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Il barometro del Turismo. Analisi dei dati provvisori ISTAT del 2025
Il barometro del Turismo. Analisi dei dati provvisori dell’ISTAT per il 2025
di Anna Chiara Olini
Secondo le rilevazioni provvisorie dell’ISTAT, nel 2025 ci sono state 476,9 milioni di presenze, con un aumento del 2,3% rispetto al 2024. Tale variazione costituisce la risultante di una stabilità (0,0%) dei turisti italiani e di un incremento del 4,3% di quelli stranieri.
Nel complesso, i dati provvisori evidenziano una prevalenza delle presenze dei turisti stranieri, che rappresentano il 55,5% del totale delle presenze.
Allo stesso tempo, gli arrivi sono stati 138,4 milioni, in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente (-0,9%). Quanto alla provenienza, gli arrivi degli stranieri sono aumentati dell’1,4%, mentre quelli dei connazionali sono diminuiti del 3,5%.
La combinazione tra l’aumento delle presenze e la diminuzione degli arrivi ha portato a un leggero allungamento della permanenza media, passata da 3,3 a 3,4 giorni (3,5 giorni per gli stranieri e 3,3 per gli italiani).
Andando a vedere cos’è successo nei diversi comparti, nel 2025 negli esercizi alberghieri ci sono stati 288 milioni di pernottamenti (l’1,4% in più rispetto al 2024) e invece l’extralberghiero è aumentato del 3,6% che, in termini assoluti, equivale a oltre 6,5 milioni di pernottamenti aggiuntivi.
Non si tratta solo di un cambio di preferenze nella scelta dell’alloggio. A cambiare, nel 2025, è stata la legislazione: è stato introdotto il codice identificativo nazionale (CIN) per le strutture ricettive e questo ha favorito l’emersione di attività che prima operavano nell’ombra.
Stiamo parlando, quindi, non di nuovi strabilianti risultati, ma del conteggio di ciò che c’era anche prima. Basti pensare che già nel “Quattordicesimo rapporto sul turismo italiano” venivano stimate, per il 2003, oltre 729 milioni di presenze in case di proprietà e in affitto, che si andavano ad aggiungere alle 344,4 milioni nelle strutture ufficiali.
Andando ancora più indietro nel tempo, se si analizzano le statistiche Istat sulle presenze extralberghiere si vede che, tra il 1986 e il 1987, queste sono diminuite di 99 milioni, tra l’altro quasi tutte tra gli italiani (86,7 milioni). Non si tratta di un’annata particolarmente negativa, ma di un semplice e netto taglio nelle strutture censite dall’Istituto Nazionale di Statistica: dal 1987, dalla voce di struttura extralberghiera “alloggi in affitto” vengono esclusi gli “alloggi privati in affitto non iscritti al Rec” (Registro degli esercenti il commercio), ossia non gestiti in forma imprenditoriale. Ciò non vuol dire che il fenomeno sia scomparso, ma che semplicemente non è stato più rilevato.
Dal 1987 a oggi la storia è la stessa: ciò che è cambiato è stata la riemersione di un fenomeno apparentemente sparito da tutti i radar e che il CIN ha permesso di ricominciare a rilevare.
Hospitality Cyber Security
Hospitality Cyber Security
di Laura Coppola
Federalberghi Penisola Sorrentina, in collaborazione con Meginet, ha organizzato il secondo corso di sensibilizzazione “Hospitality Cyber Security”. Un appuntamento che ha richiamato albergatori, direttori d’hotel, manager e responsabili IT del territorio, confermando quanto la sicurezza informatica sia ormai una priorità strategica per il comparto turistico-ricettivo.
L’iniziativa s’inserisce in un momento particolarmente significativo per il territorio: proprio a Sorrento è stato aperto il primo Security Operation Center dedicato esclusivamente al mondo dell’hospitality, realizzato in convenzione con l’associazione. Un presidio innovativo che offrirà monitoraggio continuo, rilevamento avanzato delle minacce e risposta agli incidenti, con soluzioni modellate sulle specificità operative di hotel e resort.
“Il successo di questa strategia – commenta Costanzo Iaccarino, presidente di Federalberghi Penisola Sorrentina – è testimoniato dal cambiamento delle persone: più attenzione, più responsabilità, più capacità di riconoscere situazioni a rischio. Le simulazioni di phishing e i test pratici hanno reso la formazione immediatamente applicabile nella quotidianità delle strutture ricettive. Un passo decisivo verso un ecosistema turistico più sicuro e resiliente, in cui la tutela dei dati e la continuità operativa diventano elementi centrali della qualità dell’accoglienza.”
