Ciak, si viaggia
Cinema e serie TV sempre più motore del turismo italiano. Intesa Sanpaolo, attraverso un desk specialistico Media & Cultura, è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009
Sempre più spesso il turismo nasce davanti a uno schermo. Sempre più spesso si parte per visitare il luogo in cui è stata girata una scena iconica di un film o di una serie TV che ci è rimasta impressa negli occhi e nel cuore. È il fenomeno, in costante crescita, del cineturismo.
L’Italia, con i suoi paesaggi, i borghi e le città d’arte, rappresenta da sempre un set di grande impatto. Negli ultimi anni, però, il rapporto tra industria audiovisiva e turismo si è rafforzato ulteriormente, generando importanti ricadute economiche e contribuendo alla valorizzazione anche di territori dal grande pregio ma magari meno frequentati.
Ne sanno qualcosa la Val di Noto di Montalbano e l’Umbria di don Matteo, che probabilmente – fatto salvo il grande cinema che ha portato l’Italia nel mondo – sono stati i pionieri del fenomeno a livello televisivo.
Le immagini di Firenze, Siena e della Val d’Orcia compaiono da decenni in produzioni cinematografiche internazionali. Film come Il paziente inglese, Sotto il sole della Toscana e numerose altre produzioni hanno consolidato nell’immaginario collettivo l’idea di una regione sinonimo di bellezza, arte e lifestyle. Sempre in Sicilia, oltre al fenomeno Montalbano, uno degli esempi più significativi è il successo internazionale della serie televisiva The white lotus, che ha acceso i riflettori su Taormina e sulla costa ionica, attirando visitatori desiderosi di vivere le atmosfere viste sullo schermo.
Matera ha consolidato la propria notorietà internazionale grazie a pellicole come The passion of the Christ di Mel Gibson e No time to die della saga di James Bond. Le immagini dei Sassi e delle strade scavate nella roccia hanno raggiunto centinaia di milioni di persone, contribuendo ad aumentare l’attrattività della città e dell’intera Basilicata.
Il fenomeno riguarda tutto lo Stivale. In Piemonte le colline delle Langhe hanno ottenuto una visibilità straordinaria grazie a film e fiction ambientati tra vigneti e castelli. In Trentino-Alto Adige e nelle Dolomiti, numerose produzioni televisive hanno contribuito a promuovere un turismo legato alla natura e agli sport all’aria aperta. La fiction Un passo dal cielo ha fatto conoscere a un vasto pubblico alcune delle aree più suggestive delle montagne italiane.
Le serie TV rappresentano oggi uno strumento promozionale forse ancora più potente rispetto al cinema tradizionale. Grazie alle piattaforme di streaming, una produzione può raggiungere contemporaneamente milioni di spettatori in decine di Paesi. La durata su più puntate permette inoltre di costruire un legame emotivo profondo con i luoghi raccontati.
I numeri confermano che il cineturismo non è una nicchia, ma una componente strutturale del settore Turismo. Secondo una ricerca presentata all’ultima Borsa Internazionale del Turismo da JFC Tourism & Management, nel nostro Paese il turismo legato a film e serie TV genera circa 600 milioni di euro l’anno, con oltre 1,3 milioni di pernottamenti direttamente collegati alle produzioni audiovisive e circa 11 milioni di visite giornaliere nei luoghi resi celebri dallo schermo. L’impatto economico non si limita ai visitatori. Le produzioni cinematografiche e televisive generano infatti un indotto immediato per alberghi, ristoranti, servizi logistici, trasporti e maestranze locali.
“Il cinema rappresenta un potente catalizzatore economico per numerosi settori produttivi – spiega Anna Roscio, responsabile Sales & Marketing Imprese Intesa Sanpaolo – ed è unico nel raccontare l’Italia per immagini, contribuendo a costruire la percezione del Paese nel mondo, della nostra offerta culturale, turistica e industriale e ad attrarre visitatori e operatori con ricadute sui territori e sulle economie locali. Facendo leva sui modelli operativi sinergici del nostro Gruppo, stiamo posizionandoci come banca di riferimento per il settore e sviluppiamo collaborazioni con primarie case di produzione sia autonomamente che in pool con altri intermediari. Attraverso il nostro desk specialistico, Media e Cultura, sosteniamo sia le produzioni italiane sia quelle straniere che vogliono girare film in Italia, con benefici sull’indotto per il nostro territorio in termini occupazionali, di promozione dell’Italia e del Made in Italy e di crescita del settore audiovisivo”.
Intesa Sanpaolo, attraverso la Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, ha infatti attivato un desk specialistico Media & Cultura, ed è leader nel mercato nazionale dell’audiovisivo con circa 3,7 miliardi di euro erogati a favore del settore dal 2009.
La banca ha sostenuto finanziariamente la produzione di oltre 750 opere tra film e serie tv nazionali e internazionali, 220 tra spot pubblicitari, factual e format tv. Il primo gruppo bancario italiano rappresenta insomma, a oggi, un interlocutore fondamentale per gli operatori del settore e intende favorire il consolidamento di una forte industria audiovisiva italiana, accompagnando il comparto verso lo sviluppo internazionale, comunicando e valorizzando progetti in ambito cinematografico e supportando la crescita economica delle filiere dirette e indirette connesse all’intero settore audiovisivo.
