Sicurezza, non atleti. Federalberghi Isola di Capri critica le nuove norme ministeriali per i bagnini

Federalberghi Isola di Capri critica il D.m. 110/2024 che regola i criteri per ii bagnini, in quanto “requisiti fisici troppo elevati rischiano di ridurre la formazione salvavita negli impianti

Elevare gli standard fisici a livelli agonistici non significa aumentare la sicurezza, ma paradossalmente comprometterla, allontanando le persone dalla formazione salvavita”, dichiarano dalla  presidenza di Federalberghi Isola di Capri,  prendendo una posizione netta contro le nuove modalità attuative del decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 29 maggio 2024, n. 110.

Federalberghi Isola di Capri, ricordando come da oltre 15 anni investa nella formazione, Blsd e salvamento acquatico dei propri collaboratori, osserva come il nuovo regolamento imponga prove fisiche (25 metri di apnea, 100 metri di nuoto in 1'40") che risultano del tutto slegate dalle reali necessità di soccorso in contesti ricettivi.

“Parlo con cognizione di causa, da appassionato di nuoto e bagnino brevettato da circa 10 anni. Per la maratona Capri-Napoli si richiedono 2 minuti sui 100 metri; il nuovo decreto ne pretende 1'40" per sorvegliare piscine che, nella quasi totalità dei nostri impianti, sono di piccole dimensioni. È una distorsione tecnica: in queste vasche la rapidità di uno scattista olimpico è irrilevante rispetto alla padronanza delle manovre di rianimazione e alla gestione dell'emergenza, commenta il presidente di Federalberghi Isola di Capri Lorenzo Coppola. 

Il timore dell'associazione è che, ponendo barriere d'ingresso così elitarie, si riduca drasticamente il numero di cittadini formati al primo soccorso. "La sicurezza degli impianti è garantita solo quando esiste una platea ampia e diffusa di persone capaci di intervenire. Trasformare il brevetto in una sfida per atleti professionisti svuota gli impianti di figure fondamentali.

Inoltre, chiediamo con forza che questa materia non venga politicizzata per favorire specifiche società di formazione a discapito di altre: la sicurezza è un valore universale e un diritto collettivo, non un business di settore", continua Coppola, che fa presente come le pratiche di primo soccorso e antincendio dovrebbero essere insegnate sistematicamente nelle scuole, per creare una cultura della prevenzione che sia patrimonio di tutti. 

"Chiediamo una revisione dei criteri del D.M. 110/2024 che riporti il baricentro sulla sicurezza pratica. Se non rendiamo il primo soccorso accessibile e realistico, a risentirne sarà la tutela stessa della vita umana all'interno degli impianti. La sicurezza reale si fa con la formazione capillare, non con i record sportivi”, conclude Lorenzo Coppola.







Pubblicato il 01/13/26