Nell’aprire i lavori, Iaccarino ha sottolineato come “oggi la sicurezza digitale sia parte integrante della qualità del servizio: proteggere i dati dei clienti significa tutelare la loro fiducia”. Un concetto ribadito più volte nel corso dell’evento: “La tecnologia, da sola, non basta se non è accompagnata da una solida cultura della sicurezza condivisa da tutto il personale”.
I relatori hanno evidenziato come il settore dell’ospitalità, sempre più digitalizzato – tra gestionali, piattaforme di prenotazione, pagamenti elettronici e reti Wi-Fi per gli ospiti – sia diventato un obiettivo sensibile per gli attacchi informatici.
Da qui la necessità di strumenti operativi adeguati e monitoraggio costante.
Il coordinamento scientifico è stato affidato a Vittorio Acampora, professionista con oltre quarant’anni di esperienza nel settore ICT e autore del volume “Framework AEIOU for IT Hospitality”, che propone un modello operativo per la gestione sicura delle reti nel settore alberghiero, in linea con gli standard ISO/IEC 27001:2022, il GDPR e la direttiva NIS2.
Accanto ad Acampora sono intervenuti Irina Artioli, Verando Zappi, Andrea Corbino e Giuliano De Luca, approfondendo scenari di rischio, buone pratiche e casi concreti legati alla protezione dei dati e delle infrastrutture digitali.
Ospitalità 4.0, la piattaforma EULEP per gli hotel del futuro
Ospitalità 4.0: la piattaforma EULEP per gli hotel del futuro
Dall’intelligenza artificiale, passando per la realtà virtuale e l’innovazione sociale: una nuova piattaforma europea di formazione continua supporta imprenditori e staff nella trasformazione dell’offerta e nell’attenzione all’ospite
di Marco Damiano
L’European Learning Experience Platform (EULEP) è un progetto Erasmus+ che ha coinvolto oltre 500 imprese europee per progettare percorsi formativi innovativi su intelligenza artificiale, realtà virtuale e innovazione sociale, con un’attenzione specifica al turismo. Unioncamere ha guidato in Italia un lavoro di ascolto strutturato (focus group con imprenditori, esperti, formazione) per capire di quali competenze “nuove” hanno davvero bisogno le strutture ricettive e la loro filiera.
Cosa chiedono le imprese alberghiere
Dai focus group dedicati al turismo emerge una domanda molto chiara: usare il digitale non come fine a sé stesso, ma come strumento utile a migliorare il rapporto con l’ospite, ottimizzare i processi e sviluppare nuovi servizi. Le esperienze raccolte mostrano che l’IA è già impiegata in alcuni gruppi alberghieri per gestire il customer journey, personalizzare l’offerta e supportare il personale, ma che le strutture medio-piccole hanno bisogno di formazione mirata e casi d’uso semplici, “pronti all’uso”.
I tre moduli formativi per il turismo
Sulla base di queste esigenze, Unioncamere ha sviluppato, con la preziosa collaborazione di Federalberghi, tre moduli e-learning dedicati al turismo, oggi disponibili sulla piattaforma EULEP: uno sull’uso dell’intelligenza artificiale per l’innovazione dei servizi turistici; uno sull’impiego della realtà virtuale per arricchire l’esperienza del cliente e il marketing; uno sull’innovazione sociale per rendere l’impresa più inclusiva, sostenibile e radicata nel territorio. I percorsi sono brevi, flessibili e pensati per chi lavora: permettono a imprenditori, manager e staff di aggiornarsi in modo modulare, con esempi tratti da contesti alberghieri reali.
Il ruolo di Federalberghi e i benefici per le strutture
Federalberghi ha collaborato alla diffusione dei risultati e alla sperimentazione dei contenuti, contribuendo a portare nel progetto il punto di vista delle imprese alberghiere italiane. Per il settore del turismo, EULEP rappresenta un’opportunità concreta di formazione continua a costo zero, utile per rafforzare competenze digitali e innovative senza allontanare le persone dall’operatività.
Una piattaforma aperta per la formazione continua
La piattaforma EULEP (https://elearning.eurochambres.eu/) consente a imprese e lavoratori di costruire percorsi personalizzati, combinando moduli su IA, VR e innovazione sociale con altri contenuti sviluppati dai partner europei. Per gli alberghi significa poter integrare la formazione sulle tecnologie emergenti nei piani di sviluppo del personale, supportando nel tempo la competitività delle imprese e la qualità dell’ospitalità italiana.
Dal prossimo mese di gennaio, i moduli e-learning EULEP sul turismo saranno fruibili sulla piattaforma ufficiale di progetto, inviando una richiesta di accesso al Team Unioncamere (progettoeulep@unioncamere.it).