Attraverso consolidate relazioni con primari operatori internazionali (Major, Studios indipendenti e OTT), la banca favorisce anche le produzioni esecutive estere da realizzare in Italia, un’importante attività di incoming che genera una positiva ricaduta sul territorio in termini occupazionali e sociali, oltre ad alimentare la crescita professionale del settore.
Diverse, non a caso, le produzioni esecutive estere assistite negli anni; tra le più recenti figurano il già citato The white lotus, Ferrari di Michael Mann, Those about to die, Ripley, The hand of Dante, Emily in Paris, The Decameron, The resurrection of the Christ, Eternity, Solo Mio e Young Sherlock 2, produzioni sostenute con le diverse soluzioni finanziarie proposte dalla banca, quali co-funding e syndicated loan, con banche americane, e smobilizzo del tax credit.
Naturalmente il trend del cineturismo, per consolidarsi e garantire uno sviluppo nel tempo, comporta alcune sfide: da una opportuna politica di marketing e di valorizzazione ampia dei territori, con percorsi e pacchetti ad hoc, a una gestione organizzata dell’accoglienza che renda sostenibile la gestione dei flussi. Tuttavia, quando pianificato correttamente, il fenomeno può diventare, e anzi è già, un asset e un’opportunità per distribuire i visitatori su territori meno noti e favorire uno sviluppo diffuso. Una scena intensa ed evocativa di pochi minuti può trasformare una località semi sconosciuta in una destinazione internazionale.
Cinema e televisione non sono insomma più soltanto forme di intrattenimento ma, ancor più che in passato, una vetrina per il territorio. Ogni inquadratura può trasformarsi in una irresistibile voglia di partire.
Il vincitore della maratona di Parigi 2026 Yeman Crippa, il campione olimpico ed europeo di marcia Massimo Stano, la medaglia d’argento della mezza maratona di marcia degli europei di Birmingham Alexandrina Mihai e la velocista Delia Kaddari sono stati protagonisti, la mattina del 2 ottobre a Montegrotto Terme presso l’hotel Antoniano, di un dialogo ricco di stimoli con il telecronista sportivo Franco Bragagna, occasione anche per tracciare un bilancio della settimana di raduno del Centro Sportivo Nazionale Fiamme Oro – Atletica Leggera alle Terme Euganee.
Un appuntamento che ha visto la partecipazione di Riccardo Mortandello, sindaco di Montegrotto Terme, di Fabrizio Caldara, Direttore del Centro Studi Termali Pietro d’Abano e di Alfio Giomi, Presidente della Federazione Italiana Sport Orientamento.
Al centro della settimana di raduno, una ricerca scientifica nata dalla collaborazione fra Centro Studi Termali Pietro D’Abano, Centro Nazionale Fiamme Oro – Atletica Leggera e Università di Padova, nell’ambito di un protocollo d’intesa che vede come capofila Federalberghi Terme Abano Montegrotto e coinvolge i comuni di Abano Terme e Montegrotto Terme insieme a una rete di attori del territorio.
“Una settimana intensa, occasione per ritrovarsi insieme. Ora mi attende la maratona di New York il primo novembre: mi sento pronto, sia fisicamente che mentalmente”, ha dichiarato Crippa.
“Abbiamo vissuto insieme tante attività, dalla fangoterapia al team building, un passaggio che, sono sicuro, ci aiuterà anche a performare nelle nostre future gare. Guardo già alle Olimpiadi di Los Angeles 2028 dove ci sarà solo la mezza maratona, che è la specialità che preferisco”, ha aggiunto Stano.
“Così come questi atleti sono abituati alle sfide sportive, noi ci occupiamo di sfide scientifiche. Quello che cerchiamo di dimostrare, con questo studio preliminare, è se il termalismo e più in particolare la fangoterapia hanno un’efficacia nel recupero psicofisico degli atleti”, ha spiegato Caldara.
Il coordinamento dell’attività scientifica è stato affidato a Fabrizio Caldara, direttore del Centro Studi Termali Pietro D’Abano e Irene Leo, professoressa del dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione (DPSS) dell’Università degli Studi di Padova.
La fase pilota, realizzata nel 2025, ha già fornito alcune prime indicazioni interessanti: dopo il periodo di trattamenti termali i ricercatori hanno osservato negli atleti una riduzione dello stress percepito, un aumento del benessere generale e un miglioramento dello stato emotivo. Si tratta di risultati preliminari, ottenuti su un piccolo campione, ma che hanno permesso di formulare nuove domande e di progettare una seconda fase di ricerca più strutturata.
Quest’anno è stato ampliato il numero degli atleti coinvolti e nel nuovo protocollo sono stati integrati questionari validati e biomarcatori utili a descrivere diverse componenti della risposta allo stress e del recupero, mettendo in relazione dati psicologici, fisiologici, cognitivi e psicofisiologici.
La sfida è stata passare da una fotografia del recupero – fase fondamentale anche per la prevenzione degli infortuni – a una sua lettura più dinamica e multidimensionale, per comprendere meglio che cosa accade all’atleta durante un periodo dedicato alla rigenerazione attraverso i trattamenti termali.
