui viene data ai detenuti l’opportunità di ricominciare, entrando nel mondo del lavoro

    di Barbara Bonura

    Giornalista televisiva de La7, attiva nel mondo del terzo settore, Flavia Filippi si è fatta regista di un’iniziativa che, dall’inizio a oggi, sta dando straordinari risultati. In questa intervista ci racconta la nascita della sua “Seconda Chance”: dall’interno delle carceri, l’entusiasmo e il desiderio di integrare nel mondo del lavoro detenuti modello.

    Che cosa è Seconda Chance, com’è nata e su quali obiettivi è orientata?

    Io parto dalla mia professione di giornalista al Tg de La7. Cinque anni fa ho creato Seconda Chance e per lungo tempo sono andata avanti da sola. Nel 2022 ho poi fondato l’Associazione Seconda Chance, iscritta al RUNTS, ovvero il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. In sostanza, rappresentiamo un ponte tra le carceri italiane e le aziende. Dopo aver lavorato in solitaria, finalmente oggi sono riuscita a costituire un gruppo che opera nei vari territori, tra Lombardia,  Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, fino all’Emilia-Romagna, la Toscana e il Lazio, con una certa concentrazione a Roma. Nel Sud, purtroppo, la situazione è più critica: è difficile trovare dei collaboratori. L’obiettivo è creare una squadra di soggetti semiprofessionisti, che si dedichino intensamente all’attività dell’Associazione.

    Che cosa fanno sui territori i vari collaboratori coinvolti in Seconda Chance?

    Siamo una trentina di persone che, come dei globe-trotter, girano tra bar, ristoranti, alberghi, circoli sportivi, palestre, autofficine, parrucchieri, fabbriche, paninerie e quant’altro per far conoscere il nostro progetto. Un progetto sociale che mira a portare le aziende nelle carceri per valutare personale detenuto, tenendo anche conto del fatto che si può usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla Legge Smuraglia. In questo “scouting”, noi proponiamo anche la valutazione di ex detenuti o persone in detenzione domiciliare che molto spesso non hanno la possibilità di mantenere la propria famiglia. è personale selezionato dalla direzione del carcere e non da noi. Si tratta di individui meritevoli, che alle spalle non hanno nè sanzioni né richiami disciplinari. Gli imprenditori possono accedere al carcere con noi senza alcun impegno. Se poi si trova il profilo giusto, si può offrire un contratto di 4 mesi o 6 mesi, anche part-time, ovviamente previo periodo di prova. Va però ricordato che, una volta che l’imprenditore fa la sua offerta, trascorrerà diverso tempo prima che il magistrato di sorveglianza autorizzi il detenuto a uscire per poter lavorare.

    In questa vostra attività avete dei partner che vi supportano?

    Sì, abbiamo dei partner che vanno dal piccolo bar sotto casa ad Autogrill, Autostrade, Gruppo Cremonini, McDonald’s, Acqua Vera, Acqua San Pellegrino. Abbiamo anche il supporto del Vaticano, dell’Istituto Superiore di Sanità, Primark e dei negozi per animali Arcaplanet. Proprio di recente ci siamo accostati a Federalberghi.

    Come è nato questo contatto con la Federazione?

    Grazie al vicepresidente di Federalberghi Giuseppe Roscioli, il quale ha scelto di fare l’esperienza di venire presso il carcere con noi, richiedendo un colloquio per individuare una figura professionale necessaria alla sua azienda. Prima ancora, anche Massimo Bettoja aveva fatto lo stesso percorso, riuscendo poi a integrare nella sua struttura un profilo selezionato al nostro interno che attualmente sta svolgendo al meglio il suo lavoro. Va detto che abbiamo esempi virtuosi. Ad esempio, uno dei nostri ragazzi, finita la pena, si è  iscritto a Economia Aziendale ed è poi stato assunto a tempo indeterminato, con tanto di premio da parte dell’imprenditore che lo aveva scelto.

    Più recentemente, abbiamo partecipato alla riunione dei direttori e dei segretari delle organizzazioni aderenti a Federalberghi, insieme ai quali confidiamo di fare un bel percorso, anche e soprattutto sotto il profilo della formazione. è stato già messo a terra con l’Ente Bilaterale del Turismo del Lazio il progetto di un corso per camerieri nel carcere di Civitavecchia. Inoltre, la proposta che è stata fatta al Provveditore alle carceri di Lazio, Abruzzo e Molise è quella di impostare altri corsi di formazione nelle carceri di Velletri e Frosinone, entrambi territori con una grande vocazione turistica. L’obiettivo per noi è quello di valorizzare il capitale umano delle persone che stanno facendo il loro percorso nelle carceri. Qui si trovano individui di grande capacità, che sognano soltanto di avere una possibilità, appunto, una seconda chance, per dimostrare ciò che sanno fare.

    Secondo lei può nascere qualche difficoltà per gli imprenditori che iniziano un rapporto di lavoro con una persona che proviene dal carcere?

    Dopo la procedura che prevede il colloquio all’interno delle strutture penitenziarie, una volta che il detenuto arriva a ricoprire la mansione per la quale è stato scelto, è ovvio che ci sarà una fase di “atterraggio”, per così dire. Ci sono imprenditori che s’irrigidiscono, magari pentendosi della decisione presa; c’è chi invece considera un valore aggiunto l’ingresso di un detenuto all’interno del proprio team di lavoro, considerandolo come tutti gli altri e chiedendo al gruppo di mostrare massima accoglienza al nuovo collega.

    Qual è il bilancio che si potrebbe delineare oggi per Seconda Chance?

    Direi buono. Abbiamo posto in essere protocolli importanti, con Fipe Confcommercio, Ance e i costruttori edili di buona parte del Lazio, con la Biennale di Venezia, oltre che, naturalmente, con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Indubbiamente la cucina, la ristorazione e il mondo dell’ospitalità rappresentano il bacino più ampio e diretto per la valorizzazione di queste persone, così vogliose di migliorare e, soprattutto, di lavorare.

