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2 July 2024
Presenze turistiche - dati definitivi Istat 2023

I dati definitivi Istat relativi al 2023 confermano una situazione in ripresa per i flussi turistici, tornati sopra i livelli pre-covid.

 

Infatti, le presenze totali, pari a 447,2 milioni sono in crescita del 2,4% rispetto al 2019.

 

Aumentano i flussi provenienti dall’estero che si sono attestati sui 234,2 milioni (+6,1% rispetto al 2019), mentre i flussi nazionali (213 milioni di presenze) non hanno ancora raggiunto i valori del 2019 (meno 1,4%).

 

Il recupero si mostra più lento nel comparto alberghiero: nonostante il forte incremento rispetto al 2022, le presenze negli alberghi nel 2023 sono state ancora inferiori rispetto ai livelli pre-pandemici (-2,0%), mentre l’extra-alberghiero risulta in crescita (+10,3%).



15 March 2024
Una Pasqua senza stress

Una Pasqua dalla dimensione prevalentemente familiare, la festa ideale per “ritrovarsi” fuori dal solito contesto e lasciare spazio al relax, a lunghe passeggiate, al ritorno al mare e alla scoperta delle bellezze delle città d’arte, senza allontanarsi troppo dalle regioni in cui si vive. E soprattutto, una vacanza da vivere principalmente in Italia.

Questa la scelta dei quasi 11 milioni di italiani che si sono messi in viaggio per le festività pasquali, secondo l’indagine realizzata da Tecnè per conto di Federalberghi. Il 92% del campione analizzato ha manifestato la preferenza per destinazioni italiane e solo l’8% ha invece deciso di recarsi all’estero, soprattutto nelle grandi capitali europee.

Il mezzo preferito dalla maggioranza dei viaggiatori per gli spostamenti è l’automobile, in parte perché considerato il più comodo per muoversi senza vincoli di orario, in parte anche per una questione di costi meno gravosi.

Commentando i risultati della ricerca, il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca ha evidenziato l’inclinazione principale che a suo avviso gli italiani hanno mostrato per queste festività.

Bocca ha definito quella del 2024 una Pasqua considerata da molte famiglie italiane un momento ideale per ritrovarsi all’insegna della sobrietà: il mare, le città d’arte, la montagna, i laghi e le terme del nostro Paese sono state le località più gettonate. Inoltre, si è evidenziato che tra gli italiani c’è ancora tanta voglia di Italia, a giudicare dal fatto che il 92% del campione ha deciso di rimanere entro i confini nazionali per il periodo di vacanza.

L’analisi del movimento turistico degli italiani in occasione della Pasqua va contestualizzata in rapporto al periodo dell’anno previsto in calendario. Si tratta, per così dire, di una “Pasqua bassa”, che invita ancora i viaggiatori a scegliere mete che, in altre circostanze, non sarebbero state prese in considerazione. “Trovandoci di fronte a una Pasqua bassa in questo 2024 -ha infatti affermato il presidente di Federalberghi- senza dubbio possiamo dire che la montagna ha conservato il suo appeal per gli appassionati di sci e di sport invernali. Si tratta di una buona opportunità in questo inizio di primavera, prima che si aprano le porte al caldo dell’estate”.

Nell’universo della ricettività, la performance delle festività pasquali viene presa in forte considerazione, poiché rappresenta in qualche modo una sorta di test in previsione della stagione estiva.

Pur considerando che le condizioni meteorologiche per una certa percentuale possono incidere fortemente nella scelta di una vacanza, è anche certo che si può intravedere un trend positivo prima dell’apertura della stagione alta.

“Per noi le festività pasquali rappresentano una prova generale in previsione della stagione estiva -ha dichiarato Bocca- con tutte le cautele del caso, possiamo considerare questa discreta performance come un buon viatico per l'estate 2024".

