Cybersecurity, priorità per le imprese italiane
Tra i principali investimenti attesi per il 2026, la sicurezza informatica è tra le priorità, insieme all’intelligenza artificiale
di Serena Fumagalli e Martina Mannino*
Pochi dati sono sufficienti a mostrare quanto la sicurezza informatica sia oggi una priorità strategica per il Paese. Infatti, secondo il Rapporto Clusit 2025, nel primo semestre 2025 non è aumentato solo il numero degli incidenti cyber, ma anche la loro gravità media, confermando una tendenza ormai strutturale.
Già nel 2024, il 77% degli incidenti registrati aveva un impatto “critico” o “alto”, in forte crescita rispetto al 50% del 2020.
Nei primi sei mesi del 2025 la situazione è ulteriormente peggiorata: a livello globale, l’82% degli attacchi ha avuto un impatto “grave” o “critico”.
Il processo di digitalizzazione che sta caratterizzando il sistema economico, con una crescente pervasività di soluzioni ICT applicate in molteplici settori, dall’energia ai trasporti, dalla manifattura ai servizi, rende i processi più efficienti, ma allo stesso tempo anche più esposti agli attacchi informatici. Le organizzazioni si dovranno sempre più attrezzare per gestire eventuali attacchi, attraverso l’adozione di strategie diverse, tra cui ad esempio la separazione delle reti informatiche, l’aggiornamento continuo di tutti i dispositivi e software utilizzati, così come quello di programmi e sistemi. Sarà inoltre sempre più necessario progettare sistemi già pensati per resistere agli attacchi (resilienza “by design”), integrando la sicurezza fin dall’inizio e non solo come intervento successivo, con un ruolo crescente dell’intelligenza artificiale (IA).
Le statistiche Istat consentono di fare ulteriore luce sul fenomeno, distinguendo anche per dimensione aziendale ed evidenziando così significative differenze tra grandi e piccole imprese.
Nel 2024, il 15,8% delle imprese con almeno 10 addetti (considerando il totale delle attività economiche) ha avuto incidenti di sicurezza ICT con riflessi negativi sull’operatività delle stesse, come ad esempio l’indisponibilità dei servizi ICT, distruzione o danneggiamento dei dati o divulgazione di quelli riservati. Si tratta di una percentuale significativa, che sale addirittura al 22,6% tra le imprese con 100-249 addetti e al 29,9% tra quelle con almeno 250 addetti.
L’incidenza del fenomeno è quindi maggiore tra le imprese più grandi, anche perché è tra queste che gli investimenti in tecnologia sono più rilevanti. In queste realtà è inoltre più rilevante il tema della valutazione del rischio ICT: oltre l’80% delle imprese indicano infatti che viene effettuata questa particolare attività, quasi il doppio rispetto al totale delle attività, che conferma come i soggetti più colpiti siano anche quelli più attenti alla valutazione dei rischi stessi.
La complessità dello scenario dei rischi informatici e la gravità delle conseguenze degli attacchi impongono una sempre maggiore sensibilizzazione sul tema anche all’interno delle imprese stesse.
Negli ultimi anni è aumentata la quota di aziende che rende i propri addetti consapevoli dei loro obblighi in materia di sicurezza ICT tramite formazione obbligatoria (dal 22 al 26% tra il 2022 e il 2024).Tra queste, è cresciuta la quota di imprese prevede tale formazione per contratto (dal 23,5% al 37,4%), rendendo la consapevolezza degli obblighi in materia di sicurezza informatica un dovere contrattuale specifico.
Le imprese stanno affrontando la sfida imposta dagli attacchi cyber con un mix articolato di strategie, che coinvolge sia le imprese più grandi, che stanno rafforzando ulteriormente i loro meccanismi di autenticazione e le loro politiche di contrasto a questi rischi, che quelle più piccole che stanno provando a colmare i ritardi che le caratterizzano.
Tra il 2022 e il 2024, la quota di imprese che utilizza una combinazione di almeno due meccanismi di autenticazione è passata dal 27,1% al 37,4%, con un aumento che ha riguardato sia le grandi aziende che le PMI. In particolare, per le imprese con più di 250 addetti si è passati dal 58% al 73,2%, mentre per le altre si è osservato in media un aumento di circa 12 punti percentuali, dal 32% al 44%. Anche la quota di imprese che utilizza almeno 7 misure di sicurezza ICT, quindi con un’attenzione importante al tema cybersecurity, ha mostrato un incremento, passando dal 28% al 32,2%. Le grandi imprese hanno raggiunto l’85%, ma sono soprattutto le imprese con 50-99 dipendenti a mostrare l’incremento più significativo, passando dal 47,5% al 57,1%. Anche le piccole comunque mostrano marginali progressi.