  • Imprese del turismo

    Sul numero 15/2026 della newsletter di Federalberghi si parla degli italiani che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa, di tutela dei prodotti alimentari, di ricarica dei veicoli elettrici e di tanto altro ancora.

  • Turismo d'Italia

    Turismo d'Italia è l'organo di stampa ufficiale di Federalberghi.

     

    La rivista, nata nel 1958, oltre a illustrare la posizione della federazione sugli argomenti di principale importanza per le imprese turistico ricettive, è ricca di articoli di design e di informazione tecnico professionale.

                                                                                 Ciak, si viaggia

Cinema e serie TV sempre più motore del turismo italiano. Intesa Sanpaolo, attraverso un desk specialistico Media & Cultura, è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009

Sempre più spesso il turismo nasce davanti a uno schermo. Sempre più spesso si parte per visitare il luogo in cui è stata girata una scena iconica di un film o di una serie TV che ci è rimasta impressa negli occhi e nel cuore. È il fenomeno, in costante crescita, del cineturismo.

L’Italia, con i suoi paesaggi, i borghi e le città d’arte, rappresenta da sempre un set di grande impatto. Negli ultimi anni, però, il rapporto tra industria audiovisiva e turismo si è rafforzato ulteriormente, generando importanti ricadute economiche e contribuendo alla valorizzazione anche di territori dal grande pregio ma magari meno frequentati.

Ne sanno qualcosa la Val di Noto di Montalbano e l’Umbria di don Matteo, che probabilmente – fatto salvo il grande cinema che ha portato l’Italia nel mondo – sono stati i pionieri del fenomeno a livello televisivo.

Le immagini di Firenze, Siena e della Val d’Orcia compaiono da decenni in produzioni cinematografiche internazionali. Film come Il paziente inglese, Sotto il sole della Toscana e numerose altre produzioni hanno consolidato nell’immaginario collettivo l’idea di una regione sinonimo di bellezza, arte e lifestyle. Sempre in Sicilia, oltre al fenomeno Montalbano, uno degli esempi più significativi è il successo internazionale della serie televisiva The white lotus, che ha acceso i riflettori su Taormina e sulla costa ionica, attirando visitatori desiderosi di vivere le atmosfere viste sullo schermo.

Matera ha consolidato la propria notorietà internazionale grazie a pellicole come The passion of the Christ di Mel Gibson e No time to die della saga di James Bond. Le immagini dei Sassi e delle strade scavate nella roccia hanno raggiunto centinaia di milioni di persone, contribuendo ad aumentare l’attrattività della città e dell’intera Basilicata.

Il fenomeno riguarda tutto lo Stivale. In Piemonte le colline delle Langhe hanno ottenuto una visibilità straordinaria grazie a film e fiction ambientati tra vigneti e castelli. In Trentino-Alto Adige e nelle Dolomiti, numerose produzioni televisive hanno contribuito a promuovere un turismo legato alla natura e agli sport all’aria aperta. La fiction Un passo dal cielo ha fatto conoscere a un vasto pubblico alcune delle aree più suggestive delle montagne italiane.

Le serie TV rappresentano oggi uno strumento promozionale forse ancora più potente rispetto al cinema tradizionale. Grazie alle piattaforme di streaming, una produzione può raggiungere contemporaneamente milioni di spettatori in decine di Paesi. La durata su più puntate permette inoltre di costruire un legame emotivo profondo con i luoghi raccontati.

I numeri confermano che il cineturismo non è una nicchia, ma una componente strutturale del settore Turismo. Secondo una ricerca presentata all’ultima Borsa Internazionale del Turismo da JFC Tourism & Management, nel nostro Paese il turismo legato a film e serie TV genera circa 600 milioni di euro l’anno, con oltre 1,3 milioni di pernottamenti direttamente collegati alle produzioni audiovisive e circa 11 milioni di visite giornaliere nei luoghi resi celebri dallo schermo. L’impatto economico non si limita ai visitatori. Le produzioni cinematografiche e televisive generano infatti un indotto immediato per alberghi, ristoranti, servizi logistici, trasporti e maestranze locali.

“Il cinema rappresenta un potente catalizzatore economico per numerosi settori produttivi – spiega Anna Roscio, responsabile Sales & Marketing Imprese Intesa Sanpaolo – ed è unico nel raccontare l’Italia per immagini, contribuendo a costruire la percezione del Paese nel mondo, della nostra offerta culturale, turistica e industriale e ad attrarre visitatori e operatori con ricadute sui territori e sulle economie locali.  Facendo leva sui modelli operativi sinergici del nostro Gruppo, stiamo posizionandoci come banca di riferimento per il settore e sviluppiamo collaborazioni con primarie case di produzione sia autonomamente che in pool con altri intermediari. Attraverso il nostro desk specialistico, Media e Cultura, sosteniamo sia le produzioni italiane sia quelle straniere che vogliono girare film in Italia, con benefici sull’indotto per il nostro territorio in termini occupazionali, di promozione dell’Italia e del Made in Italy e di crescita del settore audiovisivo”.

Intesa Sanpaolo, attraverso la Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, ha infatti attivato un desk specialistico Media & Cultura, ed è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009.

La banca ha sostenuto finanziariamente la produzione di oltre 750 opere tra film e serie tv nazionali e internazionali, 220 tra spot pubblicitari, factual e format tv. Il primo gruppo bancario italiano rappresenta insomma, a oggi, un interlocutore fondamentale per gli operatori del settore e intende favorire il consolidamento di una forte industria audiovisiva italiana, accompagnando il comparto verso lo sviluppo internazionale, comunicando e valorizzando progetti in ambito cinematografico e supportando la crescita economica delle filiere dirette e indirette connesse all’intero settore audiovisivo.