La prospettiva futura è costruire, attraverso questa collaborazione, una linea di ricerca sempre più solida sul rapporto tra termalismo e recupero, partendo dallo sport di alto livello – con atleti che in genere durante le competizioni vengono sottoposti a forti stress fisici ma anche emotivi – come contesto privilegiato di osservazione, per ampliare progressivamente lo sguardo e comprendere quale ruolo le risorse termali possano avere nei processi di recupero e, più in generale, nella promozione del benessere.
Durante la settimana di raduno gli atleti sono stati coinvolti in diverse attività nel territorio, dall’escape room al Castello del Catajo, alla visita con degustazione di olio in un frantoio dei Colli Euganei, alla sfida di pallanuoto e alla gara di dragon boat fino alla competizione di orienteering organizzata dalla FISO – Federazione nazionale sport orientamento, attraversando il territorio facendo tappa in alcuni luoghi “iconici”.
È stato sottoscritto a Santa Margherita Ligure un protocollo d’intesa tra Adava e Its Turismo Liguria per promuovere attività congiunte di orientamento, formazione e inserimento lavorativo dei giovani nel settore dell’Ospitalità.
L’accordo, promosso e sostenuto sin dalle prime fasi da Federalberghi Liguria, nasce con l’obiettivo di accompagnare i giovani orientati al mondo hospitality nella scelta del proprio percorso professionale e di creare un collegamento concreto tra la formazione e le opportunità offerte dalle imprese turistiche della Liguria e della Valle d’Aosta.
L’Its rappresenta, infatti, un’importante opportunità per i neodiplomati che desiderano proseguire la propria formazione attraverso un percorso alternativo a quello universitario. I corsi, altamente professionalizzanti, si caratterizzano per un approccio prevalentemente pratico e per uno stretto collegamento con il mondo delle imprese, consentendo agli studenti di acquisire competenze specialistiche e immediatamente spendibili e di entrare più agevolmente e con una preparazione qualificata nel mercato del lavoro.
Al centro della collaborazione, in cui è coinvolta direttamente anche Federalberghi Liguria, vi è lo sviluppo di competenze tecniche e professionali applicabili all’intera filiera turistica. La proposta formativa dell’Istituto integra attività laboratoriali, tecnologie e metodologie didattiche innovative, con l’obiettivo di rispondere alle reali esigenze delle aziende del settore.
Adava, Its Turismo Liguria e Federalberghi Liguria lavoreranno inoltre per favorire il dialogo tra studenti, istituzioni formative e tessuto imprenditoriale dei due territori, anche in vista dell’attivazione di tirocini e di futuri inserimenti lavorativi.
Il protocollo avrà una durata di due anni dalla data della sottoscrizione, con rinnovo tacito per un periodo equivalente. Le iniziative saranno coordinate da referenti individuati da entrambe le parti e promosse attraverso i rispettivi canali istituzionali, contribuendo così alla creazione di una rete tra formazione, istituzioni e imprese estesa ai territori ligure e valdostano.
“Trovare un punto in comune con una regione ad altissima vocazione turistica come la Valle d’Aosta è stato semplice. La visione condivisa, proattiva e orientata a una crescita più tecnologica e strutturata del comparto, consentirà, attraverso questo protocollo d’intesa, di migliorare i servizi e le professionalità nei punti chiave delle aziende e delle strutture appartenenti all’indotto turistico”, ha dichiarato Aldo Werdin, presidente della Fondazione Its Turismo Liguria e di Federalberghi Liguria.
“Come grande “azienda turismo” ligure abbiamo bisogno di costruire vere e proprie carriere professionali e di formare personale capace di inserirsi in ambiti specifici e strategici. Occorre investire non soltanto nei servizi, ma anche nelle persone, affinché possano diventare risorse per il territorio e per le attività ricettive. Le attuali condizioni geopolitiche e finanziarie ci impongono di puntare su professionalità elevate, in grado di contribuire alla costruzione di un’offerta turistica 4.0”.
“Questo accordo nasce dal particolare legame che unisce la Valle d’Aosta e la Liguria, due territori accomunati da una forte vocazione turistica, e si fonda sulla consolidata collaborazione e sulle ottime relazioni esistenti tra ADAVA e Federalberghi Liguria”, ha sottolineato Luigi Fosson, presidente di Adava–Federalberghi Valle d’Aosta.
“Il nostro obiettivo è duplice: da una parte, offrire ai giovani valdostani nuove opportunità di crescita, favorendo, al termine del percorso formativo, il loro rientro sul territorio e l’inserimento nelle nostre imprese con un patrimonio più ampio di conoscenze, capacità ed esperienze; dall’altra, far conoscere a tutti gli studenti dell’ITS le opportunità di lavoro e di crescita professionale che il settore turistico-alberghiero può offrire anche in Valle d’Aosta”.
.
