“Anche se molti guardano con interesse all’ipotesi di adottare l’ora legale permanente, non manca chi segnala importanti controindicazioni, in particolare per le possibili ricadute sulle vacanze invernali.”
Con queste parole il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara, in audizione presso la X Commissione (Attività produttive, Commercio e Turismo) della Camera dei deputati, ha sintetizzato gli esiti di una consultazione rapida svolta nei giorni scorsi tra i dirigenti del sistema associativo, che ha rilevato l’esistenza di un insieme articolato di pareri sull’impatto che l’introduzione dell'ora legale permanente potrebbe generare sul settore turismo.
“Chi guarda con favore a questa soluzione, si base sul fatto che la disponibilità di più luce naturale nel pomeriggio e di sera potrebbe rendere più fruibili le località e, per tal via, attrarre maggiori flussi turistici. Non ne beneficerebbero solo gli esercizi ricettivi ma tutta la filiera, a partire dalle attività outdoor quali ad esempio trekking, cicloturismo e golf.
Al riguardo, è inoltre importante considerare uno dei caratteri distintivi della destinazione Italia, in cui l’arte, la storia e la bellezza non si trovano solo dentro i musei, ma anche nelle strade e nelle piazze dei centri storici e dei borghi, nei monumenti e nei paesaggi.
L’ora legale permanente potrebbe inoltre offrire un contributo positivo alla destagionalizzazione. Durante l’autunno e l’inverno, periodi dell’anno che per molte località italiane sono considerati “bassa stagione”, la disponibilità di giornate che “finiscono” più tardi potrebbe rendere le destinazioni più vivibili e più attraenti”.
“In parallelo, abbiamo rilevato forti preoccupazioni in relazione all'impatto che l’ora legale permanente potrebbe generare su sport invernali e vacanze sulla neve, a seguito dell’arrivo dell’alba dopo le 9 del mattino.
Le piste da sci, per motivi di sicurezza, non potrebbero aprire molto prima del pieno irraggiamento e si ridurrebbe la finestra operativa mattutina, che è quella più richiesta (neve migliore, minore affollamento).
Lo spostamento in avanti dell’inizio della giornata sciistica aumenterebbe inoltre i rischi sulle piste complicando le operazioni di preparazione e controllo da parte dei gestori.
L’ora legale in inverno comporterebbe, in definitiva, una riduzione della capacità produttiva delle stazioni sciistiche, un peggioramento dell’esperienza degli sciatori e un impatto negativo sui ricavi dell’intera filiera turistica montana, con perdita di competitività di un comparto ad alto valore per i territori alpini.”
Nel concludere il suo intervento, Nucara ha poi osservato che “un’azione non coordinata tra i Paesi dell’Unione potrebbe presentare ulteriori controindicazioni. In particolare, l’esistenza di orari diversi tra paesi confinanti potrebbe complicare la programmazione dei viaggi.
Per converso, l’esperienza ha dimostrato che l’adozione di sistemi aperti e condivisi, quali ad esempio quelli generati dalla rimozione delle barriere ai confini tra gli Stati e dall’adozione della moneta comune, ha favorito la circolazione delle persone, con ricadute positive sul settore del turismo”.
Fusi orari dell’Unione Europea
Attualmente nell'Unione esistono tre fusi orari: ora dell'Europa occidentale (Irlanda e Portogallo); ora dell'Europa orientale (Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Lituania e Romania); ora dell'Europa centrale (17 Stati membri di questa area geografica).
Ora legale negli Stati membri dell’Unione Europea
Dal 1996, in tutta l'Unione Europea, l'ora legale è uniforme, con inizio l'ultima domenica di marzo e fine l'ultima domenica di ottobre. L’ora legale non aumenta le ore di luce totali fornite dal sole, ma sposta un’ora di luce dal mattino presto alla sera. Adottandola in modo permanente, si evita che il sole sorga inutilmente presto in estate (quando la maggior parte delle persone dorme) e si garantisce un tramonto posticipato di 60 minuti durante tutto l’anno.
La proposta formulata dalla Commissione Europea nel 2018
La proposta della Commissione Europea del 12 settembre 2018 (COM(2018) 639) mirava a porre fine ai cambi semestrali dell'ora nell'UE, abrogando la direttiva 2000/84/CE. I punti chiave prevedevano la soppressione del cambio ora legale/solare, lasciando agli Stati membri la facoltà di decidere se adottare in modo permanente l'ora legale o quella solare. Tuttavia, non è stata adottata alcuna decisione definitiva al riguardo e non è stato fissato alcun calendario per tale decisione.