Attraverso consolidate relazioni con primari operatori internazionali (Major, Studios indipendenti e OTT), la banca favorisce anche le produzioni esecutive estere da realizzare in Italia, un’importante attività di incoming che genera una positiva ricaduta sul territorio in termini occupazionali e sociali, oltre ad alimentare la crescita professionale del settore.

Diverse, non a caso, le produzioni esecutive estere assistite negli anni; tra le più recenti figurano il già citato The white lotus, Ferrari di Michael Mann, Those about to die, Ripley, The hand of Dante, Emily in Paris, The Decameron, The resurrection of the Christ, Eternity, Solo Mio e Young Sherlock 2, produzioni sostenute con le diverse soluzioni finanziarie proposte dalla banca, quali co-funding e syndicated loan, con banche americane, e smobilizzo del tax credit.

Naturalmente il trend del cineturismo, per consolidarsi e garantire uno sviluppo nel tempo, comporta alcune sfide: da una opportuna politica di marketing e di valorizzazione ampia dei territori, con percorsi e pacchetti ad hoc, a una gestione organizzata dell’accoglienza che renda sostenibile la gestione dei flussi. Tuttavia, quando pianificato correttamente, il fenomeno può diventare, e anzi è già, un asset e un’opportunità per distribuire i visitatori su territori meno noti e favorire uno sviluppo diffuso. Una scena intensa ed evocativa di pochi minuti può trasformare una località semi sconosciuta in una destinazione internazionale.

Cinema e televisione non sono insomma più soltanto forme di intrattenimento ma, ancor più che in passato, una vetrina per il territorio. Ogni inquadratura può trasformarsi in una irresistibile voglia di partire.

Il turismo a Roma anche ad agosto registra ottimi numeri, dice l’assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale Alessandro Onorato.

Secondo le ultime stime dell’Ente Bilaterale del Turismo del Lazio, per il periodo di Ferragosto sono attesi 662 mila arrivi e 1,7 milioni di presenze, in aumento dell’1,8% rispetto allo scorso anno, con cifre destinate a salire grazie alle prenotazioni last minute. Un trend in continuità con il primo semestre del 2026 e che fa ben sperare nella straordinaria tenuta del settore.

“Il turismo a Roma continua a segnare numeri da record e agosto, in città, non è più da considerare come bassa stagione - osserva Onorato - Il trend rispecchia l’andamento del turismo del 2026, che nel primo semestre ha registrato un segno positivo rispetto al 2025, l’anno da record di Roma: tra gennaio e giugno gli arrivi infatti sono stati 10,9 milioni (+2,62%) mentre le presenze sono state 25,1 milioni (+2,14%). Il turismo è una risorsa da gestire con equilibrio”.

L’analisi del turismo in città arriva anche dal settore ricettivo, che vive quotidianamente questa realtà. È il presidente del Centro Studi Federalberghi Roma Roberto Necci a fare il punto sulla situazione:

“È indubbio che Roma stia vivendo una fase molto importante di sviluppo, di apprezzamento e di nuovi flussi turistici nella città. Non possiamo lamentarci di quello che siamo diventati, dopo una ripresa difficile per via del Covid – afferma Necci -  Per ciò che riguarda questo agosto, io lo vedo perfettamente in linea con quello che è l’anno precedente.

Agosto è un mese dove storicamente le città d’arte soffrono un pochino, però siamo fiduciosi su ciò che sono le proiezioni, quindi a fine agosto tireremo un po’ le somme. 

Concentrarci in un mese, per noi che facciamo di mestiere gli albergatori, conta poco. Conta un sistema annuale di flussi che tiene e apprezza la città, apprezza le nostre aziende e questo è l’aspetto per noi più interessante”, la conclusione di Necci.

            False recensioni, le associazioni di settore all’Antitrust: "Le Linee Guida così non funzionano"

 FIPE, Federalberghi, FIAVET, FTO e Assoturismo-Confesercenti intervengono compatte nella consultazione pubblica dell’Agcm:

 · Verifica e liceità: una recensione è lecita solo se verificata nell'identità del recensore e nel rispetto dei criteri di legge: esperienza diretta, caricamento entro 30 giorni dalla fruizione del servizio, genuinità e attualità

· Trasparenza su algoritmi di ranking: obbligo di motivare i meri punteggi per garantire il diritto di replica

· Divieto di cessione: in linea con il divieto assoluto sancito dalla legge PMI, le Linee Guida non devono permettere accordi tra piattaforme per la compravendita o la cessione di recensioni

Servono interventi correttivi drastici per allineare il testo proposto dall'AGCM sulle false recensioni allo spirito della Legge sulle PMI.

È ciò che FIPE, Federalberghi, FIAVET, FTO – aderenti a Confcommercio Imprese per l'Italia – insieme con Assoturismo-Confesercenti, tra le Associazioni più rappresentative dei settori Horeca e Turismo italiano, hanno scritto all’Antitrust intervenendo compatte nella consultazione pubblica dell'AGCM sullo schema di Linee Guida per le recensioni online.

Il primo nodo critico riguarda la differenziazione introdotta dallo schema dell’AGCM tra i professionisti che pubblicano recensioni dirette e le piattaforme che ospitano contributi su servizi di terzi. Si tratta di un'asimmetria priva di fondamento nella Legge sulle PMI, che impone invece un regime unico.

Dal punto di vista del consumatore, l'esigenza di affidabilità rimane identica: chi naviga in rete non percepisce queste distinzioni giuridiche ed esige la stessa trasparenza da qualsiasi sistema di recensioni. Le associazioni chiedono quindi un corpo di regole uniforme e senza zone franche.

La posizione delle sigle è netta anche laddove lo schema dell'AGCM si limita a prevedere blandi obblighi di trasparenza per le recensioni “incentivate”, mentre l'articolo 19 della Legge sulle PMI ne sancisce l'illiceità assoluta.