Ospitalità ed energia: le soluzioni Enel che rendono le strutture più competitive
Nel 1889, quando aprì le porte a Londra, il Savoy fu tra i primi alberghi al mondo con illuminazione elettrica in ogni ambiente, ascensori elettrici e acqua corrente calda e fredda: soluzioni che stupirono gli ospiti dell’epoca. Da allora l’energia è sempre stata una leva di innovazione per il settore dell’ospitalità.
Oggi la sfida ha nomi nuovi: mobilità elettrica, fotovoltaico, efficienza dei consumi. Per le strutture ricettive la gestione dell’energia si conferma centrale, non solo come elemento distintivo, ma anche come leva strategica di competitività. Enel affianca il mondo HoReCa con un portafoglio di offerte che include la fornitura di energia e soluzioni integrate, e con una rete dedicata di consulenti specializzati
Mobilità elettrica: un’opportunità per il settore
Il numero di viaggiatori che si sposta in auto elettrica è in crescita. Secondo dati di un’analisi di mercato di Motus-E, nel 2025 le immatricolazioni di vetture full electric in Italia sono state 94.230, in aumento del 46,1% rispetto al 2024. Per le imprese dell’ospitalità e della ristorazione, dotarsi di una stazione di ricarica nel proprio parcheggio non significa solamente intercettare questa domanda, ma anche aumentare la propria visibilità: sempre più viaggiatori e clienti scelgono hotel e ristoranti anche in base a questo criterio, che diventa una leva di competitività rispetto a strutture concorrenti.
La soluzione Set&Charge di Enel consente di installare punti di ricarica per veicoli elettrici nelle proprie aree di sosta, rendendoli disponibili alla clientela e alla collettività. Il pacchetto comprende l’infrastruttura, il software di gestione Net Manager e la fornitura di energia elettrica, riuniti in un’unica fattura, semplificando la gestione amministrativa. Attraverso Net Manager è possibile rendere le stazioni di ricarica visibili, monitorare ogni aspetto delle ricariche e impostare tariffe personalizzate per gli ospiti, con una rendicontazione dettagliata delle transazioni. Gli importi possono inoltre essere accreditati direttamente in bolletta, riducendo il costo complessivo dell’energia per la struttura.
L’integrazione con l’app Enel On Your Way rende infine le stazioni di ricarica disponibili a un’ampia platea di utenti, posizionando la struttura come un punto di riferimento per i clienti attenti alla sostenibilità e contribuendo a consolidarne la reputazione nel settore.
Stabilità e flessibilità nella spesa energetica:
Enel Fidelity 24
La soluzione Enel Fidelity 24, pensata per le piccole e medie imprese del settore HoReCa, blocca il prezzo della componente energia per 24 mesi, garantendo stabilità di spesa nel lungo periodo e premiando la continuità del rapporto con la clientela.
È indicata per le strutture interessate da stagionalità, che possono contare su una spesa energetica prevedibile nel tempo e tutelarsi dagli imprevisti e dalle fluttuazioni del mercato energetico.
Fotovoltaico: una scommessa strategica
Installare un impianto fotovoltaico rappresenta un investimento strategico: oltre a contribuire alla transizione energetica, permette di ridurre i costi energetici e di rendere il settore HoReCa più competitivo. Enel segue l’intero percorso, dallo studio di fattibilità alla progettazione, fino alla gestione dell’iter amministrativo e alla messa in esercizio dell’impianto, offrendo un servizio di consulenza tecnica e advisory per individuare bandi e incentivi che supportino investimenti in impianti fotovoltaici.
Save Up: la qualità dell’energia al servizio dell’efficienza
Un altro ambito riguarda l’efficientamento energetico legato alla qualità dell’energia elettrica, la cosiddetta Power Quality: una gestione ottimale della tensione riduce i costi operativi e limita i danni legati a interruzioni improvvise e sbalzi di tensione. Enel risponde a quest’esigenza con Save Up, uno stabilizzatore che regola la tensione in base al reale bisogno delle apparecchiature, contenendo i consumi e riducendo lo stress a cui sono sottoposte le utenze quando si supera la soglia necessaria. Questo aspetto incide sia sui costi in bolletta sia sull’integrità delle apparecchiature elettriche. Per esempio, cucine professionali o climatizzatori possono risentire delle variazioni della tensione: Save Up la riporta al livello corretto, prolungando la vita di impianti e apparecchiature.
Enel al fianco del settore HoReCa
Ogni realtà del settore HoReCa ha esigenze e bisogni differenti: per questo Enel affianca le imprese con una rete di consulenti esperti, capillarmente diffusa in tutta Italia, per costruire insieme un percorso di transizione su misura.
Dalla fornitura di luce e gas alle soluzioni più avanzate per l’efficienza energetica, Enel si conferma un partner unico del settore, guidando hotel, ristoranti e strutture ricettive verso scelte energetiche capaci di garantire il controllo dei propri asset, una gestione più consapevole dei consumi e il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità.
A Città di Castello, per i tre fine settimana del 31 ottobre e 1° novembre, 7 e 8 novembre e 14 e 15 novembre, torna il Salone nazionale del tartufo bianco pregiato, giunto alla 46esima edizione.
Il programma e le novità della manifestazione verranno presentati martedì 6 ottobre alle 11.30 al Rosetta Hotel Perugia, in corso Vannucci.