Un Tavolo nazionale per l’istruzione turistica
Un Tavolo nazionale per l’istruzione turistica
di Andrea Serra
Per un settore labour intensive come quello del turismo, le risorse umane rappresentano il più importante tra i fattori di produzione dell’attività imprenditoriale turistica.
Per questo, il rapporto con il sistema dell’istruzione rappresenta un asset strategico per il settore che, per garantire competitività e innovazione, deve poter contare su un flusso di candidature adeguato e qualificato, che il sistema dell’istruzione professionale alberghiera e gli ITS Academy possono garantire, soprattutto in un periodo di difficoltà a reperire manodopera qualificata.
Per tali motivi, Federalberghi, la Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri (Re.Na.I.A.), FIPE e Unioncamere hanno dato vita al “Tavolo nazionale sull’istruzione turistica”, una sede stabile di confronto per realizzare attività di incontro tra aziende e scuole.
Da ultimo ha aderito al Tavolo anche la Rete degli ITS Academy del Turismo, una presenza importante poiché completa quella che definiamo la “filiera dell’istruzione turistica”. Ai lavori partecipano attivamente anche i giovani albergatori di Federalberghi e i giovani imprenditori di FIPE.
Sebbene il Tavolo rafforzi il confronto e il dialogo già da tempo esistente tra i soggetti promotori, la vera novità – che introduce un indispensabile innesto sul pilastro nazionale – è la decisione di dotare ogni territorio del proprio “Tavolo sull’istruzione turistica” (regionale e/o provinciale) per facilitare, ancor di più, il raccordo tra aziende e scuole in una logica di “prossimità”.
L’obiettivo è quello di far interloquire più efficacemente, in maniera strutturata e organica il mondo dell’istruzione turistica con le Federazioni e con il mondo Camerale e di farlo non più solo a livello nazionale, ma anche territoriale.
A tal fine, i Tavoli territoriali potranno coinvolgere: gli Istituti professionali per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, prioritariamente quelli aderenti a Re.Na.I.A., ma anche quelli non aderenti alla Rete; gli Istituti tecnici per il turismo; gli ITS Academy del Turismo; le Camere di Commercio; gli Uffici Scolastici Regionali; e, infine, tutti i soggetti che si riterranno utili, quali ad esempio gli Enti bilaterali, le amministratori locali, ecc.
I Tavoli potranno realizzare tutte le iniziative ritenute utili a livello territoriale, anche attingendo dagli impegni che le Federazioni di riferimento, Re.Na.I.A., gli ITS del Turismo e Unioncamere hanno assunto con i rispettivi Protocolli nazionali.
A titolo orientativo, le iniziative utili potranno essere le seguenti:
- l’orientamento, per promuovere la scelta delle scuole alberghiere già a partire dalle scuole secondarie di primo grado; e ai diplomandi, per proporre gli studi presso gli ITS Academy del Turismo;
- la didattica, affinché gli imprenditori possano “insegnare” nelle scuole in qualità di esperti del mondo del lavoro, magari negli ambiti disciplinari non coperti dalla scuola. A corredo di tale attività è prevista la possibilità che i rappresentanti delle Federazioni imprenditoriali locali possano entrare nei Comitati tecnico-scientifici di scuole e ITS, ossia laddove viene decisa l’offerta formativa per gli studenti;
- la Formazione scuola-lavoro (ex PCTO), al fine di promuovere la diffusione delle intese tra scuola e singolo albergo per ospitare gli studenti nei percorsi di alternanza o anche per stage;
- promuovere il sistema di certificazione delle competenze acquisite dagli studenti a seguito dei percorsi di Formazione scuola-lavoro, attraverso il sistema
realizzato con Unioncamere;
- facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro con apposite giornate dedicate al “recruitment”.
Il primo Tavolo a essersi costituito è stato quello della Liguria, in una bella e partecipata iniziativa svoltasi al Palazzo della Borsa di Genova il 23 febbraio 2026.
Al convegno, intitolato “Dalla scuola al lavoro: promuoviamo la filiera dell’istruzione turistica”, erano presenti oltre 200 persone in rappresentanza delle organizzazioni aderenti al Tavolo, nonché le scolaresche degli istituti professionali e dell’ITS della Regione.
Sulla positiva scia tracciata in Liguria, sono da segnalare gli appuntamenti istitutivi dei Tavoli delle seguenti Regioni: Toscana, con un’iniziativa all’interno della Fiera Didacta, svoltasi il 12 marzo a Firenze; per la Sicilia, oltre quella svoltasi il 25 marzo a Palermo, ve ne sarà in programma un’altra il prossimo 26 maggio a Siracusa.