Interessante il dato della ricerca riferito alla modalità di prenotazione. La maggior parte degli italiani intervistati (il 73,7% del campione) ha prenotato con un anticipo di circa un mese, ma il resto lo ha fatto ancor più a ridosso della data di partenza. Inoltre, sembra che il post covid abbia lasciato il suo imprinting, indirizzando le scelte degli italiani soprattutto su località legate al turismo all’aria aperta, al verde, alla possibilità di stare in contatto con la natura. Molti hanno optato per passeggiate salutari e corroboranti per una pausa di relax. Ma anche l’aspetto legato all’enogastronomia ha avuto un certo peso nell’indirizzo vacanziero degli italiani: gli eventi legati al tema del buon mangiare e del buon bere, magari in luoghi meno noti che via via entrano a far parte del patrimonio di conoscenze sul territorio, sono stati indicativi per le nuove tendenze di chi ama viaggiare nei periodi delle più importanti festività.

 

I RISULTATI PRINCIPALI DELL’INDAGINE

L’indagine è stata effettuata da Tecnè Srl nel periodo compreso tra il 18 e il 21 marzo, intervistando con il sistema mixed mode di cui c.a.t.i. (60%), c.a.m.i. (6%) e c.a.w.i. (34%) un campione di 5.022 italiani maggiorenni. Campione probabilistico, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, stratificato per regione e classe di ampiezza demografica dei Comuni. Verbali di controllo: classe d’età, titolo di studio, occupazione.

Destinazioni preferite - Il 92% degli intervistati è rimasto in Italia, mentre l’8% ha scelto una località estera. Le mete preferite per i viaggiatori in Italia sono state il mare (32,5%), le località d'arte (28,9%), la montagna (21,8%) e, a seguire, i laghi (3,4%) e le località termali (2,5%). Per coloro che invece si sono recati all’estero, vincono le grandi capitali europee (74,4%), seguite dal viaggio in crociera (10,2%) e dalle località marine (6,3%).

La spesa media - La vacanza ha avuto una durata media di 3,6 notti e la spesa media pro capite sostenuta (comprensiva di trasporto, alloggio, cibo e divertimenti), è stata pari a 371 euro.

Il giro d’affari - Il turismo si conferma un driver eccezionale per l’economia del territorio, creando un giro di affari di 3,9 miliardi di euro. Il risultato poteva essere migliore se non fosse stato per l’aumento del costo della vita che sta caratterizzando questo periodo. Infatti, quasi la metà dei vacanzieri (44,1%) ha deciso di ridurre la spesa per questa vacanza proprio a causa di tale cambiamento. La gran parte della spesa dei viaggiatori è stata destinata ai pasti (29,9%) e all’alloggio (23,0%). Il viaggio ha assorbito il 22,6% del budget, mentre allo shopping è stato destinato il 10,6%.

La prenotazione - La vacanza è stata prenotata a ridosso della data di partenza: il 73,7% lo ha fatto al massimo un mese prima.

I motivi - La motivazione principale del- la vacanza pasquale è stato il riposo e il relax (57,8%), seguito dal divertimento (35,9%). Il 22,4% degli italiani ha approfittato di questa occasione per raggiungere la propria famiglia. Altri motivi che hanno orientato la scelta della vacanza sono gli interessi enogastronomici (13,3%) e per visitare un posto nuovo (12,6%).

Le attività - Durante questi giorni, le attività principali hanno interessato le passeggiate (70,9%), le escursioni e le gite (39,6%), la partecipazione a eventi enogastronomici (31,9%) e a eventi tradizionali (27,7%).

Gli spostamenti - Il 68,5% dei vacanzieri ha utilizzato la propria auto per recarsi sul luogo della vacanza. Il 21,9% ha viaggiato in aereo e il 5,3% in treno. La comodità ha prevalso nella scelta del mezzo (63,6%).

I motivi di non vacanza - Tra gli individui intervistati che non sono andati in vacanza, il 50,2%ha rivelato di non partire per motivi economici; il 18,4% per motivi familiari e un altro 13,1% perché intende organizzare un viaggio in altro periodo.



15 March 2024
La neve regge

Hanno prenotato con un anticipo di almeno un mese e scelto principalmente il soggiorno in hotel; si sono dedicati allo sci e in generale ad attività sportive, a passeggiate e a esperienze legate a eventi enogastronomici; pronti a rinunciare a località troppo care per via della minore capacità di spesa, ma non alla possibilità di fare un soggiorno in montagna, magari aggiustando il tiro per evitare di sforare con il budget; hanno preferito le destinazioni del Nord Italia soprattutto per la settimana bianca, e per lo sci nel weekend le località montane del Centro Sud hanno recuperato, nonostante siano state penalizzate dalle scarse nevicate sull’Appennino. Ma soprattutto, solo il 4,5% ha scelto di recarsi all’estero.