Sconti, regali e promesse di utilità alterano la spontaneità dei giudizi e si configurano come pratiche manipolatorie già condannate dalla Commissione europea. Non può esistere alcuna tolleranza: le recensioni incentivate vanno vietate in toto, e le sponsorizzazioni pubblicitarie devono essere nettamente separate dal calcolo del rating complessivo delle attività.

Un ulteriore cortocircuito è rappresentato dall'ipotesi di accordi tra piattaforme per lo scambio di recensioni cosiddette "genuine". La legge vieta in modo assoluto la cessione a qualsiasi titolo e l'apertura a deroghe non definite rischia di legittimare un mercato opaco.

Sul piano operativo, le associazioni sollecitano inoltre l'inserimento di un chiaro riferimento alla base giuridica per il trattamento dei dati personali (come IP, mail di conferma e registrazioni) necessari alle verifiche antifrode. Un passaggio indispensabile per impedire ai colossi del web di usare la normativa sulla privacy come pretesto per non implementare i controlli.

Il posizionamento (ranking) delle recensioni incide sulla visibilità aziendale quanto il contenuto stesso dei giudizi. Ricordando la sanzione da 4 milioni di euro inflitta a Trustpilot per la gestione opaca dei propri sistemi, il mondo del turismo esige che i criteri degli algoritmi e i relativi pesi di calcolo siano resi pubblici.

A tutela della legalità e della dignità delle imprese, viene ribadito che una recensione è lecita solo se verificata, se inserita entro 30 giorni dall'esperienza reale e se non ha superato i due anni di vita. Lo schema deve quindi vietare i punteggi anonimi e privi di motivazione scritta, che impediscono l'esercizio del diritto di replica, e deve garantire canali di segnalazione immediata per la rimozione dei contenuti illeciti in linea con il Digital Services Act.

Le Associazioni ribadiscono che le recensioni online non sono semplici commenti, ma oggi rappresentano un driver essenziale per il business, e che quelle non genuine — negative o positive — incidono direttamente sui bilanci aziendali, distorcendo il confronto concorrenziale.

È fondamentale quindi che le Linee Guida pongano fine a queste distorsioni e garantiscano un ambiente digitale sicuro per imprenditori e consumatori, in piena coerenza con la Legge 34/2026. Pur apprezzando le tempistiche con cui l'Autorità è intervenuta per arginare un fenomeno che distorce il mercato, le sigle firmatarie evidenziano che il testo in consultazione rischia di neutralizzare l'efficacia del provvedimento.

 

FIPE - Federazione Italiana Pubblici Esercizi

Federalberghi – Federazione delle Associazioni Italiane Alberghi e Turismo

FIAVET - Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo

FTO - Federazione Turismo Organizzato

Assoturismo - Confesercenti

                                    Pagamenti digitali e turismo: il BNPL accelera le prenotazioni

Digitalizzazione e omnicanalità ridefiniscono il settore del turismo: i sistemi di pagamento guidano la nuova esperienza di booking

Nel turismo, la trasformazione digitale coinvolge anche i pagamenti. La crescente richiesta di flessibilità, unita alla maturità dei processi online, ridefinisce il ruolo del pagamento lungo tutta la customer journey e influenza le decisioni di acquisto.

Al Netcomm Forum e nel progetto Travel Re-Code di BIT emerge un cambio di paradigma: modelli e processi evolvono verso ecosistemi omnicanale, data driven e integrati tra fisico e digitale. In Italia i pagamenti digitali hanno raggiunto 518 miliardi nel 2025, confermando una crescita strutturale1.

In questo scenario il Buy Now Pay Later si afferma come driver chiave: il mercato vale 9,9 miliardi2, con 42 milioni di transazioni e il 5% dell’e-commerce3. Dopo il retail, il BNPL entra anche nel turismo, sostenendo la domanda e favorendo la conversione, soprattutto nelle fasi finali della prenotazione.

HeyLight, ecosistema di pagamento e credito di Compass, porta questo modello nella filiera travel. Permette di dilazionare la spesa mantenendo l’incasso immediato per il merchant, rendendo il viaggio più accessibile senza impattare sulla liquidità degli operatori e migliorando esperienza.

In un settore sempre più fluido, i pagamenti devono integrarsi in tutti i touchpoint. Il BNPL consente di aumentare prenotazioni, migliorare il ticket medio e intercettare nuovi target, in particolare tra le fasce più digitali.

In questo contesto, i pagamenti diventano parte della strategia: il BNPL si conferma leva per sostenere la crescita e rendere il viaggio più accessibile.

Fonti: 1- PoliMI Osservatorio Innnovative Payment 2025

2 - PoliMI Osservatorio Innnovative Payment marzo 2026 

3 - Global Payments Report aprile 2026

 

Per approfondire le soluzioni

di pagamento HeyLight

per il settore del turismo

inquadra il Qr code

 

 

 