Sono in fase di programmazione anche iniziative per i Tavoli di Emilia-Romagna, Marche, Veneto, Piemonte e Campania.
La sfida della parità
La sfida della parità
La certificazione della parità di genere nella propria azienda può essere un potente driver per promuovere processi organizzativi sostenibili e resilienti
Le aziende sono attori sociali complessi, la cui influenza travalica i confini dell’organizzazione interna per estendersi al tessuto territoriale e sociale in cui operano.
Ogni scelta strategica e ogni politica adottata contribuisce alla creazione di uno “spazio condiviso”, che suggerisce una gestione responsabile ed eticamente orientata verso il futuro, anche con riferimento alle scelte di genere.
Questo nuovo percorso, nel suo svolgimento, intreccia una serie di fattori, quali i cambiamenti culturali e sociali nel mercato del lavoro, i processi e i metodi di gestione delle nuove tecnologie e la consapevolezza che l’etica aziendale non è neutrale rispetto al genere, tutti necessari per una trasformazione nella gestione delle policy aziendali.
Le strategie radicate nei valori della sostenibilità e resilienza, enucleati nei loro numerosi aspetti e nella cultura aziendale, diventano così elementi fondanti di un nuovo modello di sviluppo in vista delle future strategie di finanziamento delle imprese, che modificheranno i sistemi di richiesta di informazione e gestione da parte di banche e di investitori.
Si tratta di sfide che possono tradursi in elementi di performance per l’azienda e rafforzare la sua capacità competitiva.
In questo quadro, la certificazione della parità di genere, introdotta con la Legge 5 novembre 2021 n. 162 e regolata secondo la prassi di riferimento UNI 125:2022, s’inserisce come strumento cardine per orientare l’impresa verso una trasformazione profonda e strutturata, necessaria per tracciare un cambiamento sistemico nelle organizzazioni e per generare quella crescita economica di cui il nostro
Paese ha bisogno.
La sua struttura si articola in due parti: una prima identifica i requisiti normativi e le politiche attraverso l’elaborazione di piani strategici; una seconda che comprende la valutazione dei dati statistici raccolti in sei aree attinenti alle differenti variabili che possono contraddistinguere un’organizzazione, ossia: Cultura e strategia, Governance, Processi HR, Opportunità di crescita in azienda neutrali per genere, Equità remunerativa di genere, Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.
Per attivare policy efficaci, la prassi di riferimento prevede una serie di indicatori percorribili, pertinenti, confrontabili e misurabili, in grado di rappresentare le suddette aree di valutazione con un metodo di natura qualitativa e quantitativa, identificando strumenti e meccanismi aziendali che traducano gli indici in risultati desiderati.
A ciò si aggiunga che il nuovo corso di agevolazioni finanziarie previsto dagli investitori, in ordine a richieste di reporting, è in linea con le previsioni della certificazione di parità, che traduce i suoi indicatori numerici in facilitazioni all’accesso al credito, all’ottenimento di un punteggio premiale nelle gare d’appalto e, non ultimo, ai vantaggi reputazionali che oggi rappresentano un asset strategico essenziale.
Quest’ultimo aspetto, unito all’importanza di un mix di genere più omogeneo nella composizione della forza lavoro interna alle aziende, permette a una società di capire e attrarre la popolazione diversificata, potenzialmente cliente e può determinare l’apertura a nuovi mercati, tenendo altresì conto che le donne solitamente sono la componente che maggiormente influenza le scelte/acquisti in quanto parte determinante dei consumatori.
La certificazione di parità, dunque, è uno strumento con una considerevole forza trainante e ciò, del resto, è ravvisabile nei numeri delle organizzazioni che l’hanno adottata (a oggi oltre 8.900), e che hanno comportato una fiducia nello strumento che va oltre i vantaggi previsti dalla legge stessa, influendo, come effetto indotto, sulla riorganizzazione aziendale rendendola virtuosa.
Tale forza non è da attribuire, come detto, ai soli benefici normati, ma ai molti effetti competitivi, quali sviluppo e produzione, riduzione di polizze assicurative e di fideiussione, accesso al credito, oltre agli sgravi contributivi e alle gare d’appalto.
Le aziende certificate possono, infatti, avvalersi di un esonero dal versamento dei contributi previdenziali dei lavoratori – nella misura dell’1% e nel limite massimo di 50mila euro annui – previsto dall’articolo 5, comma 2 della Legge n. 162 del 2021.
Lo stesso articolo 5 prevede, inoltre, un punteggio premiale per la valutazione di progetti ai fini della concessione di aiuti di Stato a cofinanziamento degli investimenti sostenuti, da parte di autorità titolari di fondi europei nazionali e regionali.
