Se Fido prenota l’hotel
Le strutture turistiche pet friendly, in Italia, sono una tendenza recente, ma già capace di far crescere turisti e ricavi
Ormai cani, gatti e non solo non sono più semplici animali domestici. E siamo andati ben oltre la definizione di animali da compagnia. Oggi i nostri amici a quattro zampe sono parte integrante della famiglia e, non è un caso, i tempi sono stati maturi per la Legge 6 giugno 2025, n. 82, in materia di reati contro gli animali, che inasprisce le pene per chi li abbandona o maltratta.
E che la loro compagnia faccia bene, non solo per alleviare la solitudine, lo dice anche la scienza: per citare un solo studio, ma ce ne sono vari, un rapporto Assoalco Zoomark dedica un’intera sezione al ruolo dei pet come beneficio per la salute, tra benessere e inclusione sociale.
Ci sono quasi 65 milioni di animali nelle case degli italiani, di cui 20 milioni si distribuiscono tra cani e gatti. Il rapporto di cui sopra entra nel dettaglio, citando le riduzioni delle visite mediche per gli anziani che hanno a che fare con un animale, fino all’aiuto nel supporto emotivo di tutti i giorni e, va da sé, la conseguenza logica è che anche sempre più aziende seguono la tendenza di politiche “animaliste”.
Essendo considerati parte della famiglia, è normale e naturale che sempre più persone, quando pianificano una vacanza, vogliano portarsi dietro i loro amici “pelosetti”.
E il mondo ricettivo italiano si sta adeguando, con villaggi turistici e hotel pet friendly. Si tratta di un settore turistico già avviato in vari Paesi, soprattutto europei, Spagna e Francia in primo luogo, mentre in Italia siamo ancora all’inizio, in un potenziale che non è ancora stato espresso completamente e che, però, sta prendendo piede, con numeri interessanti, sia per l’economia nazionale in generale che per il mondo dell’ospitalità in particolare.
Da noi è ancora un fenomeno sottovalutato, eppure, già così, sta incidendo moltissimo nella crescita del Pil italiano generato dal turismo. Secondo un rapporto di un anno fa dell’Ente nazionale del Turismo (Enit), nell’estate del 2024 si è avuto un aumento del 15% dei turisti che hanno trascorso le vacanze con i propri animali domestici.
Il che si traduce, anche, in una maggiore propensione alla spesa, fino a un 20% in più per strutture e servizi vari per i pet. E, di conseguenza, anche secondo i dati di Federalberghi, un +12% di occupazione nelle strutture ricettive pet friendly e un +8% nei ristoranti che permettono l’ingresso agli animali.
Quando si parla di strutture ricettive si intende l’intero settore: dagli agriturismi alle case vacanze, dagli hotel ai b&b. Ed è conseguenza logica, quindi, per chi lavora a vario titolo nel turismo, pensare a investire in quella che è sempre meno una nicchia e sempre più un’opportunità, come rileva uno studio Censis, secondo il quale “il potenziale di crescita di questo segmento potrebbe generare ulteriori 2 miliardi di euro entro il 2025”.
Il che potrebbe voler dire, ancora, usufruire
di incentivi e vari benefit fiscali, oltre a un aumento dei visitatori a seguito degli investimenti, e dunque delle offerte, nel settore pet.
Non solo, quindi, guinzagli, cappottini, giocattoli o ciotole personalizzate: tutto questo si sposa, più che altrove, con l’accoglienza e i servizi dedicati. Come un serpente che si morde la coda, ma nel senso positivo del modo di dire, investire in questo settore significa ingrandirsi e, di conseguenza, creare posti di lavoro, nell’hôtellerie – e quindi nell’accoglienza e ristorazione in primis – ma anche in tutto quello che ruota attorno al mondo animale: dai servizi veterinari, ai dog sitter e a chi gestisce, ad esempio, i percorsi agility.
Secondo alcune stime, nei prossimi tre anni si potrebbero creare fino a 25mila posti di lavoro. E qualcuno ha rilevato che “un turismo pet friendly ben gestito può contribuire alla tutela dell’ambiente e al benessere animale, promuovendo comportamenti responsabili tra i proprietari e stimolando investimenti in infrastrutture ecocompatibili. Questo approccio sarebbe in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, a cui l’Italia ha aderito”.
Qual è il problema, allora? In primo luogo, la legislazione italiana, visto che la regolamentazione sull’argomento è appannaggio regionale e quindi non uniforme. Di conseguenza, ogni ente locale adotta norme diverse, che rischiano di creare confusione e che non aiutano i turisti, i quali scelgono altra destinazione con regole più chiare e uguali per tutti. Sarebbe un peccato perdere l’occasione, perché l’Italia ha tutte le carte in regola per crescere nel segmento e posizionarsi molto in alto, in un’eventuale graduatoria di offerta turistica nel settore.