La consapevolezza dell’importanza di aumentare la sicurezza informatica emerge anche dai risultati dell’indagine che Intesa Sanpaolo ha realizzato tra novembre e dicembre 2025, coinvolgendo un campione di colleghi Gestori imprese, che restituisce il sentiment del sistema produttivo su molteplici tematiche. È infatti emerso come tra i principali investimenti attesi per il 2026 la cybersecurity sia tra le priorità, insieme all’intelligenza artificiale.
IA e cybersecurity sono tecnologie che sempre più risultano interconnesse e sinergiche. L’IA è ormai utilizzata sia in chiave offensiva sia difensiva. I cybercriminali la impiegano infatti per rendere più sofisticati phishing e malware e per automatizzare gli attacchi, mentre le imprese la sfruttano per migliorare il rilevamento delle minacce, velocizzare la risposta agli incidenti e ottimizzare le attività di sicurezza. L’IA si configura, quindi, come un potente acceleratore, capace di potenziare tanto le strategie di attacco quanto quelle di difesa.
Gli investimenti in tecnologia saranno fondamentali in tutti i settori dell’economia, anche in quello del turismo dove i processi sono sempre più digitalizzati. Non è un caso che, nell’ambito dell’ampia strategia complessiva a sostegno del settore, la banca ha rinnovato nell’estate del 2024 il proprio impegno per il turismo con 10 miliardi di euro di nuovo credito, che si sono andati ad aggiungere ai circa 9 miliardi di liquidità erogati al comparto nel triennio precedente. Un plafond volto a incentivare nuovi investimenti in competitività tecnologica, efficientamento energetico e sostenibilità lungo tre assi: digitalizzazione del modello di servizio, riqualificazione e aumento degli standard qualitativi delle strutture, sostenibilità ambientale dell’offerta.
*Intesa Sanpaolo Research Department
Il vicepresidente nazionale e presidente Federalberghi Puglia Francesco Caizzi è intervenuto sulle difficoltà infrastrutturali lungo l’asse adriatico, accentuatesi con la frana di Petacciato, che ha di fatto isolato una parte d’Italia:
“La frana di Petacciato, in Molise, riaccende i riflettori su una criticità strutturale che da tempo penalizza la Puglia: l’isolamento dal resto del Paese. Un episodio che evidenzia, ancora una volta, la fragilità del sistema infrastrutturale lungo l’asse adriatico, con ripercussioni dirette sulla mobilità di cittadini, lavoratori e turisti.
In vista della stagione estiva 2026, il rischio è concreto. La Puglia si conferma una delle destinazioni turistiche più attrattive a livello nazionale e internazionale, ma continua a scontare difficoltà significative nei collegamenti via terra. Raggiungere la regione in treno o in auto sta diventando sempre più complesso, a causa di rallentamenti, interruzioni e carenze strutturali.
Paradossalmente, risultano spesso più agevoli i collegamenti per i turisti stranieri, grazie ai voli internazionali, mentre i flussi nazionali subiscono limitazioni e disagi. Una condizione che rischia di compromettere l’accessibilità complessiva della destinazione proprio nel momento di massima domanda.
È necessario un intervento immediato e coordinato. In particolare, si chiede a ITA Airways di incrementare in modo significativo i voli nazionali da e per la Puglia, al fine di garantire un’alternativa concreta ed efficiente ai collegamenti terrestri attualmente in difficoltà.
Senza misure tempestive, la stagione turistica 2026 potrebbe subire un contraccolpo pesante, con effetti negativi sull’intero comparto economico regionale. La Puglia non può permettersi di essere una destinazione difficile da raggiungere. Occorre agire ora per evitare che un’emergenza infrastrutturale si trasformi in una crisi economica e turistica”.
Nella Sala dell’Affresco dell’ex Convento dei Cappuccini, la città di Quartu Sant’Elena ha firmato il protocollo d’intesa per l’adozione della Carta etica del Turismo, con la quale l’amministrazione comunale ribadisce il suo impegno contro ogni forma di discriminazione, promuovendo un modello di ospitalità fondato sulla parità, il rispetto e l’inclusione totale. Il documento è un patto operativo tra istituzioni e operatori privati.
L’atto ufficiale ha visto l’adesione del sindaco Graziano Milia e del professor Massimo Arcangeli, accademico e fondatore del movimento Omofobi del mio Stivale.