Messaggio Pubblicitario con finalità promozionale. HeyLight è un marchio registrato di Compass Banca S.p.A. e identifica diverse soluzioni di pagamento rateale: A) La dilazione di pagamento gratuita concessa ai consumatori, previa valutazione, da venditori di beni e servizi con cui Compass Banca S.p.A. abbia stipulato un accordo per la cessione dei crediti pro-soluto (factoring). Le condizioni complete applicabili alla dilazione sono disponibili presso i venditori di beni e servizi. I Fogli Informativi relativi al contratto di factoring disponibili su www.compass.it, www.heylight.com, presso le Filiali Compass Banca S.p.A. o presso gli agenti in attività finanziaria che operano in qualità di intermediari del credito monomandatari o con mandato in esclusiva di prodotto di Compass Banca S.p.A. Salvo approvazione di Compass Banca S.p.A. B) Il prestito finalizzato concesso ai consumatori, salvo approvazione, direttamente da Compass Banca S.p.A. Condizioni economiche e contrattuali disponibili sul sito www.compass.it, www.heylight.com e presso i venditori, convenzionati senza o in esclusiva con Compass Banca S.p.A. C) Il marchio HeyLight è stato concesso in licenza d’uso a Holipay S.r.l., società italiana con sede in viale Ortigara 7/9, Milano Marittima (RA), Registro Imprese di RA, Codice Fiscale e Partita Iva 16090851003. Il servizio tecnologico offerto da Holipay è pensato per le esigenze degli albergatori, al fine di automatizzare e ripartire calendarizzando il flusso degli incassi delle caparre attraverso un sofware as a service integrato con un servizio di gateway di pagamento. L’utilizzo del servizio è soggetto a termini e condizioni www.heylight.com/it/it/viaggi-turismo.

Il lungomare Cristoforo Colombo di Bellaria Igea Marina, il 7 agosto dalle 19.30, ospita la prima edizione di Fiesta Music e Food, un evento che unisce musica, gastronomia e convivialità in un’unica grande festa sul mare.

L’iniziativa è promossa dagli operatori turistici della zona tra i quali Federalberghi, con il supporto di Fondazione Verdeblu e il patrocinio del Comune.

Lungo il percorso del lungomare saranno allestiti stand gastronomici curati dagli operatori locali mentre artisti, musicisti e dj set animeranno diversi punti spettacolo, creando “un itinerario sonoro che accompagnerà il pubblico per tutta la serata”.

L’obiettivo è “offrire a turisti, residenti e visitatori delle località limitrofe un grande evento comunitario per celebrare l’estate all’insegna dell’allegria e dell’incontro. Il cibo sarà il linguaggio comune, la musica il filo conduttore di un appuntamento pensato per tutte le età”.

“Fiesta ha un particolare significato, racchiude la musica, la voglia di ballare e la convivialità a tavola. Quella di venerdì 7 agosto sarà per l’appunto una Fiesta dove ognuno dei tre elementi è compreso. A rendere tutto ciò possibile sono gli operatori economici di via Colombo, con la collaborazione di Fondazione Verdeblu. A loro va il plauso per l’impegno profuso”, racconta il presidente di Fondazione Verdeblu Paolo Borghesi.  

 “Dopo il grande successo dell’opening di maggio a Igea Marina, l’estate si accende di nuovo. Gli operatori del territorio tornano a mettersi in gioco con entusiasmo, offrendo quell’autenticità dell’ospitalità che da sempre ci contraddistingue. Bellaria ritrova l’energia che ha illuminato Igea Marina: una comunità viva, operatori appassionati e un chilometro di festa che racconta la nostra ospitalità autentica. Il claim, omaggio affettuoso a Raffaella Carrà, richiama il suo spirito libero e contagioso”, aggiunge l’assessore al Turismo Milena Casali.

A evidenziare l’impegno del comparto ricettivo è il presidente di AIA Federalberghi Bellaria Igea Marina Emanuele Campana: “Siamo entrati in un mese caldo, sia in riferimento al clima sia agli eventi che il nostro paese propone agli ospiti sul territorio. Particolare attenzione all’evento del 7 agosto, un contesto di gusto e musica che completa l’offerta del primo fine settimana”. Campana evidenzia anche come “gli hotel, alle prese con mille difficoltà, si siano resi subito disponibili” e come siano nate collaborazioni con chioschi, spiagge e locali del lungomare per offrire “un’esperienza di gusto e di Fiesta”.

Federalberghi, esprime “apprezzamento per il comunicato stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze che preannuncia il differimento, al 1° maggio, dell’entrata in vigore della nuova ritenuta sulle commissioni che gli alberghi pagano agli intermediari (portali di prenotazione, tour operator e agenzie di viaggio, etc.)”.

“Confidiamo che i due mesi che ci separano dalla nuova scadenza siano utili al fine di fare chiarezza sulle modalità applicative e sull’individuazione dei destinatari, in specie con riferimento agli intermediari stranieri”.

“Auspichiamo inoltre che si possa svolgere una riflessione sulla possibilità di riconsiderare l’applicazione dell’istituto nel settore turismo, che comporterà notevoli oneri amministrativi e gestionali per le imprese, a fronte dei quali le casse dello Stato trarranno modesti benefici”. 

 

VACANZE ESTIVE DEGLI ITALIANI: CHI PARTE E CHI RESTA NELLA FOTOGRAFIA DI FEDERALBERGHI e TECNE’

 LE PROPOSTE A SOSTEGNO DEI 24,2 MILIONI DI STAY-CATIONISTI

Ad agosto saranno in vacanza 17,5 milioni di italiani, e 4,7 milioni lo saranno a settembre. Numeri importanti, che però raccontano solo una parte della storia: quasi un adulto su due (48,5%) non farà alcuna vacanza durante il periodo estivo.

Sono infatti 24,2 milioni le persone che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa.

Vengono definiti "stay-cationisti", neologismo coniato rielaborando il termine inglese "Staycation", fusione di stay (restare) e vacation (vacanza).

Perché si rinuncia alla vacanza

A pesare di più è la situazione economica familiare, indicata dal 52,8% degli intervistati come motivo principale della rinuncia. Seguono le difficoltà organizzative in famiglia (25,7%) e i motivi di salute (24,5%). L'11,2% ha dovuto fare i conti con l'aumento dei prezzi, mentre il 10,4% è stato condizionato da impegni lavorativi. C'è infine un 6,6% che non rinuncia alla vacanza, ma la sposterà in un altro periodo dell'anno.

La ricerca, realizzata da Tecnè per Federalberghi, conferma quindi che la mancata vacanza è prima di tutto una questione sociale.

