In vacanza camminando

                                                                       In vacanza camminando

All’insegna del turismo lento, i cammini su antichi sentieri diventano sempre più esperienza multisensoriale tra borghi riscoperti, ospitalità diffusa, gastronomia locale e natura incontaminata

Quello dei cammini è un fenomeno che da nicchia diventa sempre più di tendenza. Tra i più noti c’è quello di Santiago di Compostela, in Galizia, con le vie per raggiungerlo suddivise tra Francia, Portogallo e Spagna. Poi, negli ultimi vent’anni, anche in Italia abbiamo riscoperto gli antichi cammini dei pellegrini, in primis la Via Francigena, detta anche Romea, e dal nome si capisce che la destinazione finale era la Città Eterna. Nel nostro Paese, zaino in spalla e scarponcini da trekking, queste “passeggiate” sono parecchie e ogni tanto se ne aggiunge qualcuna: a oggi se ne contano oltre centocinquanta. Itinerari alla scoperta dei borghi meno conosciuti del territorio, della natura, dei luoghi della memoria o, semplicemente, della vita all’aria aperta e di quel senso di libertà che ci permette la disconnessione non solo da internet, ma dalla routine di tutti i giorni.

Cammini ormai non più solo spirituali e pauperistici: oggi parliamo di un viaggiatore che può disporre di varie opzioni per soggiornare una o più notti, che sia per riprendere la via o perché è arrivato a destinazione. E non sarà un caso se è nata persino una Fiera dei Grandi Cammini, un padiglione ad hoc inserito nella manifestazione nazionale “Fa’ la cosa giusta” a Milano Rho, dedicata agli stili di vita sostenibili e giunta, nel 2026, alla 22a edizione.

Del resto, come ha detto qualcuno, sebbene sul sentiero il passo sia lento, “i cammini corrono”, perché aumentano le proposte da parte di amministrazioni e associazioni, grazie anche ai sostegni governativi per le realtà locali. E così crescono gli utenti e, di conseguenza, l’indotto economico. I numeri sono abbastanza eloquenti: da stime di settore, nel 2025 oltre 300mila persone hanno percorso i cammini italiani, in tutto il territorio, un aumento del 56% sul 2024, con una spesa complessiva che supera i 336,4 milioni di euro. La media dei giorni impiegati su un itinerario, negli ultimi due anni, è la stessa, tra i cinque e i sette. Ma ad aumentare sono stati i viaggiatori e dunque sono cresciuti i pernottamenti, poco meno di 2 milioni e 500mila un anno fa.

Da statistiche sui camminatori, l’età media si aggira intorno ai 50 anni, ma stanno crescendo gli under 30; la maggior parte ha un lavoro, ma aumentano anche i pensionati, ben sopra il 20%. Molti i laureati e i diplomati.

Difficilmente ci si affida all’improvvisazione: prima di muoversi c’è chi consulta una guida oppure una startup, o si informa sui siti web delle località, a cui magari è arrivato attraverso il passaparola con chi c’è già stato. Altri, ancora, fanno la prima esperienza rivolgendosi ad associazioni o attraverso forme di volontariato. E non si va solo a piedi, ma anche in bicicletta o a cavallo.

Tra le principali motivazioni che spingono le persone a intraprendere un cammino,  c’è la ricerca di spiritualità, circa il 28%, e sono quelli che partono con la Credenziale, di cui l’80% degli under 25 ha ritirato il Testimonium, l’attestazione religiosa del percorso ultimato. Seguono il desiderio del contatto con la natura e quello di vivere un’esperienza che possa essere anche una crescita personale. In gran parte ci si muove in gruppi, ma crescono le coppie e anche chi viaggia da solo. Tra coloro che arrivano alla meta, circa il 60% decide di prolungare il viaggio con qualche giorno di vacanza in più.

Di questa tendenza, che può contribuire persino, se ben organizzata, a evitare lo spopolamento di molti piccoli borghi d’Italia, oltre che a generare un indotto economico che rimane in loco, si è accorto anche il Parlamento che, sui cammini, ha approvato la Legge 13 febbraio 2026, n. 24.

L’Italia si dota, quindi, di un quadro normativo organico che promuove la valorizzazione del territorio, riconoscendo che i cammini sono vere e proprie “infrastrutture culturali e turistiche di valore strategico”: non soltanto percorsi naturalistici o vie spirituali, ma anche l’opportunità sia di sviluppare e valorizzare il patrimonio culturale locale, sia di sostenerne le economie.  Uno strumento dunque che, se ben applicato, riuscirà a coniugare cultura, ambiente, enogastronomia e, nella ricerca costante di esperienze totalizzanti, anche il benessere personale dei turisti.
La legge prevede anche la nascita di un Registro nazionale dei cammini, cioé una banca dati per coordinarli e stabilire criteri comuni come accessibilità o sicurezza. E un tavolo permanente del turismo lento, dove istituzioni, operatori del settore e associazioni possano confrontarsi. I cammini sono tanti, disseminati in tutta Italia e ognuno è un unicum. È impossibile elencarli tutti, pertanto, ne abbiamo citati, come esempio, i più noti.   Gi.Fe.







Pubblicato il 09/11/26