Anche il nuovo Codice Appalti riconosce la Certificazione della parità di genere come elemento premiale nella valutazione delle offerte, incidendo sull’attribuzione dei punteggi e sulle garanzie richieste per la partecipazione alle procedure di gara. Pur non configurandosi come requisito di ammissione, la certificazione contribuisce a orientare le scelte delle stazioni appaltanti, rafforzando la qualità dell’offerta tecnica e la competitività delle imprese.
In questo senso, la parità di genere si configura sempre più come una leva trasversale delle politiche pubbliche, industriali e finanziarie, in linea con i principi ESG e con gli obiettivi di sviluppo sostenibile. L’integrazione sistematica delle politiche di genere nei modelli organizzativi consente alle imprese di rafforzare la propria capacità di governo dei rischi, di migliorare la qualità dei processi decisionali e di generare valore nel medio-lungo periodo.
È un percorso complesso che richiede pluralità di competenze e passione per le sfide da affrontare, nella consapevolezza che le politiche di genere, e la partecipazione femminile al mercato del lavoro, non devono essere considerate solo come fonte di sostentamento e di benessere familiare, ma come fattore di crescita per l’intero Paese.
di Brunella Caiazza*
* Auditor UNI PdR 125:2022
e consulente per la certificazione
di parità di genere
Quartu S. Elena adotta la carta etica del Turismo
Nella Sala dell’Affresco dell’ex Convento dei Cappuccini, la città di Quartu Sant’Elena ha firmato il protocollo d’intesa per l’adozione della Carta etica del Turismo, con la quale l’amministrazione comunale ribadisce il suo impegno contro ogni forma di discriminazione, promuovendo un modello di ospitalità fondato sulla parità, il rispetto e l’inclusione totale. Il documento è un patto operativo tra istituzioni e operatori privati.
L’atto ufficiale ha visto l’adesione del sindaco Graziano Milia e del professor Massimo Arcangeli, accademico e fondatore del movimento Omofobi del mio Stivale.
Al loro fianco, a testimoniare la compattezza del settore ricettivo, hanno siglato l’accordo Fausto Mura, presidente di Federalberghi sud Sardegna e Maurizio Battelli, presidente dell’associazione Extra.
Per Graziano Milia, “l’adozione della Carta è la naturale prosecuzione di un lavoro iniziato anni fa. Questo è un altro passo avanti per rendere Quartu una città sempre più vivibile e più accogliente. Collaborare con il professor Arcangeli ci permette di sottolineare l’importanza dell’inclusione, intesa come rispetto di tutte le sensibilità e di tutti i modi di essere”. Il sindaco ha poi evidenziato come l’iniziativa si inserisca perfettamente nelle politiche turistiche della città: “Non vogliamo limitarci alla quantità dei flussi, ma puntiamo alla qualità. Combattere l’esclusione e l’emarginazione è un valore aggiunto che dimostra concretamente la nostra idea di turismo, dove i diritti delle persone restano la priorità assoluta”.
Il professor Massimo Arcangeli ha ricordato come Quartu sia stata “pioniera a livello nazionale già nella firma della Carta Etica generale e come questo nuovo documento specifico per il turismo sia un tassello necessario per affrontare le sfide della globalizzazione. Chi lavora nel settore deve avere la sensibilità giusta per accogliere persone che possono essere molto distanti da noi per percezione culturale o provenienza geografica. Sensibilizzare i gestori significa sviluppare modalità di accoglienza migliori anche attraverso piccoli gesti quotidiani”.
L’intesa, inoltre, si integra perfettamente nel Piano strategico per il turismo recentemente approvato. Quartu intende sviluppare un’offerta turistica diversificata che spazi dal patrimonio naturale e ambientale a quello agroalimentare e culturale.
Roma solidale, anche Federalberghi nel protocollo per il recupero delle eccedenze alimentari
Lunedì 23 marzo , presso la Centrale Montemartini di Roma, è in programma la firma del protocollo d’intesa tra Roma Capitale – tramite l’assessorato ai Grandi eventi, Sport, Turismo e Moda e l’assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti –, le Acli di Roma e provincia e le associazioni di categoria per il recupero delle eccedenze alimentari nelle strutture alberghiere di Roma, da destinare a finalità sociali.
Si inizia alle 11, con gli incontri moderati dalla giornalista Isabella Di Chio.
Interverranno Alessandro Onorato, assessore Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, Sabrina Alfonsi, assessora Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti, Lidia Borzì, vicepresidente delegata Acli di Roma e rappresentanti di Federalberghi Roma, Unindustria Roma e Lazio, Confcommercio Roma e Lazio, Assohotel, Cna Roma e Lazio Turismo, Confesercenti, Assoturismo Roma e Lazio.