Al loro fianco, a testimoniare la compattezza del settore ricettivo, hanno siglato l’accordo Fausto Mura, presidente di Federalberghi sud Sardegna e Maurizio Battelli, presidente dell’associazione Extra.
Per Graziano Milia, “l’adozione della Carta è la naturale prosecuzione di un lavoro iniziato anni fa. Questo è un altro passo avanti per rendere Quartu una città sempre più vivibile e più accogliente. Collaborare con il professor Arcangeli ci permette di sottolineare l’importanza dell’inclusione, intesa come rispetto di tutte le sensibilità e di tutti i modi di essere”. Il sindaco ha poi evidenziato come l’iniziativa si inserisca perfettamente nelle politiche turistiche della città: “Non vogliamo limitarci alla quantità dei flussi, ma puntiamo alla qualità. Combattere l’esclusione e l’emarginazione è un valore aggiunto che dimostra concretamente la nostra idea di turismo, dove i diritti delle persone restano la priorità assoluta”.
Il professor Massimo Arcangeli ha ricordato come Quartu sia stata “pioniera a livello nazionale già nella firma della Carta Etica generale e come questo nuovo documento specifico per il turismo sia un tassello necessario per affrontare le sfide della globalizzazione. Chi lavora nel settore deve avere la sensibilità giusta per accogliere persone che possono essere molto distanti da noi per percezione culturale o provenienza geografica. Sensibilizzare i gestori significa sviluppare modalità di accoglienza migliori anche attraverso piccoli gesti quotidiani”.
L’intesa, inoltre, si integra perfettamente nel Piano strategico per il turismo recentemente approvato. Quartu intende sviluppare un’offerta turistica diversificata che spazi dal patrimonio naturale e ambientale a quello agroalimentare e culturale.
HeyLight porta nel turismo la flessibilità che i clienti richiedono
Le vacanze a rate sono sempre di più una tendenza: prenotazioni più facili e incassi senza problemi
Nel turismo, sempre più digitale, cresce la richiesta di soluzioni che rendano la spesa più sostenibile. Con i costi in aumento, molti viaggiatori cercano modalità di pagamento più leggere: il 26% degli italiani vorrebbe pagare il viaggio a rate e il 60% sceglierebbe servizi superiori grazie alla dilazione (Osservatorio Travel Innovation - Politecnico di Milano - gennaio 2026).
Nel 2025 il comparto dell’ospitalità ha raggiunto 38,7 miliardi di euro e l’e-commerce rappresenta il 57% delle transazioni (HeyLight focus on Travel - ottobre 2025).
La destagionalizzazione sostiene la domanda: nel terzo trimestre 2025 le presenze sono salite del 2,5% e la saturazione online a dicembre ha raggiunto il 45,1%, +6,8% sul 2024 (Ministero del Turismo - Come va il turismo in Italia - dicembre 2025).
Una vacanza di pochi giorni supera i 1.233 euro a persona e un italiano su quattro preferisce dilazionare la spesa.
HeyLight, la soluzione Buy Now Pay Later di Compass, consente di suddividere importi fino a 5mila euro in 12 rate, con esito nella stessa sessione e prima rata dopo 30 giorni. Gli operatori incassano in 48 ore e migliorano conversioni e marginalità. Il servizio è multicanale: in agenzia, tramite SmartPOS o PC, online e con integrazione nel booking engine o a distanza tramite link inviato via e-mail o SMS.
La soluzione dedicata all’accomodation dà la possibilità al cliente di prenotare subito e pagare gradualmente fino al check-in. Riduce così la necessità di sconti da parte degli operatori e incentiva le prenotazioni anticipate, attirando anche clienti internazionali attenti al budget.
I risultati lo confermano: chi usa la rateizzazione spende fino al 40% in più e genera incrementi di fatturato tra il 10% e il 30%. Il 38% prenoterebbe solo grazie alla dilazione e il 94% è pronto a riutilizzare il servizio (Osservatorio Compass Buy Now Pay Later - aprile 2025).
Il 9 marzo, al palazzo del Turismo di Riccione, si svolgerà la prima edizione di Sorsi di Mare, appuntamento professionale ideato dal Consorzio Vini di Romagna.
L’evento è organizzato dal Consorzio Vini di Romagna con il sostegno del comune di Riccione, in collaborazione con Federalberghi Riccione, Fipe Confcommercio Rimini, LegaCoop Romagna, Agenzia Prima pagina e Ais Romagna.
La manifestazione vuole mettere in contatto gli operatori della ristorazione e dell’accoglienza con l’eccellenza enologica del territorio. Il salone, infatti, è pensato per valorizzare i grandi bianchi, i rossi e i rosati Dop e Igp della Romagna, facendoli diventare protagonisti ideali anche della stagione estiva.