Interverranno Lazzaro Bogliari, presidente dell’Associazione ente fiera Salone nazionale tartufo bianco pregiato, Luca Secondi, sindaco di Città di Castello, Letizia Guerri, assessore al turismo del comune di Città di Castello, Simona Meloni, assessore al turismo della regione Umbria, Sarah Bistocchi, presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Mirko Rinaldi, presidente del Gal Alto Tevere, Antonella Brancadoro, direttore dell’Associazione nazionale Città del tartufo, Oriano Anastasi, amministratore delegato di Afor Umbria e Simone Fittuccia, presidente di Federalberghi Umbria.
Federalberghi, esprime “apprezzamento per il comunicato stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze che preannuncia il differimento, al 1° maggio, dell’entrata in vigore della nuova ritenuta sulle commissioni che gli alberghi pagano agli intermediari (portali di prenotazione, tour operator e agenzie di viaggio, etc.)”.
“Confidiamo che i due mesi che ci separano dalla nuova scadenza siano utili al fine di fare chiarezza sulle modalità applicative e sull’individuazione dei destinatari, in specie con riferimento agli intermediari stranieri”.
“Auspichiamo inoltre che si possa svolgere una riflessione sulla possibilità di riconsiderare l’applicazione dell’istituto nel settore turismo, che comporterà notevoli oneri amministrativi e gestionali per le imprese, a fronte dei quali le casse dello Stato trarranno modesti benefici”.
VACANZE ESTIVE DEGLI ITALIANI: CHI PARTE E CHI RESTA NELLA FOTOGRAFIA DI FEDERALBERGHI e TECNE’
LE PROPOSTE A SOSTEGNO DEI 24,2 MILIONI DI STAY-CATIONISTI
Ad agosto saranno in vacanza 17,5 milioni di italiani, e 4,7 milioni lo saranno a settembre. Numeri importanti, che però raccontano solo una parte della storia: quasi un adulto su due (48,5%) non farà alcuna vacanza durante il periodo estivo.
Sono infatti 24,2 milioni le persone che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa.
Vengono definiti "stay-cationisti", neologismo coniato rielaborando il termine inglese "Staycation", fusione di stay (restare) e vacation (vacanza).
Perché si rinuncia alla vacanza
A pesare di più è la situazione economica familiare, indicata dal 52,8% degli intervistati come motivo principale della rinuncia. Seguono le difficoltà organizzative in famiglia (25,7%) e i motivi di salute (24,5%). L'11,2% ha dovuto fare i conti con l'aumento dei prezzi, mentre il 10,4% è stato condizionato da impegni lavorativi. C'è infine un 6,6% che non rinuncia alla vacanza, ma la sposterà in un altro periodo dell'anno.
La ricerca, realizzata da Tecnè per Federalberghi, conferma quindi che la mancata vacanza è prima di tutto una questione sociale.
Quello che per decenni è stato un appuntamento fisso del calendario, torna a essere percepito da molti come una spesa su cui si è costretti a fare economia.
Colpisce inoltre il divario generazionale: i primi a rinunciare alla vacanza sono le persone più anziane (over 65) e i pensionati, categorie in cui la percentuale di chi resta a casa per tutta l’estate sale fino al 67%.
Come si vive l'estate senza partire
Chi resta a casa non rinuncia al desiderio di staccare dalla routine, ma lo fa reinventando l'idea stessa di riposo estivo, muovendosi lungo tre direttrici principali: restare in forma, coltivare le relazioni sociali e godersi eventi culturali. Una passeggiata o un bagno in piscina, una serata con gli amici, un concerto diventano così piccoli sostituti della vacanza classica, segno che il bisogno di svago e socialità non scompare, ma si adatta alle possibilità reali di ciascuno.
Tenersi in forma
L'attività più gettonata resta la classica passeggiata, scelta dal 33,8% di coloro che hanno risposto al sondaggio. Inoltre, per combattere il caldo, il 22,1% cercherà refrigerio in acqua: tra questi, il 12,4% farà il bagno in mare, lago, fiume o piscina, mentre il 9,7% si limiterà a godersi l'ambiente acquatico senza immergersi.
Consolidare le relazioni sociali
Non mancano le occasioni di socialità: serate con gli amici (21,7%), visite a parenti (9,8%), aperitivi (9,2%), serate in discoteca (6,0%) e pranzi o cene al ristorante (4,4%) saranno i modi scelti per rafforzare i legami affettivi durante l'estate.
Dilettarsi con eventi culturali
Una quota del tempo libero estivo sarà dedicata anche alla cultura: il 10,5% parteciperà a spettacoli musicali, mentre il 5,3% si dedicherà a eventi tradizionali e folkloristici.
Cosa fare per invertire la tendenza
Lo strumento più efficace per sostenere il diritto alle vacanze è probabilmente il welfare aziendale, sempre più diffuso nelle imprese di tutti i settori.
Questa leva potrebbe essere utilizzata elevando le soglie di esenzione dai contributi e dalle tasse dei cosiddetti fringe benefit (attualmente pari a 1.000 euro per tutti i dipendenti e a 2.000 euro per i lavoratori con figli a carico) oppure creando una soglia ad hoc, come già avviene per i buoni pasto.