Nella stessa mattinata verrà presentata anche la campagna di sensibilizzazione “The Art of Saving Food”, un’iniziativa di comunicazione sociale promossa e realizzata dalle Acli di Roma e Bbdo Italy che prevede, tra l’altro, “la messa in onda di uno spot tv su reti nazionali, una campagna social, un podcast e la pubblicazione di un volume che propone la rilettura di 10 opere d’arte in chiave contemporanea legandole al tema del cibo e dello spreco alimentare”.
Interverranno anche Massimo Ciampa, segretario generale Mediafriends, Vittorio Maria De Bonis, critico d’arte e Monia D’Ottavi, responsabile comunicazione Acli Roma.
Cesena, il 19 marzo un convegno per la sicurezza sul lavoro nelle aziende
“Sicurezza sul lavoro: nuovi obblighi e responsabilità”, è il convegno in programma giovedì 19 marzo alle 15 a Cesena Fiera.
L’iniziativa è promossa da E.Bi.Ter., Ente bilaterale per il terziario del comprensorio cesenate, E.Bi.Ter. del comprensorio di Forlì ed Eburt – Turismo Emilia-Romagna (Cst Cesena e Cst Forlì), con il coinvolgimento delle organizzazioni del territorio e “con l’obiettivo di approfondire le novità normative e le responsabilità legate alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Apriranno i lavori Augusto Patrignani, presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia della provincia di Forlì-Cesena e Gianluca Bagnolini, presidente dell’Ente Bilaterale E.Bi.Ter. Cesena.
“La sicurezza sul lavoro rappresenta una priorità assoluta per le imprese e per tutto il sistema economico. È fondamentale continuare a investire nella prevenzione, nella formazione e nella diffusione di una cultura della sicurezza che coinvolga imprenditori e lavoratori. Solo attraverso la collaborazione tra istituzioni, enti di controllo e imprese è possibile migliorare concretamente le condizioni di lavoro e ridurre i rischi”, il commento di Patrignani.
All’incontro parteciperanno rappresentanti delle istituzioni e professionisti di settore, tra i quali Raffaele Covino, direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Rimini-Forlì-Cesena; Iacopo Tassi, responsabile del Servizio di prevenzione e protezione dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Rimini-Forlì-Cesena; Michelangelo Borino, comandante dei Vigili del Fuoco di Cesena; Camilla Bracciaroli, responsabile One up safety – Sicurezza sul lavoro; e Cristina Borghesi, responsabile Iscom Formazione per le Imprese Cesena.
A trarre le conclusioni, a fine convegno, il presidente Adac Federalberghi Cesenatico Alfonso Maini.
L’evento è valido ai fini della formazione continua obbligatoria dei consulenti del lavoro con il riconoscimento di 3 crediti formativi.
La registrazione dei partecipanti è prevista a partire dalle 14.30.
Se Fido prenota l’hotel
Se Fido prenota l’hotel
Le strutture turistiche pet friendly, in Italia, sono una tendenza recente, ma già capace di far crescere turisti e ricavi
Ormai cani, gatti e non solo non sono più semplici animali domestici. E siamo andati ben oltre la definizione di animali da compagnia. Oggi i nostri amici a quattro zampe sono parte integrante della famiglia e, non è un caso, i tempi sono stati maturi per la Legge 6 giugno 2025, n. 82, in materia di reati contro gli animali, che inasprisce le pene per chi li abbandona o maltratta.
E che la loro compagnia faccia bene, non solo per alleviare la solitudine, lo dice anche la scienza: per citare un solo studio, ma ce ne sono vari, un rapporto Assoalco Zoomark dedica un’intera sezione al ruolo dei pet come beneficio per la salute, tra benessere e inclusione sociale.
Ci sono quasi 65 milioni di animali nelle case degli italiani, di cui 20 milioni si distribuiscono tra cani e gatti. Il rapporto di cui sopra entra nel dettaglio, citando le riduzioni delle visite mediche per gli anziani che hanno a che fare con un animale, fino all’aiuto nel supporto emotivo di tutti i giorni e, va da sé, la conseguenza logica è che anche sempre più aziende seguono la tendenza di politiche “animaliste”.
Essendo considerati parte della famiglia, è normale e naturale che sempre più persone, quando pianificano una vacanza, vogliano portarsi dietro i loro amici “pelosetti”.