I vini possono essere un importante veicolo per far conoscere il territorio ai turisti.
Il salone sarà un’occasione di incontro diretto tra produttori e operatori del settore dagli hotel a ristoranti, enoteche, wine bar, catering e distributori che potranno scoprire le nuove annate e approfondire le potenzialità dei vitigni territoriali.
Dal 1962 il Consorzio Vini di Romagna tutela e promuove le produzioni Dop e Igp del territorio, riunendo aziende vitivinicole, cantine cooperative ed imbottigliatori.
Federalberghi, esprime “apprezzamento per il comunicato stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze che preannuncia il differimento, al 1° maggio, dell’entrata in vigore della nuova ritenuta sulle commissioni che gli alberghi pagano agli intermediari (portali di prenotazione, tour operator e agenzie di viaggio, etc.)”.
“Confidiamo che i due mesi che ci separano dalla nuova scadenza siano utili al fine di fare chiarezza sulle modalità applicative e sull’individuazione dei destinatari, in specie con riferimento agli intermediari stranieri”.
“Auspichiamo inoltre che si possa svolgere una riflessione sulla possibilità di riconsiderare l’applicazione dell’istituto nel settore turismo, che comporterà notevoli oneri amministrativi e gestionali per le imprese, a fronte dei quali le casse dello Stato trarranno modesti benefici”.
IL TEMPO DELLE FERIE PUNTA AI 4 MESI. GIRO DI AFFARI: 41,3 MLD (+1,7%)
RE DELLE DESTINAZIONI PREFERITE RESTA IL BELPAESE (88%)
BOCCA: BENE LA CRESCITA. TESTIMONI DI UN TURISMO CHE CAMBIA
Un turismo contraddistinto dal segno più, che porta ricchezza al Paese e registra segnali di grandi cambiamenti: si rivela positivo l’exploit di questa estate 2025, che vedrà in viaggio 36,1 milioni di italiani producendo un giro di affari pari a 41,3 miliardi di euro, con una crescita dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Le cifre sono quelle rilevate dall’indagine di Tecnè realizzata per la Federalberghi. Mai come quest’anno, a colpire è proprio la diversa modalità delle scelte nel popolo dei viaggiatori. Attualmente, si muoveranno meno adulti e più bambini, caratterizzando la dimensione familiare della vacanza estiva. Inoltre, nella stagione più “alta”, il tempo delle ferie si estende da giugno a settembre, con un aumento delle partenze nei mesi cosiddetti “periferici” e una conseguente destagionalizzazione naturale della domanda turistica. In definitiva, la “vacanza tipo” si accorcia – da 10,3 a 10 giorni in media – ma si moltiplica in termini di frequenza. Ciò definisce una tipologia di turista che cambia stile di vita e ridisegna a propria misura gli spazi del tempo libero, frammentandolo secondo una strategia tutta personale e incentrata su una maggior attenzione al proprio benessere.
Secondo l’indagine, non di solo agosto viene vissuta la vacanza, pur restando questo il mese principe delle ferie estive. La crescita rilevata rispetto al 2024 va questa volta ad accostarsi più alla qualità della spesa che non alla durata della permanenza. Le destinazioni di maggior presa saranno comunque quelle di mare, sebbene lo studio evidenzi un peso maggiore nella scelta delle destinazioni naturalistiche e meno affollate, a dimostrazione della sensibilità sempre crescente degli italiani verso bellezze naturali, ambiente e tranquillità.
In tutto ciò, l’Italia si conferma comunque la regina delle destinazioni preferite, con un 88% delle preferenze. Il restante 12% riguarda coloro che si recheranno all’estero e che, anche in questo caso, opteranno principalmente per le località di mare.
“Agosto perde centralità, mentre crescono giugno e settembre – ha dichiarato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, a commento dell’indagine – Questo è un segnale molto positivo, si afferma un turismo distribuito, più sostenibile e più accessibile. Si tratta di una grande opportunità per rafforzare l’occupazione e la redditività del settore in tutto l’arco dell’anno.”
“Di fronte a questo scenario, credo si possa affermare che siamo testimoni di un grande cambiamento – ha proseguito Bocca – Oggi il turista non cerca solo un alloggio, ma un’emozione da custodire. La spesa non si concentra più soltanto sul pernottamento, ma si distribuisce su tutta la filiera, tra ristorazione, cultura, artigianato, benessere. Si tratta proprio di una trasformazione strutturale che rende il comparto un attivatore diffuso di valore economico e sociale”.