Fin qui, abbiamo elencato quello che gli esperti suggeriscono per incrementare il settore e aumentare la clientela. Ma va anche detto che la vacanza e l’accoglienza con gli animali è, comunque, una tendenza in crescita e le strutture che offrono servizi dedicati agli amici a quattro zampe mettono a disposizione una fruibilità del territorio a 360°. E integrata, sia dalla parte dell’umano, che dalla parte del quadrupede.
Oggi, esistono varie aggregazioni di hotel e villaggi-vacanze che accolgono animali, ognuna con pagine web che presentano i servizi dedicati a viaggiatori con pet al seguito: alcune strutture li accolgono tutti, cani e gatti, altre solo cani, altre ancora cani ma di piccola taglia e così via; dipende dal tipo di realtà territoriale e, di conseguenza, turistica.
La tendenza sta prendendo piede in tutta Italia, a cominciare da Emilia-Romagna e Toscana e, via via, percorrendo tutta la Penisola, dal Veneto alla Sicilia passando per il Lazio. Se parliamo di vacanze, viene subito in mente l’estate, dunque le spiagge con le loro dog beach, anche se molti alberghi accolgono gli animali per tutto l’anno, all’aperto come al chiuso, in luoghi dedicati. Chi accoglie animali, in genere, mette a disposizione una dog area, spiaggia recintata con ombrelloni e stuoiette. In alcune strutture si trova un dog bar o, in altre, il dog menu e persino un “ice bau”, gelato da cani tutt’altro che in senso dispregiativo.
Ovviamente si parte dai servizi base, a cominciare dalle ciotole per l’acqua, dalle lettiere e dai sacchetti igienici, dai servizi veterinari e da quelli di dog walking ed educatore cinofilo. E poi la toelettatura, le doccette per rinfrescare il cane o ulteriori aree per farlo giocare.
Quella con animale al seguito è una vacanza che riguarda una tipologia di clientela varia, dal single alla famiglia con bambini. In strutture che, secondo il territorio dove si trovano, potranno garantire una fruizione differente, che sia mare, montagna, campagna.
Naturalmente, è ovvio che ci siano delle zone, in un hotel, off-limits per gli animali, se non altro perché qualche ospite potrebbe avere paura dei cani o essere allergico al pelo dei gatti. O, semplicemente, voler dormire senza latrati oltre la parete. Ed è altrettanto chiaro che i padroni dovranno seguire delle regole igieniche, come accompagnare sempre gli animali al guinzaglio mentre si va in camera; lasciare i pet fuori dalle aree comuni come ristorante, salvo diversamente indicato, piscina o area wellness; non lasciarli mai da soli e soprattutto in camera: potrebbero fare rumore e disturbare gli altri ospiti. E, va da sé, avere cura della stanza e della pulizia.
Se, come sembra, quello con gli animali è un tipo di turismo sostenibile e inclusivo, non possiamo non citare quelle strutture che, oltre a spazi per cani e gatti, offrono anche servizi di pet therapy, in particolare con i cavalli. L’ippoterapia è ormai un metodo medicalmente riconosciuto per curare la persona con difficoltà motorie e cognitive, soprattutto bambini e ragazzi, ma anche sugli adulti ha dato risultati significativi.
Quello della cura con gli equini è un mondo meraviglioso, come lo sono questi animali, e sono molte le strutture turistiche che la propongono, ormai in tutta Italia, con bambini dai 6 anni in poi. La scienza ha visto che il rapporto uomo-cavallo, che implica un certo tipo di legame affettivo, oltre al prendersi cura dell’animale, porta miglioramenti sia motori che psichici, fino al reinserimento sociale in quei soggetti che, grazie proprio all’ippoterapia, riescono a risolvere i deficit originari.
La disciplina è rivolta, soprattutto, ai disturbi dello spettro autistico, alla sindrome di Down, alle paralisi cerebrali infantili, disabilità intellettive in genere, difficoltà relazionali ed emotive e deficit di coordinazione, ma è risultata utile anche per la cura di problemi psicologici e motori derivanti da amputazioni o ustioni.
Quella dell’ospitalità pet friendly è una tendenza che continuerà a consolidarsi sempre più. Un hotel che sarà in grado di offrire servizi integrati per ogni target, dalle famiglie con bambini alle coppie, dai singoli ai disabili con proposte ad hoc, oltre che, naturalmente, agli animali, probabilmente sarà la struttura turistica che farà la differenza, perché sarà davvero inclusiva. Gi.Fe.