Un ulteriore aiuto può venire dalle imprese del settore turismo, che sono pronte a fare la propria parte, applicando tariffe agevolate nei mesi di giugno e di settembre e, più in generale, durante i periodi di bassa stagione.
Per coloro che non hanno un reddito da lavoro dipendente, inclusi i pensionati, e, più in generale, per tutte le persone a rischio di esclusione, si potrebbe attivare un sistema di buoni vacanze erogati in base al reddito e spendibili in strutture ricettive convenzionate. Si tratta di un modello utilizzato con successo in altri paesi europei, tra cui Francia e Spagna. Un’interessante sperimentazione è stata realizzata anche in Italia, a cura dell’associazione no-profit Buoni Vacanze Italia” (BVI), con il finanziamento del Ministero del Turismo e il supporto tecnico di Intesa Sanpaolo e Accor. L’associazione fu costituita nel 2005 da Federalberghi e FITUS (federazione del turismo sociale) e successivamente aderirono anche altre organizzazioni imprenditoriali.
L’indagine è stata effettuata da Tecnè s.r.l. nel periodo compreso tra il 7 e il 15 luglio intervistando con il sistema mixed mode di cui c.a.t.i. (46%), c.a.m.i (39%) e c.a.w.i (15%) un campione di 4.003 italiani maggiorenni. Campione probabilistico, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, stratificato per regione e classe di ampiezza demografica dei comuni. Variabili di controllo: classe d’età, titolo di studio, occupazione.
Federalberghi Varese ha rinnovato il proprio Consiglio direttivo per il mandato 2026-2029. L’organismo si è insediato giovedì 16 luglio e, nel corso della prima seduta, ha confermato Frederick Venturi alla presidenza dell’associazione.
Venturi sarà coadiuvato dai vicepresidenti Lara Luz, Iacopo Perego e dal tesoriere Luciano Gorri.
Passione e condivisione
Claudia Polloni, sales director del Savoy Hotel di Londra, ci trasmette la passione per il suo lavoro, tra grande impegno e altrettante soddisfazioni
di Andrea Serra
Il responsabile vendite di un albergo è una delle figure di back office, il cosiddetto “dietro le quinte”, che svolge un ruolo cruciale e strategico per l’impresa. Per comprendere meglio questa professionalità abbiamo un ospite davvero eccezionale, la director of sales del Savoy Hotel di Londra, Claudia Polloni.
Claudia, com’è che una ragazza di Sirmione arriva a diventare director of sales di uno degli hotel più prestigiosi non solo di Londra e dell’Europa ma, direi, del mondo?
Penso che un pizzico di fortuna serva sempre: essere al posto giusto nel momento giusto è fondamentale. Ma in questo settore, forse più che altrove, è essenziale la passione, il desiderio di farcela e di realizzare qualcosa di diverso. Sentiamo spesso parlare di grandi carriere in altri ambiti, come avvocati, dottori, ma poco di alberghi. Questo avviene perché, semplicemente, non se ne parla, ma ci sono tante belle storie. E la mia, posso dire umilmente, potrebbe essere una di quelle.
Verrebbe da dire, Claudia, che alla fine non è così difficile vendere il Savoy. Eppure, il tuo è un lavoro complicato. Qual è la cosa che più ti appassiona del ruolo che ricopri?
Sono due, fondamentalmente, le cose che mi appassionano nel mio lavoro. Una è che, per le persone ambiziose, questo ruolo, ogni mese, rende l’idea di quanto si possa crescere, anche perché, soprattutto dopo la pandemia, il turismo non è mai stato così forte. In particolare quello di lusso, che rappresento.
E la seconda cosa sono le persone con cui mi trovo a confrontarmi ogni giorno: appassionate del mondo, della cultura, del viaggio e delle relazioni sociali. Il lavoro del direttore commerciale, come dicevi, è un po’ “nascosto”, ma non su certe cose: la maggior parte dei miei contratti e dei miei clienti più interessanti deriva, comunque, da relazioni personali.
Conoscendoti, so che la tua professionalità poggia su solide basi di conoscenza. Ma il lavoro nel turismo significa anche avere tantissime attitudini e competenze che non si apprendono a scuola o sui libri. Secondo te quali abilità bisogna possedere per la tua professione?
La passione, il desiderio di soddisfare il cliente e di lavorare in team, l’essere carismatico, l’essere leader, ispirare i propri collaboratori. Sono tutte qualità che si apprendono e, per quanto mi riguarda, dopo dieci anni che lavoro negli alberghi, ancora oggi, ogni giorno, imparo tantissimo. Dallo stagista al direttore che è qui da 40 anni, è bello perché, in questo mondo, c’è il desiderio di condividere, anche con i colleghi, con gli hotel competitor. E questo desiderio di condividere le cose belle e le difficoltà, fa sì che ogni giorno sia un continuum del percorso formativo.
Una delle caratteristiche del tuo lavoro è quella di viaggiare spesso e avrai vissuto tante esperienze. C’è un aneddoto che è stato significativo per te e per la tua esperienza professionale?