“Tuttavia – ha concluso il presidente degli albergatori italiani – la nostra indagine rivela che una quota di italiani non andrà in vacanza per motivi economici. È un dato che non può lasciarci indifferenti e che ci spinge a lavorare per un turismo più accessibile, ovvero capace di offrire occasione di benessere per tutti”.
QUANTI IN VACANZA – Saranno 36,1 milioni gli italiani che trascorreranno un periodo di vacanza fuori casa tra giugno e settembre, di cui 25,4 milioni di adulti e 10,7 milioni di minori.
PER QUANTO TEMPO – Un terzo dei vacanzieri (33,6%) farà più di un periodo di vacanza oltre quello principale: di questi il 41,3% farà almeno un altro periodo di svago; il 31,4% ne farà due e il 17,5% farà tre periodi di vacanza tra giugno e settembre, confermando la tendenza, già in atto da tempo, a dividere in più segmenti le ferie estive.
LE METE PREFERITE – L’Italia resta decisamente la meta preferita: 9 italiani su 10 - l’88% - sceglieranno di restare nel Belpaese mentre il 12% sceglierà mete estere, prediligendo il mare in paesi esteri vicino all’Italia (57,0%), le grandi capitali europee (16,4%) e i mari tropicali o le località esotiche (10,7%). Tra le regioni più gettonate nello Stivale vi saranno: Toscana, Emilia-Romagna, Sicilia, Puglia, Lombardia, Campania e Sardegna. Il 76,9% opterà per il mare, il 16% prediligerà montagna, laghi e località termali mentre il restante 4,2% sceglierà località d’arte e cultura.
SPESA MEDIA E GIRO D’AFFARI – La vacanza principale durerà in media 10 giorni e costerà nel suo complesso (includendo viaggio, vitto, alloggio e divertimenti) 888 a persona (circa 89 euro al giorno). Le ulteriori vacanze sono più contenute dal punto di vista della durata: in media 4,4 giorni per un costo complessivo di 518 euro (circa 117 euro al giorno). Il volume di affari sarà di 41,3 miliardi. Giugno contribuirà per circa 11 miliardi, luglio per 12,4 miliardi, agosto per 15,9 miliardi e settembre per 2 miliardi.
DISTRIBUZIONE DELLA SPESA – La spesa per le vacanze si spalma su tutte le componenti della filiera turistica. Il 28,7% del budget di chi va in vacanza è destinato ai pasti (colazioni, pranzi e cene), il 23,6,% al pernottamento, il 21,1% alle spese di viaggio, l’11,2% allo shopping e il 15,4% per tutte le altre spese (divertimenti, escursioni e gite).
DOVE DORMIRE – Tra le tipologie di soggiorno scelte dagli italiani per trascorrere le vacanze, dopo la casa di parenti e amici (28,8%) vi è a stretto giro la preferenza per l’albergo (26,3%). A seguire la casa di proprietà (11,9%), i B&B (7,7%), il campeggio (7,0%), gli affitti brevi (5,3%), i residence (4,9%) e i villaggi turistici (4%).
LA PRENOTAZIONE – Il 46,3% prenoterà il proprio soggiorno contattando direttamente la struttura o utilizzando il suo sito internet. 3 italiani su 4 (75,6%) hanno prenotato con un anticipo da uno a due mesi.
MESI PIU’ GETTONATI – I flussi vedono 15,7 milioni di vacanzieri a giugno, 16,1 milioni a luglio, 17,5 milioni ad agosto e 4,7 milioni a settembre. Agosto si conferma dunque, nella visione degli italiani, il mese leader per programmare una vacanza.
SCELTA DELLA DESTINAZIONE – Per la scelta della località di villeggiatura gli italiani si fanno guidare principalmente dalle bellezze naturali del luogo (66,8%); a volte dalla voglia di ritrovare per abitudine gli stessi contesti (33,2%) o per la facilità di raggiungimento (26,5%). Nel 21,6% dei casi è il divertimento che la località offre a condizionare la scelta.
ATTIVITA’ IN VACANZA – Durante le proprie vacanze gli italiani si dedicheranno principalmente a passeggiate (72,3%), a serate con gli amici (51,2%), a escursioni e gite per conoscere il territorio (47,8%) e a pasteggiare al ristorante (44%).
GLI SPOSTAMENTI – Due vacanzieri su tre (il 66,6%) utilizzeranno la propria macchina per raggiungere la loro destinazione. Il 20,7% viaggerà in aereo e il 4,4% in treno.