E il mondo ricettivo italiano si sta adeguando, con villaggi turistici e hotel pet friendly. Si tratta di un settore turistico già avviato in vari Paesi, soprattutto europei, Spagna e Francia in primo luogo, mentre in Italia siamo ancora all’inizio, in un potenziale che non è ancora stato espresso completamente e che, però, sta prendendo piede, con numeri interessanti, sia per l’economia nazionale in generale che per il mondo dell’ospitalità in particolare.
Da noi è ancora un fenomeno sottovalutato, eppure, già così, sta incidendo moltissimo nella crescita del Pil italiano generato dal turismo. Secondo un rapporto di un anno fa dell’Ente nazionale del Turismo (Enit), nell’estate del 2024 si è avuto un aumento del 15% dei turisti che hanno trascorso le vacanze con i propri animali domestici.
Il che si traduce, anche, in una maggiore propensione alla spesa, fino a un 20% in più per strutture e servizi vari per i pet. E, di conseguenza, anche secondo i dati di Federalberghi, un +12% di occupazione nelle strutture ricettive pet friendly e un +8% nei ristoranti che permettono l’ingresso agli animali.
Quando si parla di strutture ricettive si intende l’intero settore: dagli agriturismi alle case vacanze, dagli hotel ai b&b. Ed è conseguenza logica, quindi, per chi lavora a vario titolo nel turismo, pensare a investire in quella che è sempre meno una nicchia e sempre più un’opportunità, come rileva uno studio Censis, secondo il quale “il potenziale di crescita di questo segmento potrebbe generare ulteriori 2 miliardi di euro entro il 2025”.
Il che potrebbe voler dire, ancora, usufruire
di incentivi e vari benefit fiscali, oltre a un aumento dei visitatori a seguito degli investimenti, e dunque delle offerte, nel settore pet.
Non solo, quindi, guinzagli, cappottini, giocattoli o ciotole personalizzate: tutto questo si sposa, più che altrove, con l’accoglienza e i servizi dedicati. Come un serpente che si morde la coda, ma nel senso positivo del modo di dire, investire in questo settore significa ingrandirsi e, di conseguenza, creare posti di lavoro, nell’hôtellerie – e quindi nell’accoglienza e ristorazione in primis – ma anche in tutto quello che ruota attorno al mondo animale: dai servizi veterinari, ai dog sitter e a chi gestisce, ad esempio, i percorsi agility.
Secondo alcune stime, nei prossimi tre anni si potrebbero creare fino a 25mila posti di lavoro. E qualcuno ha rilevato che “un turismo pet friendly ben gestito può contribuire alla tutela dell’ambiente e al benessere animale, promuovendo comportamenti responsabili tra i proprietari e stimolando investimenti in infrastrutture ecocompatibili. Questo approccio sarebbe in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, a cui l’Italia ha aderito”.
Qual è il problema, allora? In primo luogo, la legislazione italiana, visto che la regolamentazione sull’argomento è appannaggio regionale e quindi non uniforme. Di conseguenza, ogni ente locale adotta norme diverse, che rischiano di creare confusione e che non aiutano i turisti, i quali scelgono altra destinazione con regole più chiare e uguali per tutti. Sarebbe un peccato perdere l’occasione, perché l’Italia ha tutte le carte in regola per crescere nel segmento e posizionarsi molto in alto, in un’eventuale graduatoria di offerta turistica nel settore.
Fin qui, abbiamo elencato quello che gli esperti suggeriscono per incrementare il settore e aumentare la clientela. Ma va anche detto che la vacanza e l’accoglienza con gli animali è, comunque, una tendenza in crescita e le strutture che offrono servizi dedicati agli amici a quattro zampe mettono a disposizione una fruibilità del territorio a 360°. E integrata, sia dalla parte dell’umano, che dalla parte del quadrupede.
Oggi, esistono varie aggregazioni di hotel e villaggi-vacanze che accolgono animali, ognuna con pagine web che presentano i servizi dedicati a viaggiatori con pet al seguito: alcune strutture li accolgono tutti, cani e gatti, altre solo cani, altre ancora cani ma di piccola taglia e così via; dipende dal tipo di realtà territoriale e, di conseguenza, turistica.
La tendenza sta prendendo piede in tutta Italia, a cominciare da Emilia-Romagna e Toscana e, via via, percorrendo tutta la Penisola, dal Veneto alla Sicilia passando per il Lazio. Se parliamo di vacanze, viene subito in mente l’estate, dunque le spiagge con le loro dog beach, anche se molti alberghi accolgono gli animali per tutto l’anno, all’aperto come al chiuso, in luoghi dedicati. Chi accoglie animali, in genere, mette a disposizione una dog area, spiaggia recintata con ombrelloni e stuoiette. In alcune strutture si trova un dog bar o, in altre, il dog menu e persino un “ice bau”, gelato da cani tutt’altro che in senso dispregiativo.