 

Questa la fotografia del movimento turistico degli italiani in occasione delle vacanze sulla neve, secondo il rapporto realizzato da Tecnè per conto di Federalberghi.

 

Tra coloro che hanno dedicato alla propria vacanza un’intera settimana (6,5 milioni) e quelli che invece hanno deciso di sciare solo nel weekend (2,4 milioni), è certo che l’appuntamento con la neve per gli italiani non è andato deserto.

 

“Per noi è una bella conferma che è arrivata a ridosso della Pasqua. Abbiamo avuto momenti di difficoltà temendo che il turismo invernale potesse essere penalizzato in termini di performance dalle scarse nevicate. La diretta conseguenza è evidente soprattutto per quel che riguarda l’Appennino. Anche se attualmente le cime sono ben innevate e lo scenario potrebbe cambiare. Di certo, siamo sempre più contenti del fatto che i nostri concittadini continuano a prediligere mete italiane nel progettare il proprio viaggio”. Cosi, ha commentato la ricerca di Tecnè il Presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. “La soluzione in hotel resta la favorita nel periodo delle settimane bianche, una bella boccata di ossigeno per le nostre imprese – ha proseguito Bocca – tutto questo è di ottimo auspicio. Ciò che gioca contro la prospettiva di vacanza, di qualsiasi periodo si voglia parlare, è purtroppo l’impatto della minore capacità di spesa. Secondo la nostra indagine, sette italiani su dieci hanno dovuto fare i conti con i rincari, orientando diversamente le proprie scelte. E per noi questa non potrà mai essere una buona notizia”.

 

I RISULTATI PRINCIPALI DELL’INDAGINE

 

L’indagine è stata effettuata da Tecnè Srl nel periodo compreso tra il 27 febbraio e il 2 marzo, intervistando con il sistema mixed mode, di cui c.a.t.i. (61%), c.a.m.i. (8%) e c.a.w.i. (31%), un campione di 4.520 italiani maggiorenni. Campione probabilistico, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia, stratificato per regione e classe di ampiezza demografica dei comuni. Variabili di controllo: classe d’età, titolo di studio e occupazione.

Sono 8,9 milioni gli italiani che hanno trascorso una vacanza sulla neve tra gennaio e marzo 2024. Di questi, 6,5 milio- ni hanno effettuato la classica settimana bianca, mentre circa 2,4 milioni hanno scelto di concentrare le proprie vacanze nei weekend.

Il giro di affari complessivo è stato pari a 6,1 miliardi di euro: di questi, 4,3 miliardi sono relativi alle settimane bianche.

 

LE SETTIMANE BIANCHE

 

Le destinazioni preferite - Il 95,5% degli intervistati ha scelto di trascorrere la settimana bianca in Italia e il restante 4,5% all’estero. In particolare, tra chi non ha varcato i confini nazionali, il 72,6% si è recato nelle regioni settentrionali e solo il 22,9% in quelle centro-meridionali, anche a causa delle scarse nevicate sull’Appennino, che hanno influito negativamente sulla domanda.

La spesa media - La spesa pro-capite sostenuta per la settimana bianca, comprensiva di tutte le voci (trasporto, alloggio, cibo, impianti, corsi di sci e divertimenti) è stata pari a 670 euro per persona. La prima voce di spesa è quella per i pasti (29,8%), seguita dal pernottamento (28,4%) e dal viaggio (19,6%).

L’alloggio - Al momento di scegliere l’alloggio per la settimana bianca, gli italiani hanno confermato la predilezione per l’albergo (26,8%), seguito dai bed & breakfast (23,3%). Seguono casa di parenti e amici (16,1%) e il rifugio alpino (13,0%).

Quando si prenota - La maggioranza delle prenotazioni è fatta con largo anticipo: il 41,2% un mese prima, l’8,1% un mese e mezzo prima, il 10,6% due mesi prima e tra tre e quattro mesi prima il 4,5%.

La scelta della località e le attività - I criteri che guidano la scelta della località sono la sua bellezza naturale (73,4%) e le caratteristiche che la rendono ideale per divertirsi (22,9%). Le principali attività svolte durante questo periodo di vacanza sono relax (65,1%), passeggiate (63,8%) e partecipazione a eventi enogastronomici (59,1%).