CHI RESTA A CASA – Il 49,2% della popolazione non farà vacanze tra giugno e settembre. Si resta a casa principalmente per mancanza di liquidità (54,8%), per motivi di salute (24,5%) e per motivi familiari (23,9%). Il 7,8% andrà in vacanza in un altro periodo.
L’indagine è stata effettuata da Tecnè s.r.l. nel periodo compreso tra il 14 e il 19 luglio intervistando con il sistema mixed mode di cui c.a.t.i. (53%), c.a.m.i (12%) e c.a.w.i (35%) un campione di 4.028 italiani maggiorenni. Campione probabilistico, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, stratificato per regione e classe di ampiezza demografica dei comuni. Variabili di controllo: classe d’età, titolo di studio, occupazione.
Il 31 marzo 2026 si è svolta l'assemblea di Federalberghi Cremona, che ha eletto alla presidenza Marcella Buonfantino.
La Buonfantino sarà coadiuvata dai vice presidenti Zelindo Madesani e Paolo Marino e dai consiglieri Luigi Lacchini, Irene Stella, Rita Magri, Paola Fumagalli, Emanuela Bodini, e Francesca Bottini.
“Discrezione e dedizione”
Faccia a faccia con Sofia Bortone, che ci parla della figura dell’addetta ai piani e della sua personale esperienza, ricca di sfaccettature
di Angelo Candido
Executive housekeeping manager di Mama Shelter a Roma, Sofia Bortone ci porta oltre i pregiudizi intorno a questo lavoro che è, semplicemente, fondamentale. E che va gestito come un manager.
Sofia, entrando subito nei dettagli della tua professione, puoi spiegarci qual è il tuo percorso di carriera come persona che ha lavorato ai piani?
Ho iniziato la mia carriera tanti anni fa con una scuola alberghiera e poi ho cominciato nel reparto F&B di grandi catene di hotel. Mi è stata data l’opportunità, parecchi anni fa, di entrare nel mondo dell’housekeeping, di cui non sapevo assolutamente nulla e la cosa mi dispiace. Quando vado a fare lezione ai ragazzi spiego che, oltre al mondo dei ricevimenti, di sala bar e cucina, ci siamo anche noi e non puliamo solamente, ma facciamo tanto, tanto di più. Un direttore mi ha dato l’opportunità e mi ha insegnato cosa vuol dire l’housekeeping. Da lì ho iniziato il mio percorso, prima presso un boutique hotel 5 stelle lusso e poi con altre grandi catene.
Cosa ti piace particolarmente nella quotidianità del tuo lavoro?
Quando, negli anni passati, ho lavorato presso gli alberghi, c’era qualcosa in me che non mi rendeva così felice. Ma una volta passata nell’housekeeping ho trovato la professione dei sogni, nel senso che tutte le mattine ti svegli e sei contenta di andare a lavorare. Perché l’housekeeping non è solamente prendere delle camere e pulirle, ma è tanto altro, è la relazione che hai con tutto il team dell’albergo e non solo nel reparto specifico nostro, perché noi andiamo a relazionarci con la reception, con tutti gli outlet che si trovano dentro un hotel. Io ho lavorato anche per le navi da crociera, dove la relazione è uguale. L’housekeeping è dappertutto e forse, dal mio punto di vista, è il reparto che unisce tutti gli altri settori fra loro e poi con la governante o l’executive. Ora è questo che mi appassiona, sapere tutto dell’hotel per cui lavoro.
Quali sono le attitudini e le competenze necessarie per lavorare con profitto in una struttura alberghiera?
In primis è una professione, mentre tante persone pensano che non lo sia e lo vedono solamente come un lavoro di passaggio. Ma la cameriera ai piani è una professione come tutte le altre, farla non è umiliante, né disonorevole, anzi. E i clienti, gli ospiti, riconoscono una cameriera brava che fa il suo lavoro, e non solamente perché ne ha bisogno in quel momento. Ci sono delle attitudini in cui riconoscersi: per prima cosa lavorare in un team, essere una persona discreta perché noi entriamo nella privacy delle persone. Quando gli ospiti lasciano la camera ed escono, noi entriamo nella loro vita privata. Capiamo tutto di loro; una brava cameriera sa riconoscere, anche dai giorni di permanenza, come sistemare le cose dei nostri ospiti, cosa piace loro. È un contatto indiretto ma essenziale.
Hai qualche aneddoto da raccontare sulla tua professione alberghiera?