Ovviamente si parte dai servizi base, a cominciare dalle ciotole per l’acqua, dalle lettiere e dai sacchetti igienici, dai servizi veterinari e da quelli di dog walking ed educatore cinofilo. E poi la toelettatura, le doccette per rinfrescare il cane o ulteriori aree per farlo giocare.
Quella con animale al seguito è una vacanza che riguarda una tipologia di clientela varia, dal single alla famiglia con bambini. In strutture che, secondo il territorio dove si trovano, potranno garantire una fruizione differente, che sia mare, montagna, campagna.
Naturalmente, è ovvio che ci siano delle zone, in un hotel, off-limits per gli animali, se non altro perché qualche ospite potrebbe avere paura dei cani o essere allergico al pelo dei gatti. O, semplicemente, voler dormire senza latrati oltre la parete. Ed è altrettanto chiaro che i padroni dovranno seguire delle regole igieniche, come accompagnare sempre gli animali al guinzaglio mentre si va in camera; lasciare i pet fuori dalle aree comuni come ristorante, salvo diversamente indicato, piscina o area wellness; non lasciarli mai da soli e soprattutto in camera: potrebbero fare rumore e disturbare gli altri ospiti. E, va da sé, avere cura della stanza e della pulizia.
Se, come sembra, quello con gli animali è un tipo di turismo sostenibile e inclusivo, non possiamo non citare quelle strutture che, oltre a spazi per cani e gatti, offrono anche servizi di pet therapy, in particolare con i cavalli. L’ippoterapia è ormai un metodo medicalmente riconosciuto per curare la persona con difficoltà motorie e cognitive, soprattutto bambini e ragazzi, ma anche sugli adulti ha dato risultati significativi.
Quello della cura con gli equini è un mondo meraviglioso, come lo sono questi animali, e sono molte le strutture turistiche che la propongono, ormai in tutta Italia, con bambini dai 6 anni in poi. La scienza ha visto che il rapporto uomo-cavallo, che implica un certo tipo di legame affettivo, oltre al prendersi cura dell’animale, porta miglioramenti sia motori che psichici, fino al reinserimento sociale in quei soggetti che, grazie proprio all’ippoterapia, riescono a risolvere i deficit originari.
La disciplina è rivolta, soprattutto, ai disturbi dello spettro autistico, alla sindrome di Down, alle paralisi cerebrali infantili, disabilità intellettive in genere, difficoltà relazionali ed emotive e deficit di coordinazione, ma è risultata utile anche per la cura di problemi psicologici e motori derivanti da amputazioni o ustioni.
Quella dell’ospitalità pet friendly è una tendenza che continuerà a consolidarsi sempre più. Un hotel che sarà in grado di offrire servizi integrati per ogni target, dalle famiglie con bambini alle coppie, dai singoli ai disabili con proposte ad hoc, oltre che, naturalmente, agli animali, probabilmente sarà la struttura turistica che farà la differenza, perché sarà davvero inclusiva. Gi.Fe.
Bologna, accordo tra Federalberghi ed il Sant’Orsola per ospitalità solidale
Grazie a un accordo tra Federalberghi e Fondazione Sant’Orsola, a Bologna nasce un’iniziativa di accoglienza solidale che mette a disposizione camere d’albergo gratuite per chi deve rimanere in città per urgenti motivi sanitari. I familiari dei pazienti potranno usufruire di pernottamento e colazione senza costi.
L’iniziativa si inserisce nel solco delle collaborazioni nate durante l’emergenza Covid, quando le strutture alberghiere avevano messo a disposizione camere per medici e infermieri impegnati in prima linea.
Ora questa nuova forma di collaborazione punta a sostenere direttamente i familiari dei pazienti, offrendo un’accoglienza basata sulla solidarietà e sulla collaborazione tra settore sanitario e turistico.
Il progetto si basa anche sulla disponibilità di camere negli alberghi cittadini, nei periodi al di fuori dei grandi eventi fieristici e dei momenti di maggiore affluenza turistica.
Secondo i dati relativi ai primi dieci mesi del 2025, l’area metropolitana di Bologna ha registrato circa sei milioni di pernottamenti. Nonostante questi numeri elevati, l’occupazione media delle strutture indica la presenza di una capacità ricettiva ancora utilizzabile, soprattutto lontano dai periodi di picco legati a fiere e viaggi d’affari.
L’iniziativa rappresenta un esempio di collaborazione tra mondo alberghiero e sistema sanitario, con l’obiettivo di trasformare la disponibilità di camere in un servizio di solidarietà.