Percorsi e competenze per lo sviluppo del turismo italiano
Colloquio con Natale Forlani, Presidente dell’Istituto Nazionale
per le Analisi delle Politiche Pubbliche
di Angelo Candido
Il turismo è un pilastro dell’economia italiana e un’eccellenza riconosciuta nel mondo. Oltre al patrimonio artistico, paesaggistico ed enogastronomico, il valore del settore deriva dalle persone, che garantiscono professionalità e servizi di alto livello.
Il mercato del lavoro nel turismo presenta un forte disallineamento tra domanda e offerta, con carenze numeriche e competenze spesso insufficienti.
Ne abbiamo discusso con Natale Forlani, presidente dell’INAPP ed esperto di relazioni industriali, occupazione e organizzazione del lavoro, coautore del Libro Bianco sul Lavoro con Marco Biagi.
Dottor Forlani, quali sono le dinamiche che caratterizzano il mondo del lavoro nel nostro Paese e quali sono gli elementi sui quali è opportuno intervenire?
Le statistiche relative al nostro mercato del lavoro evidenziano tre tendenze consolidate. La prima riguarda la riduzione demografica della popolazione in età di lavoro, che si riflette anche nell’uscita della quota degli anziani per motivi di pensionamento e che continuerà a
essere largamente superiore al potenziale dei giovani che possono lavorare. La seconda tendenza riguarda la crescita costante della quota di potenziali assunzioni delle imprese che non trova la disponibilità di lavoratori, che è aumentata di circa 20 punti, superarando il 45% del totale rispetto agli anni precedenti la pandemia da Covid-19.
La terza è riferita alla particolare crescita del numero degli occupati nei comparti dei servizi caratterizzati da una bassa produttività. L’esito di queste tendenze somma aspetti positivi, ad esempio la sostenibilità dei lavoratori anziani nel mercato del lavoro confermata dalla crescita occupazionale di oltre 1,4 milioni di over 55, un dato superiore alla media generale, e la possibilità di ridurre il numero delle persone disoccupate e inattive. Ma la carenza di competenze adeguate per tutta la gamma delle professioni che richiedono robusti percorsi teorici e significative esperienze lavorative, ovvero la mancata disponibilità a svolgere determinate mansioni, impediscono di sfruttare le potenzialità di sviluppo dell’occupazione.
Quali azioni specifiche consiglierebbe per migliorare l’efficacia delle politiche attive del lavoro nel settore turismo, considerando l’alta presenza di piccole e micro imprese?
Nelle imprese di dimensione ridotta, soprattutto quelle condizionate dalla stagionalità delle attività economiche, l’utilizzo flessibile delle risorse umane e la compressione del loro costo assumono un ruolo rilevante per la redditività delle imprese. In molti casi si associano anche all’utilizzo di prestazioni sommerse. Sono dinamiche che nel medio e lungo periodo comportano implicazioni negative sulle regole della competitività del settore e una perdita di attrattività verso le giovani generazioni.
Sul versante della domanda risultano decisive le iniziative rivolte a qualificare l’attrattività turistica dei territori, valorizzando gli aspetti complementari dell’accoglienza: la qualità ambientale, la salute, la cultura, la mobilità, con il supporto di piattaforme tecnologiche
condivise, che possono destagionalizzare i flussi turistici nei territori. Sul versante della qualificazione dell’offerta di lavoro diventa decisivo il concorso delle parti sociali per la creazione di liste di disponibilità territoriali con offerte di lavoro preferenziali per le persone che hanno già operato nel settore, per la programmazione degli interventi formativi relazionati ai fabbisogni valorizzando il ruolo dei fondi interprofessionali, per erogare misure di welfare settoriale che aiutino a migliorare la percezione del lavoro nel settore del turismo.
In che modo il settore turismo può beneficiare di un rafforzamento delle competenze tecnico-specialistiche tra i lavoratori, e quali percorsi di formazione sarebbero più efficaci?
L’ampliamento della gamma dell’accoglienza, dell’offerta di prestazioni turistiche, e l’utilizzo delle nuove tecnologie per que
ste finalità comportano anche una maggiore domanda di lavoro qualificato. Innanzitutto, bisogna migliorare la qualità dell’orientamento scolastico per offrire una corretta percezione delle opportunità lavorative. La recente riforma dei percorsi di formazione tecnica professionale offre una grande possibilità di migliorare la qualità e la quantità della domanda e l’offerta di competenze.
Quali strategie di alternanza scuola-lavoro potrebbero essere implementate nel settore per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro? E quali incentivi e misure politiche potrebbero essere introdotti per dare certezze a imprese e lavoratori riguardo all’accesso ai servizi e alle opportunità di formazione e assunzione?
La carenza di percorsi di alternanza tra scuola e lavoro rispetto ai risultati conseguiti da altri Paesi europei ha conseguenze plurime sulla qualità dell’orientamento e delle percezioni lavorative dei giovani e nel basso tasso di occupazione degli under 25 anni.
Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, e dell’impatto sulle conoscenze e sui comportamenti delle persone generate da un complesso enorme di attori economici e della comunicazione, non ha alcun senso contrapporre la formazione umanistica a quella tecnico professionale.
Il primo obiettivo deve essere quello di costruire reti di dialogo e di orientamento che facilitino l’inserimento lavorativo post-scolastico e universitario dei giovani con l’ausilio di doti finanziarie per promuovere i progetti formativi personalizzati finalizzati all’inserimento lavorativo.