Sì, quella dei viaggi è una parte importantissima del mio lavoro. Il direttore commerciale di un albergo deve anche cercare di massimizzare i mercati che lavorano di più: nel nostro caso ovviamente i mercati più importanti sono quello europeo e quello americano. Ma ci sono altri che stanno crescendo: negli ultimi anni sicuramente il Medio Oriente. Quest’ultimo è uno dei mercati che seguo e, forse tra gli aneddoti più simpatici, ci sono quelli accaduti lì; ne avrei tanti da raccontare.
Per far capire il mondo dei 5S nella versione europea e in quella mediorientale, quando vieni al Savoy e mi chiedi un transfert per l’aeroporto, verrò con una normalissima vettura. Quando ai miei clienti, a Dubai, ho chiesto di venire a prendermi in aeroporto, sono arrivati con una Limousine enorme. All’inizio ho pensato fosse un errore, invece è proprio parte della loro bellissima ospitalità. Quando noi accogliamo le persone nel nostro Paese abbiamo il nostro senso di ospitalità conosciuto a livello mondiale. Però è anche molto bello vedere come gli altri popoli ti accolgono nel loro Stato. E questo il mondo alberghiero te lo permette.
C’è invece un episodio che ricordi che ha determinato il tuo ingresso e la tua carriera nel mondo del turismo?
È proprio un aneddoto che ha determinato la mia scelta di entrare nel mondo degli alberghi. Io lavoravo in azienda, con un ottimo stipendio e benefit. Alla soglia dei 30 anni ho ricevuto un’importantissima offerta dal gruppo Fairmont, l’azienda per cui lavoro oggi e, leggendo il contratto, mi sono resa conto che le condizioni erano diverse e, devo essere onesta, un po’ ho dubitato. In quel periodo lavoravo con le università di hotel management in Svizzera e uno dei nostri professori era Anton Mosimann, chef famosissimo che ha cucinato anche per i reali d’Inghilterra. Quel giorno l’ho incontrato, gli parlai dei miei dubbi e lui mi disse: “Questa è un’opportunità meravigliosa, anche se le condizioni non sono le stesse che hai ora. E anche se oggi sembra che stai facendo un passo indietro, ti porterà a farne dieci in avanti”. Ed è stato così. Lo ringrazierò per sempre, perchè ho scelto di aprire quella porta e oggi il mio lavoro è gratificante. A volte faccio gli straordinari o prendo cinque aerei a settimana, però ogni giorno sono felice di andare a lavorare.
Il turismo è un settore in continua evoluzione e oggi anche gli alberghi 4S non sono più in competizione con l’hotel accanto o nella stessa città, ma con tutto il mondo, compreso il Savoy dove lavori tu. Secondo te, come evolverà la tua professione nel prossimo futuro?
È giustissimo quello che dici: il nostro concorrente non è più il vicino. Oggi è importantissimo vendere non solo il proprio albergo, ma l’intera destinazione con tutto quello che c’è in quella meta, dalle attrazioni alla tipologia di offerta, ai servizi, a tutto quello che attrae una certa fetta di mercato. è importante osservare quello che hanno fatto gli altri Paesi, attirando nuovi mercati. Penso che l’Italia faccia un lavoro magnifico: ovunque io vada, in qualsiasi conferenza internazionale io sia, l’Italia è sempre una destinazione top. Come dicevi, oggi anche gli hotel 3 e 4S utilizzano strategie che una volta erano appannaggio solo di grandi aziende. È fondamentale, per essere competitivi sul mercato, tenersi informati su quello che succede e utilizzare tutto quello che oggi abbiamo a disposizione, dai software all’intelligenza artificiale, che sta entrando prepotentemente in questo settore. Non credo che tanti posti di lavoro cambino: verranno sicuramente migliorati, perchè oggi c’è il modo di raggiungere ovunque le persone nel mondo per comunicare il nostro messaggio. Possiamo utilizzare l’intelligenza artificiale per fare cose diverse, creative, per centrare gli obiettivi che ci siamo fissati.
Fuksas, la visione del futuro
di Barbara Bonura
Nato da padre medico lituano e di religione ebraica e da madre insegnante di filosofia cattolica, italiana di origini francesi e austriache, architetto e designer a tutti gli effetti italiano ma di fama mondiale, Massimiliano Fuksas ha il profilo dell’uomo contemporaneo: un fuoriclasse che ha raggiunto il vertice dell’architettura internazionale, generatore di modernità e attento osservatore delle esigenze e dei nuovi confini delle grandi capitali del XXI secolo. In questa intervista emerge la visione di un personaggio divenuto centrale nell’universo dell’architettura moderna.
Architetto Fuksas, quando ha scoperto la sua passione per l’architettura?
Come racconto nel mio libro È stato un caso, non è stata una scelta costruita. È nato tutto in modo quasi accidentale. Dovevo dire a mia madre, che era una professoressa di filosofia, cosa volevo fare nella vita. Per impressionarla dissi “architettura”, quasi a caso, senza sapere davvero cosa significasse. Lei rimase in silenzio, ci pensò e poi, con mia grande sorpresa, approvò. È stato un momento decisivo, quasi paradossale: una parola detta d’impulso che ha segnato tutto il resto. A volte le scelte più importanti non sono il risultato di un piano, ma di un’intuizione. Da lì è iniziato un percorso che è diventato via via necessario. L’architettura, in fondo, non si decide: ti accade.