No solo settimana bianca - Dei 6,5 milioni di italiani che hanno trascorso una settimana bianca, 700mila si sono concessi, anche, almeno un weekend sulla neve.

 

 

I WEEKEND SULLA NEVE

 

Le destinazioni preferite - Chi ha scelto, invece, i weekend sulla neve, è rimasto all'interno dei confini nazionali. In particolare, il 38,6% nelle regioni centro-meridionali e il 61,4% in quelle settentrionali.

La spesa media - La spesa pro-capite sostenuta per i weekend sulla neve, comprensiva di tutte le voci (trasporto, alloggio, cibo, impianti, corsi di sci e divertimenti) è stata pari a 257 euro per persona, ripartiti per i pasti il 26,5%, per il pernottamento 21,7%, per le spese di viaggio il 17,3% e per lo shopping 6,8%.

L’alloggio - Quello preferito in questo caso è la casa di parenti e amici (40,0%), seguita dai bed & breakfast (38,3%), dal rifugio alpino (6,7%) e dall’albergo (6,4%).

Quando si prenota - Qui gli italiani prenotano a ridosso della vacanza: il 41,3% tre settimane prima e il 41,4% quindici giorni prima.

La scelta della località- Tra i criteri che guidano la scelta, oltre alla sua facilità di raggiungimento (67,2%) troviamo le bellezze naturali che offre (52,6%).

L’aumento dei prezzi - Il 60% dei vacanzieri del fine settimana che sono stati condizionati dall'inflazione sulle scelte per la vacanza, ha rinunciato alla settimana bianca a causa dell’aumento dei prezzi.

I motivi di non vacanza - Tra gli intervistati che non sono andati in vacanza, il 59,7% ha rivelato di non partire per motivi economici, il 18,1% per l’aumento dei prezzi e un altro 14,8% per motivi familiari.

Visto le condizioni meteo che hanno portato copiose nevicate nei giorni successivi alle interviste e il ridotto scarto temporale tra la prenotazione e la vacanza nel weekend, il numero di vacanzieri sulla neve potrebbe essere più numeroso.



15 March 2024
Il turismo acceleratore per la ripresa

Secondo un Focus realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, il turismo è tra i grandi acceleratori della ripresa italiana post-Covid e ha continuato a crescere nel corso del 2023, restando centrale per l’economia del nostro Paese.

 

L’Italia si conferma tra le Top 10 Destinations mondiali per l'afflusso di visitatori, grazie anche al ritorno dei turisti a lungo raggio: il grado di internazionalizzazione delle presenze è salito al 51,6% nel 2023, superando il 50,5% del 2019, anno che si era distinto per l'afflusso record di turisti non residenti.

 

 

Le previsioni 2024 restano positive per il settore, che potrà andare incontro a un consolidamento dei risultati di fattura- to brillanti conseguiti nell’ultimo biennio, sebbene all’interno di un contesto macroeconomico di crescita globale modesta, dovuto principalmente alle economie avanzate.

 

Gli investimenti restano fondamentali per preservare la competitività, così come la digitalizzazione, volta a intercettare turisti sempre più connessi, che richiedono servizi avanzati: l’utilizzo di strumenti di data analitycs e d'intelligenza artificiale potrebbe per esempio favorire l’analisi dei comportamenti di consumo, consentendo di cogliere opportunità emergenti come il neverending tourism (che punta a estendere l’esperienza turistica nel tempo e nello spazio) e l’holiday working (che consente agli smart worker di poter lavorare da una località diversa da quella in cui vivono abitualmente).

 

Inoltre, lo sviluppo del turismo sostenibile s’impone come esigenza fondamentale per la crescita economica inclusiva e rivolta alle comunità locali: attraverso l’Agenda 2030, l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) sottolinea come questo settore possa contribuire, direttamente e indirettamente, al raggiungimento di tutti i 17 obiettivi stilati, se gestito in modo sostenibile e praticato in modo responsabile.