Quello che per decenni è stato un appuntamento fisso del calendario, torna a essere percepito da molti come una spesa su cui si è costretti a fare economia.

Colpisce inoltre il divario generazionale: i primi a rinunciare alla vacanza sono le persone più anziane (over 65) e i pensionati, categorie in cui la percentuale di chi resta a casa per tutta l’estate sale fino al 67%.

Come si vive l'estate senza partire

Chi resta a casa non rinuncia al desiderio di staccare dalla routine, ma lo fa reinventando l'idea stessa di riposo estivo, muovendosi lungo tre direttrici principali: restare in forma, coltivare le relazioni sociali e godersi eventi culturali. Una passeggiata o un bagno in piscina, una serata con gli amici, un concerto diventano così piccoli sostituti della vacanza classica, segno che il bisogno di svago e socialità non scompare, ma si adatta alle possibilità reali di ciascuno.

Tenersi in forma

L'attività più gettonata resta la classica passeggiata, scelta dal 33,8% di coloro che hanno risposto al sondaggio. Inoltre, per combattere il caldo, il 22,1% cercherà refrigerio in acqua: tra questi, il 12,4% farà il bagno in mare, lago, fiume o piscina, mentre il 9,7% si limiterà a godersi l'ambiente acquatico senza immergersi.

Consolidare le relazioni sociali

Non mancano le occasioni di socialità: serate con gli amici (21,7%), visite a parenti (9,8%), aperitivi (9,2%), serate in discoteca (6,0%) e pranzi o cene al ristorante (4,4%) saranno i modi scelti per rafforzare i legami affettivi durante l'estate.

Dilettarsi con eventi culturali

Una quota del tempo libero estivo sarà dedicata anche alla cultura: il 10,5% parteciperà a spettacoli musicali, mentre il 5,3% si dedicherà a eventi tradizionali e folkloristici.

Cosa fare per invertire la tendenza

Lo strumento più efficace per sostenere il diritto alle vacanze è probabilmente il welfare aziendale, sempre più diffuso nelle imprese di tutti i settori.

Questa leva potrebbe essere utilizzata elevando le soglie di esenzione dai contributi e dalle tasse dei cosiddetti fringe benefit (attualmente pari a 1.000 euro per tutti i dipendenti e a 2.000 euro per i lavoratori con figli a carico) oppure creando una soglia ad hoc, come già avviene per i buoni pasto.

Un ulteriore aiuto può venire dalle imprese del settore turismo, che sono pronte a fare la propria parte, applicando tariffe agevolate nei mesi di giugno e di settembre e, più in generale, durante i periodi di bassa stagione.

Per coloro che non hanno un reddito da lavoro dipendente, inclusi i pensionati, e, più in generale, per tutte le persone a rischio di esclusione, si potrebbe attivare un sistema di buoni vacanze erogati in base al reddito e spendibili in strutture ricettive convenzionate. Si tratta di un modello utilizzato con successo in altri paesi europei, tra cui Francia e Spagna. Un’interessante sperimentazione è stata realizzata anche in Italia, a cura dell’associazione no-profit Buoni Vacanze Italia” (BVI), con il finanziamento del Ministero del Turismo e il supporto tecnico di Intesa Sanpaolo e Accor. L’associazione fu costituita nel 2005 da Federalberghi e FITUS (federazione del turismo sociale) e successivamente aderirono anche altre organizzazioni imprenditoriali.

 

L’indagine è stata effettuata da Tecnè s.r.l. nel periodo compreso tra il 7 e il 15 luglio intervistando con il sistema mixed mode di cui c.a.t.i. (46%), c.a.m.i (39%) e c.a.w.i (15%) un campione di 4.003 italiani maggiorenni. Campione probabilistico, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, stratificato per regione e classe di ampiezza demografica dei comuni. Variabili di controllo: classe d’età, titolo di studio, occupazione.

Federalberghi Varese ha rinnovato il proprio Consiglio direttivo per il mandato 2026-2029. L’organismo si è insediato giovedì 16 luglio e, nel corso della prima seduta, ha confermato Frederick Venturi alla presidenza dell’associazione.

Venturi sarà coadiuvato dai vicepresidenti Lara Luz, Iacopo Perego e dal tesoriere Luciano Gorri.

                                                                              “Entusiasmo e flessibilità”

Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio, ci racconta come si svolge il suo lavoro e le qualità che servono per farlo al meglio

di Angelo Candido

Se, come si racconta, l’opinione che ci facciamo sulle cose avviene nei primi sette secondi, allora possiamo dire che il ricevimento, appena entriamo in un albergo, ci dà l’immagine che poi conserveremo più a lungo di quella stessa struttura. Quindi, il ricevimento è particolarmente importante in una struttura ricettiva, perché è come se fosse il suo biglietto da visita.

Ne parliamo con Fabio Ferrari, capo ricevimento dell’Hotel Bertelli di Madonna di Campiglio.

Fabio, qual è stato il tuo percorso all’interno del mondo turistico-ricettivo-alberghiero?

Una volta finita la scuola ho lavorato in più attività turistiche, non subito in albergo. Poi, dopo essere stato impegnato all’ufficio turistico di Madonna di Campiglio e Vinzolo, ho inviato il curriculum all’Hotel Bertelli. A essere sinceri, era un lavoro che non avevo mai fatto, ma mi era stato detto che cercavano del personale da uno dei capi dell’azienda del turismo di allora e ho provato. Era aprile 2018, ormai sono sei anni. Sono partito come normale impiegato alla ricezione e poi pian piano, nel tempo, sono diventato capo ricevimento.

Qual è la cosa che ti appassiona di più del tuo lavoro?

Sicuramente il fatto che si è a contatto con la gente, ogni giorno e con persone diverse. È anche bello conoscere tante culture: anche se solo per pochi giorni, mi piace avere un confronto con diversi tipi di turisti che arrivano da varie parti del mondo. Ed è bello perché ci sono momenti più formali e altri dove si scambia qualche parola, fino a diventare quasi “amici” degli ospiti. E questa è indubbiamente la cosa che mi piace di più.