Qual è stata la visione che l’ha guidata nella progettazione delle sue opere?
Non ho mai creduto nello stile come schema da ripetere. Ogni progetto è una storia a sé. Mi interessa un’architettura libera, capace di emozionare e sorprendere.
Quello che mi guida è la ricerca: evitare il già visto, il già risolto. L’architettura deve essere un atto contemporaneo, capace di interpretare il presente senza nostalgia e senza paura del futuro.
Lei ha dedicato gran parte del suo lavoro alla ideazione di spazi che dialogassero con realtà urbane. Pensa che l’opera di un architetto possa creare identità?
Sì, ed è una responsabilità enorme. L’architettura non è mai neutra: costruisce identità, crea relazioni, trasforma i luoghi.
Nel caso dell’ospitalità questo è ancora più evidente: gli alberghi sono oggi veri dispositivi urbani. Possono essere chiusi oppure diventare luoghi aperti, attraversabili, capaci di generare relazioni. È lì che si costruisce l’identità.
L’intelligenza artificiale cambierà davvero il mestiere dell’architetto?
Lo sta già cambiando. È uno strumento potente, accelera i processi e apre nuove possibilità. Ma non sostituisce la visione. L’architettura nasce da intuizioni e da una sensibilità che resta umana. Il rischio non è la tecnologia, ma l’omologazione. Sta a noi mantenere la libertà del progetto.
Il suo nucleo familiare è in qualche modo anche la base operativa del suo studio. Sembrerebbe un brand nel brand. In famiglia condividete la stessa visione?
Con Doriana (la moglie, ndr) c’è un confronto continuo. Non si tratta di essere sempre d’accordo, ma di costruire una visione attraverso il dialogo. Lei ha una sensibilità molto forte, diversa dalla mia e proprio per questo indispensabile. Riesce a vedere aspetti che a volte mi sfuggono: l’emozione di uno spazio, il modo in cui le persone lo vivranno davvero. Ha portato nello studio una dimensione più narrativa, più umana, che per me è fondamentale. Non lavoriamo per affermare un “brand familiare”. Lavoriamo perché esistono fiducia reciproca, libertà di dirci la verità e una curiosità che, dopo tanti anni, è ancora viva. Credo che sia questo il vero motore del nostro studio: non l’idea di essere uguali, ma la capacità di restare diversi continuando però a parlare la stessa lingua.
Il vostro studio ha progettato molti hotel e spazi per l’ospitalità. Oggi, in questo secolo così accelerato e digitale, come dovrebbe essere concepito lo spazio dell’accoglienza?
Abbiamo lavorato in contesti molto diversi: dal Business Garden Hotel di Varsavia ai paesaggi mediterranei dell’Is Molas Resort in Sardegna e della Voile Blanche ,fino al Castelluccio Bifolchi Resort and Winery, senza dimenticare progetti urbani complessi come l’Euromed Center di Marsiglia e l’Hilton Rome EUR “La Lama”. Luoghi lontani tra loro per cultura e geografia, ma attraversati da una stessa idea: l’ospitalità non è una formula, è un’esperienza. L’hotel deve essere autentico, profondamente legato al contesto in cui nasce. In un mondo sempre più digitale, lo spazio dell’accoglienza deve tornare a essere relazione, identità e racconto.
Nella progettazione di un albergo, qual è secondo lei l’elemento essenziale per evitare di cadere nello standard della globalizzazione dell’hospitality?
Il punto di partenza è sempre il luogo. Un albergo deve nascere dal contesto, dalla luce, dai materiali, dalla memoria. La globalizzazione tende a uniformare; l’architettura, invece, deve creare differenze. Il vero lusso oggi è l’unicità.
Come immagina gli spazi dedicati all’accoglienza tra 50 anni?
Li immagino come spazi fluidi, ibridi, senza confini rigidi. Non ci sarà più una netta distinzione tra hotel, casa e spazio pubblico. Saranno luoghi di relazione, di lavoro di cultura. E saranno necessariamente sostenibili. Ma una cosa non cambierà: il bisogno umano di sentirsi accolti. Ed è lì che l’architettura continuerà ad avere un ruolo fondamentale.
Sul numero 18/2026 della newsletter di Federalberghi si parla della convenzione con UnipolRental, di finanziamenti per la sicurezza, di InOut the Hospitality Community e di tanto altro ancora.
L’Osservatorio sul mercato del lavoro nel settore turismo, realizzato da Federalberghi in collaborazione con Fipe e con l’Ente bilaterale nazionale del turismo sulla base di dati forniti dall’INPS, fornisce un quadro completo e aggiornato dell’occupazione dipendente nel settore, articolata a livello territoriale e di comparto.
Turismo d'Italia è l'organo di stampa ufficiale di Federalberghi.
La rivista, nata nel 1958, oltre a illustrare la posizione della federazione sugli argomenti di principale importanza per le imprese turistico ricettive, è ricca di articoli di design e di informazione tecnico professionale.