15 March 2024
Il lavoro nel turismo

I dati occupazionali nel nostro settore, dal 2019 a oggi, hanno subìto diverse oscillazioni, che variano a seconda dei comparti

 

Tutti sanno che il 2019 è stato per il turismo italiano l’anno dei record: mai così tanti pernottamenti nella nostra penisola. Ma forse non tutti sanno che l’anno precedente a quello della pandemia è stato anche quello in cui ci sono stati più lavoratori nel settore turistico (compresi gli esercizi ricettivi, i pubblici esercizi, l’intermediazione, gli stabilimenti termali e i parchi divertimento).

 

Nel 2019, infatti, gli occupati nel turismo sono stati in media 1.300.512, con un aumento rispetto al 2018 del 4,7%. Con la pandemia, purtroppo, si è ben presto invertita la rotta, ma il 2022 (ultimo anno per cui sono al momento disponibili i dati sul lavoro dipendente dell’Inps) ha visto quasi raggiungere quel valore.

“Quasi”, perché nel 2022 sono stati impiegati nel turismo in media 1.289.718 lavoratori in 197.792 aziende. Siamo, quindi, ancora distanti del -0,8% dal 2019. Ma chi sono questi lavoratori? Ebbene, il turismo dà lavoro a quelle categorie solitamente ritenute più svantaggiate: giovani (quasi il 60% dei dipendenti ha meno di 40 anni, che si traduce in un’età media di 37 anni), donne (52%) e stranieri (26%). Per quanto riguarda, invece, le tipologie contrattuali, la stragrande maggioranza dei dipendenti di aziende del settore turismo in Italia ha la qualifica di operaio (83,2%). Gli impiegati rappresentano il 9,4% dei lavoratori, mentre gli apprendisti sono pari al 6,9% del totale. Infine, dirigenti e quadri rappresentano, insieme, lo 0,5% del totale.

 

 

Per quanto riguarda l’orario di lavoro, il 52,1% dei dipendenti ha un contratto di lavoro a tempo parziale.

Oltre la metà dei lavoratori (55%) ha un contratto a tempo indeterminato. I contratti a tempo determinato stipulati per ragioni di stagionalità rappresentano il 17,7% del totale, mentre quelli non stagionali sono il 26,6%. La forte percentuale di contratti a tempo determinato, stagionali o meno, risiede nella natura stessa del mercato turistico: ha un andamento della domanda che varia nel corso dell’anno con dei picchi che sono diversi da destinazione a destinazione. La diretta conseguenza è che anche la richiesta di lavoro non sarà costante nei diversi mesi dell’anno, ma seguirà la domanda turistica. Infatti, i valori massimi e minimi di occupazione si trovano a luglio e febbraio, con rispettivamente 1.572.591 e 1.032.152 dipendenti. Proprio per questo motivo, quando si quantificano i dipendenti di questo settore si parla di medie.

Oltretutto la pandemia ha accentuato la stagionalità e creato una forte disparità. Prendendo come esempio gli esercizi ricettivi, se nel 2019 la differenza tra valore di occupazione minimo e massimo era del 203%, nel 2020 è diventato del 450%, per poi calare leggermente al 396% nel 2021. Nel 2022 questo valore si è attestato sul 236%. Le categorie di lavoratori che ne risentono maggiormente sono apprendisti e operai, mentre tra gli impiegati la stagionalità dell’occupazione è altrettanto presente ma risulta diluita su un più ampio arco temporale.

 

Passando poi ad analizzare i singoli comparti, il 76,5% dell’occupazione dipendente media annua nel settore turismo in Italia è concentrata nel comparto dei pubblici esercizi. I servizi ricettivi occupano il 20,8% dei dipendenti. Contenuto è il contributo dell’intermediazione (2%), degli stabilimenti termali (0,5%) e dei parchi divertimento (0,1%).

 

Se guardiamo invece alla dimensione delle aziende, a fronte di una media settoriale di 6,5 dipendenti per azienda, il comparto con il valore maggiore è quello degli stabilimenti termali (28,2 dipendenti per azienda), seguito dai servizi ricettivi (9,7), dai parchi divertimento (8,1), dai pubblici esercizi (5,9) e dall’intermediazione (5,4). Anche nella dimensione media possiamo vedere gli effetti della stagionalità: l’irrobustimento della base occupazionale nei mesi estivi e del numero delle aziende operative, porta la dimensione media a 7,2 dipendenti per azienda a giugno e luglio (picco massimo), mentre il valore minimo (5,7) si registra a febbraio.