Sicuramente ho dato un significato alla parola “discrezione”, cosa che è difficilissima nel nostro lavoro. Il team ti vede sempre come una guida, che vuol dire che per qualsiasi problema ti guarda come se tu potessi dare risposte a tutto. Forse è quella la cosa più difficile. Ignoravo che sarei diventata anche psicologa, non solo governante e nelle prime ore della giornata, dove tutti – di tutto l’hotel, non solo housekeeping – vengono a parlarti. Quasi come se fossi la “mamma” dell’hotel.
Allora, come psicologa e come mamma dell’hotel, ai tuoi giovani colleghi quali consigli potresti dare per lavorare sempre meglio in una struttura alberghiera?
Come già detto, devono capire che non è un lavoro disonorevole. Questa forse è la cosa in cui fatico di più, perché ci si sente umiliati ad andare a pulire una stanza, ma non è assolutamente così. La cameriera ai piani è essenziale per l’hotel, perciò parliamo di figure che non se ne trovano molte: pochi gli italiani e le italiane che vogliono farlo in questo momento e per il motivo che ho detto, ma è un lavoro bellissimo, si crea un’atmosfera e un team molto affiatato. E ha tantissimi sbocchi lavorativi, se si vuole crescere. Logicamente, dipende dalla persona e da dove vuole arrivare.
Dovendo dare un consiglio quali sono, secondo te, le prospettive di carriera per una persona che comincia a lavorare ai piani?
Io consiglio a tutti di studiare, tanto. Studiare, perché la cameriera ai piani non significa non doversi preparare, anzi: se si vuole andare avanti bisogna acquisire competenze tecniche anche sulla composizione chimica dei tessuti o quando si va a fare un budget o come si va ad affrontare tante richieste con i fornitori. Bisogna avere competenze anche aziendali. Perciò devono vedere il futuro come un manager. Se si vuole diventare manager, prima si diventerà advisor, poi superadvisor, coordinator, ecc. Dipende. Parlando della massima carica che si può avere per housekeeping, secondo me un percorso universitario aiuta moltissimo nella carriera manageriale, perché dopo un executive potresti diventare housekeeping director, room division manager, ecc. Queste competenze sono essenziali. Come anche la conoscenza della lingua inglese, che è importantissima quando vai a relazionarti con gli ospiti.
Come vedi il futuro della tua professione, cosa deve aspettarsi un giovane che inizia a lavorare adesso ai piani in una struttura alberghiera?
Sicuramente questo lavoro non è uguale a prima. Bisogna saper usare il computer, ci sono molti PMS che aiutano le governanti a gestire il servizio. Non si tratta più di persone che nascono cameriere e arrivano a essere governanti o executive, oggi fanno un percorso diverso rispetto a ieri, devono avere delle preparazioni tecniche molto importanti. Forse è quello che sta cambiando di più: come l’hospitality in generale cerca i suoi manager, l’housekeeping cerca un manager e un team che sia competente, perché ci sono tante aperture; i nostri clienti dopo il covid sono molto più tecnologici e perciò sanno relazionarsi e i loro complain sono molto più minuziosi, quindi bisogna avere risposte un po’ più dettagliate.
Percorsi e competenze per lo sviluppo del turismo italiano
Colloquio con Natale Forlani, Presidente dell’Istituto Nazionale
per le Analisi delle Politiche Pubbliche
di Angelo Candido
Il turismo è un pilastro dell’economia italiana e un’eccellenza riconosciuta nel mondo. Oltre al patrimonio artistico, paesaggistico ed enogastronomico, il valore del settore deriva dalle persone, che garantiscono professionalità e servizi di alto livello.
Il mercato del lavoro nel turismo presenta un forte disallineamento tra domanda e offerta, con carenze numeriche e competenze spesso insufficienti.
Ne abbiamo discusso con Natale Forlani, presidente dell’INAPP ed esperto di relazioni industriali, occupazione e organizzazione del lavoro, coautore del Libro Bianco sul Lavoro con Marco Biagi.
Dottor Forlani, quali sono le dinamiche che caratterizzano il mondo del lavoro nel nostro Paese e quali sono gli elementi sui quali è opportuno intervenire?
Le statistiche relative al nostro mercato del lavoro evidenziano tre tendenze consolidate. La prima riguarda la riduzione demografica della popolazione in età di lavoro, che si riflette anche nell’uscita della quota degli anziani per motivi di pensionamento e che continuerà a
essere largamente superiore al potenziale dei giovani che possono lavorare. La seconda tendenza riguarda la crescita costante della quota di potenziali assunzioni delle imprese che non trova la disponibilità di lavoratori, che è aumentata di circa 20 punti, superarando il 45% del totale rispetto agli anni precedenti la pandemia da Covid-19.