Per questo contatto giornaliero con persone anche lontane dalla nostra quotidianità, a tuo avviso quali competenze particolari bisogna avere? E su cosa bisogna puntare nella propria formazione?

Penso che bisogna essere anche un po’ portati caratterialmente per stare in mezzo alla gente, non tutti riescono a essere aperti. Bisogna essere il più possibile flessibili perché poi, logicamente, gli ospiti hanno tante richieste e magari alcune non rientrano nelle competenze di quello che è prettamente l’ambito lavorativo e, quindi, bisogna essere capaci di accontentare un po’ tutti. Di conseguenza, a volte è necessario avere anche tanta pazienza e cercare di far andare le cose nella migliore maniera possibile, sempre pensando alla soddisfazione del cliente.

Pazienza e capacità di essere flessibili, cioè problem solving. Hai qualche aneddoto da raccontare, qualcosa di particolare o significativo che ti è capitato in questi anni?

Non è proprio un racconto in sé, ma un insieme di piccoli aneddoti, nel senso che, con la moltitudine di persone che si conoscono bisogna essere, a mio avviso, anche capaci di captare un po’ le opportunità, magari conoscendo gente che lavora pure in diversi ambiti, con diverse passioni. Ma la capacità di crearsi contatti è una cosa secondo me molto interessante. Mi è successo di avere contatti anche al di fuori del lavoro, avere stretto delle amicizie oppure aver avuto delle opportunità lavorative anche in altri ambiti. Può piacere o meno, ma questo lavoro porta anche queste possibilità.

Questa intervista è diretta principalmente a un pubblico di ragazzi che si affacciano per la prima volta nel mondo del lavoro, che vogliono capire bene di cosa si tratti. Dalla tua esperienza – nonostante la giovane età sei un capo ricevimento – che consiglio daresti a un coetaneo per seguire la tua strada?

Mi baso su quello che dicevo prima. Sicuramente, essere flessibile perché il mio non è un lavoro schematico, c’è sempre qualcosa di inaspettato. Ed essere capace di gestire soprattutto i tempi perché, anche se i due reparti possono essere separati, ci si occupa sia di front office che di back office e bisogna essere capaci di controllare le tempistiche perché poi, comunque, si sa che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Ed essere entusiasta e curioso e, se capita di doversi fermare al lavoro oltre il proprio orario, va fatto perché è importante. Ricapitolando: flessibilità, sorriso ed empatia sia tra colleghi sia con la clientela, per sé stessi e per la riuscita del lavoro, che è far stare bene l’ospite.

Quindi, disponibilità. Se tu dovessi descrivere il tuo percorso, dagli inizi a oggi, come definiresti il tuo ruolo di capo ricevimento, molto importante nelle aziende alberghiere?

La prima fase è sicuramente l’apprendimento: io ho cercato di imparare il più possibile da colleghi con molta più esperienza. E poi, molto semplicemente, come negli altri lavori, darsi da fare cercando di metterci passione. Come dicevo prima, è un lavoro per cui secondo me bisogna essere portati, non tutti riescono a stare in mezzo alla gente. E io anche con passione ed entusiasmo sono arrivato ad avere questo ruolo.

Oggi ci sono nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, i software che vi aiutano a fare quello che prima erano mansioni svolte personalmente con il cartaceo e che ora necessitano di conoscenze informatiche. Pensi che il tuo lavoro, nell’era sempre più digitale, possa cambiare? E come?

Parlando anche con il mio capo, che mi spiegava come si è evoluto il lavoro anche negli anni Novanta e decisamente dal Duemila in poi, c’è stato un bel cambiamento, a cominciare dall’invio dei preventivi rispetto a una volta, quando si faceva tutto al telefono. Ma anche il planning era tutto cartaceo. Lui mi ha sempre detto che, senza dubbio, è cambiato molto il modo di lavorare, però si creano nuovi compiti. Oggi, ad esempio, non c’è più bisogno di mandare le schedine manualmente alla questura però, comunque, ci sono altre mansioni che richiedono questi nuovi strumenti. E una figura come la nostra sarà sempre importante, perché il contatto umano, secondo me, è una di quelle cose che all’ospite resta più impresso una volta tornato a casa. Quelle quattro parole al check-in o in un momento della vacanza sono più incisive di quanto, magari, sia “tecnologico” l’albergo. Quindi, sicuramente e specialmente in località turistiche, una figura umana alla reception credo che rimarrà un punto fondamentale.

Seconda Chance

È il nome dell’associazione che ha costruito un ponte tra le carceri e le aziende, con cui viene data ai detenuti l’opportunità di ricominciare, entrando nel mondo del lavoro

di Barbara Bonura

Giornalista televisiva de La7, attiva nel mondo del terzo settore, Flavia Filippi si è fatta regista di un’iniziativa che, dall’inizio a oggi, sta dando straordinari risultati. In questa intervista ci racconta la nascita della sua “Seconda Chance”: dall’interno delle carceri, l’entusiasmo e il desiderio di integrare nel mondo del lavoro detenuti modello.

Che cosa è Seconda Chance, com’è nata e su quali obiettivi è orientata?

Io parto dalla mia professione di giornalista al Tg de La7. Cinque anni fa ho creato Seconda Chance e per lungo tempo sono andata avanti da sola. Nel 2022 ho poi fondato l’Associazione Seconda Chance, iscritta al RUNTS, ovvero il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. In sostanza, rappresentiamo un ponte tra le carceri italiane e le aziende. Dopo aver lavorato in solitaria, finalmente oggi sono riuscita a costituire un gruppo che opera nei vari territori, tra Lombardia,  Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, fino all’Emilia-Romagna, la Toscana e il Lazio, con una certa concentrazione a Roma. Nel Sud, purtroppo, la situazione è più critica: è difficile trovare dei collaboratori. L’obiettivo è creare una squadra di soggetti semiprofessionisti, che si dedichino intensamente all’attività dell’Associazione.