La terza è riferita alla particolare crescita del numero degli occupati nei comparti dei servizi caratterizzati da una bassa produttività. L’esito di queste tendenze somma aspetti positivi, ad esempio la sostenibilità dei lavoratori anziani nel mercato del lavoro confermata dalla crescita occupazionale di oltre 1,4 milioni di over 55, un dato superiore alla media generale, e la possibilità di ridurre il numero delle persone disoccupate e inattive. Ma la carenza di competenze adeguate per tutta la gamma delle professioni che richiedono robusti percorsi teorici e significative esperienze lavorative, ovvero la mancata disponibilità a svolgere determinate mansioni, impediscono di sfruttare le potenzialità di sviluppo dell’occupazione.
Quali azioni specifiche consiglierebbe per migliorare l’efficacia delle politiche attive del lavoro nel settore turismo, considerando l’alta presenza di piccole e micro imprese?
Nelle imprese di dimensione ridotta, soprattutto quelle condizionate dalla stagionalità delle attività economiche, l’utilizzo flessibile delle risorse umane e la compressione del loro costo assumono un ruolo rilevante per la redditività delle imprese. In molti casi si associano anche all’utilizzo di prestazioni sommerse. Sono dinamiche che nel medio e lungo periodo comportano implicazioni negative sulle regole della competitività del settore e una perdita di attrattività verso le giovani generazioni.
Sul versante della domanda risultano decisive le iniziative rivolte a qualificare l’attrattività turistica dei territori, valorizzando gli aspetti complementari dell’accoglienza: la qualità ambientale, la salute, la cultura, la mobilità, con il supporto di piattaforme tecnologiche
condivise, che possono destagionalizzare i flussi turistici nei territori. Sul versante della qualificazione dell’offerta di lavoro diventa decisivo il concorso delle parti sociali per la creazione di liste di disponibilità territoriali con offerte di lavoro preferenziali per le persone che hanno già operato nel settore, per la programmazione degli interventi formativi relazionati ai fabbisogni valorizzando il ruolo dei fondi interprofessionali, per erogare misure di welfare settoriale che aiutino a migliorare la percezione del lavoro nel settore del turismo.
In che modo il settore turismo può beneficiare di un rafforzamento delle competenze tecnico-specialistiche tra i lavoratori, e quali percorsi di formazione sarebbero più efficaci?
L’ampliamento della gamma dell’accoglienza, dell’offerta di prestazioni turistiche, e l’utilizzo delle nuove tecnologie per que
ste finalità comportano anche una maggiore domanda di lavoro qualificato. Innanzitutto, bisogna migliorare la qualità dell’orientamento scolastico per offrire una corretta percezione delle opportunità lavorative. La recente riforma dei percorsi di formazione tecnica professionale offre una grande possibilità di migliorare la qualità e la quantità della domanda e l’offerta di competenze.
Quali strategie di alternanza scuola-lavoro potrebbero essere implementate nel settore per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro? E quali incentivi e misure politiche potrebbero essere introdotti per dare certezze a imprese e lavoratori riguardo all’accesso ai servizi e alle opportunità di formazione e assunzione?
La carenza di percorsi di alternanza tra scuola e lavoro rispetto ai risultati conseguiti da altri Paesi europei ha conseguenze plurime sulla qualità dell’orientamento e delle percezioni lavorative dei giovani e nel basso tasso di occupazione degli under 25 anni.
Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, e dell’impatto sulle conoscenze e sui comportamenti delle persone generate da un complesso enorme di attori economici e della comunicazione, non ha alcun senso contrapporre la formazione umanistica a quella tecnico professionale.
Il primo obiettivo deve essere quello di costruire reti di dialogo e di orientamento che facilitino l’inserimento lavorativo post-scolastico e universitario dei giovani con l’ausilio di doti finanziarie per promuovere i progetti formativi personalizzati finalizzati all’inserimento lavorativo.
Sul numero 5_6/2026 della newsletter di Federalberghi si parla delle vacanze di Pasqua degli italiani, dei contributi per le staff house, della Nuova Sabatini 2026, della 76a Assemblea Federalberghi e di tanto altro ancora.
Il 10 marzo 2026, in occasione dell'incontro con l'Intergruppo parlamentare per la disabilità, Federalberghi ha presentato in Senato una rassegna di articoli pubblicati sulla rivista Turismo d'Italia sul tema del turismo accessibile e inclusivo.
Turismo d'Italia è l'organo di stampa ufficiale di Federalberghi.
La rivista, nata nel 1958, oltre a illustrare la posizione della federazione sugli argomenti di principale importanza per le imprese turistico ricettive, è ricca di articoli di design e di informazione tecnico professionale.