Che cosa fanno sui territori i vari collaboratori coinvolti in Seconda Chance?

Siamo una trentina di persone che, come dei globe-trotter, girano tra bar, ristoranti, alberghi, circoli sportivi, palestre, autofficine, parrucchieri, fabbriche, paninerie e quant’altro per far conoscere il nostro progetto. Un progetto sociale che mira a portare le aziende nelle carceri per valutare personale detenuto, tenendo anche conto del fatto che si può usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla Legge Smuraglia. In questo “scouting”, noi proponiamo anche la valutazione di ex detenuti o persone in detenzione domiciliare che molto spesso non hanno la possibilità di mantenere la propria famiglia. è personale selezionato dalla direzione del carcere e non da noi. Si tratta di individui meritevoli, che alle spalle non hanno nè sanzioni né richiami disciplinari. Gli imprenditori possono accedere al carcere con noi senza alcun impegno. Se poi si trova il profilo giusto, si può offrire un contratto di 4 mesi o 6 mesi, anche part-time, ovviamente previo periodo di prova. Va però ricordato che, una volta che l’imprenditore fa la sua offerta, trascorrerà diverso tempo prima che il magistrato di sorveglianza autorizzi il detenuto a uscire per poter lavorare.

In questa vostra attività avete dei partner che vi supportano?

Sì, abbiamo dei partner che vanno dal piccolo bar sotto casa ad Autogrill, Autostrade, Gruppo Cremonini, McDonald’s, Acqua Vera, Acqua San Pellegrino. Abbiamo anche il supporto del Vaticano, dell’Istituto Superiore di Sanità, Primark e dei negozi per animali Arcaplanet. Proprio di recente ci siamo accostati a Federalberghi.

Come è nato questo contatto con la Federazione?

Grazie al vicepresidente di Federalberghi Giuseppe Roscioli, il quale ha scelto di fare l’esperienza di venire presso il carcere con noi, richiedendo un colloquio per individuare una figura professionale necessaria alla sua azienda. Prima ancora, anche Massimo Bettoja aveva fatto lo stesso percorso, riuscendo poi a integrare nella sua struttura un profilo selezionato al nostro interno che attualmente sta svolgendo al meglio il suo lavoro. Va detto che abbiamo esempi virtuosi. Ad esempio, uno dei nostri ragazzi, finita la pena, si è  iscritto a Economia Aziendale ed è poi stato assunto a tempo indeterminato, con tanto di premio da parte dell’imprenditore che lo aveva scelto.

Più recentemente, abbiamo partecipato alla riunione dei direttori e dei segretari delle organizzazioni aderenti a Federalberghi, insieme ai quali confidiamo di fare un bel percorso, anche e soprattutto sotto il profilo della formazione. è stato già messo a terra con l’Ente Bilaterale del Turismo del Lazio il progetto di un corso per camerieri nel carcere di Civitavecchia. Inoltre, la proposta che è stata fatta al Provveditore alle carceri di Lazio, Abruzzo e Molise è quella di impostare altri corsi di formazione nelle carceri di Velletri e Frosinone, entrambi territori con una grande vocazione turistica. L’obiettivo per noi è quello di valorizzare il capitale umano delle persone che stanno facendo il loro percorso nelle carceri. Qui si trovano individui di grande capacità, che sognano soltanto di avere una possibilità, appunto, una seconda chance, per dimostrare ciò che sanno fare.

Secondo lei può nascere qualche difficoltà per gli imprenditori che iniziano un rapporto di lavoro con una persona che proviene dal carcere?

Dopo la procedura che prevede il colloquio all’interno delle strutture penitenziarie, una volta che il detenuto arriva a ricoprire la mansione per la quale è stato scelto, è ovvio che ci sarà una fase di “atterraggio”, per così dire. Ci sono imprenditori che s’irrigidiscono, magari pentendosi della decisione presa; c’è chi invece considera un valore aggiunto l’ingresso di un detenuto all’interno del proprio team di lavoro, considerandolo come tutti gli altri e chiedendo al gruppo di mostrare massima accoglienza al nuovo collega.

Qual è il bilancio che si potrebbe delineare oggi per Seconda Chance?

Direi buono. Abbiamo posto in essere protocolli importanti, con Fipe Confcommercio, Ance e i costruttori edili di buona parte del Lazio, con la Biennale di Venezia, oltre che, naturalmente, con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Indubbiamente la cucina, la ristorazione e il mondo dell’ospitalità rappresentano il bacino più ampio e diretto per la valorizzazione di queste persone, così vogliose di migliorare e, soprattutto, di lavorare.

Sul numero 15/2026 della newsletter di Federalberghi si parla degli italiani che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa, di tutela dei prodotti alimentari, di ricarica dei veicoli elettrici e di tanto altro ancora.

Datatur, realizzato da Federalberghi e dall’Ente Bilaterale Nazionale del settore Turismo con il supporto tecnico scientifico di Incipit consulting, illustra le dinamiche dell’economia turistica, con particolare attenzione a quelle del comparto alberghiero, descrivendone, in modo semplice e sintetico, i principali indicatori.

 

L'aggiornamento di luglio riguarda i capitoli 3 e 4, che mostrano i dati Istat sulla capacità degli esercizi ricettivi e il movimento dei turisti in Italia nel 2025.

Turismo d'Italia è l'organo di stampa ufficiale di Federalberghi.

 

La rivista, nata nel 1958, oltre a illustrare la posizione della federazione sugli argomenti di principale importanza per le imprese turistico ricettive, è ricca di articoli di design e di informazione tecnico professionale.